Al De Young Museum di San Francisco, nel cuore del Golden Gate Park, è in corso una straordinaria mostra dedicata alla cultura del manga giapponese. L'evento, che supera le barriere editoriali e generazionali per riunire le tavole originali dei più grandi mangaka in attività, sta attirando un'enorme attenzione in tutto il Nord America. Ed è proprio in questa cornice che è stata ospitata Rumiko Takahashi, classe 1957, una delle più importanti autrici di manga della storia da Lamù a Inuyasha, che ha qui concesso una rara intervista speciale.
Osservando le sale espositive, la mangaka non ha potuto non esprimere tutto il suo stupore: "In Giappone, per via delle barriere tra case editrici, è quasi impossibile realizzare una mostra con una varietà così ampia di autori riuniti nello stesso spazio. È un'occasione davvero interessante e preziosa".
Per lei, questa esposizione rappresenta un segnale importante: il manga giapponese non viene più percepito soltanto come intrattenimento, ma sta iniziando ad essere riconosciuto come vera e propria espressione culturale.
サンフランシスコのデ・ヤング美術館で開催中の、「Art of MANGA」展に高橋先生が訪れました!
— 高橋留美子情報 (@rumicworld1010) January 20, 2026
色紙はVIZ media さん販促用描き下ろしです! pic.twitter.com/tFXjlcsLs9
L'ultima volta che Takahashi aveva visitato gli Stati Uniti risale a circa 25 anni fa, quando partecipò al Comic-Con di San Diego durante il periodo di serializzazione di Inuyasha. "Già allora avevo la sensazione che le mie opere fossero accolte meglio di quanto mi aspettassi", ricorda.
Oggi il panorama è completamente diverso: i luoghi e le occasioni per far conoscere il manga giapponese sono aumentati in modo esponenziale, e le opere di successo raggiungono continuamente il pubblico internazionale. "Sono felice che i lavori nati in Giappone vengano presentati adeguatamente e letti con attenzione", dichiara l'autrice.
Il segreto universale: i sentimenti non hanno confini
Come mai opere così radicate nella quotidianità giapponese riescono a conquistare lettori di culture completamente diverse? Rumiko Takahashi ha una spiegazione chiara: "I sentimenti, come l'amore non corrisposto, sono universali, indipendentemente dal paese".
Secondo la mangaka, pur essendo diverse le abitudini di vita e le strutture sociali, gli scambi emotivi tra esseri umani e le oscillazioni dei sentimenti rimangono sostanzialmente gli stessi ovunque. Questa componente universale viene trasmessa naturalmente attraverso le sue storie.
Riguardo all'idea di creare opere pensando specificamente al mercato internazionale, la mangaka prende una posizione netta: "I mangaka giapponesi disegnano per i lettori giapponesi. Proprio perché non conosciamo il resto del mondo, ci dedichiamo a rappresentare con cura la vita quotidiana e le emozioni sottili del Giappone. Credo sia importante mantenere questo approccio".
Invece di adattarsi ai gusti stranieri, è proprio l'autenticità nel descrivere la propria realtà quotidiana che risulta fresca e interessante per i lettori di altre culture. Takahashi fa un esempio: "Quando guardo serie TV straniere, mi colpiscono dettagli come il fatto che si tolgano o meno le scarpe in casa. Ecco perché è importante rappresentare bene la vita giapponese".

Cosa sostiene la creatività di un'autrice che lavora in prima linea da oltre 40 anni? Un ritmo di produzione che non è mai cambiato: riunioni nel weekend, storyboard dal martedì al giovedì, disegno nel fine settimana. "Continuo a seguire sempre lo stesso ciclo", spiega.
Nei giorni di riposo, la priorità è rigenerare il corpo. Per quanto riguarda il cinema, "vado solo se c'è davvero qualcosa che voglio vedere, e in quel caso preferisco le proiezioni del mattino presto".
Cosa pensa dell'uso dei social Network?
Sul fronte della raccolta di informazioni, la Takahashi preferisce la televisione ai social network. La sua motivazione è chiara: i social media tendono a mostrare contenuti in linea con gli interessi dell'utente, creando inevitabilmente una visione parziale. Televisione e giornali, invece, permettono di imbattersi in argomenti inaspettati. "Leggo anche i quotidiani. Penso sia importante avere diverse fonti di informazione per mantenere un equilibrio".

