Shōwa Genroku Rakugo Shinjū
"Shōwa Genroku Rakugo Shinjū" (trad.: "Descending stories") è una di quelle opere che sembrano dimostrare quanto l’animazione possa essere adulta, raffinata e capace di scavare nelle pieghe più intime dell’animo umano, al pari di un'opera cinematografica "d'autore" recitata da attori in carne e ossa.
Sarà stata la sceneggiatura, la storia cui si ispira (l'omonimo manga josei di Haruko Kumota, serializzato tra il 2010 e il 2016), il chara-design così semplice, raffinato, realistico e armonioso (ben lontani da quelle esagerazioni cui ormai ci si sta abituando da anni nell'ambito dell'animazione nipponica) e il riuscito disegno e animazione delle espressioni dei personaggi mentre recitano il Rakugo, supportato da un doppiaggio che rende in modo incredibilmente realistico i cambiamenti di tono e voce mentre i personaggi recitano, in perfetta sincronia con il cambiamento di espressione e sguardo, ma raramente mi è capitato di vedere un'opera tanto coinvolgente, profonda e introspettiva, ben costruita, disegnata e recitata.
La prima stagione, adattamento dell’arco narrativo dedicato alla giovinezza di Yakumo Yurakutei VIII (Bon) e del suo amico-rivale Sukeroku (Shin), è un viaggio nella tradizione del rakugo, ma soprattutto un’indagine sulle identità che costruiamo attraverso l’arte, l’amore e il dolore; in altre parole: la vita.
Il leit motiv del Rakugo non mi aveva convinto appieno ed inizialmente ero titubante sulla visione di quest'opera. Mi sono dovuto ricredere: temevo un'opera pseudo didascalica e/o le solite rivalità e confronti stile spok-on (da cui non sono esenti in tutto o in parte altre serie su arti o sport tradizionali giapponesi che mi è capitato di vedere come "Chihayfuru" o "Un marzo da leoni").
E, invece… L'arte del Rakugo narrata in questa serie viene rappresentata in modo da intrecciarsi indissolubilmente con la vita di coloro che la interpretano, non restando limitata ad una mera performance recitata in modo magistrale e competitivo, ma diventando essa stessa parte delle esistenze dei personaggi, assurgendo ad un vero e proprio ruolo di "specchio" della loro anima.
Il rakugo è una forma di narrazione teatrale giapponese che per origine risale al periodo Edo. Un unico performer, seduto in seiza su un cuscino, racconta storie comiche o drammatiche interpretando più personaggi solo attraverso la voce, le espressioni e minimi movimenti del corpo.
È un’arte particolare, dove tutto dipende dalla capacità del narratore o cantastorie di evocare mondi interi con un gesto del ventaglio o un cambio di tono della voce.
La trasmissione del titolo di maestro (il nome d’arte, o "yagō") avviene secondo un sistema rigidamente gerarchico tipicamente nipponico: l’apprendista vive con il maestro, ne assorbe lo stile, ne impara i racconti, sviluppa se del caso un proprio stile e, quando ritenuto degno, riceve un nome della stessa linea.
È un’eredità simbolica molto ponderosa, quasi una reincarnazione artistica in un loop continuo in cui il Rakugo continua a vivere per traditio oralis.
La prima stagione è costruita proprio sulla dinamica della successione tra apprendisti e maestro ed è narrata come un lungo flashback del protagonista principale: Bon. Ormai anziano, racconta la sua vita al giovane ex-detenuto Yotarō, che desidera diventare suo discepolo e apprendista, e alla figlia ormai adulta di Shin e Yurie (Konatsu).
Un flashback che oscilla tra la bellezza e l'intraprendenza dell'epoca giovanile, collocabile storicamente negli anni 20-30 del secolo XX e che attraversa la seconda guerra mondiale, con tutte le sue difficoltà e atrocità, fino agli anni della difficile ripresa economica del Giappone e al passato recente (grossomodo anni '80-90) con tutti i cambiamenti sociali e culturali che influiscono e incidono anche e soprattutto sul successo e la diffusione del Rakugo tradizionale in Giappone.
Il cuore della serie è rappresentato dalle vicende vissute da Bon e Shin cresciuti insieme sotto lo stesso maestro e il loro talento nella recitazione de Rakugo, cui si aggiunge Yurie Miyokichi, attrice che non ha ottenuto successo, che dopo vicende alterne si innamora di Bon e, una volta respinta da lui, diventa la compagna di Shin.
Bon, Shin e Yurie sono le figure chiave di questa serie: tre personaggi perfettamente caratterizzati e sviscerati nel loro percorso di crescita personale e professionale con sullo sfondo le vicende storiche del Giappone del secolo scorso che segnerà le loro esistenze.
Bon è l'emblema della bellezza elegante, nonostante il problema della claudicanza, ma anche della timidezza e della fragilità. Complessato per il problema fisico e cresciuto in un ambiente rigido, resta segnato da un diffuso senso di inadeguatezza che non riuscirà mai a superare. Bon trova nel rakugo non solo un lavoro di successo, ma un rifugio in cui nonostante tutto riesce ad essere se stesso e a brillare come persona e non solo come cantastorie. La sua recitazione è conseguente al suo carattere e stile: controllata, raffinata, quasi snob e ricercata. E si intuisce che lui è diventato un artista sempre proiettato alla ricerca della perfezione per star bene con se stesso e con gli altri, nella sua visione della esistenza molto regolata e responsabile.
Shin è l'opposto di Bon, quello che si potrebbe definire come quello "esatto": Estroverso, vitale ma anche disordinato, spaccone, spendaccione, incapace di badare a se stesso. Un artista dell'improvvisazione quasi geniale e il Rakugo che recita è spontaneo, sanguigno in cui la tecnica conta ben poco perché lui non studia e non riflette ma istintivamente vuole portare la recitazione il più possibile vicino agli spettatori per coinvolgerli.
La dicotomia tra i due è resa magistralmente dall'opera e la rivalità/ammirazione e rispetto reciproco tra i due rappresenta la croce e delizia dell'esistenza di Bon, sempre crucciato dalla facilità e la bravura con cui Shin riesce a recitare. Come lo Yin e Yang, Bon e Shin rappresentano due forze opposte ma complementari e interdipendenti che si attraggono e si respingono in un affascinante equilibrio e interazione cameratesca fragile ma sempre presente.
L'equilibrio tra i due si interrompe (non verrà mai meno...) a causa delle scelte del maestro dei due sulla successione e, soprattutto, per la presenza dell'avvenente e seduttiva Yurie che, a dispetto della sua apparente sfrontatezza e affabilità è una donna fragile che, abituata a lottare per vivere, cerca disperatamente in Bon la persona che la possa rendere felice e sicura e che alla fine finisce per essere schiacciata tra due uomini incapaci di amarla come desidererebbe a causa del Rakugo.
La tragedia che distruggerà questa sorta di triangolo resta un evento ambiguo quasi sospeso tra fatalità e colpa,e diventerà la condanna di Bon a portare per il resto dei suoi giorni l'eredità di dolore e rimorso, rappresentata in concreto dalla figlia di Shin e Yurie, Konatsu, che crescerà quasi come un atto di espiazione e responsabilità.
Chiuso nel suo doloroso silenzio e nella sua ieratica atarassia, Bon riesce a trovare in Yotarō (ex-galeotto, impulsivo, apparentemente inadatto a un’arte così disciplinata), ciò che Shin era stato (anche per lui): spontaneità, calore, vitalità. Bon lo accoglie come discepolo forse anche perché vede in lui una possibilità di redenzione, forse perché desidera che il rakugo continui a vivere in una forma più libera e luminosa di quella che lui stesso può offrire.
Questa prima serie di "Shōwa Genroku Rakugo Shinjū" è un piccolo capolavoro in cui ogni rapporto narrato è costruito con una delicatezza rara, fatta di silenzi, sguardi, piccoli gesti che rivelano più di mille parole ma è anche un’opera che parla di memoria, di identità, di come l’arte possa salvare e distruggere allo stesso tempo. È un racconto di vite intrecciate, di amori impossibili, di colpe che non si cancellano, di questioni irrisolte e di eredità che pesano.
Ho apprezzato per come è stato magistralmente reso il personaggio di Bon, con la sua sensibilità tormentata: a memoria mi è sembrato uno dei personaggi più complessi dell’animazione vista fino ad oggi.
Non è una serie di immediata fruizione per tutti e richiede una buona dose di pazienza e attenzione a tutte le sfumature che offre, essendo un masterpiece di "voce e silenzio". Se ci si avvicina all'animazione come mera forma di svago e relax anche per dimenticare le difficoltà della realtà, allora è meglio lasciar perdere perché "Shōwa Genroku Rakugo Shinjū" nella sua tragicità e drammaticità prende proprio ispirazione e narra quelle "cose della vita" che rappresentano anche la complessità e le difficoltà di vivere.
Sarà stata la sceneggiatura, la storia cui si ispira (l'omonimo manga josei di Haruko Kumota, serializzato tra il 2010 e il 2016), il chara-design così semplice, raffinato, realistico e armonioso (ben lontani da quelle esagerazioni cui ormai ci si sta abituando da anni nell'ambito dell'animazione nipponica) e il riuscito disegno e animazione delle espressioni dei personaggi mentre recitano il Rakugo, supportato da un doppiaggio che rende in modo incredibilmente realistico i cambiamenti di tono e voce mentre i personaggi recitano, in perfetta sincronia con il cambiamento di espressione e sguardo, ma raramente mi è capitato di vedere un'opera tanto coinvolgente, profonda e introspettiva, ben costruita, disegnata e recitata.
La prima stagione, adattamento dell’arco narrativo dedicato alla giovinezza di Yakumo Yurakutei VIII (Bon) e del suo amico-rivale Sukeroku (Shin), è un viaggio nella tradizione del rakugo, ma soprattutto un’indagine sulle identità che costruiamo attraverso l’arte, l’amore e il dolore; in altre parole: la vita.
Il leit motiv del Rakugo non mi aveva convinto appieno ed inizialmente ero titubante sulla visione di quest'opera. Mi sono dovuto ricredere: temevo un'opera pseudo didascalica e/o le solite rivalità e confronti stile spok-on (da cui non sono esenti in tutto o in parte altre serie su arti o sport tradizionali giapponesi che mi è capitato di vedere come "Chihayfuru" o "Un marzo da leoni").
E, invece… L'arte del Rakugo narrata in questa serie viene rappresentata in modo da intrecciarsi indissolubilmente con la vita di coloro che la interpretano, non restando limitata ad una mera performance recitata in modo magistrale e competitivo, ma diventando essa stessa parte delle esistenze dei personaggi, assurgendo ad un vero e proprio ruolo di "specchio" della loro anima.
