Recensione
Shoujo Shuumatsu Ryokou
8.5/10
Recensione di Johnny Ryuko
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Pochi mesi fa ho recuperato su Vinted il manga de L'ultimo viaggio delle ragazze, pubblicato in Italia dall'ormai defunta Goen. E, negli scorsi giorni, ho deciso di vedere anche l'adattamento animato.
La recensione contiene spoiler, quindi attenzione.
Al termine della lettura ero rimasto molto soddisfatto. Nel manga di Tsukumizu ho trovato quel che cercavo in quel determinato momento, una storia tragica, un mondo post apocalittico e due protagoniste che si muovono in questa desolazione con uno spirito e delle motivazioni che fanno da contraltare allo scenario.
Chi e Yuu, anche nell'anime, sono tratteggiate in maniera deliziosa. Due bambine sperdute eppure piene di coraggio e iniziativa. Una riflessiva e cauta, l'altra istintiva e con pochi pensieri, almeno all'apparenza.
Non andrò nel dettaglio della trama, che si può spiegare in poche battute e che pesca, per atmosfera e meccaniche, a piene mani, da tante opere fortunate. Assolutamente non un difetto, dal mio punto di vista. La fuga, spinte dal nonno, da uno degli ultimi nuclei abitati a ridosso di un'inevitabile autodistruzione, può ricordare in una certa misura Conan, il ragazzo del futuro. Le mega-strutture ancora in funzione, nonostante la quasi estinzione del genere umano, non possono non far pensare all'immaginario di Blame! e altre opere di Tsutomu Nihei. L'incontro casuale con individui solitari che percorrono la loro strada e, per un breve tratto, la condividono con le protagoniste, richiama tutta una serie di romanzi e film, tra i quali mi limito a citare Mad Max e La strada.
Chi e Yuu sembrano muoversi senza meta in prima battuta, a caccia solo del necessario per sopravvivere, spostandosi a bordo di un Kettenkrad, un piccolo semicingolato a metà tra una moto e un mezzo blindato. Hanno degli elmetti e un fucile, Yuu è un'ottima tiratrice mentre Chi è una guidatrice prudente ma abile. Provviste, acqua, benzina. Nella ricerca di questi elementi il loro viaggio inizia dal livello del suolo, per poi proiettarsi verso l'alto, verso le strutture superiori. La città, immensa, è costruita a strati. E, in special modo dopo l'incontro con Kanazawa, il cartografo che fa loro dono anche di una macchina fotografica, le due ragazze decidono di provare a raggiungere il vertice. Lì, ipotizzano, forse vive ancora altra gente.
Il mondo ormai è desolato come detto, resta lo scheletro degli edifici, le armi abbandonate sui campi di battaglia, i segni di una civiltà che, nel tempo, si è evoluta, ha cercato la salvezza nella tecnologia e nella religione. Ha vissuto, ha distrutto, ha dimenticato. Chi e Yuu vanno avanti, una piccola scoperta dopo l'altra. Fino a quella che sembra una rivelazione: il mondo sta per finire, alcune misteriose entità lo preannunciano alle ragazze. Che accettano il destino, e proseguono nel loro viaggio.
L'ultimo viaggio delle ragazze è una storia che non racconta, mostra. Non servono spiegazioni, dettagli, approfondimenti. Scopriamo quel poco che serve attraverso gli occhi di Chi e Yuu, tramite le loro pochissime interazioni con gli altri sopravvissuti, il già citato Kanazawa e poi Ishii, che aiuteranno nel fallimentare progetto di costruire un aeroplano. La poesia della distruzione assorbe lo spettatore e lo accompagna per mano in questa carrellata tragica. Un ottimo anime quindi, seppur non esente da problemi.
