Jujutsu Kaisen - uno sguardo a Shingo Yamashita, il genio dietro le opening

Ecco chi dobbiamo ringraziare per alcune delle cose più belle del 2020, e non solo.

di Metaldevilgear

La fama di Jujutsu Kaisen è in continua ascesa, tanto in Giappone quanto all'estero, e non è una sorpresa che MAPPA abbia accolto e perseguito molto seriamente il compito di riservargli un trattamento speciale, essendo uno dei titoli commercialmente più importanti che si è trovato tra le mani negli ultimi anni. Mettendo in campo il suo più esperto character designer, un regista specializzato nelle parti action, ed uno degli sceneggiatori più attivi sulla piazza, lo studio più chiacchierato del momento (purtroppo non sempre col dovuto criterio) si è assicurato sia di non deludere i fan del nuovo cavallo vincente di Shonen Jump, sia di accontentare gli amanti dell'animazione, dimostrandolo di settimana in settimana a suon di sequenze spettacolari.
Ma si può dire senza troppe remore che il fattore visual di Jujutsu Kaisen abbia raggiunto il suo picco più alto nelle sigle d'apertura, capaci già da sole di "vendere" il prodotto sposando coi brani proposti un'allettante, per quanto semplice, storytelling visivo, e una tecnica da manuale.

 

 



Quando si parla di "opening", cadiamo spesso nell'abitudine di considerare unicamente "la canzone", tralasciando ciò che rende effettivamente una opening degna di tal nome, ovvero il suo insieme, musica e immagini per quello che è tutti gli effetti considerabile come un piccolo corto animato a sé stante. Di fatto, in quei circa novanta secondi di animazione, che il più delle volte, ricordiamo, non sono affidati allo staff principale della serie di turno (già occupato con la preparazione degli episodi) bensì ad un manipolo "esterno" di freelancer (o talvolta, appaltati ad altri studi di produzione), si sono spesso concentrate alcune delle individualità più creative e abili dell'industria: pertanto la sigla non funge soltanto da appendice per l'anime, ma da vetrina per grandi talenti (anche non necessariamente legati all'industria degli anime), nonché da importante tappa di passaggio dal ruolo di animatore a quello di storyboarder, quindi di regista. 
Diversi sono i nomi affermati che hanno fatto delle sigle dei cartoni e dei videoclip musicali o promozionali il proprio trampolino di lancio, se non addirittura la propria specialità, nel corso degli anni; ciò anche a fronte della limitata libertà creativa concessa dal canonico episodio televisivo rispetto a questo formato, dove l'animatore-regista può trovare una dimensione più ideale in cui esprimersi in termini di scelte stilistiche.
Nel felicissimo binomio "sigle-Jujutsu Kaisen" si inserisce proprio uno di questi nomi, quello di un ancora giovanissimo, ma già parecchio influente, Shingo Yamashita. Parliamo, per intenderci, di colui che è stato espressamente voluto dallo stesso autore originale, Gege Akutami, al timone delle opening (circostanza rarissima di per sé), e che di entrambe ha curato regia, storyboard, compositing (fotografia), 3D e montaggio, affidando ad una promessa del panorama, il coreano Moaang, la supervisione delle animazioni. Possiamo star certi che il mangaka abbia apprezzato il risultato quanto tutti noi: una duplice, proverbiale gioia per gli occhi degna di un Yama al meglio della forma, abilissimo nell'accentuare la coesione e fusione tra la dimensione sovrannaturale e quotidiana di tale scenario, avvalendosi con assoluta maestria sia delle tecniche digitali apprese (da sottolineare la resa dell'illuminazione e i particolari movimenti di macchina) sia del giovane team a sua disposizione (Nakaya Onsen, Bahi JDKoki Fujimoto tra questi) artefici di keyframe che appaiono perfettamente limati e tridimensionali nel prodotto ultimato.

 

 



Malgrado vedere all'opera animatori del suo calibro sia una fortuna molto più sporadica di quanto si possa pensare, poiché solitamente impegnati in lidi diversi dalle produzioni televisive seriali (es. lungometraggi, videogiochi, spot pubblicitari, o i sopracitati video musicali), Yamashita è stato particolarmente attivo nel 2020, lasciando la firma non soltanto su Jujutsu Kaisen, ma anche sullo straordinario Pokemon: Ali del crepuscolo, cartone rilasciato per il web prodotto da Studio Colorido, di cui è stato capo regista ed episode director: non a caso una delle serie artisticamente più soddisfacenti della sua annata, che ha inoltre riaffermato il prezioso sodalizio inaugurato l'anno precedente con Fastening Days