Il rakugo è una forma di narrazione teatrale giapponese che per origine risale al periodo Edo. Un unico performer, seduto in seiza su un cuscino, racconta storie comiche o drammatiche interpretando più personaggi solo attraverso la voce, le espressioni e minimi movimenti del corpo.
È un’arte particolare, dove tutto dipende dalla capacità del narratore o cantastorie di evocare mondi interi con un gesto del ventaglio o un cambio di tono della voce.
La trasmissione del titolo di maestro (il nome d’arte, o "yagō") avviene secondo un sistema rigidamente gerarchico tipicamente nipponico: l’apprendista vive con il maestro, ne assorbe lo stile, ne impara i racconti, sviluppa se del caso un proprio stile e, quando ritenuto degno, riceve un nome della stessa linea.
È un’eredità simbolica molto ponderosa, quasi una reincarnazione artistica in un loop continuo in cui il Rakugo continua a vivere per traditio oralis.
La prima stagione è costruita proprio sulla dinamica della successione tra apprendisti e maestro ed è narrata come un lungo flashback del protagonista principale: Bon. Ormai anziano, racconta la sua vita al giovane ex-detenuto Yotarō, che desidera diventare suo discepolo e apprendista, e alla figlia ormai adulta di Shin e Yurie (Konatsu).
Un flashback che oscilla tra la bellezza e l'intraprendenza dell'epoca giovanile, collocabile storicamente negli anni 20-30 del secolo XX e che attraversa la seconda guerra mondiale, con tutte le sue difficoltà e atrocità, fino agli anni della difficile ripresa economica del Giappone e al passato recente (grossomodo anni '80-90) con tutti i cambiamenti sociali e culturali che influiscono e incidono anche e soprattutto sul successo e la diffusione del Rakugo tradizionale in Giappone.
Il cuore della serie è rappresentato dalle vicende vissute da Bon e Shin cresciuti insieme sotto lo stesso maestro e il loro talento nella recitazione de Rakugo, cui si aggiunge Yurie Miyokichi, attrice che non ha ottenuto successo, che dopo vicende alterne si innamora di Bon e, una volta respinta da lui, diventa la compagna di Shin.
Bon, Shin e Yurie sono le figure chiave di questa serie: tre personaggi perfettamente caratterizzati e sviscerati nel loro percorso di crescita personale e professionale con sullo sfondo le vicende storiche del Giappone del secolo scorso che segnerà le loro esistenze.
Bon è l'emblema della bellezza elegante, nonostante il problema della claudicanza, ma anche della timidezza e della fragilità. Complessato per il problema fisico e cresciuto in un ambiente rigido, resta segnato da un diffuso senso di inadeguatezza che non riuscirà mai a superare. Bon trova nel rakugo non solo un lavoro di successo, ma un rifugio in cui nonostante tutto riesce ad essere se stesso e a brillare come persona e non solo come cantastorie. La sua recitazione è conseguente al suo carattere e stile: controllata, raffinata, quasi snob e ricercata. E si intuisce che lui è diventato un artista sempre proiettato alla ricerca della perfezione per star bene con se stesso e con gli altri, nella sua visione della esistenza molto regolata e responsabile.
Shin è l'opposto di Bon, quello che si potrebbe definire come quello "esatto": Estroverso, vitale ma anche disordinato, spaccone, spendaccione, incapace di badare a se stesso. Un artista dell'improvvisazione quasi geniale e il Rakugo che recita è spontaneo, sanguigno in cui la tecnica conta ben poco perché lui non studia e non riflette ma istintivamente vuole portare la recitazione il più possibile vicino agli spettatori per coinvolgerli.
La dicotomia tra i due è resa magistralmente dall'opera e la rivalità/ammirazione e rispetto reciproco tra i due rappresenta la croce e delizia dell'esistenza di Bon, sempre crucciato dalla facilità e la bravura con cui Shin riesce a recitare. Come lo Yin e Yang, Bon e Shin rappresentano due forze opposte ma complementari e interdipendenti che si attraggono e si respingono in un affascinante equilibrio e interazione cameratesca fragile ma sempre presente.
L'equilibrio tra i due si interrompe (non verrà mai meno...) a causa delle scelte del maestro dei due sulla successione e, soprattutto, per la presenza dell'avvenente e seduttiva Yurie che, a dispetto della sua apparente sfrontatezza e affabilità è una donna fragile che, abituata a lottare per vivere, cerca disperatamente in Bon la persona che la possa rendere felice e sicura e che alla fine finisce per essere schiacciata tra due uomini incapaci di amarla come desidererebbe a causa del Rakugo.
La tragedia che distruggerà questa sorta di triangolo resta un evento ambiguo quasi sospeso tra fatalità e colpa,e diventerà la condanna di Bon a portare per il resto dei suoi giorni l'eredità di dolore e rimorso, rappresentata in concreto dalla figlia di Shin e Yurie, Konatsu, che crescerà quasi come un atto di espiazione e responsabilità.
Chiuso nel suo doloroso silenzio e nella sua ieratica atarassia, Bon riesce a trovare in Yotarō (ex-galeotto, impulsivo, apparentemente inadatto a un’arte così disciplinata), ciò che Shin era stato (anche per lui): spontaneità, calore, vitalità. Bon lo accoglie come discepolo forse anche perché vede in lui una possibilità di redenzione, forse perché desidera che il rakugo continui a vivere in una forma più libera e luminosa di quella che lui stesso può offrire.
Questa prima serie di "Shōwa Genroku Rakugo Shinjū" è un piccolo capolavoro in cui ogni rapporto narrato è costruito con una delicatezza rara, fatta di silenzi, sguardi, piccoli gesti che rivelano più di mille parole ma è anche un’opera che parla di memoria, di identità, di come l’arte possa salvare e distruggere allo stesso tempo. È un racconto di vite intrecciate, di amori impossibili, di colpe che non si cancellano, di questioni irrisolte e di eredità che pesano.
Ho apprezzato per come è stato magistralmente reso il personaggio di Bon, con la sua sensibilità tormentata: a memoria mi è sembrato uno dei personaggi più complessi dell’animazione vista fino ad oggi.
Non è una serie di immediata fruizione per tutti e richiede una buona dose di pazienza e attenzione a tutte le sfumature che offre, essendo un masterpiece di "voce e silenzio". Se ci si avvicina all'animazione come mera forma di svago e relax anche per dimenticare le difficoltà della realtà, allora è meglio lasciar perdere perché "Shōwa Genroku Rakugo Shinjū" nella sua tragicità e drammaticità prende proprio ispirazione e narra quelle "cose della vita" che rappresentano anche la complessità e le difficoltà di vivere.
Devo ammetterlo, ho guardato questa serie fondamentalmente perché spinto dalle ottime recensioni e dalle ottime opinioni che avevo letto a riguardo. Non mi sono pentito della scelta che ho fatto, perché alla fine la serie mi è piaciuta, ma, inutile dirlo, sono rimasto anche un po’ deluso, perché non l’ho adorata come altri.
Vi è comunque un aspetto che mi incuriosiva di questa serie al di là dell’opinione entusiasta del pubblico, ovvero la componente storica. Apprezzo molto le opere che trattano argomenti, quali che siano, che fanno nascere riflessioni di tipo storico e che si strutturano narrando vicende del passato mettendole in contrapposizione al presente. E da qui nasce l’aspetto più positivo, ma anche più deludente, che ho colto guardando questa serie. Infatti, se da un lato le analisi storiche sono interessanti e ben argomentate, ci si rende conto fin da subito che si è di fronte ad una serie che antepone la storia personale dei protagonisti a tutto il resto. Per farla breve, questa serie è prima di tutto “drammatica” e in secondo piano “storica”, e questo mi è un po’ dispiaciuto, visto che le vicende dei due protagonisti non mi hanno mai coinvolto eccessivamente.
Ben più interessante è il tema del rakugo. Un argomento decisamente particolare e originale. Le esibizioni dei personaggi sono descritte e rappresentate maniacalmente e, se non sapete nulla dell’argomento, come il sottoscritto alla prima puntata, non preoccupatevi, perché vi sarà chiaro che cosa sia il rakugo già dopo due/tre episodi alla peggio. Sul piano tecnico la serie è stata realizzata splendidamente e anche la colonna sonora è di alto livello. Ho trovato il ritmo degli episodi un po’ lento a volte, e certi momenti mi sono sembrati francamente noiosi.
Insomma, “Shouwa Genroku Rakugo Shinjuu” è una serie davvero ben realizzata e che può insegnare molto sul rakugo e sulla sua storia, ma personalmente non posso dire di aver amato quest’anime, perché alla fine è tutto estremamente concentrato sui due protagonisti e le loro vicende non mi hanno colpito in modo particolare.
Vi è comunque un aspetto che mi incuriosiva di questa serie al di là dell’opinione entusiasta del pubblico, ovvero la componente storica. Apprezzo molto le opere che trattano argomenti, quali che siano, che fanno nascere riflessioni di tipo storico e che si strutturano narrando vicende del passato mettendole in contrapposizione al presente. E da qui nasce l’aspetto più positivo, ma anche più deludente, che ho colto guardando questa serie. Infatti, se da un lato le analisi storiche sono interessanti e ben argomentate, ci si rende conto fin da subito che si è di fronte ad una serie che antepone la storia personale dei protagonisti a tutto il resto. Per farla breve, questa serie è prima di tutto “drammatica” e in secondo piano “storica”, e questo mi è un po’ dispiaciuto, visto che le vicende dei due protagonisti non mi hanno mai coinvolto eccessivamente.
Ben più interessante è il tema del rakugo. Un argomento decisamente particolare e originale. Le esibizioni dei personaggi sono descritte e rappresentate maniacalmente e, se non sapete nulla dell’argomento, come il sottoscritto alla prima puntata, non preoccupatevi, perché vi sarà chiaro che cosa sia il rakugo già dopo due/tre episodi alla peggio. Sul piano tecnico la serie è stata realizzata splendidamente e anche la colonna sonora è di alto livello. Ho trovato il ritmo degli episodi un po’ lento a volte, e certi momenti mi sono sembrati francamente noiosi.
Insomma, “Shouwa Genroku Rakugo Shinjuu” è una serie davvero ben realizzata e che può insegnare molto sul rakugo e sulla sua storia, ma personalmente non posso dire di aver amato quest’anime, perché alla fine è tutto estremamente concentrato sui due protagonisti e le loro vicende non mi hanno colpito in modo particolare.
Ho iniziato questo anime per temporeggiare, e mi sono imbattuto in un capolavoro.
