Il mondo dei drama (ovvero delle serie tv asiatiche) appare da tempo troppo bistrattato per motivi poco o per nulla fondati; accade ancora di frequente di imbattersi in commenti quali "
non c'era bisogno del live action," "
sono brutti", "appaiono eccessivi", "gli attori non sanno recitare", "meglio l'anime o il manga", "preferisco le serie occidentali".
È legittimo che ciascuno abbia i propri gusti, ma spesso chi non guarda i drama si ferma all'apparenza o, peggio, alla prima delusione... e vorremmo sperare che non debba andare così.
Per questo motivo, come già avviene per la rubrica gemella
Nekonsigli: Anime, anche la sezione drama "scende in campo" per consigliare, a sua volta, i titoli stagionali che gli staffer hanno maggiormente apprezzato e che desiderano condividere con tutti voi.
Nella rubrica
Nekonsigli: Serie TV vi riportiamo i nostri titoli del cuore della stagione, dove reperirli e perché li stiamo consigliando.
I titoli presi in esame nella rubrica sono tutte serie o film
iniziate nell'inverno 2026, rinvenibili nella relativa notizia riepilogativa delle
novità stagionali, e preferendo ove possibile serie arrivate ufficialmente in Italia.
Al pari dei consigli anime, anche questa rubrica vuole offrire l'occasione agli stessi utenti di promuovere a loro volta i loro titoli preferiti, che siano o meno citati nella notizia.
Se ritenete pertanto che anche altri drama siano meritevoli di una menzione, vi invitiamo con piacere a suggerirli nei commenti.
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| Titolo: Countdown to yes |
Distributore: GagaOOLala
| Perché lo consiglio:
Countdown to yes è la trasposizione drama del volume unico Finché non dirò sì, manga boys' love recentemente annunciato dalla casa editrice Flashbook.
La storia che ci viene presentata è semplice e non sembra succedere niente di straordinario: Minato e Wataru sono amici che convivono durante gli anni universitari e condividono la passione per la fotografia. Tutto cambia quando Minato si trasferisce in Hokkaido per lavoro. Torna tre anni più tardi chiedendo a Wataru di andare nuovamente a vivere insieme.
La separazione e la distanza hanno fatto capire cosa provano l’uno per l’altro, tuttavia, mentre Minato vuole dare forma a questo sentimento, Wataru esita, spaventato all’idea di fare quel passo in avanti.
Il titolo stesso, Countdown to yes, ci rassicura, suggerendo la direzione della storia: gli episodi sono solo un conto alla rovescia verso il “Sì” di Wataru. Ne nasce un drama che è quasi una coperta calda, una confort zone in cui rifugiarsi perché, indipendentemente da qualunque cosa accadrà lungo il percorso, lo spettatore conosce chiaramente quale sarà il finale.
La loro storia è raccontata in modo delicato e morbido: è fatta di routine quotidiane, di piccoli gesti, di sguardi e di silenzi. Il ritmo è pacato e scandito da piccoli cambiamenti; i personaggi si prendono il tempo necessario per raccontare se stessi e i loro sentimenti e per fare questo vengono introdotti dei flashback che si collegano alla perfezione con ciò che sta accadendo nel presente.
La fotografia non è soltanto un semplice hobby, ma parte integrante della storia. Per Wataru diventa addirittura una professione, ma è soprattutto un mezzo attraverso il quale i protagonisti prendono coscienza dei sentimenti provati.
Anche la regia usa questo elemento a suo vantaggio regalandoci delle scene che sembrano osservate attraverso l’obiettivo di una macchina fotografica: sono come i protagonisti si vedono l’un l’altro, senza filtri, facendoci intuire quanto amore ci sia dietro a quello scatto genuino.
Wataru e Minato sono circondati da persone speciali, amici e famigliari, che non giudicano, ma comprendono e sostengono, restando accanto ai protagonisti qualsiasi siano le loro scelte.
Ma scommetto che anche questi, come noi, non aspettano altro che quel semplice, ma importante “Sì”. | |
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| Titolo: Boyfriend on Demand |
Distributore: Netflix
| Perché lo consiglio: Boyfriend on Demand è un drama coreano di 10 puntate disponibili su Netflix che senza troppe pretese si propone di intrattenere e divertire lo spettatore con episodi leggeri e piacevoli. La visione risulta scorrevole tanto che un episodio tira l’altro.