L'IA e la creatività: direzioni opposte
Sul tema dell'intelligenza artificiale generativa, la Takahashi ha una visione precisa: "L'IA impara dal passato per creare dati, ma il manga è un lavoro in cui non si ripete ciò che si è già disegnato, ma si continua a pensare a cose nuove. Forse sono direzioni diverse".
Per quanto riguarda la tecnica, rimane principalmente analogica: continua a usare acquerelli e retini. "Sarebbe bello se riuscissi a passare al digitale, ma faccio fatica a stargli dietro", ammette sorridendo. Tuttavia, quella texture prodotta dalle linee disegnate a mano rimane un elemento fondamentale delle sue opere.
Perché le sue opere continuano ad essere lette attraverso le varie generazioni?
A questa domanda, Takahashi risponde con caratteristica modestia: "Non ci ho mai pensato in modo razionale", prima di aggiungere: "Forse è perché disegno quegli aspetti comuni che, anche dopo anni, ci fanno pensare 'gli esseri umani sono proprio stupidi'".
Continua a disegnare stupendosi e divertendosi lei stessa. È proprio questo atteggiamento che ha sostenuto opere amate in tutto il mondo per decenni.
Fonte: bayspo.com
Personalmente leggo manga non solo per seguire storie appassionanti, ma anche e soprattutto per conoscere storia, usi e costumi di un paese molto diverso dal mio. I manga mi piacciono soprattutto perchè raccontano qualcosa che è "altro", qualcosa che non potrò mai del tutto capire o fare mio, ma che proprio per questo mi affascina in un modo incredibile.
Purtroppo anche i mass media sono condizionati, ma è giusto osservare più argomenti.
Buon proseguimento!
Spero tanto che chi sta dall’altra parte non sia così ottuso di ignorare le parole di una persona che ovviamente conosce ciò di cui si sta parlando meglio di qualsiasi dipendente occidentale di qualsivoglia azienda occidentale.
Se penso a quanti soggetti assorbono solo materiale totalmente fazioso e pensano pure di essere sveglissimi, vantandosi di non leggere/ascoltare niente di chiunque non sia totalmente d’accordo con la loro fazione random e conseguenti dogmi ideologici… mi ricordo perché cerco di cadere il meno possibile nella trappola dell’ascoltare qualsivoglia contenuto “politico” nel poco tempo (ma comunque sempre troppo) che passo sui social network. Se già in tv va separata la notizia dal tono e dalla retorica che vi gravita intorno, sui social network è sempre peggio.
Spero davvero che tanta gente legga questa intervista, vista la fama della Takahashi, e dia almeno un mezzo pensiero alle sue parole.
Giusto.
Per il resto concordo su molto di quanto sostiene; anche se ammetto l'IA solo come spunto di ispirazione e punto di partenza per un lavoro creativo (umano). Quanto al digitale, probabilmente non è avezza ad usarlo, ma non è mai stato un problema.
Quindi il "problema" è due t*tt* in meno?
Posso ricordarvi il successo dell'Attacco dei Giganti? Quanto fan-service ha?
Probabilmente perché essendo una gran fonte di denaro per chi è coinvolto e pure in crisi il fumetto usa, lo considerano una gallinella dalle uova d'oro. Il problema è una parte di manager non proprio geni della lampada (in parte anche giapponesi eh) sembrano pensare che la soluzione per attirare ancor più gente sia americanizzare almeno una parte di quei contenuti, senza rendersi conto che la gente suddetti contenuti li guarda proprio anche per le caratteristiche che li rendono unici e non assimilabili alla roba prodotta dagli usa.
Per rispondere alla seconda domanda, intendono con ogni probabilità storie con persone provenienti da tutto il mondo (per l'errata convinzione che il pubblico sia composto in maggioranza da gente che passa gran parte del tempo in specifiche nicchie dei social che o in una storia vedono personaggi che gli somigliano d'aspetto o cultura o cambia contenuto, a causa dei propri limiti e insicurezze personali), il che non sarebbe un problema né necessariamente una forzatura considerato che che nei manga gli stranieri ci sono sempre stati (infatti pure in prodotti tipo Il prisma dell'amore, dove molto probabilmente netflix voleva un cast internazionale e non per niente è pure ambientato in Inghilterra, la storia funziona e non risulta forzata).