Se volete approfondire le vostre conoscenze sul Giappone, questo è l'anime giusto per voi. Qui viene trattato il rakugo e la sua evoluzione nel periodo del Dopoguerra, in perfetta sinergia con la vita del protagonista, Kikuhiko, e del suo fratello di rakugo, Sukeroku.
"Shouwa Genroku Rakugo Shinjuu" è un capolavoro, in cui ogni episodio è una piccola opera d'arte. Musiche, animazioni, narrazione, voci e interpretazione... tutto perfetto. Una grande opera che definirei con un termine inusuale in questo ambito, ovvero "elegante".
Se volete approfondire le vostre conoscenze sul Giappone, questo è l'anime giusto per voi. Qui viene trattato il rakugo e la sua evoluzione nel periodo del Dopoguerra, in perfetta sinergia con la vita del protagonista, Kikuhiko, e del suo fratello di rakugo, Sukeroku.
"Shouwa Genroku Rakugo Shinjuu" è un capolavoro, in cui ogni episodio è una piccola opera d'arte. Musiche, animazioni, narrazione, voci e interpretazione... tutto perfetto. Una grande opera che definirei con un termine inusuale in questo ambito, ovvero "elegante".
È un anime veramente bellissimo, che ho trovato a caso spulciando su VVVVID.
Parto ammettendo che non mi intendo di comparto grafico, e quindi la mia recensione sarà solo per la trama.
È un'opera strana che si basa quasi totalmente su un flashback, ma non per questo mi ha mai annoiato; anche l'argomento, o per meglio dire l'arte che fa da sfondo alla storia che viene raccontata, il rakugo, potrebbe a primo impatto sembrare poco interessante, ma in realtà l'ho molto apprezzato e ho amato le lunghe parti di rakugo puro e crudo che sono inserite nell'anime. Altra cosa che mi fa sempre piacere trovare in un'opera è la parte storica, qui gestita molto bene: grazie ad essa la storia riesce a essere collocata in un preciso periodo storico, il quale interagisce e modula lo sviluppo della storia, per cui vediamo come nei periodi di guerra tutto ciò che era superfluo, e quindi anche la maggior parte delle forme artistiche, tra cui il rakugo, non trovavano più spazio nella quotidianità della gente comune, ma comunque potevano portare conforto ai soldati. Oppure quando vedi la vecchia leva del rakugo lottare per riuscire a mantenere un successo di pubblico nei confronti di questa forma artistica che con l'avanzare dell'epoca moderna risulta obsoleta e anacronistica, e il dubbio se cercare di cambiare e aggiornarsi, col rischio però di snaturarsi, o se rimanere ancorati al passato e al vecchio rakugo, facendo però calare sempre più l'interesse del pubblico.
Ma la cosa più bella sono i personaggi, quasi tutti mai banali e stereotipati; il rapporto tra i due protagonisti, se all'inizio può sembrare la tipica amicizia-rivalità, stile Goku e Vegeta, poi diventa sempre più realistico, mostrando sempre più sfaccettature di rapporto, e di puntata in puntata aumenta di intensità emotiva, e ti porta a soffrire per i loro guai e gioire insieme a loro per le conquiste.
Non capita poi spesso che un personaggio che nelle prime puntate mi vada subito in odio, Bon o Kikuhiko, successivamente diventi quello verso cui empatizzo maggiormente e finisco per volergli bene!
È veramente bellissimo, ve lo consiglio!
E spero veramente che qualche casa editrice lo porti in Italia; so che i josei non vanno tantissimo, ma sarebbe bello poterlo leggere, lo vedrei bene nella collana Showcase.
Parto ammettendo che non mi intendo di comparto grafico, e quindi la mia recensione sarà solo per la trama.
È un'opera strana che si basa quasi totalmente su un flashback, ma non per questo mi ha mai annoiato; anche l'argomento, o per meglio dire l'arte che fa da sfondo alla storia che viene raccontata, il rakugo, potrebbe a primo impatto sembrare poco interessante, ma in realtà l'ho molto apprezzato e ho amato le lunghe parti di rakugo puro e crudo che sono inserite nell'anime. Altra cosa che mi fa sempre piacere trovare in un'opera è la parte storica, qui gestita molto bene: grazie ad essa la storia riesce a essere collocata in un preciso periodo storico, il quale interagisce e modula lo sviluppo della storia, per cui vediamo come nei periodi di guerra tutto ciò che era superfluo, e quindi anche la maggior parte delle forme artistiche, tra cui il rakugo, non trovavano più spazio nella quotidianità della gente comune, ma comunque potevano portare conforto ai soldati. Oppure quando vedi la vecchia leva del rakugo lottare per riuscire a mantenere un successo di pubblico nei confronti di questa forma artistica che con l'avanzare dell'epoca moderna risulta obsoleta e anacronistica, e il dubbio se cercare di cambiare e aggiornarsi, col rischio però di snaturarsi, o se rimanere ancorati al passato e al vecchio rakugo, facendo però calare sempre più l'interesse del pubblico.
Ma la cosa più bella sono i personaggi, quasi tutti mai banali e stereotipati; il rapporto tra i due protagonisti, se all'inizio può sembrare la tipica amicizia-rivalità, stile Goku e Vegeta, poi diventa sempre più realistico, mostrando sempre più sfaccettature di rapporto, e di puntata in puntata aumenta di intensità emotiva, e ti porta a soffrire per i loro guai e gioire insieme a loro per le conquiste.
Non capita poi spesso che un personaggio che nelle prime puntate mi vada subito in odio, Bon o Kikuhiko, successivamente diventi quello verso cui empatizzo maggiormente e finisco per volergli bene!
È veramente bellissimo, ve lo consiglio!
E spero veramente che qualche casa editrice lo porti in Italia; so che i josei non vanno tantissimo, ma sarebbe bello poterlo leggere, lo vedrei bene nella collana Showcase.
Come sapete, apprezzo tutti i generi di manga e anime, dal battle shonen allo spokon, passando per le commedie o come in questo caso il dramma storico.
Definiamo quest’opera dramma perché, con la scusa di raccontarci le avventure di alcuni cantastorie (questo fondamentalmente è l’arte del rakugo), ci narra vicende di vita con degli esiti drammatici, sia piccoli drammi che un dramma serio (dodicesimo episodio).
Quest’opera è anche un’opera storica, in quanto si svolge nell’Era Showa (1926-1989), con dei salti temporali, e narrerà tramite i personaggi anche del successo e della caduta del rakugo come fonte importante di intrattenimento.
Ma come funziona il rakugo? Un contastorie sale sul palco, da solo, con pochi oggetti, in genere il solo ventaglio, e si mette a narrare impersonando tutti i personaggi di un’opera. Di opere ce ne sono centinaia, prese a prestito dalla tradizione, e possono essere comiche, sentimentali, erotiche... e a seconda di come le racconta il cantastorie possono essere tristi o comiche; in questa serie sono raccontate tutte in modo comico.
Io ho provato interesse quando si raccontavano le storie, ma probabilmente il mio voto sarebbe stato più basso, se non si fosse ad un certo punto cambiato registro, parlando delle vita degli attori Kikuhiko e Sukeroku e del loro rapporto con Miyokichi, dando forza alla componente sentimentale e di vita vissuta.
Un appunto, Kikuhiko, Sukeroku, Miyokichi sono tutti nomi d’arte: gli attori e le geishe prendono un nome che li accompagnerà nel futuro, in quanto loro stessi diventeranno con ciò dei personaggi che “vivono” all’interno della loro arte, a cui sono chiamati a sacrificare tutto.
Di questo anime esiste anche un seguito, che si può sempre trovare gratuitamente su VVVVID; consiglio dunque se si ama la qualità, l’arte del narrare per il piacere di narrare, senza cadere nel fantastico o nell’irreale, di darci un’occhiata.
Definiamo quest’opera dramma perché, con la scusa di raccontarci le avventure di alcuni cantastorie (questo fondamentalmente è l’arte del rakugo), ci narra vicende di vita con degli esiti drammatici, sia piccoli drammi che un dramma serio (dodicesimo episodio).
Quest’opera è anche un’opera storica, in quanto si svolge nell’Era Showa (1926-1989), con dei salti temporali, e narrerà tramite i personaggi anche del successo e della caduta del rakugo come fonte importante di intrattenimento.
Ma come funziona il rakugo? Un contastorie sale sul palco, da solo, con pochi oggetti, in genere il solo ventaglio, e si mette a narrare impersonando tutti i personaggi di un’opera. Di opere ce ne sono centinaia, prese a prestito dalla tradizione, e possono essere comiche, sentimentali, erotiche... e a seconda di come le racconta il cantastorie possono essere tristi o comiche; in questa serie sono raccontate tutte in modo comico.
Io ho provato interesse quando si raccontavano le storie, ma probabilmente il mio voto sarebbe stato più basso, se non si fosse ad un certo punto cambiato registro, parlando delle vita degli attori Kikuhiko e Sukeroku e del loro rapporto con Miyokichi, dando forza alla componente sentimentale e di vita vissuta.
Un appunto, Kikuhiko, Sukeroku, Miyokichi sono tutti nomi d’arte: gli attori e le geishe prendono un nome che li accompagnerà nel futuro, in quanto loro stessi diventeranno con ciò dei personaggi che “vivono” all’interno della loro arte, a cui sono chiamati a sacrificare tutto.
Di questo anime esiste anche un seguito, che si può sempre trovare gratuitamente su VVVVID; consiglio dunque se si ama la qualità, l’arte del narrare per il piacere di narrare, senza cadere nel fantastico o nell’irreale, di darci un’occhiata.
Meraviglioso!
Essendo un amante del teatro, ho letteralmente divorato e apprezzato moltissimo quest'anime, venendo a conoscenza del genere letterario rakugo e su come diventare rakugo-ka: una sorta di 'cuntastorie' (e non cantastorie, come viene tradotto) italiano.
La trama è ben scritta, quasi completamente raccontata in flashback: un tuffo nel passato del maestro, del suo percorso di apprendistato e del profondo legame con un suo amico-rivale ribelle e di talento, di una rinuncia amorosa... insomma, c'è da divertirsi e commuoversi.
Naturalmente il ritmo narrativo non è d'avventura e/o d'azione, ma tutto scorre fluidamente.
Insomma, un bellissimo quadro della cultura popolare giapponese.
Consigliato, buona visione!
Essendo un amante del teatro, ho letteralmente divorato e apprezzato moltissimo quest'anime, venendo a conoscenza del genere letterario rakugo e su come diventare rakugo-ka: una sorta di 'cuntastorie' (e non cantastorie, come viene tradotto) italiano.