Grazie alla realtà virtuale con la quale le donne, protagonista compresa, possono avere degli appuntamenti con uomini perfetti, si ripercorrono tutti i cliché tipici delle commedie romantiche coreane, dal ricco CEO che fa shopping per la sua amata tra vestiti e gioielli allo chef che cucina eleganti cene, e con loro vengono portati sul set una carrellata di talentuosi e celebri, nonché bellissimi, attori che aggiungono fascino alla storia. Tuttavia, ad una visione più attenta, Boyfriend on Demand presenta tematiche importanti che fanno riflettere. Le donne che utilizzano questa realtà virtuale sono quelle che, nella vita reale, hanno vissuto difficoltà nelle relazioni passate, che non le hanno superate o che non sono riuscite a trovare la dolce metà giusta per loro. Proprio per questo hanno preferito rifugiarsi in qualcosa che non esiste realmente, prediligendo qualcosa di finto, ma che non delude e non fa soffrire, anzi all’apparenza sembra perfetto e conforta dalle faticose giornate lavorative. È un rifugio, però, che sebbene sia apparentemente soddisfacente e sfavillante, porta i personaggi ad alienarsi e ad allontanarsi sempre di più dalla verità, dai legami veri, non accorgendosi delle persone che realmente sono al loro fianco nella vita quotidiana.
Ed è proprio questo quello che succede alla protagonista Mi-rae, così affascinata dal mondo artificiale, da non accorgersi che, da molto tempo, aveva accanto a sé un uomo che ha occhi solo per lei, facendo riflettere lo spettatore sul valore delle relazioni.
In conclusione, Boyfriend on Demand è un drama che, con leggerezza, ci racconta dell’evasione che ogni tanto ci aiuta a staccare la spina dalla vita reale, ma anche dell'importanza di non perdersi troppo nelle illusioni. | |
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| Titolo: The Boyfriend (stagione 2) |
Distributore: Netflix
| Perché lo consiglio: Lo so. Questo non è un live action ma un reality show e adesso vi spiego perché lo consiglio.
In realtà non ho mai apprezzato molto i reality, ma The Boyfriend è riuscito subito ad attirare la mia attenzione grazie a un elemento tanto semplice quanto difficile da trovare nei reality odierni: la genuinità dei suoi protagonisti e dei loro sentimenti.
La prima stagione di The Boyfriend è stata elogiata dalla critica e non solo, posizionando molto in alto l'asticella di gradimento, e questa seconda stagione ha saputo difendersi benissimo se non fare di meglio.
Anche se il meccanismo rimane semplice - un gruppo di ragazzi vive per dei mesi insieme sotto lo stesso tetto, gestendo un piccolo chiosco di bibite, con lo scopo di stringere forti amicizie e perché no, anche trovare l’amore -, è l’ambientazione in Hokkaido - tra le bianche e suggestive colline innevate - e un maggior numero di episodi che ha permesso di affezionarsi di più ai protagonisti – ad aver reso questa stagione incantevole.
Se in generale i reality giocano, e spingono, su una realtà che per lo più è aggressiva, prepotente, ignorante e sessualmente esplicita, The Boyfriend va nella direzione opposta. I suoi protagonisti sono timorosi e imbarazzati, ma anche estremamente coraggiosi nell'esporsi e aprirsi sulle loro situazioni affettive e familiari, partecipando non solo per la voglia di trovare l'amore ma soprattutto perché sentono la necessità di essere visti e ascoltati.
Ciò che li accomuna davvero è però la necessità di superare le proprie ferite e di liberarsi dalla sensazione di inadeguatezza o vergogna che la società, soprattutto quella giapponese, gli fa vivere costantemente.
Nel corso dei quindici episodi, commentati sempre dagli affiatati Durian Lollobrigida, Yoshimi Tokui, MEGUMI, Chiaki Horan e Thelma Aoyama, ci ritroviamo a fare il tifo anche per questo nuovo gruppo, proprio come è avvenuto la prima volta.
Tra nuove relazioni, timidi approcci, esterne più o meno riuscite e un più che gradito ritorno, lo spettatore sarà appagato da quello che la produzione è riuscita a mettere su schermo, arrivando anche a sorvolare su quelle “piccole forzature”, o se vogliamo eccessive coincidenze, presenti del programma: mi riferisco al fatto che alcuni ragazzi già si conoscono o si sono frequentati in passato.
