Nel panorama videoludico contemporaneo, il termine soulslike è diventato un’etichetta tanto diffusa quanto spesso abusata. Basta la presenza di stamina limitata o di cure ricaricabili perché un titolo venga immediatamente accostato alle opere di Hidetaka Miyazaki, anche quando le differenze superano di gran lunga le somiglianze. Proprio per questo, quando Bandai Namco lanciò Code Vein nel 2019, il progetto riuscì a distinguersi: un soulslike atipico, fortemente orientato alla personalizzazione del personaggio e caratterizzato da un’estetica anime marcata, sviluppato da un team fino ad allora noto quasi esclusivamente per la serie God Eater. Nonostante qualche inevitabile incertezza, il primo capitolo seppe ritagliarsi una nicchia solida di appassionati, curiosi di vedere come quella formula potesse evolversi. Dopo una parentesi rappresentata da Scarlet Nexus, il Project God Eater Team è tornato a sorpresa durante il Summer Games Fest del giugno 2025, annunciando Code Vein II: un seguito che promette di mantenere l’anima dell’originale, pur rinnovandone stile e struttura. A quasi otto mesi da quel primo reveal e dopo aver provato l'anteprima, abbiamo finalmente potuto mettere mano al gioco. In questa recensione vi raccontiamo se Code Vein II sia riuscito a far maturare davvero le ambizioni del suo predecessore o se, al contrario, abbia smarrito parte della sua identità nel tentativo di inseguire modelli ormai dominanti.

Code Vein II non è un sequel diretto del primo capitolo e può essere giocato autonomamente, pur provando a dare un contesto all'universo narrativo di entrambi i giochi. Cento anni prima del momento in cui si svolge la storia, ci fu nel mondo una grande calamità conosciuta come "Rinascita", che contaminò qualsiasi cosa, trasformando le creature viventi in mostri assetati di sangue chiamati Orrori.
A contenere questa minaccia si ersero gli umani che, invece di soccombere, trassero forza dalla trasformazione, diventando non mostri, ma Redivivi, semiumani dotati di incredibili poteri. In una battaglia conosciuta come "Il Tumulto", i cinque condottieri più valorosi offrirono la loro vita per sigillare la calamità, tramite un potere detto Luna Rapacis.
Passati cento anni, lo stesso sigillo sta ormai perdendo le sue proprietà, venendo contaminato a sua volta dalla Rinascita e corrodendo dall'interno gli eroi, trasformandoli un po' alla volta in mostri. In questo scenario catastrofico noi vestiremo i panni di un Redivivo resuscitato grazie all'intervento di Lou MagMell, una ragazza con il singolare potere di viaggiare nel tempo. Con il suo aiuto e sotto la guida della torreggiante capofamiglia Lavinia MagMell, dovremo viaggiare nel passato per trovare il modo di risvegliare nel presente i cinque eroi, in modo da porre fine alle loro vite prima che diventino a loro volta parte del problema.
Il gameplay del titolo vive di due anime ben distinte: da un lato abbiamo quanto fatto di buono con il primo capitolo, che viene migliorato ed espanso all'ennesima potenza; dall'altro abbiamo degli elementi presi di peso da altre produzioni che purtroppo non funzionano particolarmente, ma andiamo con ordine.
Chi ha avuto modo di giocare Code Vein sa bene che il suo punto di forza era la libertà di build del personaggio, caratterizzata dai cosiddetti "codici di sangue", delle basi di archetipo che, se utilizzati a sufficienza, permettevano di trasferire le abilità su altri codici. Va da sé che questo sistema permetteva già nel 2019 di creare il proprio Revenant ideale, ma stavolta il team ha voluto notevolmente superarsi.
Questo secondo capitolo scarta infatti completamente l'allocamento dei punti nelle singole statistiche, per concentrarsi su un modello più lineare: si spende la foschia accumulata e si sale di livello (stile Sekiro, per capirci). Da dove vengono dunque i punti che vanno a personalizzare la nostra build? Da tutto il resto del nostro equipaggiamento. Armi, scudi, gabbie e tratti passivi, ognuno di essi ci conferisce un quantitativo di punti in una data statistica, che vanno ad incastrarsi nella capacità base fornita, ancora una volta, dai codici di sangue. Il team ha inoltre studiato un sistema di rischio/ricompensa molto interessante: ogni singolo pezzo di equipaggiamento possiede infatti un "peso" in una data statistica, qualora il peso totale dato dal nostro arsenale superi il massimo che possiamo sopportare, si attiveranno contemporaneamente un effetto benefico e uno negativo, fattore che premia chi decide di osare.