La trama è ben scritta, quasi completamente raccontata in flashback: un tuffo nel passato del maestro, del suo percorso di apprendistato e del profondo legame con un suo amico-rivale ribelle e di talento, di una rinuncia amorosa... insomma, c'è da divertirsi e commuoversi.
Naturalmente il ritmo narrativo non è d'avventura e/o d'azione, ma tutto scorre fluidamente.
Insomma, un bellissimo quadro della cultura popolare giapponese.
Consigliato, buona visione!
“Rakugo (落語, lett. "parole cadute") è un genere teatrale giapponese. Consiste in un monologo comico in cui un narratore racconta una storia. Il Rakugo-ka (Hanashi-Ka) indossa il kimono e siede sui talloni (nella posizione detta seiza) sopra un cuscino, con l'unico ausilio di un ventaglio di carta e di un lembo di tessuto.”
Poesia anacronistica, ritmo compassato, l’episodio d’apertura lungo quasi un’ora, per poi riprendere la durata standard negli altri dodici episodi rimanenti. Sin dalle note jazz di un’opening sexy e accattivante, “Showa Genroku Rakugo Shinju” si presenta in punta di piedi, una storia che parte contemporanea, e ci mostra lo zelo di un giovane ragazzo di nome Yotaro, appena uscito di galera e grande appassionato del Rakugo, tanto da cercare il gran maestro sulla piazza pur di imparare a recitare nel miglior modo possibile. Ma il maestro in questione è un uomo dal passato travagliato e misterioso, un personaggio criptico e al tempo stesso delicato, che farà da cardine e collegamento alla base di tutta la vicenda: saremo presto trascinati - gentilmente, è il caso di dirlo - indietro nel tempo, esattamente a cavallo della Seconda Guerra Mondiale, prima, durante e dopo, seguendo in flashback le vicende di un giovanissimo ragazzo di nome Bon, conosciuto meglio come Kikuhiko, e dell’amico di una vita, Shin, conosciuto sicuramente meglio come Sukeroku.
Prima di divenire quel maestro ammirato e inarrivabile, chi era “Bon”? Solo un ragazzino dalla salute claudicante, per niente innamorato del Rakugo? Cosa lo ha reso la persona che è oggi?
Parte da qui una storia delicata, dolce, aspra, gentile e spigolosa, emozionante e ruvida, un ossimoro di cui sarà impossibile non innamorarsi, nonostante si tratti di un prodotto decisamente selettivo.
Non si parla solo di Rakugo, anzi: quest’arte recitatoria-comica è un veicolo per raccontare le vite di questi straordinari personaggi e delle loro drammatiche, sorprendenti ed emozionantissime vicende.
Tutto, comunque, gira intorno al teatro del Rakugo.
Si parte molto lentamente, con l’episodio da circa sessanta minuti che introduce i personaggi principali. Forse l’unica pecca iniziale dell’anime è l’eccessiva lentezza con cui gli eventi prendono forma, ma è anche vero che un ritmo simile è adeguato, se non indispensabile a un racconto del genere e a ciò che vuole proporre e rappresentare.
Nessun particolare è lasciato al caso: la regia è molto attenta, la sceneggiatura estremamente suggestiva e curata, e tutto viene raccontato minuziosamente. Questi accorgimenti rendono la narrazione piacevole, completa e intrigante.
Dopo un inizio decisamente blando, dal quarto episodio l’anime comincia a prendere il volo, quando fa la sua comparsa Yurie Miyoshiki. A riprova che le belle donne sono la causa di gioie e dolori della maggior parte degli uomini, l’elemento femminile sopracitato inciderà in modo decisivo e assolutamente determinante in questa storia.
Ad ogni modo, a prescindere dalle vicende personali dei protagonisti, lo spaccato storico che “Showa Genroku Rakugo Shinju” ci mostra è tremendamente realistico; riesce a comunicare la mesta povertà in cui il Giappone si era ritrovato dopo la Seconda Guerra Mondiale, e permette di far percepire allo spettatore, in modo chiaro, le sfumature dei sentimenti di tutti i personaggi principali, talvolta in modo chiaro e netto, talvolta in modo poco comprensibile - volutamente -, così da creare le giuste atmosfere per il susseguirsi di avvenimenti che avrà il suo culmine nel penultimo episodio.
Se all’inizio le intere esibizioni del Rakugo possono apparire un po' ridondanti e difficili da seguire, col passare degli episodi si riesce a familiarizzare con questo genere di umorismo molto distante dalla nostra cultura, tanto da divenire un contorno indispensabile e “saporito”. A fronte di una costruzione simile, il prodotto si mostra non adatto ad ogni genere di pubblico, ma diviene evidente che solo una nicchia di spettatori possono realmente apprezzare le sfumature del Rakugo stesso e, magari, riderci di gusto. È un’arte antica, un modo di narrare in solitaria, un monologo che oggi potremmo affiancare, anche se molto alla lontana, a ciò che per noi è il cabaret, ma molto più introspettivo e teatrale, capace di essere profondamente autoironico, delicato, assolutamente poetico in alcuni frangenti, e senza dubbio fonte di sfaccettata emotività.
La recitazione diviene quindi un elemento focale, croce e delizia di Bon, Shin e Yurie. Ecco quindi che il karma mostra il suo essere ineluttabile, e, man mano che ci si avvicina all’epilogo, ci viene ricordato di come il destino e le azioni dei genitori - o delle persone che ci crescono - divengano conseguenze inevitabili che si tramandano ai figli, di generazione in generazione, chiari segnali sparsi nella trama di quest’opera del tutto anacronistica.
“Showa Genroku Rakugo Shinju” ha il sapore di vecchio, ma di un vecchio buono, genuino, lontano e nostalgico. Sebbene non abbia del tutto condiviso la scelta delle dinamiche su come si sia risolto l’evento cruciale del penultimo episodio, siamo di fronte a un lavoro ottimo, magari non adatto a tutti per il genere che tratta, ma senza dubbio consigliatissimo a un pubblico maturo che cerca un intrattenimento romantico, drammatico e soprattutto sceneggiato in modo eccezionale. Man mano che si avvicina la fine, le storie narrate tramite il Rakugo prendono ad amalgamarsi con gli eventi della trama in modo quasi magico, divengono complementari alle vicende, ed è impossibile non provare empatia verso determinati personaggi. In questa complicata cornice, spiccano valori come l’amicizia, quella vera, quella che va oltre ogni genere di difficoltà e imprevisto, ma non mancano elementi come l’ammirazione, l’invidia, l’amore, il dolore: se è vero che il colpo di scena finale può risultare troppo romanzato, si potrebbe dire che la vicenda stessa possa essere un vero e proprio racconto appartenente al Rakugo, una sorta di storia all’interno della storia, un Rakugo nel Rakugo.
Artisticamente parlando, i disegni sono discreti, le animazioni sufficienti, ma non si grida certo al capolavoro grafico. I fondali e gli ambienti, invece, sono riprodotti minuziosamente e contribuiscono a creare le antiche atmosfere del secolo scorso, suggestive, passate, così lontane che a tratti sembrano uscire da ricordi sbiaditi o racconti di qualche anziano reduce di un’epoca che non v’è più.
Ci si rende conto che “Showa Genroku Rakugo Shinju” non è un titolo adatto a tutti, sia per tematiche che per metodologia di narrazione, ma risulta innegabile il suo notevole spessore artistico, che si esalta soprattutto nella splendida narrazione degli eventi.
Una poesia disegnata che sarà difficile dimenticare.
Poesia anacronistica, ritmo compassato, l’episodio d’apertura lungo quasi un’ora, per poi riprendere la durata standard negli altri dodici episodi rimanenti. Sin dalle note jazz di un’opening sexy e accattivante, “Showa Genroku Rakugo Shinju” si presenta in punta di piedi, una storia che parte contemporanea, e ci mostra lo zelo di un giovane ragazzo di nome Yotaro, appena uscito di galera e grande appassionato del Rakugo, tanto da cercare il gran maestro sulla piazza pur di imparare a recitare nel miglior modo possibile. Ma il maestro in questione è un uomo dal passato travagliato e misterioso, un personaggio criptico e al tempo stesso delicato, che farà da cardine e collegamento alla base di tutta la vicenda: saremo presto trascinati - gentilmente, è il caso di dirlo - indietro nel tempo, esattamente a cavallo della Seconda Guerra Mondiale, prima, durante e dopo, seguendo in flashback le vicende di un giovanissimo ragazzo di nome Bon, conosciuto meglio come Kikuhiko, e dell’amico di una vita, Shin, conosciuto sicuramente meglio come Sukeroku.
Prima di divenire quel maestro ammirato e inarrivabile, chi era “Bon”? Solo un ragazzino dalla salute claudicante, per niente innamorato del Rakugo? Cosa lo ha reso la persona che è oggi?
Parte da qui una storia delicata, dolce, aspra, gentile e spigolosa, emozionante e ruvida, un ossimoro di cui sarà impossibile non innamorarsi, nonostante si tratti di un prodotto decisamente selettivo.
Non si parla solo di Rakugo, anzi: quest’arte recitatoria-comica è un veicolo per raccontare le vite di questi straordinari personaggi e delle loro drammatiche, sorprendenti ed emozionantissime vicende.
Tutto, comunque, gira intorno al teatro del Rakugo.
Si parte molto lentamente, con l’episodio da circa sessanta minuti che introduce i personaggi principali. Forse l’unica pecca iniziale dell’anime è l’eccessiva lentezza con cui gli eventi prendono forma, ma è anche vero che un ritmo simile è adeguato, se non indispensabile a un racconto del genere e a ciò che vuole proporre e rappresentare.
Nessun particolare è lasciato al caso: la regia è molto attenta, la sceneggiatura estremamente suggestiva e curata, e tutto viene raccontato minuziosamente. Questi accorgimenti rendono la narrazione piacevole, completa e intrigante.
Dopo un inizio decisamente blando, dal quarto episodio l’anime comincia a prendere il volo, quando fa la sua comparsa Yurie Miyoshiki. A riprova che le belle donne sono la causa di gioie e dolori della maggior parte degli uomini, l’elemento femminile sopracitato inciderà in modo decisivo e assolutamente determinante in questa storia.
Ad ogni modo, a prescindere dalle vicende personali dei protagonisti, lo spaccato storico che “Showa Genroku Rakugo Shinju” ci mostra è tremendamente realistico; riesce a comunicare la mesta povertà in cui il Giappone si era ritrovato dopo la Seconda Guerra Mondiale, e permette di far percepire allo spettatore, in modo chiaro, le sfumature dei sentimenti di tutti i personaggi principali, talvolta in modo chiaro e netto, talvolta in modo poco comprensibile - volutamente -, così da creare le giuste atmosfere per il susseguirsi di avvenimenti che avrà il suo culmine nel penultimo episodio.