La seconda stagione di The Boyfriend è una piccola perla del panorama dei reality odierni, riuscendo con semplice e spiccata intelligenza a farsi largo in un panorama saturo e più che mai chiassoso.
La sua forza è la veridicità con cui sono rappresentati i sentimenti, oltre al timido comportamento dei suoi protagonisti, cosa che forse solo i giapponesi, con il loro modo d’essere, riescono a rappresentare così bene. | |
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| Titolo: Silent Truth |
Distributore: Netflix
| Perché lo consiglio: Silent Truth è un’ottima serie poliziesca con un cast eccellente e una splendida colonna sonora. La storia si dipana su due piani temporali, presentandoci due misteri da risolvere a 23 anni di distanza l’uno dall’altro. La narrazione alterna il presente con i flashback, che sono fondamentali e inseriti in modo ben equilibrato. Il protagonista è Jun’ichi Tobina, detective presso il distretto di polizia di Mitsuba, sua città natale, dove è stato da poco trasferito. Quando la tranquilla cittadina viene sconvolta da un omicidio, Jun’ichi si ritrova a fare i conti con il proprio passato e con le persone che ne hanno fatto parte. Makiko, il suo primo amore, è ora una testimone chiave che sembra nascondere qualcosa. Ma anche l’ex-marito di Makiko, Keisuke, e il loro vecchio compagno delle elementari Naoto, risultano in qualche modo coinvolti. E soprattutto, questi quattro amici di infanzia che si rivedono dopo tanti anni, ciascuno con la propria storia e i propri scheletri nell’armadio, si portano dietro un segreto che li tiene legati a doppio filo: una capsula del tempo sepolta ai piedi di un ciliegio che nessuno avrebbe mai dovuto aprire.
A complicare le cose la prefettura di Kanagawa invia, a supporto delle indagini, una squadra della Prima Divisione Investigativa, e Jun’ichi si ritrova come partner la brillante ed eccentrica detective Nara. La situazione si presenta fin dall’inizio intricata e angosciante. Gli indizi che avvicinano alla scoperta del colpevole risvegliano traumi mai guariti e pongono domande sulla solidità delle relazioni e sulla possibilità di fidarsi di qualcuno che ormai non si conosce più. L’introspezione psicologica è parte fondamentale della storia, e Ryoma Takeuchi interpreta perfettamente un uomo di legge gentile e onesto che convive con un lacerante senso di colpa e con la paura che la verità venga a galla. Parallelamente Noriko Eguchi dà vita all’estroso personaggio della detective Nara, che se da una parte mette pressione ai sospettati e al suo stesso partner senza curarsi di ferire i loro sentimenti, dall’altra regala agli spettatori momenti divertenti che spezzano la tensione e fanno riprendere fiato.
E se sul versante psicologico la serie risulta ben riuscita, anche il lato poliziesco non è da meno, accompagnandoci attraverso successive rivelazioni e colpi di scena verso un doppio finale pienamente convincente. | |
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| Titolo: Sicuramente domani |
Distributore: Prime Video
Perché lo consiglio: Sicuramente Domani è una serie che ho iniziato per tre motivi: è su Prime, ha il doppiaggio in italiano e sentivo il bisogno di una storia d'amore malinconica.
Una volta partito il primo episodio, tuttavia, se n'è aggiunto un quarto decisamente di rilievo: era tantissimo tempo che non mi capitava di ascoltare Flavio Aquilone in un ruolo calmo, riflessivo e da protagonista.
In questo tipo di ruoli, reduce forse dal mio amore indiscusso per tutta la saga di How to Train Your Dragon/Dragon Trainer, lo apprezzo sempre moltissimo perché lo trovo in grado di trasmettere perfettamente quell'irrequietudine dell'animo trattenuta e addomesticata, per così dire, per via di indole o necessità sociali, ma che si sente ribollire sotto l'apparente pacatezza del personaggio da lui interpretato.
La storia di Sicuramente Domani si svolge in un continuo alternarsi tra il tempo presente e flashback su diversi momenti del tempo passato, che vanno a costruire poco per volta le ragioni del distacco tra i due protagonisti.
Gyeong-do e Ji-woo si conoscono ai tempi dell'università, quando lei lo avvicina dopo averlo incrociato per caso e inizia a interessarsi alla sua personalità genuina, nella quale trova il conforto che le manca nella sua quotidianità, per ragioni che poco per volta vengono svelate.
