Il mondo dei drama (ovvero delle serie tv asiatiche) appare da tempo troppo bistrattato per motivi poco o per nulla fondati; accade ancora di frequente di imbattersi in commenti quali "
non c'era bisogno del live action," "
sono brutti", "appaiono eccessivi", "gli attori non sanno recitare", "meglio l'anime o il manga", "preferisco le serie occidentali".
È legittimo che ciascuno abbia i propri gusti, ma spesso chi non guarda i drama si ferma all'apparenza o, peggio, alla prima delusione... e vorremmo sperare che non debba andare così.
Per questo motivo, come già avviene per la rubrica gemella
Nekonsigli: Anime, anche la sezione drama "scende in campo" per consigliare, a sua volta, i titoli stagionali che gli staffer hanno maggiormente apprezzato e che desiderano condividere con tutti voi.
Nella rubrica
Nekonsigli: Serie TV vi riportiamo i nostri titoli del cuore della stagione, dove reperirli e perché li stiamo consigliando.
I titoli presi in esame nella rubrica sono tutte serie o film
iniziate nella primavera 2026, rinvenibili nella relativa notizia riepilogativa delle
novità stagionali, e preferendo ove possibile serie arrivate ufficialmente in Italia.
Al pari dei consigli anime, anche questa rubrica vuole offrire l'occasione agli stessi utenti di promuovere a loro volta i loro titoli preferiti, che siano o meno citati nella notizia.
Se ritenete pertanto che anche altri drama siano meritevoli di una menzione, vi invitiamo con piacere a suggerirli nei commenti.
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| Titolo: Fake Fact Lips |
Distributore: GagaOOLala
| Perché lo consiglio: Ryo Yotsuya e Zen Shido sono ora due colleghi, ma si conoscono fin dai tempi di scuola; sin da allora si detestano amabilmente e rivaleggiano su ogni cosa, invidiosi del successo e del carisma l'uno dell'altro. Quando una sciocca scommessa che va a pungere l'orgoglio di entrambi li porta a condividere una notte di passione, i novelli amanti scoprono di non poter più fare a meno di rincorrersi anche sul fronte sentimentale; ed è così che i veli dei rispettivi bluff inizieranno a cadere, uno dopo l'altro.
Si potrebbe facilmente liquidare Fake Fact Lips ritenendolo una storia che non ha nulla di interessante da dire: tutto già visto in altre opere, forse persino con fin troppe variazioni sul tema.
Tutto vero, tutto confermato: il segreto per godersi la serie al meglio è infatti quello di non aspettarsi che accada nulla, ma proprio nulla di nuovo. E di godersi dall'inizio alla fine, semmai, le infinite e divertentissime declinazioni con cui i due protagonisti sapranno flirtare e dirsi 'ti amo' attraverso una sequela di scoppiettanti perifrasi, a suon di battibecchi, punzecchiandosi a non finire sul luogo di lavoro e non.
Kaito Hori e Yusuke Sato svolgono egregiamente il compito loro assegnato, portando sul piccolo schermo due attraenti rivali che competono a suon di infervorati scambi di battute, sguardi magnetici e corpi che si reclamano languidamente. Se la dimensione professionale offre un buono sfondo a parte della storia, le scene romantiche e private tra i due conquistano uno spazio altrettanto importante: frequenti e calzanti, sono ritratte con piacevole morbidezza e una crescente e apprezzabile tensione erotica.
La caratterizzazione di Ryo e Zen si mostra altrettanto buona, alternando presente e passato, offrendo due protagonisti che ben incarnano l'aspettativa tsundere: tanto spudorati e impertinenti quanto, cioè, veri 'cuori di panna' nel momento in cui arrivano a sciogliere le proprie maschere.
L'alchimia fisica tra i due attori è palpabile, con un'intesa che riesce a tradurre a tutto tondo i protagonisti del manga di Machi Suehiro, pubblicato in Italia per Ishi Publishing.
Grazie inoltre a un minutaggio conciso, un ritmo sempre vivace, l'umorismo costante, i dialoghi mai sprecati e musiche che ricordano volutamente toni da soap opera, il drama è perfetto per chi cerca una visione disimpegnata e leggera, ma non per questo banale.