Se all’inizio le intere esibizioni del Rakugo possono apparire un po' ridondanti e difficili da seguire, col passare degli episodi si riesce a familiarizzare con questo genere di umorismo molto distante dalla nostra cultura, tanto da divenire un contorno indispensabile e “saporito”. A fronte di una costruzione simile, il prodotto si mostra non adatto ad ogni genere di pubblico, ma diviene evidente che solo una nicchia di spettatori possono realmente apprezzare le sfumature del Rakugo stesso e, magari, riderci di gusto. È un’arte antica, un modo di narrare in solitaria, un monologo che oggi potremmo affiancare, anche se molto alla lontana, a ciò che per noi è il cabaret, ma molto più introspettivo e teatrale, capace di essere profondamente autoironico, delicato, assolutamente poetico in alcuni frangenti, e senza dubbio fonte di sfaccettata emotività.
La recitazione diviene quindi un elemento focale, croce e delizia di Bon, Shin e Yurie. Ecco quindi che il karma mostra il suo essere ineluttabile, e, man mano che ci si avvicina all’epilogo, ci viene ricordato di come il destino e le azioni dei genitori - o delle persone che ci crescono - divengano conseguenze inevitabili che si tramandano ai figli, di generazione in generazione, chiari segnali sparsi nella trama di quest’opera del tutto anacronistica.
“Showa Genroku Rakugo Shinju” ha il sapore di vecchio, ma di un vecchio buono, genuino, lontano e nostalgico. Sebbene non abbia del tutto condiviso la scelta delle dinamiche su come si sia risolto l’evento cruciale del penultimo episodio, siamo di fronte a un lavoro ottimo, magari non adatto a tutti per il genere che tratta, ma senza dubbio consigliatissimo a un pubblico maturo che cerca un intrattenimento romantico, drammatico e soprattutto sceneggiato in modo eccezionale. Man mano che si avvicina la fine, le storie narrate tramite il Rakugo prendono ad amalgamarsi con gli eventi della trama in modo quasi magico, divengono complementari alle vicende, ed è impossibile non provare empatia verso determinati personaggi. In questa complicata cornice, spiccano valori come l’amicizia, quella vera, quella che va oltre ogni genere di difficoltà e imprevisto, ma non mancano elementi come l’ammirazione, l’invidia, l’amore, il dolore: se è vero che il colpo di scena finale può risultare troppo romanzato, si potrebbe dire che la vicenda stessa possa essere un vero e proprio racconto appartenente al Rakugo, una sorta di storia all’interno della storia, un Rakugo nel Rakugo.
Artisticamente parlando, i disegni sono discreti, le animazioni sufficienti, ma non si grida certo al capolavoro grafico. I fondali e gli ambienti, invece, sono riprodotti minuziosamente e contribuiscono a creare le antiche atmosfere del secolo scorso, suggestive, passate, così lontane che a tratti sembrano uscire da ricordi sbiaditi o racconti di qualche anziano reduce di un’epoca che non v’è più.
Ci si rende conto che “Showa Genroku Rakugo Shinju” non è un titolo adatto a tutti, sia per tematiche che per metodologia di narrazione, ma risulta innegabile il suo notevole spessore artistico, che si esalta soprattutto nella splendida narrazione degli eventi.
Una poesia disegnata che sarà difficile dimenticare.
Mi appresto a recensire un'opera che, nonostante sia sconosciuta a molte persone, si può considerare una piccola gemma nel panorama dell'animazione giapponese.
La storia (che di per sé è un grande flashback) ruota attorno a due ragazzi, studenti di un'antica pratica giapponese, il Rakugo, e si concentrerà sulle loro vite, i loro traguardi, i loro amori e sulla crescita sia dal punto di vista umano che professionale, dopo che, da studenti di Rakugo, diventano Rakugo-ka e vanno in giro per teatri a raccontare storie. Perché il Rakugo è essenzialmente questo, raccontare storie su un palco in posizione seiza, davanti a una platea di persone che ti ascoltano e giudicano il tuo lavoro. Il Rakugo-ka è colui che interpreterà tutti i personaggi delle storie che racconta con il solo ausilio di un ventaglio di carta e della sua capacità nel saper coinvolgere lo spettatore.
I disegni puliti, le ambientazioni del periodo Showa ben rappresentate, la profondità dei personaggi (ognuno viene caratterizzato con dovizia di particolari, con caratteri contrapposti ma complementari) sono solo alcuni dei punti forti dell'anime, che raggiunge il suo picco nelle varie storie che vengono raccontate, dato che, i sopracitati racconti, sono "specchio dell'anima" del Rakugo-ka, il quale dovrà affinare il proprio stile in base al suo carattere, le sue inclinazioni e i suoi impulsi, sottolineando come questo mestiere non sia solo quello del cantastorie che ripete a menadito una favola, ma, soprattutto, un viaggio che porta lo spettatore in luoghi lontani nel tempo e nello spazio, fino anche a far conoscere parte dell'animo del Rakugo-ka.
La storia (che di per sé è un grande flashback) ruota attorno a due ragazzi, studenti di un'antica pratica giapponese, il Rakugo, e si concentrerà sulle loro vite, i loro traguardi, i loro amori e sulla crescita sia dal punto di vista umano che professionale, dopo che, da studenti di Rakugo, diventano Rakugo-ka e vanno in giro per teatri a raccontare storie. Perché il Rakugo è essenzialmente questo, raccontare storie su un palco in posizione seiza, davanti a una platea di persone che ti ascoltano e giudicano il tuo lavoro. Il Rakugo-ka è colui che interpreterà tutti i personaggi delle storie che racconta con il solo ausilio di un ventaglio di carta e della sua capacità nel saper coinvolgere lo spettatore.
I disegni puliti, le ambientazioni del periodo Showa ben rappresentate, la profondità dei personaggi (ognuno viene caratterizzato con dovizia di particolari, con caratteri contrapposti ma complementari) sono solo alcuni dei punti forti dell'anime, che raggiunge il suo picco nelle varie storie che vengono raccontate, dato che, i sopracitati racconti, sono "specchio dell'anima" del Rakugo-ka, il quale dovrà affinare il proprio stile in base al suo carattere, le sue inclinazioni e i suoi impulsi, sottolineando come questo mestiere non sia solo quello del cantastorie che ripete a menadito una favola, ma, soprattutto, un viaggio che porta lo spettatore in luoghi lontani nel tempo e nello spazio, fino anche a far conoscere parte dell'animo del Rakugo-ka.
Ho apprezzato moltissimo “Shôwa Genroku Rakugo Shinjû”.
Adoro i titoli descrittivi dei Giapponesi! Mi ricordano in una certa misura un altro mio grande amore: la letteratura ispano-americana. Che dire dell’incredibile e triste storia della candida Eréndira e della sua nonna snaturata di Gabriel García Márquez?
Parlando di “Shôwa Genroku Rakugo Shinjû”, tre cose mi hanno colpito favorevolmente: prima di tutto i disegni, che meriterebbero un bel 10. Puro stile josei pulito, lineare e maturo (spero che il manga esca anche in Italia, per poter apprezzare il tratto originale di Haruko Kumota, forse simile a “Our Little Sister”).
Poi devo valutare positivamente l’ambientazione storica (l’epoca Shôwa va dal 1926 al 1989): sono una fan dei period drama e degli anime storici - anche se non di quelli di samurai. Inoltre è eccellente il modo in cui l’anime segue cronologicamente le vicende dei personaggi, mostrandoceli bambini, poi giovani e persino anziani. E su questo devo aggiungere che le figure anziane non sono mai caricaturali, come spesso avviene nei manga e negli anime (pensiamo ai vecchietti di “Ranma ½”), ma anzi esse acquisiscono la profondità dell’esperienza, mostrando una gamma di sentimenti particolare. In terzo luogo bisogna dire che la serie raggiunge picchi drammatici sublimi, senza per questo essere pesante.
Si analizza un mondo che sta cambiando e il bisogno di traghettare un’arte antica come il genere comico del rakugo nella nuova epoca: è necessario adattarlo ai gusti del nuovo pubblico o bisogna continuare a seguire la tradizione? È questa la domanda che si pongono i due protagonisti, Kikuhiro e Sukeroku. Il primo trova una sua forma di recitare in un modo che non si discosta dai classici; il secondo è più estroverso e vivace, ed è quest’ultimo ad alleggerire molto la vicenda. Tra i due si frappone una donna - Miyokichi -, che ha visto la guerra in Manciuria e ora lavora come geisha a Tôkyô.
Anche quest’allusione al conflitto mi è sembrata molto interessante e sintomo di una trama davvero matura, e la complessa psicologia della ragazza è delineata molto bene nel corso dei tredici episodi. Ovviamente non dirò nulla sul finale della storia né su come si risolve il triangolo amoroso, anche se il titolo dell’anime qui è fin troppo didascalico (vi invito a cercare il significato del termine “shinjû” 心中, che costituisce di per sé uno spoiler).
È interessante il fatto che nessuno dei protagonisti usi il suo vero nome: gli artisti di teatro e le geisha prendevano (e prendono) nomi d’arte fino ad ereditare il nome del proprio maestro, se meritevoli. Ecco allora che si profila il tema della “maschera”, ovvero del nascondere costantemente il proprio Io, qui strettamente legato a una questione puramente giapponese: il kotodama, ossia lo “spirito della parola”, il potere magico del linguaggio -, e quindi l’importanza del nome delle cosa e delle persone - che è centrale nella mitologia shintoista e riverbera in tantissimi anime e manga, da “La città incantata” a “Natsume degli Spiriti” fino a “Noragami”...
Devo però confessare la verità: non ho apprezzato il rakugo! Le parti recitare sono un po’ difficili da digerire, specie nel primo episodio che dura quarantasette minuti invece dei canonici ventiquattro. Si tratta probabilmente di un nuovo tentativo da parte del mondo del manga di rivalutare le arti classiche e le tradizioni in declino, come per esempio era avvenuto con “Hikaru no Go” (sul gioco del go) o “Yawara” (sul judô). Tuttavia, come spesso avviene in questi casi, l’esportazione all’estero diventa difficile e l’argomento resta un po’ ostico per il pubblico. Per questo penso che non sia semplice pianificare l’uscita italiana del fumetto.
Alcuni lo paragonano a “Sakamichi no Apollon”. Anche se la storia e le “motivazioni” di quest’anime/manga sul jazz sono molto diverse, si apprezza lo stesso tipo di atmosfera vintage.
