| Perché lo consiglio: “Se Dio ci insegna ad amare, ma non ci è permesso amarci, allora che senso ha avere un Dio in questo mondo?”
Il regista e sceneggiatore "Aof" Noppharnach Chaiyahwimhon e lo sceneggiatore "Best" Kittisak Kongka, dopo Moonlight Chicken e Last Twilight, uniscono nuovamente le forze per dare vita a Ticket to Heaven.
Le loro opere non sono semplici boys’ love. Oltre ad affrontare tematiche LGBTQ, raccontano problematiche importanti e attuali, e questo nuovo progetto non fa eccezione: dopo aver portato sullo schermo argomenti come disabilità, accettazione di sé stessi, gravidanza inattesa, qui troviamo un tema spinoso come quello della religione.
L’idea è nata quando il regista Aof, cattolico e appartenente alla comunità LGBTQ, ha visitato la Basilica di San Pietro a Roma. Immerso nel suo splendore, gli sono tornati alla mente dubbi e interrogativi che si poneva da ragazzo, quando frequentava una scuola cattolica: alcuni amori, secondo la religione, vengono considerati sbagliati, eppure Dio ci insegna ad amarci gli uni con gli altri.
È bastata una telefonata al collega Best ed è nato Ticket to Heaven.
Thailandia, anno 1996. In una scuola cattolica che ospita studenti in vista di un possibile futuro come seminarista, si incontrano Tanrak e Barth. Quest’ultimo si trova nella Casa della Maddalena perché considerato un ragazzo problematico. È affidato a Tanrak, ragazzo orfano cresciuto nell’istituto e che sogna di diventare sacerdote e poter rincontrare i propri genitori in Paradiso. Barth finirà presto per rappresentare una tentazione per Tanrak, o meglio, gli farà scoprire nuove emozioni e sentimenti. Insieme a questi arriveranno anche dubbi e domande che metteranno in discussione le sue certezze.
Il drama, ambientato negli anni ‘90, affronta tematiche ancora estremamente attuali; la serie non ha la pretesa di fornire delle risposte né di stabilire cosa sia giusto o sbagliato, ma espone i diversi punti di vista senza mai giudicare.
La regia è curata nei minimi dettagli e ogni scena è realizzata con estrema accuratezza. In ogni fotogramma si possono cogliere simboli religiosi e ogni oggetto ha un significato preciso; alcune inquadrature, inoltre, sono state girate dall’alto o attraverso una porta come a voler suggerire che Dio veglia sempre sui protagonisti.
Gemini e Fourth, nei ruoli di Barth e Tanrak, regalano un’interpretazione straordinaria: sono maturati ulteriormente rispetto alle loro ultime serie e qui riescono a trasmettere allo spettatore dubbi e conflitti interiori, ma anche emozioni e la dolcezza tipica del primo amore, tutto questo con un semplice sguardo.
Ticket to Heaven è una serie composta da 6 episodi di circa un’ora ciascuno ed è disponibile su Viki con i sottotitoli in italiano; è un drama che riesce a intrattenere e a far riflettere, senza mai risultare pesante, nonostante le importanti tematiche affrontate. |