La storia è un continuo alternarsi di momenti di avvicinamento e di distacco tra i due, che quasi da subito si rendono conto dell'amore che provano l'uno per l'altra ma che hanno difficoltà ripetute nel viverlo appieno. Questo per via del carattere di entrambi, eccessivamente sdrammatizzante quello di lei, molto chiuso quello di lui, ma anche a causa di difficoltà esterne legate a segreti che Ji-woo nasconde e a decisioni che i due si trovano a dover prendere e che mettono in difficoltà il loro rapporto.
Nonostante a tratti la serie risulti rallentata e talvolta per questo un po' estenuante, per via del fatto che i due sanno perfettamente di amarsi e di voler stare insieme ma continuano a non riuscire ad ammetterlo con l'altro e con sé stessi, proprio per questo è un bellissimo spaccato di realtà su come noi stessi a volte, in alcune nostre relazioni, ci lasciamo andare a questo comportamento.
Quando Ji-woo continua a organizzare incontri "casuali" con Gyeong-do e conversare amabilmente con lui del tempo che hanno trascorso insieme, quando Gyeong-do tiene la foto sua e di Ji-woo sul comodino e la salva da complotti politici pubblicando articoli frutto di ricerche estenuanti ma si ostina a non volerla raggiungere, lo spettatore ha modo di fermarsi a meditare su quante volte, nella propria vita, si sia trovato in questa situazione con una persona a lui cara. E uno dei punti positivi di questa serie è proprio questo, quello di farci rendere conto che tutti noi siamo stati, almeno una volta nella vita, un po' Ji-woo e Gyeong-do, e di aiutarci a capire che possiamo deciderci, oggi, a digitare finalmente quel numero e fare quella telefonata. Oggi, e non "sicuramente domani".
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| Titolo: Il bacio della sirena |
Distributore: Prime Video
Perché lo consiglio: Se amate le serie che vi tengono incollati allo schermo dalla prima alla ultima puntata, Il bacio della sirena fa sicuramente al caso vostro. La trama è avvincente sin dalle prime battute, ricca di colpi di scena e sempre sul filo della tensione: Woo-seok, investigatore (ex poliziotto incapace di superare la morte della sorella minore) che si occupa di frodi assicurative per conto di una grande assicurazione, si ritrova impelagato in una serie di omicidi che sembrano ricondurre a Seol-a, banditrice capo di una casa d’aste, sospettata di frode assicurativa. Da questo momento Woo-seok si ritrova invischiato in una vicenda dai toni oscuri e lentamente sprofonda in un baratro fatto di ossessione, bugie e mezze verità. A rendere la storia così intrigante e coinvolgente è la magistrale interpretazione di Min-young Park, che veste benissimo i panni di Seol-a. Lo spettatore si ritrova sin dai primi minuti coinvolto in una vicenda dai contorni torbidi, in cui strani omicidi si susseguono e ruotano intorno alla casa d’aste e nel contempo si intrecciano più sottotrame, che dapprima sembrano svolgersi distintamente, ma che poi si riuniscono in un finale ad effetto. L’enigmaticità di Seol-a, che lo spettatore riesce difficilmente ad inquadrare, porta al verificarsi di più capovolgimenti di fronte che contribuiscono a rendere ancor più difficile la comprensione del suo io interiore, delle sue reali intenzioni, della sua bontà reale o presunta. Se inizialmente si resta diffidenti, con il procedere della storia si alternano momenti di sostegno a momenti di sgomento, gli stessi provati dal co-protagonista, Woo-seok, interpretato da Ha-joon Wi. Sembra proprio di essere i compagni di Ulisse, ammaliati dalla sirena ed incapaci di resistere al suo fascino. Ma sarà un fascino omicida? O Seol-a è innocente e le accuse mossele sono soltanto il frutto di un complotto di una mente malata? O forse c’è di più?
Lo scoprirete soltanto guardando Il bacio della sirena.
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| Titolo: Irrequietudine primaverile |
Distributore: Prime Video
Perché lo consiglio: Bom Yoon, insegnante di etica, fugge da Seul dopo essere stata schiaffeggiata in classe dalla madre di un’alunna, convinta che la giovane donna avesse una relazione con suo marito. In realtà Bom era vittima di stalking, ma non ha potuto denunciare la vicenda perché la madre, una famosa attrice, glielo ha impedito. Questo ha causato la rottura dei rapporti con la famiglia di origine.