Adoro i titoli descrittivi dei Giapponesi! Mi ricordano in una certa misura un altro mio grande amore: la letteratura ispano-americana. Che dire dell’incredibile e triste storia della candida Eréndira e della sua nonna snaturata di Gabriel García Márquez?
Parlando di “Shôwa Genroku Rakugo Shinjû”, tre cose mi hanno colpito favorevolmente: prima di tutto i disegni, che meriterebbero un bel 10. Puro stile josei pulito, lineare e maturo (spero che il manga esca anche in Italia, per poter apprezzare il tratto originale di Haruko Kumota, forse simile a “Our Little Sister”).
Poi devo valutare positivamente l’ambientazione storica (l’epoca Shôwa va dal 1926 al 1989): sono una fan dei period drama e degli anime storici - anche se non di quelli di samurai. Inoltre è eccellente il modo in cui l’anime segue cronologicamente le vicende dei personaggi, mostrandoceli bambini, poi giovani e persino anziani. E su questo devo aggiungere che le figure anziane non sono mai caricaturali, come spesso avviene nei manga e negli anime (pensiamo ai vecchietti di “Ranma ½”), ma anzi esse acquisiscono la profondità dell’esperienza, mostrando una gamma di sentimenti particolare. In terzo luogo bisogna dire che la serie raggiunge picchi drammatici sublimi, senza per questo essere pesante.
Si analizza un mondo che sta cambiando e il bisogno di traghettare un’arte antica come il genere comico del rakugo nella nuova epoca: è necessario adattarlo ai gusti del nuovo pubblico o bisogna continuare a seguire la tradizione? È questa la domanda che si pongono i due protagonisti, Kikuhiro e Sukeroku. Il primo trova una sua forma di recitare in un modo che non si discosta dai classici; il secondo è più estroverso e vivace, ed è quest’ultimo ad alleggerire molto la vicenda. Tra i due si frappone una donna - Miyokichi -, che ha visto la guerra in Manciuria e ora lavora come geisha a Tôkyô.
Anche quest’allusione al conflitto mi è sembrata molto interessante e sintomo di una trama davvero matura, e la complessa psicologia della ragazza è delineata molto bene nel corso dei tredici episodi. Ovviamente non dirò nulla sul finale della storia né su come si risolve il triangolo amoroso, anche se il titolo dell’anime qui è fin troppo didascalico (vi invito a cercare il significato del termine “shinjû” 心中, che costituisce di per sé uno spoiler).
È interessante il fatto che nessuno dei protagonisti usi il suo vero nome: gli artisti di teatro e le geisha prendevano (e prendono) nomi d’arte fino ad ereditare il nome del proprio maestro, se meritevoli. Ecco allora che si profila il tema della “maschera”, ovvero del nascondere costantemente il proprio Io, qui strettamente legato a una questione puramente giapponese: il kotodama, ossia lo “spirito della parola”, il potere magico del linguaggio -, e quindi l’importanza del nome delle cosa e delle persone - che è centrale nella mitologia shintoista e riverbera in tantissimi anime e manga, da “La città incantata” a “Natsume degli Spiriti” fino a “Noragami”...
Devo però confessare la verità: non ho apprezzato il rakugo! Le parti recitare sono un po’ difficili da digerire, specie nel primo episodio che dura quarantasette minuti invece dei canonici ventiquattro. Si tratta probabilmente di un nuovo tentativo da parte del mondo del manga di rivalutare le arti classiche e le tradizioni in declino, come per esempio era avvenuto con “Hikaru no Go” (sul gioco del go) o “Yawara” (sul judô). Tuttavia, come spesso avviene in questi casi, l’esportazione all’estero diventa difficile e l’argomento resta un po’ ostico per il pubblico. Per questo penso che non sia semplice pianificare l’uscita italiana del fumetto.
Alcuni lo paragonano a “Sakamichi no Apollon”. Anche se la storia e le “motivazioni” di quest’anime/manga sul jazz sono molto diverse, si apprezza lo stesso tipo di atmosfera vintage.
Nonostante sia uscita quasi due anni fa, ho deciso di visionare questa serie solo adesso. E, beh, che dire, l'ho trovata incredibile, suggestiva, riflessiva e a dir poco coinvolgente.
E' un anime che parla di rakugo, un'arte teatrale giapponese: un argomento così particolare e, all'apparenza, noioso può portare la maggior parte delle persone a non visionare questa serie, ma io le invito caldamente a darle una possibilità. Nonostante il ritmo lento, non annoia mai e riesce a raccontare una storia molto bella, realistica e piena di significati, oltre a rendere molto interessante l'arte del rakugo anche agli occhi di un occidentale.
I personaggi sono tutti ben caratterizzati e pieni di sfaccettature, in particolare Kikuhito, che ho apprezzato molto e con cui, in parte, ho trovato dei punti in comune; ognuno di loro ha un suo perché, i suoi pregi e i suoi difetti, e ciò li rende molto umani e credibili.
Un'ulteriore nota positiva è che, in parte, questo è anche un anime storico. Ci permette di acculturarci un po' sulla vita in Giappone dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale e gli enormi cambiamenti che questa ha portato con sé.
I disegni sono ottimi, così come le animazioni, e le musiche svolgono egregiamente il loro dovere. Devo dire che l'opening l'ho apprezzata a tal punto, da non saltarla quasi mai.
Consiglio, qualora non l'aveste vista, di recuperare questa serie immediatamente, perché vi state perdendo una vera perla, come ne escono poche ormai. Certo, ammetto che non è per tutti, gli amanti delle storie adrenaliniche e movimentate difficilmente potranno apprezzarla. Ma, se volete qualcosa di maturo, realistico, narrativamente ottimo e con un argomento originale, guardatela. Fatevi coinvolgere dalla storia, tentate di capire, di immergervi nel mondo del rakugo, e difficilmente potrà deludervi.
Ora io, beh, volo a vedermi la seconda stagione!
E' un anime che parla di rakugo, un'arte teatrale giapponese: un argomento così particolare e, all'apparenza, noioso può portare la maggior parte delle persone a non visionare questa serie, ma io le invito caldamente a darle una possibilità. Nonostante il ritmo lento, non annoia mai e riesce a raccontare una storia molto bella, realistica e piena di significati, oltre a rendere molto interessante l'arte del rakugo anche agli occhi di un occidentale.
I personaggi sono tutti ben caratterizzati e pieni di sfaccettature, in particolare Kikuhito, che ho apprezzato molto e con cui, in parte, ho trovato dei punti in comune; ognuno di loro ha un suo perché, i suoi pregi e i suoi difetti, e ciò li rende molto umani e credibili.
Un'ulteriore nota positiva è che, in parte, questo è anche un anime storico. Ci permette di acculturarci un po' sulla vita in Giappone dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale e gli enormi cambiamenti che questa ha portato con sé.
I disegni sono ottimi, così come le animazioni, e le musiche svolgono egregiamente il loro dovere. Devo dire che l'opening l'ho apprezzata a tal punto, da non saltarla quasi mai.
Consiglio, qualora non l'aveste vista, di recuperare questa serie immediatamente, perché vi state perdendo una vera perla, come ne escono poche ormai. Certo, ammetto che non è per tutti, gli amanti delle storie adrenaliniche e movimentate difficilmente potranno apprezzarla. Ma, se volete qualcosa di maturo, realistico, narrativamente ottimo e con un argomento originale, guardatela. Fatevi coinvolgere dalla storia, tentate di capire, di immergervi nel mondo del rakugo, e difficilmente potrà deludervi.
Ora io, beh, volo a vedermi la seconda stagione!
Mi sembra opportuno scrivere un paio di considerazioni su un anime di indubbia qualità, il quale purtroppo, a giudicare anche dalle visualizzazioni su Vvvvid, è sconosciuto ai più, forse noto per nome, ma in ogni caso ignorato. Si tratta di “Showa Genroku Rakugo Shinju”, venticinque episodi in totale distribuiti in due stagioni, la prima del 2016, la seconda di quest’anno. L’argomento centrale dell’anime è il rakugo, per l’appunto, una forma di teatro giapponese che, a dir la verità, prima ignoravo completamente. E’ intorno a questa peculiare forma d’arte che si dislocano le vicende dei protagonisti. Nella prima stagione, in realtà, dopo l’unico episodio introduttivo di circa cinquanta minuti - quelli successivi hanno la canonica durata di ventiquattro -, la narrazione si baserà su un lungo flashback, incentrato sulle vicende di due giovani apprendisti cantastorie (questo significa praticare rakugo). L’intensa analessi permette di osservare la loro crescita, lo sviluppo di un sodalizio autentico, all’interno del quale non mancherà la rivalità, talvolta il conflitto, perfino lo scontro. Si assiste così alla trasformazione dei due ragazzi in uomini e, mentre anche l’amore si affaccia nelle loro vite, il filo invisibile del rakugo si rafforza di episodio in episodio; diviene la linfa vitale della narrazione, ma anche l’elemento trainante per lo sviluppo introspettivo dei personaggi. La prima stagione sa dispensare anche alcuni eclatanti colpi di scena, concentrati soprattutto nella parte finale. La seconda ci riporterà al presente, o comunque in un’epoca molto più vicina alla nostra, giacché il primo arco narrativo si colloca prima e in contemporanea alla Seconda Guerra Mondiale.
Dopo la vaga introduzione sulle coordinate generali dell’anime, è doveroso focalizzarsi sui temi e sui pregi principali di questo egregio lavoro. Innanzitutto, cosa è esattamente questo rakugo? Si tratta di una forma d’arte storica giapponese, credo originaria del ‘600 circa, la quale consiste in un monologo di un cantastorie di fronte a un pubblico. La recitazione avviene sostanzialmente in teatri, è introdotta dalla musica e si basa sulle capacità dell’attore di intrattenere gli ascoltatori, simulando contemporaneamente più ruoli, assumendo più registri linguistici e fingendo di fare le più disparate azioni con pochi oggetti a disposizione. Tra questi, è immancabile un ventaglio. Certamente si tratta di un genere estremamente esotico per noi Occidentali e si deve pure ammettere che il punto forte dell’anime non stia nel rakugo in sé. Le storie, soprattutto all’inizio, potranno risultare poco divertenti e coinvolgenti ai nostri occhi, ma si sa, l’umorismo varia di popolo in popolo e molto probabilmente molti giochi di parole e vari effetti linguistici vanno perduti nella traduzione. In realtà però, andando avanti nella visione, almeno personalmente, ho cominciato a trovare le esibizioni sempre più digeribili, fino quasi ad amarle. Come anticipato, tuttavia, il rakugo non è un fine, ma un mezzo: più precisamente, è sì l’obiettivo dei protagonisti quello di raggiungere grandi livelli artistici nella pratica del genere, ma per noi spettatori esso è fondamentalmente lo strumento che permette di assistere alla loro vita, di comprenderla e compenetrarla. La vera forza di “Showa Genroku Rakugo Shinju” sta nei personaggi, nell’autenticità e nella verosimiglianza delle loro emozioni e dei loro comportamenti. Pare davvero di poter sbirciare nella vita di persone reali, diventa quasi normale immedesimarsi nei loro sogni e nei loro tormenti, nei loro successi e nei loro fallimenti.