Il "difetto" principe, comunque volutamente tra virgolette se di difetto possiamo parlare, è che la versione animata non adatta il manga fino in fondo. La storia si ferma al volume 4 su 6 dell'originale, non so se perché ancora Tsukumizu doveva concludere o meno la storia. Di fatto però, sebbene si possa affermare che quello dell'anime sia un finale abbastanza soddisfacente preso a sé stante, per chi ha letto l'opera cartacea, la troncatura precoce appare evidente. Negli ultimi due volumi infatti la riflessione esistenziale delle ragazze sulla vita, la guerra, la fine del mondo, scava ancor più in profondità. Dopo l'alcol scoprono il fumo, incontrano un'altra entità, un'intelligenza artificiale che si sente ormai priva di scopo e che, grazie a loro, riesce a suicidarsi. Perdono il fidato Kettenkrad e infine giungono all'apice della città, dove abbracciano la fine. In tutti i sensi. Un peccato.
A livello tecnico, L'ultimo viaggio delle ragazze si difende abbastanza bene. Qualche effetto 3D stride un po' ma, nel complesso, non c'è granché di cui lamentarsi. Gli scenari e le atmosfere del manga sono state trasposte con dovizia e rispetto, ivi incluso il character design che può far storcere il naso a qualcuno. Ma d'altronde l'accoppiata personaggi moe e futuro post apocalittico non è certo una novità, un esempio su tutti è lo stile di Shin Takahashi (Lei, l'arma finale, ma anche Un Frammento di Te). Si merita invece un elogio specifico la colonna sonora. A partire dalle sigle e passando per le partiture che accompagnano gli episodi, l'anime può godere di una scelta musicale di, oso dire, eccellente qualità. Il responsabile, in senso buono, è Kenichiro Suehiro, autore tra le altre delle musiche di Re:Zero, Goblin Slayer, Uncle from Another World, per citare gli anime, ma anche del videogioco Wo Long: Fallen Dynasty. Tappeti sonori evocativi, struggenti, mai invadenti, fusi con la componente visiva, che impreziosiscono non poco.
L'ultimo viaggio delle ragazze mi ha lasciato un retrogusto simile al già citato Lei, l'arma finale. Sebbene siano storie diverse, io ci vedo un parallelo nel modo in cui, a un certo punto, la storia ti mostra - e dimostra - che non c'è redenzione per l'essere umano, che il pianeta è finito, che i protagonisti sono i testimoni di questa fine. Alla quale assistono non con rassegnazione, ma con serenità. Come detto, è un ottimo anime ma, avendo letto prima il manga, quel senso di incompiuto resta. Avrei preferito una fruizione inversa. Ma anche così L'ultimo viaggio delle ragazze merita senza dubbio la visione.
La recensione contiene spoiler, quindi attenzione.
Al termine della lettura ero rimasto molto soddisfatto. Nel manga di Tsukumizu ho trovato quel che cercavo in quel determinato momento, una storia tragica, un mondo post apocalittico e due protagoniste che si muovono in questa desolazione con uno spirito e delle motivazioni che fanno da contraltare allo scenario.
Chi e Yuu, anche nell'anime, sono tratteggiate in maniera deliziosa. Due bambine sperdute eppure piene di coraggio e iniziativa. Una riflessiva e cauta, l'altra istintiva e con pochi pensieri, almeno all'apparenza.
Non andrò nel dettaglio della trama, che si può spiegare in poche battute e che pesca, per atmosfera e meccaniche, a piene mani, da tante opere fortunate. Assolutamente non un difetto, dal mio punto di vista. La fuga, spinte dal nonno, da uno degli ultimi nuclei abitati a ridosso di un'inevitabile autodistruzione, può ricordare in una certa misura Conan, il ragazzo del futuro. Le mega-strutture ancora in funzione, nonostante la quasi estinzione del genere umano, non possono non far pensare all'immaginario di Blame! e altre opere di Tsutomu Nihei. L'incontro casuale con individui solitari che percorrono la loro strada e, per un breve tratto, la condividono con le protagoniste, richiama tutta una serie di romanzi e film, tra i quali mi limito a citare Mad Max e La strada.
Chi e Yuu sembrano muoversi senza meta in prima battuta, a caccia solo del necessario per sopravvivere, spostandosi a bordo di un Kettenkrad, un piccolo semicingolato a metà tra una moto e un mezzo blindato. Hanno degli elmetti e un fucile, Yuu è un'ottima tiratrice mentre Chi è una guidatrice prudente ma abile. Provviste, acqua, benzina. Nella ricerca di questi elementi il loro viaggio inizia dal livello del suolo, per poi proiettarsi verso l'alto, verso le strutture superiori. La città, immensa, è costruita a strati. E, in special modo dopo l'incontro con Kanazawa, il cartografo che fa loro dono anche di una macchina fotografica, le due ragazze decidono di provare a raggiungere il vertice. Lì, ipotizzano, forse vive ancora altra gente.
