Cacciatori di cadaveri
Edizione: "Cacciatori di cadaveri” (Hikari, 4 volumi)
Una serie di inspiegabili sparizioni, il richiamo dell’avventura, i doni del Tengu.
"Cacciatori di cadaveri" rappresenta la volontà del sensei Yamazaki di raccontare l’incontro tra la spensieratezza adolescenziale e il mondo traviato dell’età adulta, mettendo in scena un vero e proprio viaggio camuffato da thriller.
L’autore prende la palla al balzo e non si risparmia con le citazioni: molteplici e capaci di spaziare tra ambito cinematografico e manga, con riferimenti nemmeno troppo velati a opere affini.
Partiamo dunque alla volta del monte Tsukuo, rigorosamente seguendo i tralicci dell’alta tensione.
La trama è caratterizzata da un’impronta prettamente teen e segue il viaggio dei giovani protagonisti che, partiti alla ricerca della compagna scomparsa, si ritrovano immischiati in quella che sembra essere una cospirazione volta a perpetuare la macabra tradizione dei “doni del Tengu”.
La narrazione è squisitamente lineare e il ritmo moderato: mai troppo lento né eccessivamente veloce, scandito soprattutto dal modo in cui i protagonisti affrontano la loro “scampagnata”.
Viene dedicata grande attenzione all’evolversi dei rapporto tra i protagonisti, ma decisamente meno alla loro caratterizzazione, con il risultato di ottenere figure poco incisive.
È chiaro fin da subito l’intento di dare maggior respiro alla componente avventurosa rispetto a quella thriller, relegando in secondo piano suspense e tensione, che avrebbero giovato a una storia con simili premesse.
Anche i momenti di maggiore tensione tendono a essere smorzati, privando la storia di veri picchi emotivi.
Per quanto riguarda il susseguirsi degli eventi si sceglie di privilegiare un taglio realistico, ove tuttavia l’atmosfera non riesce mai a emergere come meriterebbe.
I dialoghi si presentano semplici e immediati, con un linguaggio basico e di facile fruizione.
La lettura risulta quindi rapida e scorrevole.
Il comparto grafico fa affidamento sulla tecnica del disegno digitale, capace di restituire illustrazioni precise e senza sbavature.
Il character design si dimostra particolarmente ispirato, con personaggi ben differenziati e riconoscibili.
La lettura della tavola è ottima, merito sia della mai eccessiva mole di vignette, che della costruzione delle stesse, ordinate quanto serve.
Nota di merito per riempimenti e sfondi: estremamente dettagliati e probabilmente ricalcati, al fine di garantire la massima fedeltà dei luoghi attraverso cui il sensei ci accompagna.
Il supporto cartaceo restituisce una palpabile sensazione di qualità, ove i volumetti si presentano nel classico formato tankōbon con pagine esclusivamente in bianco e nero su carta bianchissima, semi-liscia e ad elevata grammatura, oltre alla presenza della sovracopertina.
La rilegatura a colla si dimostra resistente, capace di mantenere intatto il volume anche dopo la lettura.
Non sono presenti extra di alcun tipo ad eccezione del volume conclusivo, in coda al quale l'autore ci delizia con i ringraziamenti di rito.
Considerato l’impegno dell’autore nel porre l’attenzione sul tema delle linee elettriche, avrei apprezzato l’inserimento di una mappa dettagliata da consultare durante la lettura.
PRO:
• Disegni di pregevole fattura e comparto tecnico di alto livello
CONTRO:
• Atmosfera deludente, l’opera accantona orrore e investigazione per privilegiare viaggio e avventura
• Assenza di indizi che stimolino il lettore a formulare ipotesi sul caso
• Mostrare la soggettiva dell’antagonista ed aggiungere un personaggio adulto a supporto dei protagonisti, inficia la percezione di pericolo
• Alcune sottotrame si concludono in modo semplicistico e poco ispirato
• Protagonisti stereotipati, difficilmente memorabili
• Alcuni avvenimenti, anche rilevanti, non vengono adeguatamente giustificati o approfonditi
• Momenti di leggerezza fuori luogo, anche in situazioni di pericolo
• Assenza di una vera morale
In conclusione: "Cacciatori di cadaveri" costituisce un’occasione sprecata, ossia un’opera in possesso delle carte in regola per spiccare, ma che sceglie inspiegabilmente di favorire altre tematiche e atmosfere, utilizzando l’incipit solo come sfondo.
Vorrei poter dire di trovarmi di fronte a un thriller emozionante e ben scritto, ma la verità è che questo resterà un desiderio da lettore, sepolto anch’esso all’ombra del pilone e dei girasoli.