Il tutto viene scandito da un ritmo narrativo pacato, quasi blando, ma mai noioso o stagnante: insomma davvero ponderato e intelligente. Trai temi più rilevanti spiccano il contrasto tra amore e piena autorealizzazione, le contraddizioni delle amicizie sincere, la riflessione sul concetto di arte e di stile, ma anche la solitudine, il rimorso e il rimpianto. Il rakugo, come ribadito più volte, è il motore dell’azione e delle interazioni, e viene sviscerato sia da un punto di vista sincronico che diacronico. Uno spunto di riflessione molto interessante, infatti, è anche la trasformazione delle forme artistiche nel corso del tempo, nonché lo sforzo, talora titanico, necessario da parte di alcuni per salvarlo dalla decadenza e quindi l’oblio. Il rakugo è un’arte antica, minacciata da nuove forme di intrattenimento e di comunicazione, come il cinema e la televisione; il cantastorie dunque dovrà preservarlo attraverso il rinnovamento o attraverso la sublimazione della tradizione. Queste considerazioni di estetica e gli spunti vari sui concetti di creatività, di ricerca di sé stessi attraverso il proprio stile più naturale, danno all’anime anche una coloritura molto intellettuale, ne esaltano la raffinatezza e l’eleganza. Questo è “Rakugo”, un’opera di grande delicatezza capace di suscitare tante emozioni di vario tipo, con una storia appassionante e personaggi di notevole spessore.
Il comparto tecnico è buono, le animazioni non sono trascendentali, ma il sonoro, il doppiaggio, la scelta dei colori... ho trovato tutto eccellente. Il character design credo sia poi particolarmente adatto al tipo di storia e allo stile complessivo dell’anime e i personaggi femminili sono di grande bellezza e sensualità.
Insomma, a mio avviso, una vera e propria perla animata, una piccola opera d’arte. Vi invito caldamente a guardarlo.
Dopo la vaga introduzione sulle coordinate generali dell’anime, è doveroso focalizzarsi sui temi e sui pregi principali di questo egregio lavoro. Innanzitutto, cosa è esattamente questo rakugo? Si tratta di una forma d’arte storica giapponese, credo originaria del ‘600 circa, la quale consiste in un monologo di un cantastorie di fronte a un pubblico. La recitazione avviene sostanzialmente in teatri, è introdotta dalla musica e si basa sulle capacità dell’attore di intrattenere gli ascoltatori, simulando contemporaneamente più ruoli, assumendo più registri linguistici e fingendo di fare le più disparate azioni con pochi oggetti a disposizione. Tra questi, è immancabile un ventaglio. Certamente si tratta di un genere estremamente esotico per noi Occidentali e si deve pure ammettere che il punto forte dell’anime non stia nel rakugo in sé. Le storie, soprattutto all’inizio, potranno risultare poco divertenti e coinvolgenti ai nostri occhi, ma si sa, l’umorismo varia di popolo in popolo e molto probabilmente molti giochi di parole e vari effetti linguistici vanno perduti nella traduzione. In realtà però, andando avanti nella visione, almeno personalmente, ho cominciato a trovare le esibizioni sempre più digeribili, fino quasi ad amarle. Come anticipato, tuttavia, il rakugo non è un fine, ma un mezzo: più precisamente, è sì l’obiettivo dei protagonisti quello di raggiungere grandi livelli artistici nella pratica del genere, ma per noi spettatori esso è fondamentalmente lo strumento che permette di assistere alla loro vita, di comprenderla e compenetrarla. La vera forza di “Showa Genroku Rakugo Shinju” sta nei personaggi, nell’autenticità e nella verosimiglianza delle loro emozioni e dei loro comportamenti. Pare davvero di poter sbirciare nella vita di persone reali, diventa quasi normale immedesimarsi nei loro sogni e nei loro tormenti, nei loro successi e nei loro fallimenti.
Il tutto viene scandito da un ritmo narrativo pacato, quasi blando, ma mai noioso o stagnante: insomma davvero ponderato e intelligente. Trai temi più rilevanti spiccano il contrasto tra amore e piena autorealizzazione, le contraddizioni delle amicizie sincere, la riflessione sul concetto di arte e di stile, ma anche la solitudine, il rimorso e il rimpianto. Il rakugo, come ribadito più volte, è il motore dell’azione e delle interazioni, e viene sviscerato sia da un punto di vista sincronico che diacronico. Uno spunto di riflessione molto interessante, infatti, è anche la trasformazione delle forme artistiche nel corso del tempo, nonché lo sforzo, talora titanico, necessario da parte di alcuni per salvarlo dalla decadenza e quindi l’oblio. Il rakugo è un’arte antica, minacciata da nuove forme di intrattenimento e di comunicazione, come il cinema e la televisione; il cantastorie dunque dovrà preservarlo attraverso il rinnovamento o attraverso la sublimazione della tradizione. Queste considerazioni di estetica e gli spunti vari sui concetti di creatività, di ricerca di sé stessi attraverso il proprio stile più naturale, danno all’anime anche una coloritura molto intellettuale, ne esaltano la raffinatezza e l’eleganza. Questo è “Rakugo”, un’opera di grande delicatezza capace di suscitare tante emozioni di vario tipo, con una storia appassionante e personaggi di notevole spessore.
Il comparto tecnico è buono, le animazioni non sono trascendentali, ma il sonoro, il doppiaggio, la scelta dei colori... ho trovato tutto eccellente. Il character design credo sia poi particolarmente adatto al tipo di storia e allo stile complessivo dell’anime e i personaggi femminili sono di grande bellezza e sensualità.
Insomma, a mio avviso, una vera e propria perla animata, una piccola opera d’arte. Vi invito caldamente a guardarlo.
"Showa Genroku Rakugo Shinju" è un anime del 2016 prodotto dallo studio Deen, tratto dall'omonimo manga e diretto da Shinichi Omata.
La storia tratta il tema del rakugo, un genere teatrale giapponese, che consiste in un monologo comico in cui un narratore racconta una storia, focalizzandosi su due amici/rivali, Kikoriki e Sukeroku, che cercheranno di diventare grandi maestri di quest' arte.
Fin da subito veniamo catapultati nell'epoca Showa (1926-1989), dove, attraverso il rakugo, ci vengono narrate le vicende dei due protagonisti: Kikoriki, ragazzo introverso che pratica un rakugo tradizionale seguendo le orme dei maestri, e Sukeroku, ragazzo dal carattere vivace e voglioso di cambiare radicalmente il rakugo, adattandolo alle nuove richieste del pubblico. Altro personaggio fondamentale per lo sviluppo della storia è Miyokichi, una geisha insicura, sempre desiderosa d'affetto e stanca del suo lavoro. Prima di visionare quest'anime, non avevo la più pallida idea di cosa fosse il rakugo, ma, dopo aver guardato quest'opera, ho imparato ad apprezzare quest'arte, grazie a come è stata raccontata in questa serie e al modo in cui il regista è riuscito a rendere al meglio ogni performance dei vari attori. La storia risulta fin da subito interessante e non si limita a rappresentare al meglio il rakugo, ma ci descrive nel dettaglio il complicato periodo del Dopoguerra in Giappone, attraverso la vita piena di ostacoli e molto coinvolgente dei due protagonisti.
A livello tecnico la serie è ottima, con un chara design semplice ma che rappresenta al meglio i personaggi. Ottime anche le ambientazioni, molto fedeli al periodo storico. La regia è superba, riuscendo ad enfatizzare al meglio le prestazioni degli attori, attraverso primi piani per rappresentare nel migliore dei modi i momenti di massima tensione. Le OST esaltano ancora maggiormente le varie rappresentazioni che ci vengono mostrate durante la serie.
Nel complesso ci troviamo di fronte a uno dei migliori anime del 2016. Faccio davvero fatica a trovare dei difetti in quest'opera e mi sento di consigliarla a tutti, anche a chi magari non apprezza molto anime storici, perché vi saprà comunque prendere grazie alle varie interpretazioni dei maestri di rakugo e alla storia coinvolgente fin dal primo episodio.
La storia tratta il tema del rakugo, un genere teatrale giapponese, che consiste in un monologo comico in cui un narratore racconta una storia, focalizzandosi su due amici/rivali, Kikoriki e Sukeroku, che cercheranno di diventare grandi maestri di quest' arte.
Fin da subito veniamo catapultati nell'epoca Showa (1926-1989), dove, attraverso il rakugo, ci vengono narrate le vicende dei due protagonisti: Kikoriki, ragazzo introverso che pratica un rakugo tradizionale seguendo le orme dei maestri, e Sukeroku, ragazzo dal carattere vivace e voglioso di cambiare radicalmente il rakugo, adattandolo alle nuove richieste del pubblico. Altro personaggio fondamentale per lo sviluppo della storia è Miyokichi, una geisha insicura, sempre desiderosa d'affetto e stanca del suo lavoro. Prima di visionare quest'anime, non avevo la più pallida idea di cosa fosse il rakugo, ma, dopo aver guardato quest'opera, ho imparato ad apprezzare quest'arte, grazie a come è stata raccontata in questa serie e al modo in cui il regista è riuscito a rendere al meglio ogni performance dei vari attori. La storia risulta fin da subito interessante e non si limita a rappresentare al meglio il rakugo, ma ci descrive nel dettaglio il complicato periodo del Dopoguerra in Giappone, attraverso la vita piena di ostacoli e molto coinvolgente dei due protagonisti.
A livello tecnico la serie è ottima, con un chara design semplice ma che rappresenta al meglio i personaggi. Ottime anche le ambientazioni, molto fedeli al periodo storico. La regia è superba, riuscendo ad enfatizzare al meglio le prestazioni degli attori, attraverso primi piani per rappresentare nel migliore dei modi i momenti di massima tensione. Le OST esaltano ancora maggiormente le varie rappresentazioni che ci vengono mostrate durante la serie.
Nel complesso ci troviamo di fronte a uno dei migliori anime del 2016. Faccio davvero fatica a trovare dei difetti in quest'opera e mi sento di consigliarla a tutti, anche a chi magari non apprezza molto anime storici, perché vi saprà comunque prendere grazie alle varie interpretazioni dei maestri di rakugo e alla storia coinvolgente fin dal primo episodio.
