Il mondo dei drama (ovvero delle serie tv asiatiche) appare da tempo troppo bistrattato per motivi poco o per nulla fondati; accade ancora di frequente di imbattersi in commenti quali "non c'era bisogno del live action," "sono brutti", "appaiono eccessivi", "gli attori non sanno recitare", "meglio l'anime o il manga", "preferisco le serie occidentali".
E' legittimo che ciascuno abbia i propri gusti, ma spesso chi non guarda i drama si ferma all'apparenza o, peggio, alla prima delusione... e vorremmo sperare che non debba andare così.

Per questo motivo, come già avviene per la rubrica gemella Nekonsigli: Anime, anche la sezione drama ha deciso di "scendere in campo" e consigliare, a sua volta, i titoli stagionali che gli staffer hanno maggiormente apprezzato e che desiderano condividere con tutti voi.
 
NEKONSIGLI DRAMA_autunno

Nasce così la nuova rubrica Nekonsigli: Serie TV, dove vi riporteremo i nostri titoli del cuore della stagione, dove reperirli e perché li stiamo consigliando.
I titoli presi in esame nella rubrica sono tutte serie o film iniziate nell'autunno 2025, rinvenibili nella relativa notizia riepilogativa delle novità stagionali, e preferendo ove possibile serie arrivate ufficialmente in Italia.

Al pari dei consigli anime, anche questa rubrica vuole offrire l'occasione agli stessi utenti di promuovere a loro volta i loro titoli preferiti, che siano o meno citati nella notizia.
Se ritenete pertanto che anche altri drama siano meritevoli di una menzione, vi invitiamo con piacere a suggerirli nei commenti.

 
 
LOGO-AC-Lilla   Ilia86
Staffer: Ilia86 
 
 Titolo: 10DANCE
 

 Distributore: Netflix
 

Perchè lo consiglio: Un titolo travolgente e passionale che, con un ritmo lento e carico di tensione, racconta un continuo avvicinarsi e allontanarsi dei due protagonisti, mantenendo alta l’attenzione dello spettatore per tutta la durata del film.
Pur non essendo ballerini professionisti, gli attori offrono interpretazioni intense e credibili.
Keita Machida incarna con precisione il perfezionismo rigoroso e l’eleganza di Sugiki, mentre Ryoma Takeuchi dà vita a un Suzuki carismatico, istintivo e sfacciato, creando un contrasto efficace tra i due personaggi.
Anche le figure femminili, interpretate da Shiori Doi e Anna Ishii, non restano sullo sfondo: contribuiscono a dare spessore alla narrazione e a bilanciare le dinamiche emotive della storia.
La vicenda ruota attorno a Shin’ya Suzuki, campione giapponese di danze latino-americane, e Shin’ya Sugiki, fuoriclasse del ballo da sala e secondo nel ranking mondiale.
Pur appartenendo a discipline diverse e avendo caratteri opposti, vengono spesso paragonati per la somiglianza dei loro nomi, cosa che irrita profondamente Suzuki.
Quando Sugiki propone di gareggiare insieme alla competizione 10Dance — che richiede di esibirsi in cinque danze latino-americane e cinque standard — l’idea appare tanto ambiziosa quanto rischiosa: insegnarsi reciprocamente la propria specialità per diventare una coppia completa.
Inizialmente Suzuki rifiuta, ritenendo il progetto irrealistico, ma il suo spirito competitivo viene stimolato dalla sicurezza provocatoria di Sugiki.
Accettata la sfida, tra allenamenti estenuanti, rivalità e crescente complicità, i due costruiscono un’intesa sempre più intensa, fino a superare i confini della semplice collaborazione professionale.

