Sessant'anni fa nasceva Gamera, l'enorme tartaruga con le zanne capace di sputare fuoco e volare come un disco volante. La creatura debuttò sugli schermi giapponesi nel novembre del 1965 come risposta della casa cinematografica Daiei al dominio della Toho con Godzilla, dando vita a una delle rivalità più affascinanti del cinema fantastico nipponico.
 


La nascita di Gamera non fu frutto di un'ispirazione romantica, ma derivò dal fallimento di un progetto horror con ratti che doveva imitare "Gli uccelli" di Hitchcock. Quando il film venne scartato per accuse di maltrattamento animale e preoccupazioni sanitarie, lo studio decise di imitare la serie di Godzilla con un mostro interpretato da un uomo in costume.

Il regista Noriaki Yuasa attribuì allo sceneggiatore Nisan Takahashi l'idea di usare una tartaruga come protagonista, animale che nella cultura asiatica simboleggia longevità ed è considerato guardiano del quadrante settentrionale dell'universo. Il direttore degli effetti speciali Akira Inouye produsse cinquanta bozze prima di ottenere l'approvazione finale del design. Il costume finale venne realizzato in duralluminio (lega di alluminio temprata con rame, manganese e magnesio) e pesava circa 20-30 chili, costruito dal sarto Masao Yagi che aveva lavorato in precedenza per la Toho nei film di Godzilla.

Il nome del personaggio deriva dal giapponese "kame" (tartaruga) e il suffisso "-ra", reso popolare da Godzilla (Gojira) e Mothra. La sua capacità di ruotare durante il volo venne tratta dalle dinamiche di un tipo di fuochi d'artificio, mentre il suo iconico ruggito era in realtà il barrito modificato di un elefante. Le scene del volo dei primi film furono realizzate con un pupazzo sollevato da una gru, con polvere da sparo accesa nelle aperture delle zampe, una tecnica molto costosa che rendeva ogni esplosione un investimento di 320.000 yen.


Gamera emerse durante il boom dei kaijū della metà degli anni Sessanta e fu un rivale al botteghino di Godzilla, ma questo confronto costante ha finito per danneggiare la reputazione della serie. Come osservano i critici, il paragone continuo con Godzilla ha impedito ai film di Gamera di essere apprezzati individualmente per i loro meriti. Il fatto che il pubblico principale di Gamera nell'era Shōwa fossero i bambini ha portato a critiche ingiuste da parte di chi guardava con sufficienza ai contenuti per l'infanzia.
 


Dopo il successo del primo film Daikaijū Gamera (da noi inedito), il sequel, conosciuto da noi con il titolo Attenzione! Arrivano i mostri fu considerato un fallimento per le lunghe scene dialogate. Da Gamera contro il mostro Gaos in poi, le pellicole furono create appositamente per i bambini, dando maggior enfasi alle lotte tra mostri. Contrariamente a Godzilla, che nei sequel mantenne un'immagine più distaccata, Gamera sviluppò una caratterizzazione antropomorfa marcata, diventando "amico di tutti i bambini" con scene in cui faceva ginnastica o suonava lo xilofono sulla schiena.

La Rinascita degli Anni Novanta

Dopo la bancarotta della Daiei nel 1971, a causa della crisi energetica del 1973 e della contemporanea recessione economica, lo studio tentò di ravvivare la serie nel 1980 con Uchu kaijû Gamera, ma senza successo: la pellicola era solo una serie di sequenze riciclate dai film precedenti. Quando la Daiei riaprì negli anni Novanta, notando il rinnovato fascino pubblico per Godzilla, decise nel 1995 di realizzare un remake per celebrare il trentesimo anniversario del personaggio.

La trilogia Heisei diretta da Shūsuke Kaneko reinventò Gamera come guardiano dell'universo in una narrativa pervasa da mito e magia, distanziandosi dall'approccio più strettamente fantascientifico di Godzilla. Il regista Kaneko insistette per realizzare un film più sofisticato rispetto ai lungometraggi precedenti. Come compromesso, invece di avere bambini come protagonisti, inventò la trama in cui Gamera sarebbe stato collegato psichicamente a una fanciulla.

Nel concepire la faida tra Gamera e Gaos, Kaneko si fece influenzare da "King Kong". Il direttore degli effetti speciali Shinji Higuchi inizialmente voleva raffigurare Gamera come una tartaruga marina che usa le pinne per volare, ma i produttori imposero un design più fedele all'originale. Higuchi ebbe però l'idea di rendere retrattili le spine sui gomiti di Gamera, rivelando la loro esistenza solo durante la battaglia finale. Per motivi finanziari, venne scelto un attore di bassa statura per il ruolo, evitando così la necessità di set in miniatura più grandi.

Quando uscì nel 1995, Gamera: Guardian of the Universe ebbe un impatto enorme, influenzando opere successive come Shin Godzilla. I due sequel, Gamera 2: Legion shūrai (1996) e Gamera 3: Iris kakusei (1999), completarono quella che molti considerano una delle migliori trilogie di film sui mostri giganti.
IGN assegnò a Gamera il primo posto nella sua lista dei dieci migliori mostri del cinema giapponese.

Tra le curiosità più affascinanti, la serie fu popolarizzata negli Stati Uniti dalla serie televisiva "Mystery Science Theater 3000" (dal 1988 al 1999 per un totale di undici stagioni e 197 episodi, incentrata su vecchi film di fantascienza e horror), per cui Gamera divenne la mascotte non ufficiale.
La fama del personaggio influenzò persino la comunità scientifica, con la scoperta nel 1993 e nel 2010 di famiglie di tartarughe fossili battezzate "Sinemys gamera" e "Gamerabaena sonsalla". Il personaggio fece anche apparizioni parodiche nei manga Dr. Slump e Arale e Dragon Ball, nell'ultimo come cavalcatura del Maestro Muten.

Nel 2023 è arrivata la serie anime Gamera Rebirth su Netflix, mentre attualmente la Keio Electric Railway sta celebrando il sessantesimo anniversario con treni speciali decorati e eventi a Chofu, la città dove nacque il personaggio negli studi Daiei.
 

Trailer della celebrazione ufficiale del 60° anniversario di Gamera

Nato come alternativa commerciale a Godzilla, Gamera ha saputo ritagliarsi uno spazio proprio nel panorama dei kaijū, distinguendosi per il legame emotivo con il pubblico più giovane e per un'identità che mescola elementi mitologici e fantascientifici in modo unico. Una tartaruga che vola e sputa fuoco potrebbe sembrare assurda, ma per generazioni di spettatori è diventata un simbolo di protezione e coraggio.

 

Fonti consultate:
samuelcrider.com
Wikipedia