Difficile giudicare se quando si menziona "Rossana" si evochi di più il ricordo della serie animata o quello della sua sigla cantata da Cristina d'Avena.
Di certo in entrambi i casi si tratta di qualcosa che ha impresso un segno forte, nell'ambito di quell'animazione nipponica giunta nel nostro Paese agli inizi degli anni 2000.
Kodomo no Omocha, affettuosamente contratto in Kodocha, è un anime di 102 episodi che traspone l'omonimo manga shōjo di Miho Obana serializzato in patria tra il 1994 e il 1998 sulla rivista Ribon di Shūeisha.
La serie animata è una produzione congiunta tra Studio Gallop e Nas, trasmessa in Giappone su TV Tokyo tra l'aprile 1996 e il marzo 1998 e mandata in onda in Italia sulla rete Italia 1 in orario pomeridiano dal luglio al novembre 2000 con il titolo "Rossana".
 
Rossana-Kodocha intro


Nel raccontare le vicende di una giovanissima idol, l'undicenne protagonista Sana Kurata divenuta Rossana "Sana" Smith, la storia mescola i temi della commedia ironica e sentimentale di ragazzi alle prese con l'avvio dell'adolescenza nell'ambito del mondo della scuola, dello spettacolo, e di famiglie dal contesto poco ordinario; l'esuberante Sana fa ben presto la 'scontrosa' conoscenza del ruvido teppista Akito Hayama, che assume nella versione italiana il nome Heric mentre 'Akito' ne diviene il cognome, e la percezione dell'universo da parte di entrambi va lentamente ed irrimediabilmente ad allargarsi, mano a mano che la conoscenza tra i ragazzi si fa più profonda e complessa.
 
rossheric


Un po' per queste variegate sfumature di storia di formazione, un po' per l'elemento del ragazzo sbandato, e un po' perché il concetto del lavoro di idol della protagonista non si è saputo, potuto o voluto renderlo al meglio, nel Kodocha/Rossana pervenuto in Italia i tagli, le censure e i dialoghi modificati non vengono lesinati.
In linea con gli adattamenti operati all'epoca sugli anime nipponici, anche in Kodocha/Rossana si adotta una incoerente mescolanza di termini originali giapponesi e inglesi inventati per i nomi dei personaggi, partendo dai già citati protagonisti e coinvolgendo tutto il restante cast; i tanti riferimenti alla cultura nipponica, quindi, inizialmente sono stati eliminati nei primi cinquanta episodi, per poi apparire nei successivi episodi, pur se risultando dunque poco accessibili in un mix non meglio contestualizzato.
Se da un lato è poi comprensibile la scelta di far parlare il personaggio di Fuka/Funny con un accento inglese per restituire la particolarità di una figura che in originale proviene da Osaka e si esprime con un marcato accento Kansaiben, dall'altro i dialoghi dell'intera serie si presentano comunque variamente modificati e in certi casi stravolti.
 
kodocha anime

La cura della serie è da parte di Mediaset, che lo trasmette in prima visione sull'emittente televisiva Italia 1 all'interno dello storico contenitore "Bim Bum Bam" con un adattamento pesantemente censurato e, a volte, un ordinamento di episodi diverso dall'originale.
Il grande successo della serie fa sì che in seguito l'anime venga ripetutamente replicato, e che addirittura Mediaset decida di ri-editare il minutaggio degli episodi dai canonici 20 minuti ai 33 minuti, accorpando i 102 episodi in un complessivo di 70 totali. In un momento ancora successivo, la ri-trasmissione ritorna ai consueti 102 episodi in versione televisiva senza che però vi sia mai la possibilità di godere di una versione dialogata originale integrale dell'opera.
L'anime viene proposto interamente anche da De Agostini in VHS con 2 episodi per ogni cassetta, quindi da Yamato Video in DVD con 5 episodi per volumetto, interrompendosi tuttavia alla quinta uscita al 25° episodio; anche in questi due casi l'adattamento e il doppiaggio sono i medesimi di quello televisivo, che riprende le stesse censure audio e video.
A livello di contenuti extra, tuttavia, è da segnalare la presenza dell'audio giapponese con i sottotitoli e delle sigle originali nipponiche, in italiano rimpiazzate interamente dall'accattivante sigla "Rossana" di Cristina D'Avena e Giorgio Vanni, utilizzata sia in apertura che in chiusura. Come di consueto per le sigle italiane utilizzate per gli anime di Mediaset, la melodia presenta un arrangiamento completamente ex novo ad opera di Max Longhi e reca i testi di Alessandra Valeri Manera su una musica di Franco Fasano.
La popolarità crescente della sigla in Italia va di pari passo con quella della serie, al punto che si tratta di un pezzo immancabile nei concerti che la D'Avena tiene da vent'anni a questa parte in svariate piazze d'Italia.
 