Il problema degli eventuali prodotti con spinta usa dietro (o giapponese ma con il goffo intento di "piacere di più agli stranieri-americani non proprio geniali") è SE cercheranno di eliminare rimandi alla cultura giapponese e soprattutto ficcarci a forza mutamenti e censure in stile americano.
A livello personale il problema non si pone perché banalmente non li guarderei (in molti casi immagino basterebbe il trailer per capire se è cosa oppure no), nemmeno li considererei effettivi manga/anime in senso proprio, ma posso già immaginare le lamentele verso il pubblico che non comprende la bellezza dei prodotti in questione qualora floppassero, lol.
Rimaniamo sempre lì raga: in questi casi si parla con il proprio tempo e il proprio portafogli. Se un contenuto non piace... basta non vederlo. Come nel caso di qualsiasi media d'intrattenimento, ormai c'è così tanto materiale "arretrato" che basterebbe per multiple vite, non è necessario leggere/guardare per forza prodotti nuovi per godersi la propria passione, anzi. E quasi certamente comunque anche a fronte di materiale buttato giù nella speranza di "piacere di più" a determinati americani e compagnia brutta, ne continuerebbe a uscire comunque altro "classico".
Ma infatti a lamentarsi sono nicchie e micronicchie con problemi di varia natura. Se alcuni produttori si piegheranno a costoro (con anni di ritardo, come fatto notare da altri in questi giorni ormai pure in USA le loro urla hanno perso parte - molta, forse - del potere che hanno avuto per diversi anni), semplicemente perderanno (molti) soldi degli otaku e guadagneranno forse qualche views occidentale in più, che considerata la quantità spropositata di soldi che fanno guadagnare i primi in merchandise quando si ossessionano (ne bene e nel male) su qualcosa, sarà un risultato ben lungi dal compiacerli.
In generale purtroppo più un prodotto diventa mainstream e più è probabile che gente “di quel tipo” se ne lamenti, l’importante è che i giapponesi sappiano scindere le lamentele sensate (tipo quelle a Uzumaki o OPM3) da quelle che sono un “problema” solo per quelle due persone in croce (che, probabilmente, quegli anime non li guarderebbero comunque e hanno solo bisogno di una scusa per dire che sono “prodotti inferiori” o cose simili).
credo che il motivo principale sia il fatto che la popolazione Giapponese sta invecchiando e diminuendo (secondo le stime attuale, le quali potrebbero anche peggiorare o migliorare, di questo passo la popolazione potrebbe anche calare da 123M a 63M nel 2100. E in tutto questo l'età media del paese aumenterà, per cui ci saranno sempre più anziani, ma anche sempre meno giovani) e l'economia giapponese è stagnante. Per cui molti studi e compagnie giapponesi si stanno aprendo sempre più al mercato globale per far fronte all'aumento del costo della vita e dei costi di produzione e sviluppo, e non a caso ci sono anche sempre meno giochi con uscita limitata al mercato giapponese. Gli studi e compagnie pensano che in questo modo potranno attirare un pubblico più vasto e quindi un guadagno maggiore per far fronte alle spese e costi futuri.
Ad alcuni la parola globale fa storcere il naso, ma alla fine...ne sappiamo meno di zero di cosa intendano i giapponesi con globale lol (e nonostante questo alcuni si stanno già fasciando la testa). Io sinceramente gli unici cambiamenti che ho notato nei anime, manga e videogiochi giapponesi è che ci sono più personaggi di altre razze e/o orientamento sessuale rispetto al passato (anche se la stragrande maggioranza dei personaggi nei lavori degli anni passati non parlava mai di roba come amore, ecc lol) e meno battute omofobe o razziste (questo credo sia perchè si stanno facendo dei passi avanti per quanto riguarda i diritti civili in giappone, sia perchè la società giapponese ha più immigrati rispetto al passato). Al massimo si potrebbe parlare delle censure nei paesi come Malasya, Cina, ecc dove le donne svestite vengono coperte, ecc (la gente si lamenta degli usa, ma in paesi come Cina hanno addirittura bannato serie come mushoku tensei, ecc)
La sensei ha in parte ragione, se parliamo di rappresentazioni di vita quotidiana e quindi di ciò che l’autore conosce direttamente e che traspone o rappresenta più o meno filtrato dalla storia che vuole raccontare.