"Da quando sto con te mi sento più stupido", ammette con schiettezza uno dei protagonisti in un momento di lucida autoanalisi. Eppure l'amore, per Ryo e Zen, non è mai parso loro più dolce e arrendevole di così. | |
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| Titolo: Reborn: The Last Hero |
Distributore: Netflix
| Perché lo consiglio: Neo Kosei è un imprenditore tanto geniale quanto privo di scrupoli; lecito attendersi pertanto che, quando qualcuno lo spinge giù da una scalinata per sbarazzarsi di lui, la lista degli aspiranti killer si mostri piuttosto ampia. Neo, però, non muore: l'uomo si ritrova invece a viaggiare indietro nel tempo di dieci anni, risvegliandosi nel corpo di una persona identica a lui. Eito Nomoto gli somiglia tuttavia solo nell'aspetto esteriore; non certo nel carattere, né nella modesta vita che il giovane conduce.
Per Neo non è facile vivere nel quartiere commerciale di Akari che nella sua vita precedente aveva peraltro fatto spianare; accanto a lui ha persone che si limitano a lavoricchiare, del tutto prive di obiettivi e di senso degli affari.
Allo scopo di rinvenire il suo assassino, e possibilmente prevenire il compiersi dell'infausto evento, egli inizia così a recitare la parte che chi lo circonda si attende da lui.
Eito è un ragazzo di buon cuore, forse anche un po' mollaccione e privo di nerbo; pian piano Neo "diventa Eito" e la finzione sembra reggere, sorprendendo perfino egli stesso.
L'uomo non riesce tuttavia a impedire che il suo innato senso degli affari attecchisca anche nel nuovo contesto, mutando così il destino del quartiere di Akari e dei suoi abitanti.
Di certo l'idea dello scambio di corpi, di ruoli o di ambo le cose è particolarmente abusata; accanto all'inevitabile riscrittura degli eventi che essa determina, lo spettatore può quindi decidere più che altro di stare al gioco, più che attendersi veri guizzi di novità, per osservare le pieghe che la storia andrà a intraprendere.
La straordinaria e duplice performance attoriale dei due protagonisti, interpretati dal versatile Issei Takahashi, regge in ogni caso già da sola l'intera impalcatura, sorretta comunque in maniera dignitosa anche dagli attori comprimari. Forse Neo può apparire inizialmente un "villain" talmente eccessivo da risultare quasi cartoonesco, ma è davvero difficile recriminare qualcosa all'interpretazione che Takahashi fa di lui e di Eito, specie considerando gli impercettibili ma tangibili mutamenti che l'anima di Neo si ritrova a sperimentare. "Il nuovo Eito" si anima tra mascotte pucciose, inediti frullii del cuore e 'divinazioni' che pescano a spron battuto da fatti del futuro realmente accaduti: e così, tra un rimando a Yuzuru Hanyu o alle elezioni di Trump, e un altro ancora alle medaglie olimpiche di Milano Cortina, è davvero piacevole farsi intrattenere da una sceneggiatura vivace e leggera, spumeggiante il giusto e capace di tenere alto l'interesse e la tensione fino all'imprevedibile epilogo.
"Per sopravvivere dobbiamo lasciare andare qualcosa", racconta un'intuizione a un certo punto della storia. Ed è talmente vero, per chiunque di noi, che non si può che osservare incuriositi come Neo saprà scendere a patti con la vita e il futuro proprio e di chi lo attornia. | |
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| Titolo: Ticket to Heaven |
Distributore: Viki
| Perché lo consiglio: “Se Dio ci insegna ad amare, ma non ci è permesso amarci, allora che senso ha avere un Dio in questo mondo?”
Il regista e sceneggiatore "Aof" Noppharnach Chaiyahwimhon e lo sceneggiatore "Best" Kittisak Kongka, dopo Moonlight Chicken e Last Twilight, uniscono nuovamente le forze per dare vita a Ticket to Heaven.
Le loro opere non sono semplici boys’ love. Oltre ad affrontare tematiche LGBTQ, raccontano problematiche importanti e attuali, e questo nuovo progetto non fa eccezione: dopo aver portato sullo schermo argomenti come disabilità, accettazione di sé stessi, gravidanza inattesa, qui troviamo un tema spinoso come quello della religione.