 
LOGO-AC-Pesca   Ilia86
Staffer: Ilia86 
 
 Titolo: Ikusagami - Last samurai standing
 

 Distributore: Netflix
 

Perchè lo consiglio: Dopo la morte prematura della figlia a causa del colera, un’epidemia che ha colpito duramente tutta la sua famiglia, Shujiro Saga, ex samurai, decide di partecipare a un misterioso torneo che promette al vincitore un’enorme ricompensa.
Rimasto senza mezzi per provvedere ai suoi cari, Shujiro capisce che l’unica possibilità per salvarli e pagare le cure necessarie è vincere il premio in denaro.
Ben presto, però, il torneo si rivela un mortale gioco a staffetta: per avanzare bisogna uccidere gli avversari, impossessarsi delle medagliette di legno che portano al collo e consegnarle ai misteriosi organizzatori.
Per sopravvivere, il protagonista stringe alleanze con altri partecipanti e continua ad avanzare tra intrighi politici e vecchie conoscenze che riaffiorano dal suo passato.
Ikusagami è un titolo appassionante per chi cerca azione e adrenalina: i combattimenti sono ben coreografati e dinamici, ma la storia lascia spazio anche all’introspezione e affronta temi delicati come il lutto e i traumi della guerra, con cui il protagonista è costretto a confrontarsi nel corso della vicenda.
La recitazione, a tratti teatrale e volutamente sopra le righe, si sposa bene con la trama e con il tono drammatico dell’opera.

 
 
LOGO-AC-Azzuro   Rudido
Staffer: Rudido 
 
 Titolo: Why is he still single?
 

 Distributore: Viki
 

Perchè lo consiglio: Why Is He Still Single? è una commedia cinese del 2025 disponibile in sub ita su viki sorprendentemente scorrevole.
Il merito sta proprio nella sua natura di remake del classico giapponese Kekkon Dekinai Otoko, 2006, con il mitico e simpaticissimo Hiroshi Abe.
La storia segue un uomo di mezza età, single, eccentrico e piuttosto convinto delle proprie abitudini, che vive la vita con un equilibrio tutto suo… finché una serie di incontri (in particolare con una sua vicina di casa e poi con una dottoressa) iniziano a incrinare la sua comfort zone.
Da lì parte un percorso personale che lo costringe a rimettere in discussione routine, convinzioni e persino il suo modo di vedere l’amore.
La struttura narrativa è già solida, quindi la serie evita molte delle tipiche “paludi” dei drama cinesi: episodi stirati, scene riempitive e rallentamenti inutili.
Gli attori sono bravi e soprattutto molto simpatici: in primis il protagonista che dà vita alle bizzarrie del personaggio interpretato gigioneggiando alla grande.
Ma è tutto il gruppetto di amici attorno al quale ruota la storia a funzionare talmente bene da far affezionare davvero lo spettatore.
Quando arriva l’ultimo episodio dispiace  lasciarli andare.
Interessante anche come gli sceneggiatori abbiano eliminato alcuni aspetti più datati e borderline della versione originale, rendendo certi comportamenti meno tossici e più moderni senza snaturare troppo il tono.
Rimane quell’aura da commedia "ripulita", ma non stona troppo: in questo caso ha senso e fa parte del fascino.
La serie è decisamente più commedia che sentimentale, non necessariamente un difetto, e resta comunque molto caruccia e super godibile, con un ritmo piacevole e un mood leggero che fa star bene.
Una visione semplice, pulita e riuscita.
Perfetta quando si vuole qualcosa che intrattenga senza stress e ben realizzata, con in più un comparto tecnico di qualità.

 
 
LOGO-AC-Verde   hachi_rosa92
Staffer: hachi_rosa92 
 
 Titolo: Zettai BL Final
 

 Distributore: Gaga00Lala
 

Perchè lo consiglio: La stagione finale di Zettai BL ni Naru Sekai vs Zettai BL ni Naritakunai Otoko (suona all'incirca "Un mondo in cui tutto diventa definitivamente BL Vs. l'uomo che sicuramente non vuole essere in un BL", esageratamente sopra le righe, proprio come tutta la serie…) è un concentrato di risate da parte… dello spettatore.
Che siano lievi, affettuose, a crepapelle o dal retrogusto un po’ cringe, qualunque appassionato di Boys’ Love che non si prende troppo sul serio dovrebbe guardare questa serie quando ha bisogno di un momento di leggerezza o, magari, se ha l’impressione di non riuscire più a trovare BL che lo soddisfino perché sembrano ripetersi sempre gli stessi trope narrativi.
Zettai BL si prende gioco di ogni singolo stereotipo dell’universo narrativo più comune dei Boys’ Love e lo fa senza ritegno, dichiaratamente, ma anche con estremo affetto.

