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L'elegia della quotidianità. Questa è la sensazione che l'anime mi ha lasciato al termine della visione dei dodici episodi, assieme alla curiosità di reperire il manga per capire se l'anime ha realmente colto la vera essenza dell'opera di Kei Tome.

L'opera è uno slice of life all'ennesima potenza, in cui la componente sentimentale è il pretesto per dare sfoggio dell'incredibile tecnica di descrizione delle situazioni rappresentate e dei personaggi: l'apparente lentezza dei dialoghi, le lunghe pause tra una battuta e l'altra, i sospiri, il modo di incedere dei personaggi con i loro passi scanditi con lentezza e indolenza (che trasmettono tutto il travaglio interiore e le loro insicurezze su quello che stanno vivendo), la cura dell'espressività degli sguardi (fantastici quelli nell'episodio in cui le due protagoniste scoprono a casa di Rikuo la sua ex Chika o lo sguardo triste di Haru dal suo punto di vista che si annebbia progressivamente per le lacrime), un po' alla Sergio Leone, la minuziosa e ripetitiva descrizione delle azioni quotidiane più comuni e in apparenza insignificanti come i preparativi per cucinare...
Una impostazione molto buddista, contemplativa, che trae piacere dall'acquisizione della "consapevolezza" della semplicità e bellezza che caratterizza la narrazione... ma lo spettatore (con impostazione culturale "occidentale") è anche portato a focalizzarsi sulla ricerca e l'attribuzione di un significato o morale alla storia rappresentata, e in questo caso si fa un po' fatica ad immedesimarsi e comprendere i personaggi.

Rikuo e Shinako rientrano un po' nel classico cliché degli adulti incapaci di diventare tali dopo il perfezionamento del curriculum studiorum e l'ingresso nel mondo del lavoro.
L'indecisione, l'immaturità, l'insicurezza nell'esprimere i propri pensieri e sentimenti ma anche l'incapacità di capire realmente cosa si ha bisogno (anche in amore) caratterizzano con sfumature diverse Shinako e Rikuo che, sebbene siano i due i protagonisti dall'età anagrafica maggiore, contrastano con i due ragazzini Haru e Ruo (innamorati rispettivamente di Rikou e Shinako), che manifestano sia pur nella loro giovane età una decisione e una chiarezza di intenti (nonché una resilienza e una motivazione a prova di bomba) che stride con la "debosciaggine" mentale dei due presunti adulti.

Ne esce un affresco di vita delicato ma anche un po' inquietante in cui l'amore è un pretesto per un accenno di riflessione sulla vita e le sue sfaccettature, senza mai scadere nella proposizione di un giudizio o di una valutazione: il passaggio dall'adolescenza all'età adulta, il confronto ciclico con il proprio passato, l'elaborazione del lutto per la perdita di una persona molto significativa... tutte esperienze che segnano indelebilmente la vita dei protagonisti e che li rendono così fragili, disillusi ma anche così veri... fin troppo, perché l'anime sembra più concentrato ad evidenziare e sottolineare continuativamente i loro punti deboli e le loro contraddizioni rispetto alla sfrontataggine dei due protagonisti giovani e alla loro capacità di non arrendersi mai (o quasi - Haru alla fine era "scoppiata"), atteso il loro entusiasmo quasi a senso unico e la loro tipicamente giovanile non accettazione del compromesso.
Il limite dell'anime forse è l'eccessiva compressione delle disquisizioni esistenziali, la mancanza di un vero sviluppo dei personaggi e la presenza di un finale solo in apparenza "insulso", un po' alla versione manga di "Domestic Girlfriend". (Evitando di 'spoilerare' il finale, a mio avviso il significato è comunque piuttosto evidente: vivere il presente per quello che è senza paranoie e non inseguire sogni o rimpianti più o meno irrealizzabili...)
Difetti che si possono tranquillamente superare se si è amanti del genere e si approccia alla visione in modo da apprezzarne i dettagli, i particolari, senza focalizzarsi sul semplice "perché" degli eventi narrati...

Comparto tecnico e musiche di livello, per un'opera che mi ha colpito favorevolmente anche per l'ambientazione "vintage" coerente con l'anno di pubblicazione del manga (fine anni '90 del secolo scorso - mentre l'anime è del 2020!): vedere i personaggi utilizzare musicassette, macchine fotografiche analogiche a rullino, telefoni normali nelle cabine pubbliche e non trovare smartphone e tablet è stato un vero tuffo nostalgico nel passato in cui il contatto umano era il modo più utilizzato per comunicare con gli altri...