Ma c’è anche altro.
A partire da grandi successi come dragonball e one piece che hanno ambientazioni “universali”, o tante opere di fantascienza dove la “giapponesità” è estremamente limitata nella quotidianità.
Ma anche opere storiche.
Cesare non è certo “giapponese”, non parla di Giappone e probabilmente un giapponese non ci si ritroverebbe in nessun modo ma ne rimane affascinato proprio per questo.
E così altri manga storici ambientati altrove, in paesi e culture differenti.
Il discorso su “cosa” è un manga è molto complesso e variegato e non certo riducibile al “togliersi le scarpe all’ingresso”.
Non solo: mi permetto di aggiungere che apprezzo moltissimo che continui a disegnare a mano, con retini e acquarelli.
Questo dilagare del digitale ha reso sicuramente il lavoro più comodo per i mangaka (possibilità di correggere velocemente gli errori, possibilità di lavorare in più persone sulla stessa tavola contemporaneamente, velocità nelle spedizioni delle tavole alle case editrici, ecc), ma ha anche inevitabilmente appiattito tutti i tratti, e dà un'idea di "pulito" che però è il pulito di una sala operatoria: freddo e senza sentimento.
La differenza con delle tavole degli anni '70, '80 o '90 è impietosa.
Fondamentalmente perchè il manga sta sfondando sul mercato Nord Americano, stracciando tutti gli altri comics. Questo grazie anche alla scoperta degli anime sulle piattaforme streaming. Un mercato dalle enormi potenzialità che gli stessi editori giapponesi stanno gestendo in prima persona.
Concordo: ammetto di aver letto poco della Sensei, ma MAO mi sta piacendo veramente tanto. Ha quel mood da fumetto fine anni '90 inizio anni Duemila che si differenzia dalla maggior parte delle opere in commercio.
Ogni settimana, assieme alle pagine di anteprima del nuovo capitolo include una scansione del bozzetto cartaceo di una pagina.
Comunque i giapponesi (ma varrebbe per qualsiasi paese) devono analizzare molto bene la situazione, perchè è tutto MOLTO ipotetico che dando impronte diverse alle opere guadagni "clienti", al contrario rischi di perderli se lo snaturi togliendo elementi che le caratterizzano e piacciono.
ma al momento non stanno snaturando nulla, a dominare le classifiche dei fumetti americane sono chansaw man e jujutsu kaisen...e in piu' stanno arrivando tanti manga mai pubblicati li tra cui ashita no joe
Si certo, mi riferivo all'ipotesi/idea/strategia(futura) citata nell'articolo e dalla sensei.
Vero, infatti se continuano così non ci sono particolari problemi. Quelli nascerebbero se pensassero di adeguarsi per l'appunto alle "policy" di varie grosse aziende d'intrattenimento americane, che non permetterebbero assolutamente tante cose che invece sono parte integrante della cultura del manga, ma visto quanto piacciono per l'appunto storie come CM e JK da quelle parti, tanto per cambiare si darebbero così molto probabilmente la zappa sui piedi da soli.
Ma poi sono le stesse Shuesha e Kodansha a gestire direttamente il tutto in Usa. Anzi le loro pubblicazioni in inglese sono più esportate anche in UK e nei paesi di lingua inglese. Poche sett fa ero a Londra ed erano pieni di manga ma edizioni americane.
L' americanizzare opere giapponesi e' stato un retaggio degli anni 90 che non ha avuto neanche tanto successo, Power rangers a parte. Ora il manga spopola proprio in quanto tale.
Ma quali altre operazioni di "americanizzazione" ci sono state oltre i PR?
Non parlo di fusioni di più serie o di adattamenti alla "Licia e le cotolette" di cui temo che noi italiani siamo stati "maestri".
L'occidentalizzazione passata era più un "nascondere" per quanto possibile tutti i riferimenti asiatici (vuoi per motivazioni puerili di comprensibilità o di velato razzismo), a meno di non prendere le opere nipponiche che già avevano ambientazioni occidentali o erano tratte da opere letterarie occidentali (che non credo i giapponesi facessero puntando di venderle all'estero).