Mob, il nostro protagonista (il cui nome significa precisamente “persona comune” in inglese) ha come unico obiettivo quello di restare una persona comune in un BL. Un personaggio secondario, di quelli che non si fidanzano e si traghettano al finale della storia in tranquillità. Peccato che non esiste alcun “finale” della storia quando vivi in un mondo in cui, quando accade qualcosa, ciò segue sempre gli stereotipi del mondo BL.
Mob ha intenzione di studiare ogni dettaglio su come funziona questo mondo per poter evitare tutte le insidie che rischierebbero di incastrarlo in una relazione boys’ love.
Gli unici personaggi a cui è davvero concesso di essere dei “mob” sono le ragazze perché, come ci ricorda Mob, “se vedi una bella ragazza, è perché in realtà è un maschio”.
Ogni puntata dura circa 10 minuti, è proposta a coppie di due, ed è incentrata su una di queste insidie in particolare (“VS Drinking Party”, “VS My Brother's Friend”, “VS Weakness”, “VS Falling Asleep”, …): a volte anche apparentemente innocue, ma che portano sempre inevitabilmente qualcuno a innamorarsi.
Mob le inventa tutte per poter schivare le relazioni, fare in modo che altri si fidanzino al posto suo, non farsi trovare, scappare con scuse improbabili… e in tutto questo si mostra però sempre contento per i suoi amici e affettuoso verso la tenerezza delle relazioni che nascono, pur nascondendo i suoi sentimenti dietro un’elevatissima dose di cringe.
Mob finisce però per ritrovarsi coinvolto di frequente in triangoli amorosi dai risvolti inediti, dato che egli cerca sempre, inevitabilmente, il modo di glissare. Ma se questa stagione si chiama “Final”, forse significa che glissare per sempre, in questo mondo, è impossibile… o no?

Lo spettatore inizia la serie per ridere degli stereotipi del genere narrativo, ma la serie riesce talmente bene in entrambi gli intenti, quello comico e quello di far affezionare ai personaggi, che alla fine esattamente come Mob anche lo spettatore non potrà trattenersi dal mormorare tra sé è sé, in ogni puntata “... eh vabbè, dai, è un po’ imbarazzante, ma alla fine sono felice per loro.”
Non è assolutamente una serie da prendere sul serio perché lei stessa non si prende sul serio ma riesce, mentre lo fa, a restare sempre rispettosa nei confronti del Boys’ love classico e dei suoi (innamoratissimi) protagonisti.
Per apprezzare l’ultima stagione è fondamentale aver visto le precedenti, proprio perché si vorrà davvero bene ai personaggi grazie anche al fatto di averli visti crescere. Pur con i suoi alti e bassi nel corso delle varie stagioni, ne vale assolutamente la pena.

 
 
LOGO-AC-Lilla   BeneS
Staffer: BeneS 
 
 Titolo: Then You Try Making It!
 