Bom, che prima era una ragazza solare e piena di vita, inizia un nuovo capitolo della propria esistenza nel piccolo paese costiero di Shinsu-eup, dove si impone ogni mattina di non socializzare, di non divertirsi e di non essere felice. Ma i suoi piani vengono stravolti dal tempestoso incontro con Jae-kyu Seon, zio e tutore del migliore allievo della scuola superiore dove lei insegna, temuto da tutti i docenti ed etichettato come un delinquente prepotente. L’uragano Jae-kyu irrompe così nella vita di Bom e la stravolge sotto tutti i punti di vista. Non si può non simpatizzare sin da subito con questo vulcanico personaggio, che incute timore in tutti coloro che incontra, ma soltanto perché questi si limitano a fermarsi all’apparenza, senza cercare di comprendere il perché dei suoi comportamenti: per esempio, pensano sia un gangster per via di un vistoso tatuaggio che ha sul braccio destro, ma l’apparenza inganna…
La sua irruenza e sincerità sconvolgono sin da subito Bom, che viene fatta turbinare in un mare di emozioni che cercava di tenere sopite e che combatte con la paura che quanto successo a Seul possa ripetersi. Tuttavia, sarà proprio Jae-kyu a far emergere in lei una forza che non sapeva di avere e che la porterà a rivalutare la propria vita e a rivalersi sul passato.
La storia, grazie alla perfetta interazione tra i due protagonisti, si mantiene frizzante e divertente dal primo all’ultimo episodio. Le gag sono così naturali che ci si ritrova a ridere di gusto per buona parte della puntata, senza quasi accorgersi dello scorrere del tempo. Irrequietudine primaverile è un drama che spazza via la stanchezza della giornata appena trascorsa e dona leggerezza. E diciamocelo, un principe azzurro come Jae-kyu lo vorremmo tutte!
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| Titolo: Contrast |
Distributore: GagaOOLala
Perché lo consiglio: ero già pronta a bollare il primo episodio come una (indubbiamente bella) somma di troppi cliché già visti e raccontati troppe volte: la terrazza della scuola con un ambiente magnifico sullo sfondo, la quale diventa ritrovo e rifugio dei due protagonisti l'uno all'opposto dell'altro, il loro avvicinamento non del tutto casuale, i non detti che rimandano a frustrazioni irrisolte, l'uso caldo e studiato dei toni nella fotografia. Se aggiungiamo poi che non avevo saputo apprezzare il manga originale di Itz, si può ben dire che non partivo con le migliori premesse per apprezzare la serie. E poi, invece... colpita e affondata.
Sì, temi e trama non sono nuovi, ma la storia sa distinguersi per la capacità di addentrarsi nella psicologia dei due protagonisti fin nel profondo, velandola di dramma ma anche di dolcissima leggerezza, captando cioè con delicata attenzione tutte le sfumature emozionali di due ragazzi colti nel loro momento di massima e destabilizzante fragilità.
Il merito della gradevole resa del 'contrasto' tra Akira e Kanata, dei turbamenti di ciascuno e delle rispettive personalità in mutamento ed evoluzione, va senz'altro anche alle buone performance di Haruse Akune e Haruhi Iuchi, attori piuttosto giovani ma piacevolmente in grado di far trasparire le sottili emozioni che attraversano e scombussolano gli sguardi e la gestualità dei loro personaggi.
La volontà di osare e il bisogno di ritrarsi, la schiettezza dell'amicizia e le schermaglie amorose (e non), i fraintendimenti e l'incapacità di dar voce a parole necessarie ma troppo dolorose da pronunciare a voce alta, persino i fuochi d'artificio che esplodono sullo schermo, a far riecheggiare quel batticuore in cui lo stesso spettatore si ritrova d'un tratto avvolto: in Contrast, in effetti sembra tutto già visto, ma quel 'già visto' si veicola attraverso una trasposizione attenta e sensibile, che tocca le corde giuste in particolare di chi ama le storie raccontate con una certa premura per l'introspezione.
Plauso anche alla sigla finale, il cui senso si compie del tutto solo una volta che la serie giunge alla sua naturale conclusione.
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| Titolo: Soda Master |
Distributore: Netflix
Perché lo consiglio: Soda Master / Ramune Monkey è una serie sorprendente, arrivata su Netflix forse un po’ in sordina rispetto ad altre produzioni, ma capace di trovare un equilibrio quasi perfetto tra commedia, mistero e nostalgia.