Bhe operazioni puzzle come Voltron o Robotech e i vari tentativi di realizzare versioni loro di sailor Moon e dei Cavalieri. Per il resto anime veri a parte Gundam Wing e i pokemon degiapponizatti non arrivavano
Ricordando che negli stati uniti si realizzavano anche versioni nazionali di film esteri come del francese "Tre uomini e una culla (1985)" uscito 2 anni dopo.
Però appunto puzzle e adattamenti sono cose diverse da Power Ranger che è quasi un rifacimento (però al risparmio usando anche scene originali).
Robotech è qualcosa di diverso ancora, perchè al di là dell'adattamento è una fusione di 3 serie dovuta non a renderla "più occidentale" e gradita al pubblico ma per creare "qualcosa" con un maggior numero di episodi, anche se in fondo c'è dietro sempre la ricerca di una maggiore commerciabilità in quella specifica area geografica.
Non sono molto d'accordo con questa affermazione.
A mio parere i manga da sempre strizzano l'occhio anche al pubblico occidentale, basti pensare che alcune tra le opere più popolari di sempre come One Piece, Berserk, JoJo, FMA, AoT, HxH, Ken, ecc., hanno un setting fantasy o storico-fantasy di ispirazione occidentale.
Tra l'altro questa frase denota anche una certa chiusura mentale, se non si conosce qualcosa in quanto distante dalla propria cultura, basta studiare e documentarsi, come ha fatto Yukimura con Vinland Saga. Il manga, infatti, offre una rappresentazione accurata dal punto di vista culturale e politico di un periodo storico, quello dell'epopea vichinga, molto distante dalla cultura giapponese.
Uno dei motivi per cui non apprezzo i manga odierni è che la nuova generazione di mangaka, rispetto a quella precedente, tende a realizzare opere più nippocentriche. È come se ci fosse una certa pigrizia intellettuale di uscire dalla comfort zone della propria quotidianità. Ovviamente le eccezioni, come TPN, Frieren, Made in Abyss, ci sono sempre, ma trovo che siano più rare rispetto al passato.
EDIT: una certa influenza statunitense nel mondo dei manga la noto nel crescente numero di opere a tema supereroistico, a cui il successo di MHA ha dato sicuramente un contributo notevole, e in quelle con protagonisti sicari e/o assassini, nelle quali è preponderante la presenza di armi da fuoco, rispetto alle storie classiche giapponesi aventi come protagonisti spadaccini e/o esorcisti.
In generale i giapponesi hanno sempre fatto opere per i giapponesi, poi che qualcuno di loro abbia voluto scrivere manga con un’impronta più “occidentale” come Berserk o appunto Vinland Saga non toglie che l’abbiano voluto fare sempre con lo stesso pubblico in mente (anche perché vent’anni fa erano pochissimi i manga ad aver avuto un successo considerevole all’estero).
E anche in manga chiaramente molto ispirati dai comics americani come MHA si vede tantissimo quanto poi, alla fin fine, non sia comunque una “cornice” per una classica storia da manga (setting scolastico, protagonista “debole” con un grande sogno, battaglie con poteri “alla jojo” e così via). Non che ci sia niente di sbagliato nel farlo, ma secondo me è così.
In più, personalmente non lo vedo affatto questo “nippocentrismo” nelle opere moderne, anzi. O meglio, dipende dal genere: le romcom o in generale gli slice of life sono molto più “giapponesi”, ma i fantasy (e supernatural) sono molto influenzati dall’occidente, a che opere ti riferisci, per esempio?
Non è necessario per scrivere storie meravigliose, e abbi pazienza ma no, non è minimamente sinonimo di mentalità chiusa non voler per forza ambientare le proprie storie in altri luoghi.
Guarda, tra gli autori americani hai tantissima scelta volendo. Ovviamente impostazione e valori cambiano, ma probabilmente possono darti ciò che cerchi, per quanto le loro storie a differenza della Takahashi effettivamente mostrino una mentalità terribilmente chiusa e fondata spesso su questa o quella ideologia (dipende dai decenni in cui sono scritte le storie).
I supereroi sicuramente li prendono come tema ma poi li raccontano giustamente come piace a loro, con tematiche e personaggi che farebbero venire l'esaurimento a una grossa fetta di americani XD mentre altri giustamente li apprezzano, ma sempre nella loro essenza.