 Distributore: Viki
 
Perchè lo consiglio: Katsuo e Ayumi sono la coppia perfetta, almeno secondo Katsuo.
Fidanzati dai tempi dell’università, vivono insieme, lavorano entrambi e lei si occupa della casa e dei pasti.
Ogni sera Ayumi fa trovare a Katsuo una cenetta deliziosa e lui, anziché ringraziare, si mette a criticare ogni dettaglio come un giudice di Masterchef.
Quando ritiene che i tempi siano maturi, Katsuo prepara una proposta di matrimonio impeccabile, ma si sente rispondere con un secco “no”.
Da questa rottura, che per Katsuo è una doccia fredda perché non si era reso conto che ci fosse un problema, comincia per entrambi un percorso di cambiamento e presa di coscienza di sé.
Un percorso in cui la cucina fa un po’ da filo conduttore, rivelandosi qualcosa di importante per entrambi.
La frase del titolo, che significa “Allora prova a farlo tu”, non è, come si potrebbe pensare, la risposta di Ayumi alle critiche del fidanzato, bensì una sfida che lui fa a sé stesso quando deve cavarsela da solo.
Mentre scopre una passione e un talento inaspettati, il confronto con i colleghi aiuta Katsuo a rendersi conto del suo atteggiamento supponente e della mentalità patriarcale ereditata dalla famiglia.
Ayumi, dal canto suo, deve ritrovare la capacità di esprimere i propri desideri e sentimenti e di relazionarsi con persone diverse da Katsuo, ma non necessariamente compatibili con ciò di cui lei ha bisogno.
Then You Try Making It! è un drama davvero ben fatto e curato in ogni suo aspetto.
La storia è interessante e coinvolgente e, pur mantenendo un tono leggero, affronta temi sensibili per la società giapponese: il matrimonio; le aspettative familiari e sociali su uomini e donne, incasellati in base al genere nei rispettivi ruoli; il confronto generazionale e il modo in cui i giovani adulti cercano di conciliare queste pressioni con le proprie idee, valori ed esigenze.
È presente un ottimo cast su personaggi interessanti e sfaccettati.
Ryoma Takeuchi svetta su tutti, dando vita a un protagonista maschile che inizialmente è insopportabile, ma che pian piano ti porta a fare il tifo per lui. Il caleidoscopio di emozioni che questo attore è capace di tirar fuori dai suoi personaggi è di un’intensità e varietà che non cessa di sorprendermi.
Anche la protagonista femminile, interpretata dalla brava Kaho, non è la vittima remissiva che ci si potrebbe aspettare all’inizio, ma si rivela una donna forte che ha preso determinate decisioni con cui deve fare i conti.
I personaggi secondari, molto ben delineati e interpretati, accompagnano e sostengono il loro viaggio di riscoperta di sé.
 
 
LOGO-AC-Pesca   BeneS
Staffer: BeneS 
 
 Titolo: Chosen Home
 

 Distributore: Netflix
 
Perchè lo consiglio: Che cos’è una famiglia?
Si può costruire un futuro con la persona amata aggirando i limiti imposti dalla legge e sfidando la percezione comune di normalità?
È possibile usare una casa come morsetto?
I protagonisti di Chosen Home si trovano per ragioni diverse a fare i conti con queste e altre domande allo stesso tempo esistenziali e quotidiane.
Gen’ichi è un cinquantenne gay dall’animo gentile, amante degli animali, che si porta dietro ferite dolorose.
L’incontro con Sakuta, insegnante più giovane di lui che vive in modo diverso la propria omosessualità e che sta metabolizzando la fine di una relazione, gli fa sussultare il cuore dopo tanto tempo.
Intanto Hotaru, una giovane studentessa di Sakuta, affronta da sola una situazione difficile. Intorno ai tre protagonisti si intreccia una rete di personaggi secondari interessanti e bizzarri, scampoli di umanità alla ricerca del proprio posto nel mondo.
Seguendoli attraverso varie vicissitudini, a volte verosimili, a volte decisamente deliranti, impariamo a conoscere ciascuno di loro e ad apprezzarne le varie sfaccettature, superando la percezione manichea di un mondo in bianco e nero.
Chosen Home è senza dubbio un’opera peculiare, che riesce a far coesistere il realismo della quotidianità con aspetti da pura favola.
Nell’arco dei suoi dieci episodi emoziona, diverte e fa riflettere, anche grazie a frasi cariche di senso inserite in conversazioni apparentemente banali.
Al grido di “amore e rivoluzione” accompagniamo questo gruppo di adulti sconclusionati, che fa rete intorno a una ragazzina più matura di tutti loro, in un viaggio fantastico permeato di gentilezza, fiducia e speranza per il futuro.
 