L’idea è nata quando il regista Aof, cattolico e appartenente alla comunità LGBTQ, ha visitato la Basilica di San Pietro a Roma. Immerso nel suo splendore, gli sono tornati alla mente dubbi e interrogativi che si poneva da ragazzo, quando frequentava una scuola cattolica: alcuni amori, secondo la religione, vengono considerati sbagliati, eppure Dio ci insegna ad amarci gli uni con gli altri.
È bastata una telefonata al collega Best ed è nato Ticket to Heaven.
Thailandia, anno 1996. In una scuola cattolica che ospita studenti in vista di un possibile futuro come seminarista, si incontrano Tanrak e Barth. Quest’ultimo si trova nella Casa della Maddalena perché considerato un ragazzo problematico. È affidato a Tanrak, ragazzo orfano cresciuto nell’istituto e che sogna di diventare sacerdote e poter rincontrare i propri genitori in Paradiso. Barth finirà presto per rappresentare una tentazione per Tanrak, o meglio, gli farà scoprire nuove emozioni e sentimenti. Insieme a questi arriveranno anche dubbi e domande che metteranno in discussione le sue certezze.
Il drama, ambientato negli anni ‘90, affronta tematiche ancora estremamente attuali; la serie non ha la pretesa di fornire delle risposte né di stabilire cosa sia giusto o sbagliato, ma espone i diversi punti di vista senza mai giudicare.
La regia è curata nei minimi dettagli e ogni scena è realizzata con estrema accuratezza. In ogni fotogramma si possono cogliere simboli religiosi e ogni oggetto ha un significato preciso; alcune inquadrature, inoltre, sono state girate dall’alto o attraverso una porta come a voler suggerire che Dio veglia sempre sui protagonisti.
Gemini e Fourth, nei ruoli di Barth e Tanrak, regalano un’interpretazione straordinaria: sono maturati ulteriormente rispetto alle loro ultime serie e qui riescono a trasmettere allo spettatore dubbi e conflitti interiori, ma anche emozioni e la dolcezza tipica del primo amore, tutto questo con un semplice sguardo.
Ticket to Heaven è una serie composta da 6 episodi di circa un’ora ciascuno ed è disponibile su Viki con i sottotitoli in italiano; è un drama che riesce a intrattenere e a far riflettere, senza mai risultare pesante, nonostante le importanti tematiche affrontate. | |
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| Titolo: Wishing Upon a Shooting Star |
Distributore: Viki
| Perché lo consiglio: I taiwanesi ci dimostrano ancora una volta una particolare sensibilità nella realizzazione di serie boys love grazie a Wishing Upon a Shooting Star, drama di 12 episodi, disponibile su Viki con i sottotitoli in italiano.
Xian Yong, sopraffatto dalle difficoltà della vita e in crisi sul lavoro, torna nel suo paese natale. Qui esprime un desiderio a una stella cadente: che Xian Yong scompaia. E così accade.
Il giorno dopo nessuno si ricorda più di lui. È diventato uno sconosciuto agli occhi del mondo intero, fatta eccezione per il suo amico d’infanzia Wan Zhe che era presente quando esprimeva il desiderio. Anzi, lui stesso ne aveva espresso uno: vivere un amore.
Anche il suo desiderio sembra avverarsi e Wan Zhe dovrà capire se i sentimenti della persona che ha davanti siano autentici o frutto del miracolo di una stella cadente.
Per Xian Yong, dimenticato perfino dal padre e senza un posto dove andare, la situazione è ancora più difficile. La questione si complica ulteriormente quando Xian Yong rincontra Hao Wei, il ragazzo di cui è innamorato dai tempi della scuola, ma dal quale si è allontanato. Non solo è stato dimenticato dal mondo intero, ma si ritrova costantemente accanto alla persona di cui è innamorato, senza poter fare nulla, nemmeno rivelargli chi è realmente.
Eppure Hao Wei sembra inspiegabilmente attratto dalla nuova versione di Xian Yong.
Wishing Upon a Shooting Star non è un drama che parla soltanto di romanticismo, ma anche di crescita e accettazione di sé e dei propri errori. Come afferma lo stesso regista Ray Jiang (regista anche di We best Love e Unknown) in un’intervista, può capitare a chiunque di fantasticare di essere qualcun altro, convinti che una vita diversa dalla nostra sarebbe in qualche modo migliore. Ma è davvero così? Una volta che ci siamo sbarazzati di ogni etichetta e di ogni costrutto sociale, cosa rimane di noi?