E riguardo allo strizzare l'occhio in realtà non volontariamente, gli autori e le autrici fin dai '70 come minimo del secolo scorso inseriscono ambientazioni straniere ma avendo comunque come riferimento i giapponesi. Moltissimi in interviste nel corso degli anni hanno sempre detto che gli fa piacere e li stupisce anche il successo delle loro opere all'estero ma (per fortuna degli amanti del manga) l'approvazione di chi vive dall'altra parte del mondo o quasi non è mai stata al centro del loro processo di creazione. Se lo diventasse potranno godersela gli appassionati di prodotti americani e tutti gli altri recuperare l'infinità di materiale precedente agli anni di un eventuale cambiamento (che comunque probabilmente non sarebbe totale, qualcuno continuerebbe quasi sicuramente a pubblicare manga classici), a ognuno il suo
Forse mi sbaglierò, ma penso che queste e opere simili, ambientate in contesti più vicini a noi, abbiano fatto da apripista al successivo boom dei manga in Occidente.
L'influenza statunitense alla quale mi riferisco riguardo MHA si riferisce al trope della scuola di supereroi, chiaramente ispirato agli X-Men e al meno conosciuto Sky High, per il resto, sul fatto che l'opera sia totalmente calata nel contesto giapponese, sono d'accordo con te.
Ad esempio, le principali hit commerciali a tema battle/action degli ultimi anni, Demon Slayer, Jujutsu Kaisen, MHA, Chainsaw Man e Tokyo Revengers, a prescindere dal periodo storico nel quale si svolgono, hanno tutte un setting giapponese.
Che non è un difetto, specifichiamolo
Anche perché ricordo che in caso contrario i prodotti usa sarebbero la 💩 considerato che sono scritti quasi sempre come se tutto il mondo fosse l'America e i personaggi stranieri spesso imbarazzanti e soprattutto con mentalità americana. Nel momento in cui gli autori giapponesi si sentissero costretti a modificare le loro storie per essere apprezzate dagli stranieri che cercano ambientazioni straniere, non sarebbero più ciò che sono al momento. Il che magari almeno in parte accadrà anche eh, e ci sarà una nicchia di gente esaltatissima per questo, ma onestamente, come già detto, a ognuno il suo. Di sicuro io glieli lascerò senza problemi ^^
Anche il tuo discorso ci sta, ma credo si possa essere d'accordo con la sensei nel caso si voglia ambientare una storia nel proprio paese.
Inoltre, come detto da altri, è l'approccio, volto al proprio pubblico e alle sue sensibilità abitudini narrative che viene prima, anche per una storia ambientata fra i vichinghi.
Rispetto al passato il Giappone doveva farsi apprezzare meglio dall'estero, ora è l'estero che guarda ammirato alla fantasia e cultura giapponese in quanto tale, quindi c'è meno voglia di compiacenza, anche se le storie migliori hanno comunque temi universali.
Altrimenti perché il World Masterpiece Theatre?
Sì, c'era l'intento educativo, lo dicono tutti, ma perché solo opere occidentali?
Ci sono sempre state opere educative della propria cultura.
Quindi, solo emulazione di Heidi?
Credo che il progetto aiutasse a legare i valori occidentali a quelli del Giappone post guerra, dall'infanzia, da storie che avevano colpito entrambe le parti che coinvolgevano perlopiù orfanelli, romanzi di formazione comuni.
Inoltre aiutò la popolarità estera della produzione anime e spinse la lettura in ambo i lati.
Qui in Italia invece, perché il fumetto mainstream è stato quasi sempre ambientato all'estero? Eppure Zerocalcare ha mostrato come possano diventare popolari anche le nostre città e provincie, coi nostri approcci (anche se neppure ZC esce da quei 3-4 generi tradizionali).
Beh però, anche come setting non è che le opere delle generazioni precedenti fossero così diverse, serie molto popolari come Bleach, Doraemon, Death Note, praticamente tutti gli spokon e tutte le opere della Takahashi sono ambientate in Giappone, e anche nel “fantasy” serie come Dragon Ball e Naruto sono ambientate in un contesto molto “giapponese”, tra Ramen Ninja e Samurai insomma. Non vedo tutto questo cambio di rotta personalmente, le serie hanno avuto un setting giapponese e non sia in passato che ora.
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