"Shouwa Genroku Rakugo Shinjuu" è una serie decisamente particolare composta da tredici episodi di durata canonica, fatta eccezione per il primo, di durata doppia. Il primo episodio funge da preambolo per introdurre il grande flashback che occuperà le restanti dodici puntate, ma ha anche il compito di presentare in modo chiaro che tipo di intrattenimento sia il rakugo, visto che assistiamo a ben due esibizioni complete (e non saranno le uniche) di questa particolare arte. Questo episodio risulta forse pesantino da digerire, forse per la durata, forse per le esibizioni dei cantastorie, un genere di spettacolo a cui lo spettatore occidentale non è sicuramente abituato. Ma è alla fine del primo episodio che il burbero e severo anziano maestro di rakugo comincia a narrare la sua storia. Una storia che partirà da circa una decina di anni prima della guerra, quando lui era solo un bambino, scorrendo tutta la sua vita, mostrando tutta la difficoltà che una forma di intrattenimento così tradizionale e immutata ha nel farsi strada per sopravvivere ai cambiamenti della società e dei gusti del pubblico, modificati dalle difficoltà della guerra, dall'avvento di nuove forme di spettacolo come la televisione e dalle censure. Col tempo lo spettatore si abitua e affeziona al rakugo, imparando anche ad apprezzare i brani che di tanto in tanto vengono recitati.
Ma, oltre alla storia del rakugo, è importante anche il rapporto che i protagonisti hanno con esso: Shin, dallo stile sguaiato ed eccentrico, in cerca sempre del favore del pubblico, irrispettoso del rigore delle tradizioni e della forma, e Bon, rigido e meticoloso, freddo e posato. I due protagonisti hanno personalità e modi di vedere la propria arte diametralmente opposti e saranno i loro modi di vedere le cose a guidare le loro scelte e le loro vite. Un'amicizia strana con pennellate di rivalità, invidia e gelosia, eppure salda fino alla fine.
La serie si conclude tornando al presente, nell'ultima parte del tredicesimo episodio. Benché il finale fosse preannunciato dalla prima puntata, la scena finale non riesce a non essere malinconica, mostrando non più un burbero e severo anziano, ma un vecchio che si è sentito solo per tutta la vita.
Sul lato tecnico posso dire di essere rimasta piacevolmente colpita dalla scelta delle colonne sonore, che conferiscono ad alcuni momenti delle atmosfere tutte particolari.
Consigliato in particolare modo a chi vuole vedere un pezzetto della tradizione giapponese, ma anche ai sentimentali.
Ma, oltre alla storia del rakugo, è importante anche il rapporto che i protagonisti hanno con esso: Shin, dallo stile sguaiato ed eccentrico, in cerca sempre del favore del pubblico, irrispettoso del rigore delle tradizioni e della forma, e Bon, rigido e meticoloso, freddo e posato. I due protagonisti hanno personalità e modi di vedere la propria arte diametralmente opposti e saranno i loro modi di vedere le cose a guidare le loro scelte e le loro vite. Un'amicizia strana con pennellate di rivalità, invidia e gelosia, eppure salda fino alla fine.
La serie si conclude tornando al presente, nell'ultima parte del tredicesimo episodio. Benché il finale fosse preannunciato dalla prima puntata, la scena finale non riesce a non essere malinconica, mostrando non più un burbero e severo anziano, ma un vecchio che si è sentito solo per tutta la vita.
Sul lato tecnico posso dire di essere rimasta piacevolmente colpita dalla scelta delle colonne sonore, che conferiscono ad alcuni momenti delle atmosfere tutte particolari.
Consigliato in particolare modo a chi vuole vedere un pezzetto della tradizione giapponese, ma anche ai sentimentali.
"Shouwa Genroku Rakugo Shinjuu" è una serie della stagione invernale 2016 composta da un episodio iniziale di quarantacinque minuti e da dodici episodi di durata canonica, prodotta dallo Studio Deen e tratta dall'omonimo manga scritto e disegnato da Haruko Kumota.
Il Rakugo è un genere teatrale tipicamente giapponese, nel quale un singolo narratore interpreta diversi personaggi attraverso un monologo, il più delle volte con forti venature comiche. Yotarou è un giovane delinquente che, dopo essere stato scarcerato, decide di cambiare vita dedicandosi appunto al Rakugo. Trova quindi asilo presso un prestigioso maestro, Yakumo Yuurakutei. Dopo un paio di episodi introduttivi, è il maestro stesso a diventare protagonista, raccontando al nuovo allievo la sua storia personale e il suo difficile rapporto col Rakugo.
E' un'opera fresca, divertente e originale, ambientata in un'epoca affascinante, e dai tratti tipicamente giapponesi. La trama è semplice e si sviluppa decisamente bene, riuscendo a coinvolgere lo spettatore nonostante il ritmo blando della narrazione. L'opera presenta una forma d'arte, il Rakugo, che, ad esclusione degli abitanti della Terra del Sol Levante, probabilmente in pochi conoscevano prima di addentrarsi nella visione, e lo fa intelligentemente, inserendola in maniera preponderante e costruendovi sopra una trama ricca di sentimento.
Il punto forte del prodotto risiede, a mio avviso, non tanto nelle particolari esibizioni di Rakugo, quanto nella splendida caratterizzazione dei personaggi principali. I protagonisti maturano notevolmente puntata dopo puntata, vengono analizzati minuziosamente in ogni loro aspetto, e soprattutto godono di un carattere credibile, ricco di pregi quanto di difetti.
"Shouwa Genroku Rakugo Shinjuu" è un prodotto atipico e unico nel suo genere, ragion per cui può essere apprezzato o meno a seconda dell'empatia che si crea fra lo spettatore e il Rakugo. Sicuramente un genere teatrale a cui noi Occidentali non siamo abituati, che può colpire in maniera positiva, ma anche annoiare a morte. Un'opera, quindi, la cui valutazione diviene infine estremamente soggettiva e personale.
Il comparto tecnico è eccelso, fluide le animazioni, ben tratteggiati i personaggi, curati i fondali, ottimamente ricreata l'ambientazione. Dal punto di vista sonoro non si può rimanere indifferenti dinanzi al magnifico doppiaggio, e alle ottime colonne sonore. Opening ed ending sono orecchiabili e melodiose, più che discrete.
Il manga da cui è tratta l'opera è ancora in corso anche in patria, ma è stato annunciato che si concluderà a breve con l'uscita del decimo volume. E' stata inoltre annunciata la produzione di una seconda serie animata, che presumibilmente trasporrà fedelmente il manga sino al suo ultimo capitolo. Il finale di questa prima parte si è già dimostrato tuttavia esaustivo e più che adeguato.
In conclusione, "Shouwa Genroku Rakugo Shinjuu" è un prodotto i cui aspetti positivi sono molteplici, anche se devo ammettere di non essere rimasto particolarmente colpito, almeno nelle prime puntate, dal Rakugo, e di averlo trovato, a tratti, un po' soporifero. Dopo aver acquisito familiarità con l'opera mi sono dovuto tuttavia ricredere. Lo sviluppo dei personaggi, dei loro rapporti, e la storia personale del protagonista mi hanno invece coinvolto e lasciato parecchie soddisfazioni sin dall'inizio. Estremamente consigliata la visione.
Il Rakugo è un genere teatrale tipicamente giapponese, nel quale un singolo narratore interpreta diversi personaggi attraverso un monologo, il più delle volte con forti venature comiche. Yotarou è un giovane delinquente che, dopo essere stato scarcerato, decide di cambiare vita dedicandosi appunto al Rakugo. Trova quindi asilo presso un prestigioso maestro, Yakumo Yuurakutei. Dopo un paio di episodi introduttivi, è il maestro stesso a diventare protagonista, raccontando al nuovo allievo la sua storia personale e il suo difficile rapporto col Rakugo.
E' un'opera fresca, divertente e originale, ambientata in un'epoca affascinante, e dai tratti tipicamente giapponesi. La trama è semplice e si sviluppa decisamente bene, riuscendo a coinvolgere lo spettatore nonostante il ritmo blando della narrazione. L'opera presenta una forma d'arte, il Rakugo, che, ad esclusione degli abitanti della Terra del Sol Levante, probabilmente in pochi conoscevano prima di addentrarsi nella visione, e lo fa intelligentemente, inserendola in maniera preponderante e costruendovi sopra una trama ricca di sentimento.
Il punto forte del prodotto risiede, a mio avviso, non tanto nelle particolari esibizioni di Rakugo, quanto nella splendida caratterizzazione dei personaggi principali. I protagonisti maturano notevolmente puntata dopo puntata, vengono analizzati minuziosamente in ogni loro aspetto, e soprattutto godono di un carattere credibile, ricco di pregi quanto di difetti.
"Shouwa Genroku Rakugo Shinjuu" è un prodotto atipico e unico nel suo genere, ragion per cui può essere apprezzato o meno a seconda dell'empatia che si crea fra lo spettatore e il Rakugo. Sicuramente un genere teatrale a cui noi Occidentali non siamo abituati, che può colpire in maniera positiva, ma anche annoiare a morte. Un'opera, quindi, la cui valutazione diviene infine estremamente soggettiva e personale.
Il comparto tecnico è eccelso, fluide le animazioni, ben tratteggiati i personaggi, curati i fondali, ottimamente ricreata l'ambientazione. Dal punto di vista sonoro non si può rimanere indifferenti dinanzi al magnifico doppiaggio, e alle ottime colonne sonore. Opening ed ending sono orecchiabili e melodiose, più che discrete.
Il manga da cui è tratta l'opera è ancora in corso anche in patria, ma è stato annunciato che si concluderà a breve con l'uscita del decimo volume. E' stata inoltre annunciata la produzione di una seconda serie animata, che presumibilmente trasporrà fedelmente il manga sino al suo ultimo capitolo. Il finale di questa prima parte si è già dimostrato tuttavia esaustivo e più che adeguato.
In conclusione, "Shouwa Genroku Rakugo Shinjuu" è un prodotto i cui aspetti positivi sono molteplici, anche se devo ammettere di non essere rimasto particolarmente colpito, almeno nelle prime puntate, dal Rakugo, e di averlo trovato, a tratti, un po' soporifero. Dopo aver acquisito familiarità con l'opera mi sono dovuto tuttavia ricredere. Lo sviluppo dei personaggi, dei loro rapporti, e la storia personale del protagonista mi hanno invece coinvolto e lasciato parecchie soddisfazioni sin dall'inizio. Estremamente consigliata la visione.