Per fortuna, anche se la memoria viene meno, i sentimenti e le emozioni continuano a esistere e forse Hao Wei potrebbe essere la chiave per risolvere la situazione. Xian Yong, d’altro canto, dovrà imparare ad accettare gli errori e le scelte fatte in passato, affrontandone le conseguenze.
Un drama romantico, ricco di scene intense e baci emozionanti, con attori bravissimi e ambientato nell’immaginaria isola di Xingpu: in realtà, la serie è stata girata nella magnifica isola di Liuqiu, conosciuta anche come Xiaoliuqiu o isola Lamay.
Una storia che ci insegna che i miracoli non sono opera delle stelle, ma delle persone, della loro costanza e del loro amore. | |
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| Titolo: Loved One |
Distributore: Netflix
Perché lo consiglio: Masumi Mizusawa (Dean Fujioka) è un patologo forense giapponese appena rientrato dagli Stati Uniti, dove ha collaborato per anni con la polizia locale nelle indagini su omicidi e morti sospette.
In Giappone la cooperazione fra medico legale e detective è ancora poco praticata, pertanto Mizusawa viene messo a capo della nuova squadra di medicina forense MEJ (Medical Examiner Japan) che dovrà effettuare i rilievi sulla scena del crimine e decidere se è necessaria l’autopsia per stabilire le cause del decesso.
All’inizio il team di Mizusawa incontra le resistenze dei detective, ma ben presto il medico geniale e i suoi brillanti colleghi dimostrano quanto sia prezioso il loro aiuto per far luce su casi complessi e morti inspiegabili.
Oltre alle competenze scientifiche e a un intuito fuori dal comune, ciò che distingue l’approccio di Masumi è il suo rispetto nei confronti dei defunti, che vengono chiamati “Loved One” dai patologi forensi americani. Un appellativo che restituisce dignità alle vittime in quanto persone amate, la cui esistenza è stata importante per qualcuno.
A dispetto della presunta matrice americana, il concetto in sé e i comportamenti che ne derivano appaiono invero molto giapponesi, esplicitandosi fra l’altro nell’inchino rituale di fronte al corpo prima di cominciare l’autopsia.
“I morti non possono parlare, ma noi possiamo ascoltarli”: Masumi ha appreso questo insegnamento in tenera età e ne ha fatto il motore della sua vita professionale. Ascoltare la voce dei defunti è tutto ciò che gli interessa e a cui si dedica con passione. La sua intelligenza straordinaria e le peculiarità del suo carattere non lo rendono tuttavia un personaggio arrogante, il genio egocentrico e ingestibile che tende a fare tutto da solo. Al contrario, il dottor Mizusawa è un uomo posato ed empatico, che valorizza i suoi sottoposti e cerca di collaborare evitando i conflitti.
I suoi piccoli tic, le frasi che ripete sempre nei vari momenti dell’indagine, gli oggetti che colleziona, lo rendono un personaggio riconoscibile e rassicurante a cui è facile affezionarsi.
Loved One è una serie medico-investigativa coinvolgente che si fa guardare senza troppo impegno, adatta a un’ampia fascia di pubblico in quanto le autopsie non vengono mostrate nella loro crudezza e non ci sono eccessi di violenza o scene disturbanti. Ciascun episodio racconta un singolo caso, con temi che spaziano dalla famiglia alla politica, proponendo storie a volte complesse, a volte drammatiche e commoventi.
Ogni caso coinvolge in modo particolare uno dei membri della squadra, permettendo di conoscere meglio i vari personaggi.
Il caso finale, che affonda le radici nel passato, riguarda proprio il dottor Mizusawa.
Anche se le singole storie non sembrano collegate fra loro, il filo che le unisce è la definizione stessa di “Loved One”: chi sono davvero le persone amate, per le quali si è disposti anche a sacrificare sé stessi?
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| Titolo: The Boy and I Who Will Break Up in 100 Days |
Distributore: GagaOOLala
Perché lo consiglio: The Boy and I Who Will Break Up in 100 Days è una serie spiazzante, dura e realistica, che invita a riflettere su diversi temi legati in primis al mondo LGBTQ+, ma con uno sguardo che abbraccia anche altri aspetti come la condizione femminile, l’autodeterminazione e le relazioni in senso lato.
I cento giorni del titolo si riferiscono alla durata di un documentario che vuole immortalare la vita quotidiana di Yuma e Itsuki, una coppia gay diventata virale su internet dopo un’intervista sul conseguimento del certificato di partnership.