Tre uomini di mezza età, che ai tempi delle scuole medie erano amici e passavano ore nel loro club del cinema, si ritrovano dopo molti anni. Ripensando al passato, però, capiscono che i loro ricordi sulla loro insegnante sono confusi, contraddittori, forse persino falsati. Quando emerge una situazione tragica legata proprio a questa professoressa, decidono quindi di indagare su ciò che accadde davvero.
Una storia che funziona soprattutto grazie a una sceneggiatura molto solida: ritmo veloce, dialoghi brillanti, tante citazioni, e la capacità di tenere insieme toni leggeri e mistero senza far perdere mai interesse. Una delle cose più belle sono le scene introduttive di ogni episodio: flashback in cui i ricordi deformati dei protagonisti diventano l’occasione per fare l’occhiolino ai generi cinematografici e ai cult anni ’80.
La memoria diventa così un piccolo film personale, pieno di invenzioni, suggestioni e mitologie private create dalla fantasia dei ragazzi. Salvo poi scoprire, puntata dopo puntata, com’era andata davvero, ricomponendo poco alla volta i pezzi del puzzle.
Ottima la regia di Tomonobu Moriwaki e la sceneggiatura infallibile di Ryota Kosawa che accompagna questo continuo rimpallo tra presente e passato senza appesantirlo mai.
Il cast è uno dei punti forti dell’opera: i tre protagonisti maschili, resi perfettamente dagli arcinoti Takashi Sorimachi, Nao Ōmori e Kenjirō Tsuda, funzionano alla grande. Accanto a loro, ottima la performance di Riko Fukumoto come loro “chaperon del presente”, mentre Mai Kiryū è leggendaria nel ruolo quasi mitologico di Matilda. Ma anche tutti i personaggi della città del passato sono tratteggiati con cura e precisione, e contribuiscono in modo decisivo a rendere viva l’atmosfera dell’epoca.
Una visione straconsigliata. Soda master ha il passo della commedia, il fascino del mistero e l’ombra lunga dei ricordi che non tornano mai davvero come dovrebbero.
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| Titolo: One Piece - Verso la Rotta Maggiore |
Distributore: Netflix
| Perché lo consiglio: La seconda stagione del live-action Netflix di One Piece riprende il viaggio di Monkey D. Luffy e della sua ciurma di Pirati di Cappello di Paglia, pronti finalmente a varcare i confini del Mare Orientale per addentrarsi nella temibile e misteriosa Rotta Maggiore.
Tra nuove isole da esplorare, insidie e l'ombra di organizzazioni criminali, la storia entra nel vivo e, personalmente, ho trovato questa nuova parte estremamente curata e particolareggiata in ogni suo aspetto.
Si nota chiaramente come la qualità generale sia migliorata rispetto alla prima stagione, che comunque avevo già reputato buona; in particolare, sono rimasta colpita dagli effetti speciali, che hanno fatto un netto salto di qualità rendendo i combattimenti e i poteri visivamente spettacolari e credibili.
Un altro grandissimo punto di forza si conferma essere il casting, davvero azzeccato, con attori che riescono a trasmettere perfettamente l'anima dei personaggi del fumetto.
La parte finale del viaggio, poi, dove si unisce alla ciurma Chopper, è stata semplicemente splendida: un momento commovente e gestito in modo adeguato, capace di inserire il nuovo personaggio nel contesto della storia in maniera naturalissima.
In definitiva, si tratta di una serie ideale per chi ama l'azione e i combattimenti, ma contornati da quei sani momenti drammatici che sanno come emozionare lo spettatore. | |
Come sempre leggo con molto piacere i consigli di tutti! Sono curiosa di Contrast perché anche a me i manga di Itz lasciano qualche dubbio, ma trovo che spesso i drama BL riescano a dare quell'atmosfera che negli originali manca.
C'è qualche momento di stasi di troppo che avrei evitato, ma davvero l'ambito della fotografia è così ben esplorato, e il rapporto tra loro due è così puccioso, che non si può fare a meno di pazientare per il loro sì!
Contrast si è rivelato una bellissima sorpresa e ne sono tanto lieta, quindi davvero altrettanto consigliato.
Silent truth l'avevo iniziato ma purtroppo sono ferma da mesi (non per volontà), inoltre in lista avrei anche OP (ma ancora dalla prima stagione T__T) e Soda Master, che già mi incuriosiva, ma dopo queste belle impressioni, decisamente, ancora di più * _ *
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