Il mondo ormai è desolato come detto, resta lo scheletro degli edifici, le armi abbandonate sui campi di battaglia, i segni di una civiltà che, nel tempo, si è evoluta, ha cercato la salvezza nella tecnologia e nella religione. Ha vissuto, ha distrutto, ha dimenticato. Chi e Yuu vanno avanti, una piccola scoperta dopo l'altra. Fino a quella che sembra una rivelazione: il mondo sta per finire, alcune misteriose entità lo preannunciano alle ragazze. Che accettano il destino, e proseguono nel loro viaggio.
L'ultimo viaggio delle ragazze è una storia che non racconta, mostra. Non servono spiegazioni, dettagli, approfondimenti. Scopriamo quel poco che serve attraverso gli occhi di Chi e Yuu, tramite le loro pochissime interazioni con gli altri sopravvissuti, il già citato Kanazawa e poi Ishii, che aiuteranno nel fallimentare progetto di costruire un aeroplano. La poesia della distruzione assorbe lo spettatore e lo accompagna per mano in questa carrellata tragica. Un ottimo anime quindi, seppur non esente da problemi.
Il "difetto" principe, comunque volutamente tra virgolette se di difetto possiamo parlare, è che la versione animata non adatta il manga fino in fondo. La storia si ferma al volume 4 su 6 dell'originale, non so se perché ancora Tsukumizu doveva concludere o meno la storia. Di fatto però, sebbene si possa affermare che quello dell'anime sia un finale abbastanza soddisfacente preso a sé stante, per chi ha letto l'opera cartacea, la troncatura precoce appare evidente. Negli ultimi due volumi infatti la riflessione esistenziale delle ragazze sulla vita, la guerra, la fine del mondo, scava ancor più in profondità. Dopo l'alcol scoprono il fumo, incontrano un'altra entità, un'intelligenza artificiale che si sente ormai priva di scopo e che, grazie a loro, riesce a suicidarsi. Perdono il fidato Kettenkrad e infine giungono all'apice della città, dove abbracciano la fine. In tutti i sensi. Un peccato.
A livello tecnico, L'ultimo viaggio delle ragazze si difende abbastanza bene. Qualche effetto 3D stride un po' ma, nel complesso, non c'è granché di cui lamentarsi. Gli scenari e le atmosfere del manga sono state trasposte con dovizia e rispetto, ivi incluso il character design che può far storcere il naso a qualcuno. Ma d'altronde l'accoppiata personaggi moe e futuro post apocalittico non è certo una novità, un esempio su tutti è lo stile di Shin Takahashi (Lei, l'arma finale, ma anche Un Frammento di Te). Si merita invece un elogio specifico la colonna sonora. A partire dalle sigle e passando per le partiture che accompagnano gli episodi, l'anime può godere di una scelta musicale di, oso dire, eccellente qualità. Il responsabile, in senso buono, è Kenichiro Suehiro, autore tra le altre delle musiche di Re:Zero, Goblin Slayer, Uncle from Another World, per citare gli anime, ma anche del videogioco Wo Long: Fallen Dynasty. Tappeti sonori evocativi, struggenti, mai invadenti, fusi con la componente visiva, che impreziosiscono non poco.
L'ultimo viaggio delle ragazze mi ha lasciato un retrogusto simile al già citato Lei, l'arma finale. Sebbene siano storie diverse, io ci vedo un parallelo nel modo in cui, a un certo punto, la storia ti mostra - e dimostra - che non c'è redenzione per l'essere umano, che il pianeta è finito, che i protagonisti sono i testimoni di questa fine. Alla quale assistono non con rassegnazione, ma con serenità. Come detto, è un ottimo anime ma, avendo letto prima il manga, quel senso di incompiuto resta. Avrei preferito una fruizione inversa. Ma anche così L'ultimo viaggio delle ragazze merita senza dubbio la visione.
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