Cavalcando la popolarità di quella che è ormai percepita da molti come la coppia gay ideale, il documentario vuole dimostrare l’importanza di un riconoscimento ufficiale per le coppie omosessuali, che ancora oggi non godono degli stessi diritti di quelle etero.
Fin dal primo episodio ci si rende conto che la serie è particolare e interessante. Lo spettatore viene catapultato nel bel mezzo delle riprese, con interviste ai protagonisti, ai loro colleghi e a esponenti di gruppi LGBTQ+.
Da quasi tutti gli intervistati trapela un senso di entusiasmo e di speranza, ma c’è qualcuno che invece non sembra così ottimista. Si comincia a percepire una nota stonata, un’inquietudine che ribolle sotto la superficie. Negli episodi successivi, a telecamere spente, la vera quotidianità di una coppia non proprio perfetta comincia a venire a galla.
Il contrasto fra realtà e apparenza diventa il fulcro intono a cui ruota la storia di Yuma e Itsuki, insieme alle vicende di altri personaggi come la regista e la sua troupe.
Non solo il rapporto fra i due uomini, ma anche i pensieri e le intenzioni di chi li circonda possono risultare ben diversi da quel che sembrano.
Il documentario, nato per supportare i diritti delle persone LGBTQ+, finisce per diventare l’innesco che fa saltare equilibri già precari e che mette in luce le contraddizioni insite nell’animo stesso dei singoli individui.
La storia è raccontata attraverso dialoghi e monologhi, con pochi eventi eclatanti, e ogni singola parola ha un peso e un significato ben preciso. In particolare le riflessioni dei protagonisti offrono prospettive molto diverse fra loro, due modi quasi opposti di percepire le stesse cose.
Entrambi esprimono idee, desideri ed esperienze in cui potersi identificare, lasciando intendere che alla fine non esista un’unica risposta che vada bene per tutti.
La serie si conclude dopo sei episodi con un finale che può apparire un po’ brusco, ma che lascia molti spunti di riflessione.
Ci si interroga su cosa sia la normalità, su cosa ci voglia per far funzionare una relazione, etero o omosessuale che sia; su cosa significhi accettare le differenze e guardare l’altro per quello che è.
Infine, su cosa voglia dire davvero rivendicare i propri diritti, incluso il diritto di fallire o di scegliere una strada diversa da quella già tracciata per noi.
In un mondo che si ostina a incasellare e definire, “ci sono anche pesci tropicali che non riescono a sopportare il caldo”.
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| Titolo: La mia nobile nemica |
Distributore: Netflix
Perché lo consiglio: Non tutto è come sembra in questa serie romantica e di intrighi familiari a cavallo tra le epoche... a partire dal rapporto tra i due protagonisti.
Il titolo potrebbe portare a credere, erroneamente, che si tratti di un "enemies to lovers": a dire la verità, invece, la serie segue le vicende di due amanti maledetti dal destino, che li accompagna dall'epoca Joseon al tempo presente.
Di Dan-sim si dice che sia una donna intrigante e maligna e che la sua presenza abbia portato alla pestilenza che la sua condanna a morte potrebbe risolvere, ma fin da subito si intuisce facilmente che la causa di tutto è un complotto ordito contro di lei. Donna navigata, Dan-sim aveva previsto il rischio e grazie all'aiuto di una strega riesce a tenere legata la sua anima a questo mondo... con un salto in avanti di centinaia di anni, fino ai giorni nostri.
Dan-sim e Se-rin, il cui corpo diventa il contenitore per la sua anima, sono collegate però anche dal filo della reincarnazione, così come diversi altri personaggi, tra cui l'amore del destino di Dan-sim, la strega e il re. Scoprire che cosa provoca i viaggi temporali e impedire il ripetersi tragico del destino saranno tra i problemi che Dan-sim dovrà risolvere se vorrà restare unita all'amore della sua vita che ha incontrato nel tempo presente.
Oltre che coinvolgente dal punto di vista sentimentale, la serie è molto interessante per l'approccio originale al viaggio nel tempo, che mi ha incuriosito davvero molto per la linearità con cui il narratore riesce a giustificarlo senza paradossi temporali, in una maniera che personalmente è la prima volta che vedo affrontata in questo modo.