 
 
LOGO-AC-Verde   zettaiLara
Staffer: zettaiLara 
 
 Titolo: Le redini del destino
 

 Distributore: Netflix
 
Perchè lo consiglio: benché solitamente mossa da curiosità nello sperimentare storie di vario genere, partivo assai dubbiosa su questa serie, affatto persuasa della bontà di vicende incentrate sulle corse dei cavalli. Una crescente emozione mi è tuttavia arrivata dritta dritta al cuore già al termine del primo lungo episodio, trascinata dalla splendida colonna sonora di Masaru Yokoyama (10Dance) e dall'accattivante theme song 'Fanfare' di Koji Tamaki, mentre sullo schermo un dirompente finale andava finalmente a spezzare lo status quo che vincolava i protagonisti in vite 'sospese' e deludenti. 
Le redini del destino non punta a conquistare lo spettatore con azioni rocambolesche o colpi di scena spettacolari, anzi; la narrazione frutto della sceneggiatura di Kōhei Kiyasu (Journal with witch, Run with the Wind) non è affrettata e non mette sul piatto 'tutto e subito', bensì di ampio respiro, si prende tutto il tempo necessario per sviluppare una storia corale che si dipana su un arco temporale di oltre vent'anni, attraverso le vicende di un'intera famiglia. Incontri, legami, scontri generazionali, scommesse sulla vita e su sé stessi: e se all'inizio si osserva tutto ciò con una certa indifferenza, restii a sentirsi coinvolti, ben presto ci si ritrova invece appassionati, curiosi ed entusiasti al pari del protagonista Eiji Kurisu. Interpretato da un eccellente Satoshi Tsumabuki, nel suo percorso di crescita personale l'uomo rappresenta un vero e proprio specchio che riflette i connotati della serie stessa. 
Una storia così è tutto il contrario del "drama d'acchiappo" che di norma Netflix produce, distribuisce o cerca di non farsi sfuggire; ma proprio questo rende la presenza di Le redini del destino in catalogo una chicca da non lasciarsi sfuggire.
Dagli incantevoli sfondi dell'Hokkaido alle intense e curate inquadrature degli animali, rese alla stregua di un documentario, sino alla solidità del comparto tecnico, la bravura delle performance attoriali e dei tanti dettagli che cesellano la serie: mentre si segue la serie è facile comprendere come mai essa sia stata uno dei drama più visti e apprezzati dell'intera stagione, promossa da ottimi ascolti e con un sequel già confermato.
E nell'attesa, si scalpita già!
 
 
LOGO-AC-Azzuro   zettaiLara
Staffer: zettaiLara 
 
 Titolo: The Journey to killing you
 

 Distributore: Gaga00Lala
 
Perchè lo consiglio: Già da qualche anno il panorama delle trasposizioni live action di manga Boys' Love appare ampio e con un format consolidato, attraverso serie che adottano un ridotto numero di episodi dal minutaggio conciso. La durata corta ha il pregio di essere comoda per la visione e calzante per adattare storie brevi, che sovente in origine sono raccolte in volumi unici; essa risulta però al contempo costrittiva, impedendo in certi casi uno sviluppo della storia e un approfondimento dei personaggi tali da appagare adeguatamente lo spettatore.
Difficile così che la visione rimanga impressa anche a distanza di tempo, tuttavia non mancano mai sorprese che smentiscono piacevolmente tale assunto.
La miniserie The journey to killing you adatta in 6 episodi da venti minuti cadauno il volume unico Anata wo korosu tabi di Sai Asai; il drama è disponibile per l'Italia con sottotitoli in lingua inglese, ed è stato trasmesso solo in streaming in Giappone sul canale Fuji on demand (FOD).
In patria la serie ha ottenuto un apprezzamento tale da conquistarsi la ri-trasmissione in chiaro sull'emittente principale Fuji TV.
Facile trovarsi d'accordo con chi l'ha amata: è un imprevedibile viaggio on the road, quello che attende lo spettatore che segue le vicende del caciarone capo yakuza Kinji Kataoka e del suo sottoposto Ren Odajima, il quale è pronto a mettere in atto una silenziosa vendetta.
E' un percorso accompagnato da una solida fotografia, con scene dalla costruzione impeccabile e inquadrature che cristallizzano diversi attimi clou e rubano abilmente lo sguardo.
Sorprendono in positivo anche i momenti intimi, di spiccata ed elegante sensualità, caratterizzati anche da una certa dose di sfacciataggine e dalla piacevole spontaneità con cui le scene risultano ben amalgamate all'interno della storia.
Non si può non plaudire poi alle ottime musiche che avvolgono la trama, compresa l'accattivante sigla Tsurezure di Daito Yamamoto che richiama ritmi latineggianti a suggestivi scorci di un Giappone un po' ruvido, scostante e trasandato; sembra quasi di vederlo di sghimbescio, sensibilmente diverso dal consueto immaginario che fa invece trasparire un'armonia e una pulizia tout court.
La storia di Kataoka e Odajima funziona perché semplice ed efficace, pur se non priva di qualche leggerezza o scivolone di troppo.
Nel complesso i due protagonisti sono di facile presa e godono di una crescita personale chiara ed evidente, a dispetto del minutaggio un po' strozzato.
Appare pertanto arduo lasciarli andare dopo appena sei episodi, e probabilmente questa è stata una riflessione comune a tanti fan: appena qualche giorno fa, infatti, è stato confermato un sequel per questo drama in apparenza così poco pretenzioso, eppure decisamente soddisfacente.
 
