Sicuramente uno degli anime più chiacchierati della stagione è Witch Hat Atelier, l' adattamento del manga di Kamome Shirahama, che stiamo seguendo in simulcast su Crunchyroll. Il titolo è molto apprezzato sicuramente per uno zoccolo duro di fan del manga, in Italia edito da Panini Comics, ma anche per l'incredibilie adattamento animato che BUG FILMS è riuscito a regalare agli spettatori: il rispetto delle illustrazioni originali, le musiche e le animazioni, nonché regia, eccellenti, sono riusciti a convincere molti spettatori e spettatrici.
 
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Eppure creare un anime del genere non è sicuramente un'impresa facile. Ayumu Watanabe, regista della serie, ha parlato apertamente delle enormi difficoltà che ha comportato adattare in animazione Witch Hat Atelier, definendo il suo operato «un'impresa avventata». In una recente intervista sulla produzione dell'anime, il regista ha ricordato il momento in cui scoprì per la prima volta il manga di Kamome Shirahama, capendo subito quanto sarebbe stato arduo animarlo con fedeltà.
«Ho pensato: "Sarà sicuramente incredibilmente difficile trasformarlo in un anime". Quindi, quando mi è arrivata l'offerta per l'adattamento, la mia reazione è stata: "Che impresa avventata"».

Watanabe ha spiegato che la ricchezza grafica del manga e la complessità del suo worldbuilding rendevano impossibile semplificare le immagini senza tradire l'identità dell'opera originale. «Uno dei maggiori punti di forza della serie è proprio quel livello di dettaglio», ha dichiarato e da fan non ha voluto sacrificarlo.
 
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Anziché cercare scorciatoie, la produzione ha scelto di abbracciare quella complessità. Watanabe ha descritto l'anime come una sfida colossale per lo staff, in particolare a causa dell'enorme quantità di linee e movimenti richiesti in ogni scena. «Nella produzione di un anime si tende di solito ad accontentarsi, pensando "questo livello di dettaglio è sufficiente". Per questo progetto, invece, abbiamo deciso di abbandonare completamente quel modo di pensare. Ciò ha significato disegnare molto di più, richiedendo allo staff una qualità e una quantità superiori. È stata una sfida enorme.»

Il team di produzione si è impegnato a fondo anche nel ricreare con precisione l'ecosistema fantasy del manga, dai materiali dei tessuti ai pattern di movimento di animali e creature immaginarie. «Anche qualcosa di apparentemente semplice come un tessuto cambia a seconda del materiale di cui è fatto. Abbiamo dovuto mettere in discussione i preconcetti che ci portiamo dal nostro mondo. Ad esempio, con le carrozze alate, ci siamo chiesti se le creature che le trainavano avrebbero sbattuto le ali immediatamente o soltanto dopo aver preso la rincorsa. L'ecosistema è ricreato nel modo più accurato possibile, ed è proprio questo a dare atmosfera al mondo
 
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L'intervista ha toccato anche il comparto musicale dell'anime, a partire dalla sigla d'apertura "Kaze no Anthem" di Eve con la partecipazione di suis. Watanabe ha rivelato di aver chiesto espressamente una canzone che trasmettesse un senso di accoglienza e speranza, celebrando il viaggio di Coco nel mondo della magia. «Volevo che comunicasse la sensazione di: "Benvenuta, sta per iniziare". La storia parla della morte di Coco figlia del sarto e della nascita di Coco la strega, e volevo che questo passaggio fosse espresso in modo positivo

 

Riguardo la sigla di chiusura, Watanabe ha rivelato invece che l'artista Nakamura Hak aveva inizialmente presentato tre brani demo per la serie, e sono stati tutti usati in momenti differenti, ovvero negli episodi 3, 5 e 8: «Non volevo limitarmi a uno solo e far sparire gli altri. Così ho chiesto: "Non possiamo usarli tutti?", e nello staff è calato un certo nervosismo.» ha affermato Watanabe. E poi ha aggiunto: «Le persone che lavorano nell'animazione si confrontano costantemente con la disperazione mentre affrontano i propri disegni. Ma dopo aver attraversato quella disperazione, trovano qualcosa che diventa la loro ultima speranza.»
Sembra che per il regista i tre brani rappresentassero perfettamente disperazione e speranza, non solo per le protagoniste ma anche per lo staff che ha dato loro la vita.
 

Tra gli aneddoti più leggeri emersi dall'intervista c'è quello legato al dolce e amatissimo Insetto Pennello, doppiato in giapponese da Misaki Kuno. Gli animatori si sono affezionati talmente tanto alla creatura che i membri dello staff continuavano ad aggiungere di nascosto scene extra con la mascotte di Coco negli episodi. «Le inserivano di propria iniziativa. L'insetto pennello compariva sullo sfondo mentre Coco e gli altri parlavano
 
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Watanabe ha infine speso parole di grande ammirazione per la mangaka Kamome Shirahama, descrivendola come una persona che «vive all'interno del mondo della storia» e concepisce ogni personaggio e ogni oggetto come se esistessero davvero.

Fonte consultata:
Anime Corner