Ma cos'altro sappiamo in breve di Shingo Yamashita, quali sono le sue cifre stilistiche, qual è il percorso che l'ha portato ad essere uno degli animatori più amati della sua generazione? 
Yamashita Shingo (山下 清悟) nasce nel 1987, è soprannominato "Yama" ed è considerato uno dei pionieri e delle figure centrali del movimento "webgen" (web generation), vale a dire, tutti quegli animatori che hanno esposto su internet i propri lavori realizzati in digitale (talvolta sotto forma di semplici GIF) prima di poter accedere all'industria degli anime vera e propria.
La sua key animation, realizzata principalmente col software Macromedia Flash, è l'archetipo dello stile webgen più frenetico e "disordinato": deformazioni portate all'estremo che rasentano la privazione di forme precise, ombreggiature piatte, coreografie appariscenti e dense di effetti speciali, ed una riduzione dei contorni sempre più graduale nel tempo, al punto da veder raffigurate praticamente delle sagome di colore in alcuni dei suoi cut più caratteristici, come noteremo. 
Pur essendo capace di spaziare, la sua specialità è la character animation, e la sua mano è sempre impeccabile nel ricreare movimenti trasudanti di vita, anche quando alle prese con scene visivamente più astratte e spartane nei dettagli.

 

 



Fra gli animatori che lo ispirano maggiormente troviamo Masahiro Ando (specie per la opening di Orphen), Osamu Tanabe, Mitsuo Iso, ma soprattutto Norio Matsumoto, di cui ha spesso imitato l'approccio alla effects animation: in particolare sono le sue sequenze nell'episodio 30 di Naruto, diretto da Atsushi Wakabayashi, che lo spingeranno ad entrare nell'industria. Matsumoto e Wakabayashi collaboreranno per altre due puntate della prima serie (la 70 e la 177), nonché alla 167 di Shippuden, che coinvolgerà anche il nostro Yama (ma su questo torneremo tra poco).
Come altri della sua generazione, Yamashita comincia pubblicando le sue GIF su internet; dopo un esordio come intercalatore nell'episodio "Shanghai Dragon" raccolto nell'antologia Genius Party, è già in serie televisive come Bokurano, Baccano! e Macross Frontier che appaiono ufficialmente i suoi primi genga; ma il suo talento esce definitivamente allo scoperto in Tetsuwan Birdy Decode, una produzione in due stagioni che si rivelerà avanguardistica nello sviluppo dell'animazione digitale giapponese, facendo cambiare volto - almeno in parte - all'industria come la conosciamo oggi.
In entrambe le occasioni Yama lavora sotto la regia di Kazuki Akane (Escaflowne, Noein) e la supervisione di Ryosuke Sawa (in arte Ryo-Chimo), considerato un vero leader e innovatore in campo digitale. Le sue sequenze d'azione, tra le migliori del pacchetto, spiccano per il dissoluto ed eloquente dinamismo, tanto da saltare perfino agli occhi di Zack Snyder, che svelerà di esservisi ispirato per il combattimento finale di Man of Steel. Ma in merito a Decode, forse il suo più bel biglietto da visita è rappresentato dalle sigle di chiusura, in particolare la seconda, creata (non solo animata) interamente da lui.
I suoi fotogrammi ribadiscono uno dei maggiori pregi di questo animatore: riuscire sempre, coi principi più basilari dell'animazione, a comunicare tutta l'espressività emotiva e la fisicità di un personaggio, pur facendo a meno di una line art elaborata e perfetta; in altre parole, riuscire a rendere incredibilmente umani degli "scarabocchi" o delle semplici "macchie" colorate:

 

 





Un'ulteriore evoluzione di questo approccio, ancora applicato alle sigle, possiamo ammirarla in due lavori usciti nel 2012, ossia la ventesima ending di Naruto Shippuden e la prima (e unica) ending di Shinsekai Yori. In queste si fa ancora più preponderante uno stile flat in cui sia i personaggi che gli elementi scenografici divengono vere e proprie "ombre" e dove la pittura digitale si sposa in modo peculiare alla scelta di cromatismi limitati.
Tale tecnica d'animazione (da lui riproposta nello stesso primo episodio della serie distopica di A-1 Pictures), dona al risultato finale le fattezze di un meraviglioso dipinto in movimento, e ci consegna l'immagine di un artista sempre più versatile, capace di gestire autonomamente ogni singola fase del prodotto animato, sfruttando ogni supporto a sua disposizione.

