In occasione dell’anniversario di KonoSuba: God's Blessing on This Wonderful World!, è interessante tornare a riflettere su una vecchia intervista a Koichi Kikuta, il character designer e direttore generale delle animazioni della prima stagione. L'intervista, originariamente pubblicata su Anime Style nel 2016, offre uno sguardo approfondito sul pensiero e il metodo di lavoro di Kikuta a distanza di ormai dieci anni.
Kikuta ripercorre il suo percorso professionale a partire dagli esordi come animatore, sottolineando con grande sincerità di non aver mai avuto una particolare predisposizione per l'animazione d'azione spettacolare o per il virtuosismo tecnico che spesso caratterizza il settore: "Non sono mai stato portato per scene troppo complesse o movimenti eccessivamente sofisticati. Ho sempre cercato di realizzare disegni essenziali, facili da animare, preferendo la semplicità alla ricerca della perfezione tecnica". Tra le opere che più l'hanno influenzato, Kikuta cita FLCL come un vero punto di svolta: "Guardando FLCL ho capito che, se avessi potuto lavorare su qualcosa di simile, allora volevo davvero fare questo lavoro. Mi ha dato una motivazione e una direzione".
Quando gli è stato proposto di occuparsi del character design di KonoSuba, Kikuta è rimasto inizialmente perplesso. Lui stesso ammette di aver dubitato delle ragioni della scelta, non avendo mai assunto un ruolo del genere prima d'allora. Tuttavia, i produttori erano alla ricerca di qualcuno in grado di adattare i personaggi delle light novel all'animazione televisiva, e non semplicemente di replicare le illustrazioni originali di Kurone Mishima. Volevano personaggi in grado di essere espressivi, funzionali alla comicità e capaci di trasmettere emozioni immediate. Kikuta racconta che, sebbene le light novel fossero caratterizzate da un'estetica molto "moe", l'anime doveva rappresentare anche il lato meno idealizzato dei protagonisti: "Non volevo che fossero solo carini o accattivanti, ma che sembrassero patetici quando la scena lo richiedeva, oppure anche brutti, se necessario". Ha scelto così di enfatizzare smorfie, posture insolite e reazioni esagerate, elementi che sono diventati il tratto distintivo della comicità della serie. Queste scelte stilistiche hanno permesso a KonoSuba di distinguersi tra le tante produzioni coeve, sottolineando il ruolo centrale dell’espressività animata nella costruzione dei personaggi.

Dall'intervista emerge con chiarezza la visione di Kikuta sull'animazione, intesa non come una gara di bravura tecnica, ma come uno strumento per raccontare, trasmettere ritmo, emozione e comicità. Riconosce senza problemi che la serie presenta una certa disomogeneità visiva, dovuta sia alle difficoltà produttive sia alla divisione del lavoro tra più direttori generali dell'animazione: "Non avevamo la possibilità di controllare appieno ogni singolo episodio, perciò era inevitabile che ci fossero delle differenze tra gli episodi". Alcuni seguivano i fogli modello con rigore, mentre altri si prendevano maggiori libertà stilistiche, contribuendo però a una varietà visiva che, se da un lato rischiava di essere percepita come incoerenza, dall'altro arricchiva la serie di sfumature e interpretazioni personali. Kikuta sottolinea che KonoSuba non aveva l'ambizione di essere uno "sakuga anime", ovvero una serie costruita per stupire con sequenze di animazione iper-elaborate: "Non volevamo sorprendere per la qualità tecnica dell’animazione: l'obiettivo era piuttosto che le scene funzionassero e riuscissero a far ridere il pubblico". Questa attenzione al risultato comico e narrativo, più che all’apparenza estetica, rappresenta uno degli elementi più caratteristici e riusciti dell’anime.
Un passaggio fondamentale dell'intervista è dedicato all'episodio 9 dell'anime, di cui Kikuta ha ricoperto il ruolo di direzione generale delle animazioni. Ricorda come è intervenuto in modo significativo su layout e composizione, correggendo numerosi cut per mantenere coerenza visiva e tempismo comico: "Anche con pochi disegni, se l'inquadratura è quella giusta, la scena riesce comunque a funzionare". Questo approccio pragmatico lo applica anche al fanservice, che secondo lui va inserito con misura, senza mai compromettere il tono ironico e autoironico della serie. Kikuta dimostra grande consapevolezza del peso che ogni scelta stilistica può avere sulla percezione generale dell’opera e sul suo equilibrio comico.

