Sabato 30 settembre a Milano, nella libreria Rizzoli Galleria, si è svolto uno dei tre incontri di presentazione del nuovo manga edito da Star Comics, Gachiakuta di Kei Urana.

Siamo stati alla presentazione e vi riportiamo di seguito le parole e le riflessioni degli ospiti circa le tematiche calde che il manga affronta: inclusione, riutilizzo e soprattutto ecologia. A parlare c’erano Cristian Posocco, publishing manager manga di Star Comics, la book influencer e giornalista Petunia Ollister e il giornalista Andrea Curiat.
 
Gachiakuta


C. Posocco prende la parola e soprattutto prende in mano il manga, prima di passare subito la parola ai suoi ospiti: “Gachiakuta è apparentemente un piccolo prodotto, ma per chi ha competenza di leggerlo a fondo ha una profondità di contenuti molto interessante”.

P. OllisterIo mi occupo di libri e letture e ammetto di aver letto Gachiakuta con grande interesse. Spesso sento dire che i ragazzi non leggono, ma la gente ha torto e i manga sono qui per dimostrarlo. Non ho questo bias editoriale che mi porta a fare affermazioni simili, anzi, ho anche litigato in difesa delle letture dei giovani: basta dire che devono leggere solo libri, i manga e i fumetti sono letteratura.
Quando Gachiakuta mi è stato presentato mi han detto che ha tre livelli di lettura. Uno di questi è legato al concetto di riciclo. Ora vi racconterò una storia ambientata nel Giappone post-bellico per farvi capire quanto mi abbia colpito, ma prima premetto che tra gli anni ‘20 e ‘30 il Giappone era la seconda nazione produttrice di giocattoli dopo la Germania, e l’avrebbe sorpassata se non fosse arrivata la guerra. Dunque, ho letto di un fabbricante di macchinine di latta di Tokyo. Questo artigiano è stato costretto dalle circostanze a convertire i suoi strumenti per la produzione da giocattoli in stampi e oggetti per la creazione di materiale bellico. Nonostante fosse rimasto senza nulla e il suo quartiere a Tokyo fosse stato raso al suolo da quello che fu il primo utilizzo del Napalm, alla dichiarazione della pace, egli andò dai soldati americani occupanti a chiedere loro i rifiuti di latta per tornare a fare il lavoro di un tempo anche se in modo raffazzonato e precario. Dai rifiuti creò l'occorrente per realizzare delle macchinine giocattolo basandosi sulla vettura che al momento era onnipresente in Giappone, cioè la Jeep statunitense. Il giocattolo era venduto a poco ma i bambini l’amavano, così come gli americani, che la portarono negli USA. Quella Jeep nata dai rifiuti e dalla resilienza fu il primo gioco nipponico esportato all’estero dopo la Seconda Guerra Mondiale. Il rapporto tra Giappone e rifiuti è quindi ben radicato nella storia del paese
".

C. Posocco: "Quasi ottant’anni dopo è arrivato un nuovo prodotto nato in Giappone che conquista l’estero con il tema dei rifiuti. Il rapporto tra oggetti e anima è qualcosa che risiede nella cultura nipponica, un esempio sono gli Tsukumugami, gli spiriti che vengono dagli oggetti: se un oggetto è usato con cura, il suo spirito potrà diventare il protettore della casa o dei discendenti del possessore; al contrario se viene trascurato e maltrattato potrà diventare uno spirito infestante e vendicativo. Sta all’uomo tirare fuori il bene o il male dalle cose".
 
Gachiakuta


A. Curiat: "Ho letto Gachiakuta con gusto e penso che un fumetto del genere, in cui si uniscono battaglie iperdinamiche e un messaggio sociale ed ecologico molto esplicito, non esista in occidente. Alcune attitudini del mondo occidentale fanno sì che quando c’è da schierarsi si faccia un passo indietro. Qui ci si limita a parlare di queste cose nelle Graphic novel, ben lontane dalle meccaniche shonen. In Giappone invece la storia si butta: il messaggio ecologico contro gli sprechi pervade tutto, e si amalgama a scontri dinamici per tenere il lettore incatenato. Qualcosa di simile in occidente possiamo ritrovarlo in Snowpierce, ma è decisamente più criptico".