 

 





Yamashita, come accennavamo, è noto anche per aver partecipato come animatore chiave al famigerato episodio 167 di Naruto Shippuden, occupandosi all'incirca dei primi 7 minuti. Le sue sequenze, famose per le deformazioni "gelatinose" del design di Pain nel duello contro Naruto, hanno diviso le opinioni del pubblico, perfino tra gli stessi appassionati di sakuga. C'è chi sostiene che Yamashita avesse tentato di emulare lo stile di N. Matsumoto senza riuscirci, e che avesse influito anche il fatto di essersi trovato troppo presto alle prese con la key animation senza prima affrontare un'adeguata formazione come in-betweener;
gli altri invece ritengono che i cut rispecchino pienamente il suo stile personale, e che Yama avesse avuto da sempre una predilezione per l'action con esagerazioni tipicamente cartoonesche (ad esempio il modo di correre di Pain è già riscontrabile nella battaglia finale di Decode S2, citata sopra). Le scelte in questione restano tutt'oggi controverse, ma riescono, nel bene o nel male, ad esternare con la forza del disegno in movimento l'indescrivibile, incontenibile dolore che è incarnato da quel personaggio; o anche da quest'altro
Una cosa è certa, e cioè che siamo ben lungi dal poter parlare di "animazioni malfatte", men che meno dei proverbiali "problemi di budget".
Ma cosa ne pensa il diretto interessato a riguardo? Nella seguente intervista rilasciata da Crunchyroll, il nostro Yama ci spiega in sintesi i rudimenti del suo mestiere.

 

 
 



Altri momenti salienti della sua carriera sono legati alla serie di anime Yozakura Quartet, e sono anch'essi frutto della collaborazione con Ryo-Chimo, a capo di tutto il progetto non solo come chara-designer e sakkan, ma anche come regista. Di fatto con questa ambiziosa produzione si arriverà a replicare, e poi superare, l'esperimento provato con Decode, inglobando un numero ancora maggiore gli animatori specializzati con la tavoletta grafica, e innescando un impatto non indifferente sui metodi lavorativi di Tatsunoko Production e di altre compagnie a seguire.
Yamashita ne è ovviamente protagonista, dapprima nel terzetto di OAV Hoshi no Umi, dove confeziona (anche) uno dei minuti d'azione più imponenti e pirotecnici che l'animazione recente ricordi; poi, nel successivo capitolo televisivo, Hana no Uta, che sigla il suo esordio come episode director: coodirige insieme a Ryo-Chimo la première, che è anche il primo episodio in assoluto ad essere key-animato interamente in digitale; mentre è tutto suo lo storyboard della puntata 10, dove inizia ad emergere la sensibilità e la visione dello Yama regista, e dell'animatore non soltanto devoto all'azione, ma altrettanto all'emozione.
La sua maggiore aspirazione diviene quella di trovare un perfetto trait d'union fra le radici dell'animazione tradizionale e le infinite potenzialità degli strumenti digitali; di demolire il muro fra animazione e compositing, incorporando sapientemente il secondo nella prima, e scongiurando che il calore del disegno a mano (sia esso sulla carta o sullo schermo di un tablet) finisca per disperdersi in seguito alla manipolazione del processo fotografico.
Una filosofia che lo esorta a non smettere mai di sperimentare e di perfezionarsi nel corso degli anni, come dimostreranno i sempre pregiati (seppur più sporadici) cut televisivi, così come i vari spot pubblicitari, le intro videoludiche, e naturalmente, le favolose openingending che recheranno la sua firma. 

 

 





Si arriva così ai giorni nostri con uno Shingo Yamashita in veste non più soltanto di ragazzo prodigio della webgen, ma di stimata icona e guida per le nuove generazioni di talenti, quel tipo di leader creativo col quale ogni artista trova piacere a lavorare e riesce a dare il meglio di sé: ne è stato testimone, come accennavamo, il 2020, un anno che ha ulteriormente sancito la sua "consacrazione" - se non è riduttivo definirla tale - a regista (nonché direttore del compositing) di primo piano, in parte per il contributo a Jujutsu Kaisen, ma in primo luogo per l'esperienza di Ali del crepuscolo, esempio quanto mai prezioso di cosa possa arrivare ad offrire una produzione seriale, quando plasmata nei tempi giusti, con le risorse giuste, dalle persone giuste
Il recente operato di Yama manifesta la perfetta evoluzione del suo percorso, e così il suo distaccamento dalle acerbe e bidimensionali fattezze della prima webgen di cui fu pioniere, l'incessante volontà di espandere i limiti dell'animazione digitale, di sostenere e valorizzare i giovani volti dell'industria, e di creare animazione che si distingua per la totale armonia delle sue parti. Per il bene degli anime e il piacere dei nostri occhi, non possiamo che augurarci che prosegua su questa strada.


Fonti consultate:
Camonte
Washi Blog
Sakuga@wiki
Sakuga Blog



Versione originale della notizia