Una serie di inspiegabili sparizioni, il richiamo dell’avventura, i doni del Tengu.
"Cacciatori di cadaveri" rappresenta la volontà del sensei Yamazaki di raccontare l’incontro tra la spensieratezza adolescenziale e il mondo traviato dell’età adulta, mettendo in scena un vero e proprio viaggio camuffato da thriller.
L’autore prende la palla al balzo e non si risparmia con le citazioni: molteplici e capaci di spaziare tra ambito cinematografico e manga, con riferimenti nemmeno troppo velati a opere affini.
Partiamo dunque alla volta del monte Tsukuo, rigorosamente seguendo i tralicci dell’alta tensione.
La trama è caratterizzata da un’impronta prettamente teen e segue il viaggio dei giovani protagonisti che, partiti alla ricerca della compagna scomparsa, si ritrovano immischiati in quella che sembra essere una cospirazione volta a perpetuare la macabra tradizione dei “doni del Tengu”.
La narrazione è squisitamente lineare e il ritmo moderato: mai troppo lento né eccessivamente veloce, scandito soprattutto dal modo in cui i protagonisti affrontano la loro “scampagnata”.
Viene dedicata grande attenzione all’evolversi dei rapporto tra i protagonisti, ma decisamente meno alla loro caratterizzazione, con il risultato di ottenere figure poco incisive.
È chiaro fin da subito l’intento di dare maggior respiro alla componente avventurosa rispetto a quella thriller, relegando in secondo piano suspense e tensione, che avrebbero giovato a una storia con simili premesse.
Anche i momenti di maggiore tensione tendono a essere smorzati, privando la storia di veri picchi emotivi.
Per quanto riguarda il susseguirsi degli eventi si sceglie di privilegiare un taglio realistico, ove tuttavia l’atmosfera non riesce mai a emergere come meriterebbe.
I dialoghi si presentano semplici e immediati, con un linguaggio basico e di facile fruizione.
La lettura risulta quindi rapida e scorrevole.
Il comparto grafico fa affidamento sulla tecnica del disegno digitale, capace di restituire illustrazioni precise e senza sbavature.
Il character design si dimostra particolarmente ispirato, con personaggi ben differenziati e riconoscibili.
La lettura della tavola è ottima, merito sia della mai eccessiva mole di vignette, che della costruzione delle stesse, ordinate quanto serve.
Nota di merito per riempimenti e sfondi: estremamente dettagliati e probabilmente ricalcati, al fine di garantire la massima fedeltà dei luoghi attraverso cui il sensei ci accompagna.
Il supporto cartaceo restituisce una palpabile sensazione di qualità, ove i volumetti si presentano nel classico formato tankōbon con pagine esclusivamente in bianco e nero su carta bianchissima, semi-liscia e ad elevata grammatura, oltre alla presenza della sovracopertina.
La rilegatura a colla si dimostra resistente, capace di mantenere intatto il volume anche dopo la lettura.
Non sono presenti extra di alcun tipo ad eccezione del volume conclusivo, in coda al quale l'autore ci delizia con i ringraziamenti di rito.
Considerato l’impegno dell’autore nel porre l’attenzione sul tema delle linee elettriche, avrei apprezzato l’inserimento di una mappa dettagliata da consultare durante la lettura.
PRO:
• Disegni di pregevole fattura e comparto tecnico di alto livello
CONTRO:
• Atmosfera deludente, l’opera accantona orrore e investigazione per privilegiare viaggio e avventura
• Assenza di indizi che stimolino il lettore a formulare ipotesi sul caso
• Mostrare la soggettiva dell’antagonista ed aggiungere un personaggio adulto a supporto dei protagonisti, inficia la percezione di pericolo
• Alcune sottotrame si concludono in modo semplicistico e poco ispirato
• Protagonisti stereotipati, difficilmente memorabili
• Alcuni avvenimenti, anche rilevanti, non vengono adeguatamente giustificati o approfonditi
• Momenti di leggerezza fuori luogo, anche in situazioni di pericolo
• Assenza di una vera morale
In conclusione: "Cacciatori di cadaveri" costituisce un’occasione sprecata, ossia un’opera in possesso delle carte in regola per spiccare, ma che sceglie inspiegabilmente di favorire altre tematiche e atmosfere, utilizzando l’incipit solo come sfondo.
Vorrei poter dire di trovarmi di fronte a un thriller emozionante e ben scritto, ma la verità è che questo resterà un desiderio da lettore, sepolto anch’esso all’ombra del pilone e dei girasoli.