C. Posocco: "I manga shonen sono per un giovane pubblico adolescente, e non va bene dare un messaggio di fondo che sia nichilista. Come non si può fare la morale perché si finisce per banalizzare il messaggio. Quando la morale invade il racconto allora sì che è efficace: abbiamo i rifiuti che cadono dal cielo, diventano mostri, è una metafora di come la società capitalistica e consumistica scarichi a pioggia le scorie e gli scarti sulle fasce meno fortunate. È una discesa nel baratro che ricorda molto…"

P. Ollister: "… una certa opera scritta dal 1304, stiamo ovviamente parlando della Divina Commedia di Dante. In Gachiakuta conosciamo il protagonista a cui piace andare a scavare tra gli scarti, Rudo e per inciso in alcuni dialetti italiani “rudo” vuol proprio dire “Immondizia”. A primo impatto pensi che la realtà sia quella, che tutto il mondo di Gachiakuta sia così, popolato da questi “Tribali” cui il protagonista appartiene. Poi scopri che sopra le teste dei Tribali ci sono i Celesti. E poi c’è l'Abisso, ma non voglio spoilerare oltre parlando della tripartizione simil-dantesca. In sostanza si pensa che la baraccopoli dei Tribali sia il purgatorio, ma diciamo che per l'Abisso, chiunque lassù è un Celeste".

C. Posocco: "Dante ha impattato molto sulla fantasia giapponese, pensiamo a Go Nagai. Ci sono altri modi di vedere il Giappone attraverso la lettura di Gachiakuta?"
 
Gachiakuta


A. Curiat: "Si nota subito che il manga si inserisce tra quei battle shonen dai personaggi dotati di grandi poteri unici che però collaborano in un’organizzazione collegiale, una specie di azienda in cui ci sono ruoli ben definiti e strutturati. Sono dei supereroi aziendalizzati, come My Hero Academia, Demon Slayer o One Punch Man: ci sono livelli con ruoli, mansioni e gerarchie. Questa cosa è decisamente giapponese, non la troviamo nel fumetto supereroistico. Tutti collaborano per un bene comune: sempre molto giapponese l’idea che l’obiettivo dell’organizzazione superi l’esigenza del singolo".

C. Posocco: "In sostanza sono una "zaibatsu", le aziende giapponesi che ancora oggi vengono studiate, soprattutto in relazione allo scoppio della bolla edilizia di fine secolo. C’è una filosofia sociale di base confuciana presente nelle opere del Sol Levante: il trionfo del singolo è finalizzato a un bene collettivo, ma l’eroe non può raggiungere lo scopo senza uno strutturato lavoro di gruppo. E questo si sente molto in Gachiakuta.
Come si sente molto il messaggio del manga che è tanto potente da fornire una soluzione al problema dell’accumulo di rifiuti, cioè il riutilizzo: i personaggi usano superpoteri per dare nuova vita agli oggetti. Ma non solo, perché come si combatte lo spreco si combatte anche la diseguaglianza, per ridare vita a ciò che è vecchio o mal visto. E Kei Urana lo fa con un design cool e pervasivo. Il design è molto importante
".

P. Ollister: "Il Giappone ha paradossalmente sia creato il consumismo occidentale, sia ha subito le conseguenze dello scoppio della bolla economica, in cui il Nikkei ha raggiunto il massimo storico per poi tracollare vertiginosamente. È significativo che proprio la narrativa nipponica abbia tirato fuori messaggi ecologisti anche in altre opere. Pensiamo a Nausicaa della Valle del Vento e la sua foresta inquinata: dietro l’orrore dell’apparenza si nasconde una realtà incantevole.
Gachiakuta è pieno di design ispirati alla street art, il cui design è stato fatto da Hideyoshi Andou. Lo stile a graffiti è pervasivo e viene anche usato come messaggio di contestazione pacifica, nonché è un’estetica legata ai vestiti dei protagonisti. I giapponesi sono proprio bravi in questo
".

C. Posocco: "È da tempi di Hirohiko Araki (Le bizzarre avventure di Jojo) che non trovavamo un artista con questa propensione per il design. Una cosa davvero fuori dal mondo, che riesce ad adattare in base al contesto".

