Recensione
"L'illusione consolatoria del vuoto"
Mi posso definire uno spettatore che apprezza le commedie romantiche che negli anime sono prevalentemente scolastiche e posso scrivere di averne viste e recensite "qualcuna" cercando sempre di reperire nello sterminato catalogo delle opere di animazione quelle che a prima vista sembrano significative, intriganti o coinvolgenti.
Con "Osamake: Osananajimi ga Zettai ni Makenai Love Comedy" (traducibile letteralmente "La commedia romantica dove l'amica d'infanzia non perde assolutamente") ho trovato l'opera che rappresenta una sorta di punto di non ritorno del genere rom-com scolastico e, se vogliamo essere un po' critici anche verso il contesto in cui viviamo da qualche anno, un esempio di come ormai molte opere di animazione abbiano progressivamente abbandonato la verosimiglianza delle trame narrate e la tridimensionbalità/sviluppo dei personaggi in favore di un delirio commerciale dei sentimenti degli adolescenti.
Non vorrei essere frainteso: non sono qui a interpretare il ruolo del picconatore moralista: vivo anche io in questa realtà e vedo gli anime come occasione di svago ma anche di meditazione e approfondimento sui temi che l'opera affronta e sulle modalità con cui li rappresenta. Non pretendo chissà cosa, ma, onestamente, "Osamake" mi è sembrato un prodotto concepito al di fuori di qualsiasi contesto reale per assecondare una visione distorta, solipsistica e immatura di un pubblico che francamente stento a immaginarne l'esistenza.
Con "Osamake" siamo di fronte al genere harem, ma di quelli più tossici e insulsi con premesse risibili e labili in cui le aspiranti fidanzate del solito "guscio vuoto" si mettono in competizione con gli strategemmi più surreali. Un'opera "regressiva" in cui la sceneggiatura non si sviluppa attraverso interazioni reali anche conflittuali e organiche, ma per sequenza di situazioni e scenette con stupidaggini e colpi di scena talmente assurdi da superare qualsiasi ragionevole sospensione dell'incredulità.
I passaggi logici non esistono, costantemente sacrificati sull'altare di un fanservice narrativo alimentato da confessioni pubbliche coreografate come se fossero eventi di massa, complotti adolescenziali che richiederebbero le risorse di un'agenzia di intelligence e continui reset emotivi che fanno fare ai personaggi tre passi indietro per ogni mezzo passo avanti. Le azioni dei personaggi sono prive di conseguenze: i traumi, se li volessimo definire come tali, si risolvono nello spazio di un episodio e i rifiuti sentimentali non generano dolore o crescita, ma solo una nuova sfida comne se si vedessi un videogioco di ruoli in un loop sterile.
Sulla caratterizzazione dei suoi personaggi sarebbe meglio stendere un velo pietoso (o doloroso): sono tutti ridotti a meri fantocci o archetipi ambulanti programmati per lo scopo dell'opera. Credo che nella vita reale le interazioni sviluppino sulla reciprocità, sul compromesso e sulla scoperta dell'altro come individuo autonomo. In *Osamake*, il tutto viene deformato per assecondare il delirio di onnipotenza dell'inadeguato in quanto il protagonista non deve fare nulla per meritare l'amore (beato lui).
Si potrebbe pensare che si tratti di un'opera dallo spirito comico o demenziale? Di certo, "Osamake" sembra voler riscrivere il concetto dell'"estetica del ridicolo" sia dal punto di vista dei contenuti ma anche della produzione tecnica.
Ponendo neanche tanta attenzione, emerge abbastanza chiaramente che, specialmente nella seconda metà della serie guidata dallo studio Doga Kobo, subisce un sensibile diminuzione qualitativa. Le animazioni appaiono legnose, i fondali poco dettagliati. Anche in occasione dei balletti improvvisati, le finte produzioni televisive scolastiche gestite da adolescenti con budget milionari la produzione non brilla per qualità offrendo delle scene piuttosto brutte alla visione che rende il tutto pesante persino per chi cerca un mero intrattenimento disimpegnato.
"Osamake" in definitiva sembra un'opera che voglia stuzzicare i limiti del pubblico fallendo però sia come satira del genere (mancando totalmente dell'ironia e comicità) sia come commedia romantica. E' un'opera da evitare la cui visione è raccomandata solo a chi vuole studiare e capire i limiti strutturali e le derive commerciali di certa animazione moderna.
