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7.5/10
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Attenzione: la recensione contiene spoiler

Hachiken è un ragazzo cresciuto nella bambagia, che, contrariamente alle aspettative dei genitori, anzi pressato dalle loro insistenze su un suo futuro brillante, decide di cambiare vita, trasferendosi il più lontano possibile dal nucleo famigliare. L’insegnante gli propone un istituto che, oggettivamente parlando, è decisamente lontano sia da casa che dai suoi stessi “confini culturali”, l’Istituto agrario Ozono.

Essendo sempre vissuto in città, Hachiken non ha idea del mondo di valori, significati e consuetudini che si muovono dietro la cura e l’allevamento di animali da produzione, cosa che i suoi compagni ben sanno, essendo figli di allevatori. Questi ultimi non si fanno più domande in merito, e all’inizio osservano i suoi tentativi di capire e di domandare con gentile pietà. La personalità propositiva di Hachiken, però, gli darà l’opportunità di testare i suoi limiti e di mettersi alla prova, cercando di capire quanto le sue motivazioni siano salde rispetto quelle degli altri e dove le può trovare. Non che il nostro eroe sia un cuor di leone, anzi è più un gregario che si lascia trascinare in avventure divertentissime in cui crede chissà cosa, scoprendo che i figli degli allevatori hanno ben altri interessi.

Una delle protagoniste della storia paragona Hachiken a un cavallo, descrivendolo con esattezza com’è e facendo capire come questo studente apparentemente spiantato e fuori posto faccia la ricchezza del gruppo con la sua natura gentile e le domande che pone, scomode ma vere.

Si potrebbe intitolare quest’anime “L’arco narrativo di Spezzatino” per la presenza importante di un maialino, Spezzatino, appunto, che Hachiken prende a cuore e che lo farà maturare, tra dubbi morali e una presa di coscienza difficile ma necessaria. Forte è l’immagine finale dell’affumicatura di Spezzatino paragonata a un funerale, perché è pur vero che come maiale Spezzatino era destinato a quello, ma la sua fine, la sua vita, è stata vissuta con la dedizione di un allevatore che ha saputo capire e si è preso la responsabilità di arrivare fino in fondo, per ricordare che la convivialità nasce dal cibo, ma quel cibo stesso era una creatura prima vivente.

Da questo anime emergono temi originali e che fanno riflettere. Uno tra tutti, scontato ma vero, è che la durata di vita di un animale d’allevamento dipende da quanto riesce a dare, e quindi galline, mucche, maiali e cavalli sono destinati al macello già dalla loro nascita. È la stessa dura constatazione che un veterinario (cosa scontata ma vera!) debba anche saper far morire gli animali stessi. Eppure c’è amore in chi alleva queste creature o le vuole curare, non è un controsenso. Questo ce lo insegna Hachiken, visitando gli allevamenti dei suoi amici o affezionandosi troppo al suo Spezzatino e maturando come persona e allevatore, facendo poi in modo che siano anche gli altri a domandarsi e non dare per scontata la cura verso quell’animale destinato al macello.

Non che quest’anime brilli, infatti ha delle pecche, malgrado la sua vocazione originale e la sua comicità genuina e leggera. Sarà la scarsità degli episodi a disposizione, ma a parte episodi che sono sprechi di tempo (come quello della falciatrice super-moderna), la narrazione prosegue di prova in prova per Hachiken, che affronta le cose e riesce al primo colpo. Un esempio lampante è il cervo che macella: lavoretto facile su indicazione altrui, senza neppure andare di stomaco. O quello della pizza in cui riesce a fare quello che un pizzaiolo riuscirebbe in anni di pratica. Difficilmente può dirsi genialità o colpo di fortuna.

Il finale è aperto, in quanto c’è una seconda serie, ma la chiusa ideale è perfetta: Hachiken non ha ancora capito quello che vuole fare nella vita, però ha compreso che ha tutte le risorse per un futuro roseo. Quello che era partito come un ragazzo chiuso e triste ha maturato una visione della vita più aperta ed è diventato una persona capace di valorizzarsi.

I personaggi sono caratterizzati bene e hanno un buon background. Non c’è tempo per scorci narrativi ampi, ma non sono tristi spalle come in altri anime. Forse uno dei personaggi più strani è il fratello che spunta dal nulla e persevera a comparire in modo goliardico. Altro personaggio esagerato in una parodia tutta sua è la compagna di classe, la cui forma fisica, prima assai rotonda, subisce strane trasformazioni dovute al cibo, vedere per credere.

La grafica è originale ma non sgradevole. E poi ci sono un sacco di animali!
L’opening è buona e riassume in un minuto l’anime in tutta la sua anima allegra.
L’ending è orecchiabile e carina.

Quest’anime ha davvero una potenzialità incredibile e, tra l’originalità del tema che sviluppa, la maturazione dei personaggi, gli spazi di riflessione affiancati a un’ironia divertente e leggera, merita la visione.