Rossana ~ Sigla italiana completa


Dei temi canori nipponici non vanno tuttavia dimenticati quantomeno le due celeberrime sigle di apertura "19-ji no news" (7 O'Clock News) dei TOKIO, trasmessa dal primo al 44° episodio, e "Ultra relax" di Tomoe Shinohara che l'ha seguita fino all'episodio conclusivo numero 102.
Quest'ultima in particolare è un folgorato e folle riflesso del forte senso caricaturale di cui è impregnato l'anime, ben più dell'originale manga cartaceo: è sufficiente ascoltarlo un'unica volta, infatti, per ritrovarsi catapultati d'un tratto nel tragicomico universo di Kodocha/Rossana con il forte desiderio di non volerlo abbandonare tanto presto. Non casuale, peraltro, è il fatto che nel corso degli anni proprio questa sigla è stata oggetto di diverse cover animate e non... compresa una versione Evangelion: cliccare per credere!
 
Kodomo no Omocha ~ Ultra Relax (Tomoe Shinohara)

Kodocha/Evangelion ~ Ultra Relax


Non meno importante è la valenza della 'rockettara' "19-ji no news" nella terra del Sol Levante per la carriera della boyband che l'ha interpretata: i TOKIO infatti sono uno dei gruppi j-pop/rock dell'agenzia Johnny's Entertainment che hanno visto il debutto ufficiale 1994, ma proprio con l'arrivo del terzo album 'Blowing' contenente la sopracitata sigla di Kodocha hanno visto iniziare un legame sempre più frequente e solido tra le loro canzoni e l'impiego delle stesse in spettacoli e drama televisivi di successo. Gli esponenti del gruppo, pertanto, tra i quali citiamo il vocalist Tomoya Nagase, il popolare attore e batterista Masahiro Matsuoka e il presentatore televisivo Taichi Kokubun, caratterizzano con la loro presenza il mondo dell'intrattenimento nipponico da oltre vent'anni a questa parte.
 
Kodomo no Omocha ~ 19-ji no news (TOKIO)


Kodocha/Rossana non ha quindi contribuito solo alla fama della mangaka Miho Obana, che grazie a quest'opera nel 1998 si aggiudica il Kodansha Manga Award per la categoria shōjo; sulla scia del successo tanto in Giappone quanto in Italia della serie animata, il manga arriva anche nel nostro Paese tramite Dynit, che ne pubblica i 10 tankōbon da gennaio 2002 ad agosto 2003, oltre al volume speciale La Villa dell'Acqua (Mizu no yakata).

Seppure manga ed anime differiscano notevolmente l'uno dall'altro da un certo punto della storia in avanti, e la serie animata si caratterizzi anche per la presenza di diversi episodi riempitivi non presenti nel manga, in ambo le versioni dell'opera è presente quella medesima e vivace miscela di ingredienti che ha reso Kodocha un titolo d'impatto: in primis una protagonista dal carattere allegro ed esuberante, felice di vivere la propria vita al massimo ogni giorno e di contagiare con il proprio entusiasmo chiunque si ritrovi nel suo raggio d'azione. Perfettamente contrapposta a Sana è la figura di Akito, tanto scontroso quanto attirato suo malgrado dalla positività della protagonista, a dispetto di tutta l'ostilità che persevera nel mandarle contro. Accanto a loro vi è poi un vero e proprio teatrino composto da tanti personaggi secondari, dai compagni di scuola dei due ragazzi alla bizzarra madre adottiva di Sana e al manager della ragazzina, fino alle figure di Charles/Naozumi e Fuka/Funny che fanno la loro comparsa solo in seguito: tutti sono ben delineati e caratterizzati, capaci di mostrare tanto il meglio quanto il peggio di sé, e per questo assai più realistici di molti altri.
 
sana akito


Il manga presenta un arco narrativo finale dai risvolti ben più drammatici di quanto la serie all'inizio non intenda essere, e che fra i lettori nel nostro Paese ha ricevuto un apprezzamento decisamente eterogeneo.
L'anime, a differenza del manga, come sopra citato si avvia su percorsi narrativi che permangono sul fronte sentimentalistico con toni più leggeri riprendendo abusati cliché già visti altrove; grande forza della serie animata è tuttavia il comparto musicale, che sfrutta la professione di idol di Sana per sfoggiare una colonna sonora di tutto rispetto. In Giappone si conta una raccolta di almeno quattro CD musicali al riguardo.
 