Molto poetico anche il concetto, questa volta non nuovo allo spettatore ma ben gestito, che l'essere la reincarnazione di qualcuno non implica in alcun modo essere la stessa persona né condividere la stessa anima, ragion per cui sebbene le reincarnazioni l'uno dell'altro, a cavallo dei tempi, si somiglino notevolmente, restano sempre due persone diverse al punto che si possa essere innamorati di uno ma non dell'altro, che uno di loro non abbia possibilità di redenzione ma l'altro sì, e altri casi simili.
In definitiva, il racconto di un amore struggente che smuoverà gli animi, ma anche l'interesse per la gestione originale del viaggio nel tempo!
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| Titolo: Link Click |
Perché lo consiglio: "Jikou Dairinin" è l'adattamento giapponese del donghua "Link Click" che costituisce un'opera originale tutt'ora in corso.
Avevo atteso con interesse l'uscita per poter conoscere la storia di questo donghua, consigliatomi più volte... il risultato è stato che ho finito per prendere in mano anche l'opera originale, per via delle differenze riscontrate tra come si stava evolvendo il live action e quanto mi era stato raccontato dell'opera.
Quello che seguirà sarà un'analisi comparata, con una dovuta premessa: il live action è assolutamente consigliato, ma allo stesso tempo il consiglio è quello di guardare contemporaneamente anche la serie originale, se già non la conoscete, per meglio entrare nelle vicende dei protagonisti e comprendere il senso di alcune scelte.
Il "Time Photo Studio", gestito da Toki (nella versione animata originale Cheng Xiaoshi) e Hikaru (nella versione animata originale Lu Guang) è uno studio fotografico nel quale però i due forniscono un altro tipo di servizio a chi lo desidera: possono "entrare" nelle foto che i loro clienti gli portano, per scoprire alcune cose successe nel passato.
Questo costituisce a tutti gli effetti un viaggio nel passato per Toki che lo vive in prima persona mentre Hikaru lo guida "visualizzando" gli eventi accaduti, pertanto è fondamentale che Toki stia attento a non alterare gli eventi per non creare ripercussioni sul presente.
Ci sono però alcuni "nodi" nel passato che fanno sì che alterazioni degli avvenimenti siano possibili prima di tale nodo, che in ogni caso avrebbe un impatto definitivo sul futuro (come, ad esempio, la morte di una persona).
Allo stesso tempo, il passato racchiude il mistero della scomparsa dei genitori di Toki, sulla quale Hikaru sembra sapere qualcosa, anche se non dice nulla. Questa è la premessa, comune sia nel live action e nell'originale donghua.
L'adattamento è essenzialmente un drama episodico, in ogni puntata del quale viene affrontata la vicenda di uno del clienti del Photo Studio e si approfitta degli avvenimenti per approfondire alcuni dettagli sul funzionamento del potere di Toki e Hikaru, oltre che lasciare brevi indizi sul passato di Toki.
Le storie degli avventori del donghua sono tutte riprese, con l'aggiunta di alcuni episodi originali.
La differenza principale è che verso la metà del donghua le vicende prendono una piega inaspettata, apparentemente a causa di alterazioni del passato svolte da Toki e la storia si sposta su un piano più personale e drammatico, con le storie degli avventori che si intrecciano a quelle dei due protagonisti e un finale di tensione molto aperto alla seconda stagione. Nel live le sottotrame dei clienti, legate alla trama principale, vengono riviste in chiave positiva, con una conclusione lieta e un messaggio di ottimismo rivolto al futuro per i protagonisti, come se gli sceneggiatori avessero deciso di rendere l'opera una sorta di introduzione auto-conclusiva all'universo narrativo, riservandosi di sviluppare la trama lineare solo nel caso venga rinnovata una seconda stagione.
La scelta è sicuramente indicata per un'opera one-shot, tuttavia sarebbe molto interessante che in una seconda stagione le trame venissero riaperte e la linea si spostasse maggiormente su quella originale, possibilità che gli sceneggiatori sembrano volersi tenere aperta in ogni caso.
Per quanto riguarda il carattere dei protagonisti, è abbastanza fedele all'originale, anche se la chimica tra Toki e Hikaru potrebbe essere maggiore.
Tuttavia questa scelta, così come quella di rendere il personaggio di Rin (Qiao Ling nella versione animata originale) meno volitivo, si adatta al contesto culturale giapponese e non l'ho trovata per questo fastidiosa.
