L'eredità di Arion, il colossal mitologico tra i pionieri del fantasy
Il film di Yoshikazu Yasuhiko nei cinema dal 22 al 24 giugno per Nexo Digital e Yamato Video
di Artax
Il film è tratto dal manga omonimo di Yoshikazu Yasuhiko, pubblicato in Giappone dal 1979 al 1984 e disponibile in Italia per J-POP (QUI le nostre prime impressioni). Lo stesso autore, nel 1984, decise di scrivere e dirigere un adattamento cinematografico della sua opera. Ora questo film torna al cinema grazie a Nexo Digital e Yamato Video, il 22, 23 e 24 giugno, per permettere al colossal sulla mitologia greca di essere finalmente ammirato sul grande schermo anche dal pubblico taliano.

Siamo nell'antica Tracia e Arion, figlio di Poseidone, vive con Demetra, sua madre cieca, fino al giorno in cui viene rapito da Hades. Condotto con l'inganno nell'Ade, Arion viene addestrato per diventare un guerriero; la sua formazione è guidata dalla vendetta: ad Arion è stato detto che la cecità di sua madre è stata causata da Zeus e solo la morte del re degli dèi rimuoverà la maledizione. Dopo l'addestramento Arion torna nel mondo dei vivi insieme al gigante Gidon per uccidere Zeus. Le cose però non vanno come previsto e Arion viene catturato dai soldati di Atena, figlia di Zeus, mentre insegue una ladruncola. Il protagonista avrà bisogno di alleati per uscire da questa difficile situazione... li troverà?
Il lavoro concettuale dietro Arion è figlio del suo tempo: siamo nel bel mezzo degli anni Ottanta, quando un certo tipo di animazione, indipendente e coraggiosa, era non solo molto amata (specie nel formato home video, con i palinsesti televisivi saturi di opere fortemente commerciali) ma anche attivamente incoraggiata. Probabilmente, forte dell'esempio di Miyazaki, che aveva compiuto il passaggio dalla carta al grande schermo con Nausicaä della Valle del Vento, Yoshikazu pensò di fare lo stesso con il suo fumetto, Arion: da qui l'impresa di creare un lungometraggio animato di ampio respiro, capace di contenere un numero considerevole di scontri epici e scene di guerra, come solo le grandi battaglie della mitologia greca sanno raccontare.
Yasuhiko Yoshikazu è un nome che nell'animazione giapponese abbiamo avuto modo di sentire e risentire: storyboarder per La corazzata spaziale Yamato, ma soprattutto character designer e direttore delle animazioni per quel Mobile Suit Gundam di Tomino, del 1979, che ridefinì la science fiction robotica. Un nome che ha fatto la storia, e che si mette alla prova "alla Miyazaki", adattando il proprio fumetto in cinque volumi in un film imponente. Lo fa creando un'opera assolutamente fuori dalla sua comfort zone: un fantasy mitologico, territorio lontano da chi ha fatto principalmente fantascienza. Ma questa era l'aria che si respirava al tempo, una spinta estremamente propositiva che incoraggiava gli autori a proporre progetti ambiziosi e artistici, capaci di sfidare ciò che l'animazione commerciale televisiva stava producendo nel frattempo.
Ma una ricaduta sugli stili a lui cari si vede soprattutto nel fatto che è possibile riconoscere i "suoi personaggi": Arion ricorda un po' Amuro Ray, Athena evoca Kycilia Zabi, figure note e iconiche per i fan di Gundam e non solo. C'è poi un tocco vagamente "ghibliano", soprattutto nelle scene più comiche e leggere, enfatizzate con espressioni facciali di stupore o imbarazzo che ormai vengono associate immediatamente alle opere dello Studio Ghibli, ma anche nei riferimenti a La grande avventura del principe Valiant e Conan il ragazzo del futuro (anche se il rapporto tra Seneca e Arion non può non ricordare quello tra Dororo e Hyakkimaru nell'omonimo fumetto di Osamu Tezuka).

Il legame con il mondo Ghibli non si esaurisce nell'estetica: il film vanta le musiche di Joe Hisaishi, lo stesso che da sempre collabora con Miyazaki per dare suono ai mondi della sua immaginazione.
L'Hisaishi di Arion, però, è un Hisaishi decisamente diverso. Siamo nell'era della sperimentazione, e del synthwave: il creatore di colonne sonore "da fiaba" si lancia qui in un lavoro ai limiti della sperimentazione. Yasuhiko e Hisaishi si erano incontrati per la prima volta nel 1983 presso Tokuma Shoten, dove al compositore era stato chiesto di realizzare un concept album per il manga di Arion e l'autore aveva accolto la proposta con scarso entusiasmo. Fu però dopo aver ascoltato il lavoro di Hisaishi per Nausicaä che Yasuhiko cambiò idea, e tornò sui propri passi non appena il film entrò in lavorazione. Hisaishi si occupò sia del concept album per il manga che della colonna sonora del film, producendo un numero di tracce talmente elevato da richiedere la pubblicazione di due LP distinti.
Il film, prodotto da Sunrise, è impreziosito da un'incredibile quantità di dettagli, piccoli movimenti e trovate visive che, a quarant'anni dalla realizzazione, non mostrano alcuna patina di vecchiaia. Chiaramente animare a mano, all'epoca, grandi masse e colluttazioni fu un'impresa titanica, soprattutto considerando che nell'economia del film gli scontri — di altissimo livello tecnico — sono numerosi e di durata consistente. Pensiamo a Scarlet di Mamoru Hosoda, che di recente ha voluto portare su schermo grandi battaglie tra eserciti in CGI, perfette per la visione cinematografica. Arion rischia ancora di più animando, ovviamente, a mano lunghe battaglie e duelli, ricchi di vita e dinamismo grazie all'operato di animatori che sono stati, o sarebbero diventati, autentici mostri sacri del settore.
Con quest'opera ricordiamo il grande debutto come animatrice di Sachiko Kamimura, futura direttrice delle animazioni di Lupin III Parte III e i film di City Hunter, nonchè di Venus Wars diventata apprendista diretta del regista; ma Arion è stato un titolo formativo anche per Toshihiro Kawamoto, che anni dopo sarebbe diventato co-fondatore dello studio Bones e tra i suoi ruoli ricordiamo il character design e la direzione delle animazioni di Cowboy Bebop.
Tra gli animatori spicca inoltre il nome di Satoru Utsunomiya, leggenda dell'animazione giapponese, incaricato di animare alcune scene del climax che lasciarono lo stesso regista a bocca aperta.

Certo, gli appassionati di mitologia greca sorrideranno davanti alle licenze poetiche del film; eppure risulta interessante anche lo sguardo nipponico su un pantheon che non gli appartiene, utilizzato per rendere esotico ma epico il viaggio dell'eroe. Mentre Saint Seiya può essere letto come una declinazione "per ragazzi" dell'estetica della mitologia greca, Arion punta a qualcosa di più adulto e crudo, mettendo in scena violenza e guerra come motore narrativo di tutto. Seppur il film non soddisfò pienamente lo stesso regista, il suo impatto è oggi innegabile: il coraggio di osare nelle scene di guerra, nella regia, nella musica e nei temi si ritroverà nelle opere successive di Yasuhiko, ma anche nel boom delle ambientazioni fantasy e dark fantasy esploso proprio negli anni Ottanta, da cui sarebbe nato, tra gli altri, Berserk di Kentaro Miura.