A. Curiat: "E lo vediamo graficamente perché le stesse anatomie allungate dei combattimenti dinamici Kei Urana le usa per comunicare le forti emozioni dei protagonisti, come all’inizio quando Rudo capisce che forse l’amore per la sua amica potrebbe essere contraccambiato. Lui si allunga in maniera diversa però dal classico super-deformed.
Un’altra cosa che differenzia Gachiakuta è la tematica ecologista: gli altri mangaka cercano di sensibilizzare all’ecologismo facendoci amare la natura, rendendola bellissima; Kei Urana invece ci mostra la parte più brutta e distopica, i rifiuti e la spazzatura, letteralmente il sottoprodotto della società consumistica. In sostanza ci mostra subito, senza filtri, rifiuti e povertà
".

C. Posocco:" L’approccio è decisamente contemporaneo. Per dire, nel benessere degli anni Ottanta c’era nostalgia della bellezza della natura, si voleva rivalorizzare e riscoprire il valore rurale. Forse già sentivano cosa sarebbe diventato tutto".
 
Gachiakuta


P. Ollister: "Intanto gli ecologisti negli anni Ottanta venivano visti come dei matti".

C. Posocco: "E invece ad oggi il brutto è molto presente, ed è bene ricordare cosa stiamo rischiando, senza vergognarsi di mostrare una bruttezza realistica al posto di un’utopia palesemente irreale.
Infatti c’è una correlazione tra i giovani del dopoguerra e della bolla: i primi si svagavano con i giocattoli e le macchinine, i secondi invece si ritagliano un angolo di conforto nella lettura dei manga, che rappresentano spesso una scappatoia da un futuro terribile. Il manga fa riscoprire il piacere dell’attimo presente e del viaggio: ecco perché è importante leggere senza distinzione
".

P. Ollister: "L’importante sono le storie, se ci si immerge si può fare qualsiasi cosa".

C. Posocco: "In più, a differenza di un film o una serie, la lettura ha tempi personali e i bambini possono gestirla con i loro tempi e la loro mente".

A. Curiat: "Volevo aggiungere che i temi ambientali e sociali trovano terreno fertile nella forma culturale popolare del manga. Ed è straordinario perché in Giappone questi temi farebbero fatica ad uscire, vista la natura industrializzata del paese".

C. Posocco: "Il manga potrebbe essere visto come una forma di narrativa efficace perché comunica le emozioni in maniera tanto immediata ed emozionante che può provare ad avvicinare i giovani anche alla letteratura. Era chi creava narrativa che non era in grado di dare ai lettori cosa avessero davvero bisogno. Il manga è diretto e moderno. Come lo è il protagonista in tutta la sua rabbia. Rudo è furioso per le ingiustizie subite, come lo sono i giovani in Portogallo che stanno facendo causa all’Europa per non aver mai fatto nulla contro gli eccessi industriali".

P. Ollister: "Rudo è arrabbiato come lo è chi scende in piazza per il futuro del Pianeta; anche questi si vogliono vendicare delle ingiustizie subite".

A. Curiat: "È una rabbia che serve, altrimenti rimarrebbe solo l’indifferenza".


L’intervento ora si conclude tra gli applausi del pubblico e si passa a una breve sessione di domande.
 
Gachiakuta


Da quello che avete detto emerge un manga che a differenza degli altri successoni sembra che parli con la contemporaneità: come One Piece ti porta per mari inesplorati, con Gachiakuta c'è un soggetto assai diretto, Rudo si infuria e parla con il cuore. Può essere che questa sia la strada che i manga debbano percorrere in futuro, quindi la ricerca di un dialogo con la contemporaneità?

C. Posocco: "Sicuramente, e non è la prima volta. È successo in passato, ad esempio con My Hero Academia e Kaiju nr8., che riuscivano a dialogare con la contemporaneità dell’epoca".


Perché il titolo del manga è Gachiakuta?

C. Posocco: "Bella domanda, ma non si sa. “Aku” sa di cattivo è “gachi” rende l’idea di giocattoloso. Ma ancora non lo sappiamo, dovremmo chiedere a Kei Urana-sensei".
 
Gachiakuta
 
In una baraccopoli dove vivono i discendenti dei criminali Rudo, un ragazzo orfano, vive con il suo genitore adottivo, Regto, e si guadagna da vivere utilizzando le sue straordinarie capacità fisiche. Un giorno il giovane viene falsamente accusato di un omicidio e condannato a qualcosa temuto da tutti: viene gettato nell'abisso.