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| Titolo: Ci vediamo domani al lavoro! |
Distributore: Prime Video
Perché lo consiglio: Non c'è niente di meglio di una serie fresca e divertente per riuscire a sopportare questa torrida estate.
Ci vediamo domani al lavoro è una commedia sentimentale che racconta la storia di Ji-Yoon, dipendente di un'azienda che produce elettrodomestici, e di Si-woo, soprannominato l'uomo dei tre No e manager della stessa azienda. Inizialmente Ji-yoon è in soggezione nei confronti di Si-woo, che appare così freddo e distaccato da sembrare un robot, interessato solo al lavoro e al successo dei progetti che gli vengono affidati.
Ji-yoon invece è una donna che di sentimenti ne prova sin troppi: soffre per la fine di una storia travagliata, ma è pronta a ricominciare a vivere; ama la famiglia e ha accanto a sé dei cari amici.
Insomma i due sono opposti estremi. Eppure... ecco che lentamente si avvicinano e Ji-yoon si accorge che Si-woo non era così male come pensava. Anzi, è proprio una persona in gamba.
Il problema è che è di difficile lettura e questo porta a continui fraintendimenti tra i due, con inevitabili battibecchi.
Ma come si dice, l'amore non è bello se non è litigarello.
Il ritmo della storia si mantiene vivo in ogni puntata, mentre si racconta l'evoluzione del rapporto tra i protagonisti. Sullo sfondo si intrecciano anche le storie di altri personaggi, che fanno un bel corollario alla vicenda e la sviluppano parallelamente.
C'è anche spazio per la sottotrama di invidie e sabotaggi lavorativi, che rendono il tutto più intrigante. Infine, sono di corredo alle scene anche effetti grafici e sonori divertenti, come la presenza di una nuvoletta temporalesca sulla testa di Si-woo quando sembra accigliato, o ancora una volpina ammiccante quando combina qualcosa di astuto.
La storia è divertente e leggera.
Gli episodi non sono disponibili tutti insieme su Prime, ma vengono rilasciati il lunedì e martedì sera, cosicché la serie si concluderà a fine luglio.
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| Titolo: I peccati di Kujo |
Distributore: Netflix
Perché lo consiglio: Ammetto che I peccati di Kujo era una serie che puntavo già da tempo, sia per gli attori (da Yuya Yagira, protagonista di Gannibal a Keita Machida di 10Dance giusto per citare i principali) che per la trama.
Parliamo infatti di giustizia, senso del dovere e malavita.
Yuya Yagira infatti interpreta l'avvocato Taiza Kujō, un uomo che non si pone limiti: ama affrontare casi che coinvolgono clienti difficili, compresi gangster, yakuza oppure persone con precedenti penali.
Etichettato come 'avvocato corrotto', in realtà l'uomo segue un suo personale credo e cioè che "un avvocato non debba avere ideologie" e che "la missione di un avvocato sia quella di difendere i suoi clienti", pertanto accetta anche di difendere le cause di criminali imperdonabili.
Un giorno, il giovane avvocato d'élite laureato all'Università di Tokyo Shinji Karasuma si rivolge a lui per affiancarlo: sebbene molto diversi, i due finiranno per aiutarsi l'un l'altro nel compito di districarsi fra clienti di difficile gestione.
Le puntate sono scorrevoli, dedicate ognuna ad un caso particolare, anche se poi spesso si intrecciano fra di loro ed ognuna riesce anche a raccontarci il passato dei protagonisti, il suo vissuto spesso drammatico.
Kujo affronta ogni causa con lo stesso ardore e puntiglio, non importa se sa benissimo che chi sta difendendo è un delinquente ed è soprattutto colpevole.
Questo è un interessante spunto di riflessione, su come sia equo e giusto che tutti abbiano il diritto di essere difesi in tribunale. Ma anche così, Kujo finisce per inimicarsi le persone sbagliate, dovendo sempre correre sul filo del rasoio, per non rimetterci la professione ed anche la vita.
Sullo sfondo poi ci sono le lotte di potere all'interno dei vari clan della yakuza, con diversi colpi di scena.
Attori veramente bravi e in parte.
Si spera che arrivi al più presto una seconda stagione, visto che molte questioni sono rimaste in sospeso.
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