Mi posso definire uno spettatore che apprezza le commedie romantiche che negli anime sono prevalentemente scolastiche e posso scrivere di averne viste e recensite "qualcuna" cercando sempre di reperire nello sterminato catalogo delle opere di animazione quelle che a prima vista sembrano significative, intriganti o coinvolgenti.
Con "Osamake: Osananajimi ga Zettai ni Makenai Love Comedy" (traducibile letteralmente "La commedia romantica dove l'amica d'infanzia non perde assolutamente") ho trovato l'opera che rappresenta una sorta di punto di non ritorno del genere rom-com scolastico e, se vogliamo essere un po' critici anche verso il contesto in cui viviamo da qualche anno, un esempio di come ormai molte opere di animazione abbiano progressivamente abbandonato la verosimiglianza delle trame narrate e la tridimensionbalità/sviluppo dei personaggi in favore di un delirio commerciale dei sentimenti degli adolescenti.
Non vorrei essere frainteso: non sono qui a interpretare il ruolo del picconatore moralista: vivo anche io in questa realtà e vedo gli anime come occasione di svago ma anche di meditazione e approfondimento sui temi che l'opera affronta e sulle modalità con cui li rappresenta. Non pretendo chissà cosa, ma, onestamente, "Osamake" mi è sembrato un prodotto concepito al di fuori di qualsiasi contesto reale per assecondare una visione distorta, solipsistica e immatura di un pubblico che francamente stento a immaginarne l'esistenza.
Con "Osamake" siamo di fronte al genere harem, ma di quelli più tossici e insulsi con premesse risibili e labili in cui le aspiranti fidanzate del solito "guscio vuoto" si mettono in competizione con gli strategemmi più surreali. Un'opera "regressiva" in cui la sceneggiatura non si sviluppa attraverso interazioni reali anche conflittuali e organiche, ma per sequenza di situazioni e scenette con stupidaggini e colpi di scena talmente assurdi da superare qualsiasi ragionevole sospensione dell'incredulità.
I passaggi logici non esistono, costantemente sacrificati sull'altare di un fanservice narrativo alimentato da confessioni pubbliche coreografate come se fossero eventi di massa, complotti adolescenziali che richiederebbero le risorse di un'agenzia di intelligence e continui reset emotivi che fanno fare ai personaggi tre passi indietro per ogni mezzo passo avanti. Le azioni dei personaggi sono prive di conseguenze: i traumi, se li volessimo definire come tali, si risolvono nello spazio di un episodio e i rifiuti sentimentali non generano dolore o crescita, ma solo una nuova sfida comne se si vedessi un videogioco di ruoli in un loop sterile.
Sulla caratterizzazione dei suoi personaggi sarebbe meglio stendere un velo pietoso (o doloroso): sono tutti ridotti a meri fantocci o archetipi ambulanti programmati per lo scopo dell'opera. Credo che nella vita reale le interazioni sviluppino sulla reciprocità, sul compromesso e sulla scoperta dell'altro come individuo autonomo. In *Osamake*, il tutto viene deformato per assecondare il delirio di onnipotenza dell'inadeguato in quanto il protagonista non deve fare nulla per meritare l'amore (beato lui).
Si potrebbe pensare che si tratti di un'opera dallo spirito comico o demenziale? Di certo, "Osamake" sembra voler riscrivere il concetto dell'"estetica del ridicolo" sia dal punto di vista dei contenuti ma anche della produzione tecnica.
Ponendo neanche tanta attenzione, emerge abbastanza chiaramente che, specialmente nella seconda metà della serie guidata dallo studio Doga Kobo, subisce un sensibile diminuzione qualitativa. Le animazioni appaiono legnose, i fondali poco dettagliati. Anche in occasione dei balletti improvvisati, le finte produzioni televisive scolastiche gestite da adolescenti con budget milionari la produzione non brilla per qualità offrendo delle scene piuttosto brutte alla visione che rende il tutto pesante persino per chi cerca un mero intrattenimento disimpegnato.
"Osamake" in definitiva sembra un'opera che voglia stuzzicare i limiti del pubblico fallendo però sia come satira del genere (mancando totalmente dell'ironia e comicità) sia come commedia romantica. E' un'opera da evitare la cui visione è raccomandata solo a chi vuole studiare e capire i limiti strutturali e le derive commerciali di certa animazione moderna.