 

 
LOGO-AC-Pesca   Arashi84
Staffer: Arashi84 
 
 Titolo: Human Specimens
 

 Distributore: Prime Video
 
Perchè lo consiglio: Con Human Specimens la giallista Kanae Minato, vede per la sesta volta una sua opera trasposta in versione live.
Parliamo di un'autrice molto apprezzata in Giappone, ma anche nel nostro Paese, grazie alla pubblicazione del suo romanzo più famoso, Confessione, e della relativa versione film.
Anche stavolta ci troviamo davanti a un inquietante mistero: i corpi di sei ragazzi vengono rinvenuti in un bosco, ma non si tratta di “semplici” cadaveri, bensì di corpi trasformati in vere e proprie opere d'arte.
Il drama inizia con l'interrogatorio del colpevole, il professore Shiro Sasaki, un ricercatore di farfalle che dichiara di aver trasformato 6 ragazzi, tra i quali anche il proprio figlio, in “esemplari umani”.
Partendo dalla lucidissima confessione di Sasaki, la storia si dipana in 5 episodi mettendo in ordine i tasselli di un mosaico più contorto di quanto possa inizialmente sembrare.
Le storie dei protagonisti, dei sei giovani, in particolare quella di Itaru, figlio del ricercatore, raccontano le esistenze di persone che sembrano intrecciare le loro vite all'arte in maniera sublime, salvo scoprire man mano la brutalità di tali vite, governate da rancore, rimpianto, ambizione, egocentrismo e paura.
Sono diversi i motori che fanno muovere la storia, dal disagio giovanile al rapporto genitori-figli, con un particolare focus sulle diadi madre-figlia e padre-figlio.
Seppur non manchino incongruenze su alcuni espedienti narrativi, e non tutto ciò che viene presentato venga approfondito nella maniera che avrebbe meritato, Human Specimens è un viaggio intrigante dentro la mente umana, nei suoi meandri più contorti e oscuri, in un susseguirsi di cambi di prospettiva che modificano continuamente le domande dello spettatore.
La colonna sonora è ottima e sempre calzante, la fotografia risalta perfettamente il contrasto tra i colori accesi dell'arte e delle farfalle e l'oscurità della morte.
Per quanto ogni attore reciti al meglio la propria parte, un plauso in particolare va agli attori veterani Rie Miyazawa e Hidetoshi Nishijima, quest'ultimo soprattutto, riesce in maniera perfetta a incarnare le varie anime di Shiro Sasaki, trascinando lo spettatore in un turbinio emotivo violento e angosciante.
Alla fine di questo drama, non si può fare altro che chiedersi con quali occhi stiamo guardando il mondo, e soprattutto, come questo stesso mondo venga percepito dalle persone che abbiamo accanto.