Se a tutto il sopracitato aggiungiamo i simulacri, ossia delle abilità che possono essere innestate sulle armi (fino a 4, per un totale di ben 8 abilità di verse a portata di tasto) e le differenze tra le varie gabbie (ossia ciò che ci permette di estrarre dai nemici il "mana" per eseguire le tecniche), capite che le possibilità di build non si sono duplicate, ma probabilmente triplicate, fattore con cui ci siamo davvero divertiti a sperimentare. A tutto questo ben di Dio si aggiunge inoltre il sistema di partner: potremo infatti decidere di portare sempre con noi un compagno oppure di "assorbirlo", ottenendo diverse abilità passive. Inoltre, ogni volta che moriremo, potremo essere resuscitati dal nostro collega, che sparirà momentaneamente dal campo, ma ciò avrà una ricarica sempre più importante ogni volta che ne faremo uso.
A spegnere un po' il nostro entusiasmo ci ha pensato la scelta meno ispirata di questo secondo capitolo: l'open world. Qui gli sviluppatori hanno infatti deciso di abbracciare una natura più aperta, ricalcando le orme di quanto fatto da From Software con Elden Ring, ma lo hanno fatto in maniera troppo approssimativa e "copia-incolla", arrivando infine ad ereditarne gli aspetti peggiori. Le ambientazioni in cui ci muoviamo sono spoglie, povere di dettagli e, soprattutto, non incentivano davvero l'esplorazione. Le uniche eccezioni sono rappresentate dagli Orrori (grotteschi totem che, una volta distrutti, rivelano una parte della mappa) e le Benedizioni delle divinità, un sistema molto simile a quello delle Rune Maggiori del collega: una volta sbloccate permettono sostanzialmente di attivare e disattivare vari buff sul personaggio, direttamente dalla mappa.
L'aspetto tecnico è purtroppo un altro punto che ci ha deluso. La versione Playstation 5 da noi provata presentava infatti delle ambientazioni con texture povere (accentuate ancora di più dall'open world) e, cosa ancora più grave, quasi nessuna differenza tra le due modalità grafiche proposte, con quella dedicata alla qualità che non si differenzia quasi dall'altra, e quella dedicata al framerate che non raggiunge praticamente mai i 60fps. A salvare in corner tutto ciò ci pensano i modelli dei personaggi, ben curati e ricchi di dettagli (anche se dobbiamo ammettere che almeno la metà del cast di personaggi si mostra fin troppo apatico per affezionarcisi, downgrade evidente rispetto al primo capitolo). Altro punto a sfavore riguarda la varianza del monster design: il team ha infatti optato per concentrarsi parecchio su nemici umanoidi, che risultano fin troppo blandi e poco memorabili, relegando i veri e propri mostri (dal quale emerge l'esperienza con la saga God Eater) a poche boss fight. Queste ultime nel complesso funzionano e sono molto soddisfacenti, anche se, proprio come nel titolo From, c'é un riciclo di mini-boss in mob base (spesso dopo pochi minuti di gioco) davvero troppo evidente.
Note di merito vanno invece a favore della trama e della colonna sonora. Per quanto riguarda il primo punto, reputiamo siano stati fatti dei passi in avanti rispetto all'originale: nonostante i personaggi siano nel complesso più deboli e meno interessanti, l'universo narrativo non lascia niente al caso, contestualizzando in maniera sensata gli avvenimenti della trama ed invogliando il giocatore a volerne scoprire di più, fino ai titoli di coda. Parlando invece del compositore Go Shiina, il suo lavoro è stato a dir poco magistrale: tracce ambientali veramente azzeccate, OST degli scontri con i boss energiche e coinvolgenti e graditissimi ritorni dal capitolo precedente (come l'iconica Memory of the Lost per le sezioni dedicate ai flashback dei protagonisti).
Code Vein II è un titolo che, a nostro avviso, poteva puntare a molto di più. I cambiamenti effettuati al sistema di build funzionano benissimo, consentendo di sbizzarrirsi e di cambiare idea in qualsiasi momento della partita senza il minimo rimpianto; di contro l'open world risulta un elemento forzato e inserito a tutti i costi più per emulazione che per reale necessità di gameplay, togliendo probabilmente risorse che potevano essere spese altrove. In generale stiamo parlando di un buon gioco, molto divertente soprattutto dal punto di vista del gameplay e con una storia coinvolgente ed ispirata, ma che dal punto di vista artistico risulta meno ambizioso e più anonimo del primo, confermando il pensiero di non aver saputo evolvere adeguatamente il materiale a disposizione. Il lato tecnico presenta più di qualche incertezza e la speranza è che Bandai Namco possa intervenire con le prossime patch per risolvere queste problematiche. Ottimo il lavoro sulla colonna sonora e sul comparto audio. Chi ha amato il primo capitolo (e più in generale i fan del genere) lo apprezzerà sicuramente, a patto di soprassedere su qualche scelta meno ispirata.
Messaggio sponsorizzato:
Se la nostra recensione vi ha convinto e volete recuperare l'ultimo soulslike di Bandai Namco, lo trovate in sconto su Instant Gaming (e lo stesso vale per il primo capitolo).
Se la nostra recensione vi ha convinto e volete recuperare l'ultimo soulslike di Bandai Namco, lo trovate in sconto su Instant Gaming (e lo stesso vale per il primo capitolo).
I collegamenti ad Amazon fanno parte di un programma di affiliazione: se effettui un acquisto o un ordine attraverso questi collegamenti, il nostro sito potrebbe ricevere una commissione.
Pro
- Trama interessante e che spinge ad arrivare fino in fondo;
- Possibilità di build quasi infinite;
- Scontri con i boss molto soddisfacenti;
- Colonna sonora eccezionale.
Contro
- L'open world non aggiunge niente e mostra il fianco del lato tecnico;
- Diversi personaggi abbastanza trascurabili;
- Riciclo di mini-boss esagerato;
- Lato tecnico molto deficitario, necessita di patch al più presto.









E non aggiungo altro...
Devi eseguire l'accesso per lasciare un commento.