Guardando al futuro e riflettendo sulle critiche ricevute – in particolare da parte di chi avrebbe voluto personaggi più "moe" e conformi agli standard di bellezza degli anime contemporanei – Kikuta esprime il desiderio di dimostrare che sarebbe in grado di disegnare personaggi ancora più carini, restando però fedele al proprio stile e alla propria impostazione: "Se ci sarà un’altra stagione, vorrei provare a rendere i personaggi ancora più carini, ma senza tradire il mio modo di disegnare". Sottolinea anche la voglia di cimentarsi in progetti più brevi o personali, dove potrebbe esplorare una maggiore libertà creativa e dedicarsi anche all’illustrazione, oltre che all’animazione, ampliando il proprio orizzonte artistico.
Grazie alle scelte creative di Kikuta, l'anime ha acquisito una carica espressiva e sopra le righe che, ancora oggi, lo rende immediatamente riconoscibile e amato dal pubblico. Kikuta ha saputo imprimere alla serie quell'energia e quella vitalità che rappresentano il cuore pulsante della sua comicità e del suo successo duraturo.
Fonte consultata:
Wave Motion Cannon
Kikuta ripercorre il suo percorso professionale a partire dagli esordi come animatore, sottolineando con grande sincerità di non aver mai avuto una particolare predisposizione per l'animazione d'azione spettacolare o per il virtuosismo tecnico che spesso caratterizza il settore: "Non sono mai stato portato per scene troppo complesse o movimenti eccessivamente sofisticati. Ho sempre cercato di realizzare disegni essenziali, facili da animare, preferendo la semplicità alla ricerca della perfezione tecnica". Tra le opere che più l'hanno influenzato, Kikuta cita FLCL come un vero punto di svolta: "Guardando FLCL ho capito che, se avessi potuto lavorare su qualcosa di simile, allora volevo davvero fare questo lavoro. Mi ha dato una motivazione e una direzione".
Quando gli è stato proposto di occuparsi del character design di KonoSuba, Kikuta è rimasto inizialmente perplesso. Lui stesso ammette di aver dubitato delle ragioni della scelta, non avendo mai assunto un ruolo del genere prima d'allora. Tuttavia, i produttori erano alla ricerca di qualcuno in grado di adattare i personaggi delle light novel all'animazione televisiva, e non semplicemente di replicare le illustrazioni originali di Kurone Mishima. Volevano personaggi in grado di essere espressivi, funzionali alla comicità e capaci di trasmettere emozioni immediate. Kikuta racconta che, sebbene le light novel fossero caratterizzate da un'estetica molto "moe", l'anime doveva rappresentare anche il lato meno idealizzato dei protagonisti: "Non volevo che fossero solo carini o accattivanti, ma che sembrassero patetici quando la scena lo richiedeva, oppure anche brutti, se necessario". Ha scelto così di enfatizzare smorfie, posture insolite e reazioni esagerate, elementi che sono diventati il tratto distintivo della comicità della serie. Queste scelte stilistiche hanno permesso a KonoSuba di distinguersi tra le tante produzioni coeve, sottolineando il ruolo centrale dell’espressività animata nella costruzione dei personaggi.

Dall'intervista emerge con chiarezza la visione di Kikuta sull'animazione, intesa non come una gara di bravura tecnica, ma come uno strumento per raccontare, trasmettere ritmo, emozione e comicità. Riconosce senza problemi che la serie presenta una certa disomogeneità visiva, dovuta sia alle difficoltà produttive sia alla divisione del lavoro tra più direttori generali dell'animazione: "Non avevamo la possibilità di controllare appieno ogni singolo episodio, perciò era inevitabile che ci fossero delle differenze tra gli episodi". Alcuni seguivano i fogli modello con rigore, mentre altri si prendevano maggiori libertà stilistiche, contribuendo però a una varietà visiva che, se da un lato rischiava di essere percepita come incoerenza, dall'altro arricchiva la serie di sfumature e interpretazioni personali. Kikuta sottolinea che KonoSuba non aveva l'ambizione di essere uno "sakuga anime", ovvero una serie costruita per stupire con sequenze di animazione iper-elaborate: "Non volevamo sorprendere per la qualità tecnica dell’animazione: l'obiettivo era piuttosto che le scene funzionassero e riuscissero a far ridere il pubblico". Questa attenzione al risultato comico e narrativo, più che all’apparenza estetica, rappresenta uno degli elementi più caratteristici e riusciti dell’anime.
Un passaggio fondamentale dell'intervista è dedicato all'episodio 9 dell'anime, di cui Kikuta ha ricoperto il ruolo di direzione generale delle animazioni. Ricorda come è intervenuto in modo significativo su layout e composizione, correggendo numerosi cut per mantenere coerenza visiva e tempismo comico: "Anche con pochi disegni, se l'inquadratura è quella giusta, la scena riesce comunque a funzionare". Questo approccio pragmatico lo applica anche al fanservice, che secondo lui va inserito con misura, senza mai compromettere il tono ironico e autoironico della serie. Kikuta dimostra grande consapevolezza del peso che ogni scelta stilistica può avere sulla percezione generale dell’opera e sul suo equilibrio comico.

Guardando al futuro e riflettendo sulle critiche ricevute – in particolare da parte di chi avrebbe voluto personaggi più "moe" e conformi agli standard di bellezza degli anime contemporanei – Kikuta esprime il desiderio di dimostrare che sarebbe in grado di disegnare personaggi ancora più carini, restando però fedele al proprio stile e alla propria impostazione: "Se ci sarà un’altra stagione, vorrei provare a rendere i personaggi ancora più carini, ma senza tradire il mio modo di disegnare". Sottolinea anche la voglia di cimentarsi in progetti più brevi o personali, dove potrebbe esplorare una maggiore libertà creativa e dedicarsi anche all’illustrazione, oltre che all’animazione, ampliando il proprio orizzonte artistico.
Grazie alle scelte creative di Kikuta, l'anime ha acquisito una carica espressiva e sopra le righe che, ancora oggi, lo rende immediatamente riconoscibile e amato dal pubblico. Kikuta ha saputo imprimere alla serie quell'energia e quella vitalità che rappresentano il cuore pulsante della sua comicità e del suo successo duraturo.
Fonte consultata:
Wave Motion Cannon
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