Kodocha ~ Always be with you

A riguardo della serie animata la Obana ha rivelato di non aver preso parte direttamente alla produzione dell'anime, supervisionandone però l'impostazione dei personaggi, la sceneggiatura ed altri dettagli.
La mangaka si è detta piuttosto lieta di come la serie sia riuscita a cogliere perfettamente lo spirito umoristico dell'opera originale e a farne risaltare le gag e i toni commedia tra i vari personaggi.
Precedente all'anime, inoltre, in Giappone era stato creato una sorta di 'episodio zero' di Kodomo no Omocha attraverso un OVA pilota di J.C. Staff per celebrare il 40º anniversario della rivista Ribon: in questo episodio della durata di 30 minuti, rimasto inedito nel nostro Paese, Sana reca una capigliatura bionda anziché castana, con un cast di doppiatori diverso da quello poi adottato per la serie principale.
Curiosità vuole che la sigla di chiusura dell'OVA, la theme "Kodomo no kimochi" interpretata da Chisa Yokoyama, doppiatrice di Sana, sia stata composta dalla stessa Miho Obana.
 
sana akito scuola


Nella serie animata di Kodocha alla Yokoyama subentra Shizue Oda, che in originale interpreta anche la theme d'intermezzo "Good-bye love", mentre in italiano è la brava Marcella Silvestri (Crilin in Dragon Ball) a caratterizzare la verve di Sana, affiancata da Renata Bertolas al canto.
Accanto a lei ritroviamo un cast di doppiatori di ottimo livello, dalla compianta Monica Bonetto e da Irene Scalzo su Akito a Simone d'Andrea su Robbie/Rei, Patrizia Scianca su Terence/Tsuyoshi, Alessandra Karpoff su Alyssa/Aya, Debora Magnaghi su Fuka/Funny, Stefania Patruno sulla madre di Sana e alla speciale menzione da farsi per la figura di Babbit/Bab cui presta la voce il bravo Luca Bottale: si tratta di una sorta di buffo animale con lo scopo di narratore, a metà tra un coniglio e un pipistrello, presente solo nell'anime, che in un certo senso richiama le creature magiche che fungono da mascotte nelle serie animate con protagoniste le 'maghette idol' dello Studio Pierrot e non solo.  
Dato il lavoro come idol di Sana, la connessione è palese ma non scontata, dato che purtroppo neppure per una serie giunta da noi ben vent'anni più tardi dell'arrivo di L'Incantevole Creamy o Magica Magica Emi, si è saputo portare a piena luce una figura come quella complessa delle idol giapponesi, che implicano e rappresentano ben più dell'essere semplici cantanti o presentatrici come l'adattamento nella nostra lingua fa supporre.
 
kodocha varie


In lingua italiana si è smarrito anche il fil rouge che connette il titolo dell'opera "Il giocattolo dei bambini" al suo significato: in originale il 'Kodomo no Omocha' altri non è infatti che il titolo del programma televisivo cui Sana presenzia, e che nella versione italiana è divenuto invece con un più semplice 'Evviva l'Allegria'.
Si tratta di una perdita che indubbiamente si può ritenere meno grave di quella di altri elementi più seri della storia: dallo stretto ed intimo rapporto di Sana e Rei all'abbandono della ragazzina da parte della madre naturale alla nascita, dall'utilizzo del coltello in maniera leggera di Akito, del sangue che ne scorre al rifiuto di accettazione come fratello da parte della sorella maggiore di Akito, fino alle gag che talora serbano allusioni sessuali da parte di adolescenti in erba, vi è molto della storia originale che a noi in Italia non è giunto, se non attraverso il manga.

Anche così, però, Kodocha/Rossana è entrato dritto dritto nell'animo di un numero smisurato di telespettatori più o meno giovani, che hanno visto in questa serie un'opera corale e divertente ma non priva di spunti di riflessione, volutamente eccessiva sul fronte umoristico, musicale quanto basta e drammatica il giusto.
Un mix, insomma, che ha saputo coinvolgere appieno e centrare così l'obiettivo di farsi ricordare a lungo.