Al De Young Museum di San Francisco, nel cuore del Golden Gate Park, è in corso una straordinaria mostra dedicata alla cultura del manga giapponese. L'evento, che supera le barriere editoriali e generazionali per riunire le tavole originali dei più grandi mangaka in attività, sta attirando un'enorme attenzione in tutto il Nord America. Ed è proprio in questa cornice che è stata ospitata Rumiko Takahashi, classe 1957, una delle più importanti autrici di manga della storia da Lamù a Inuyasha, che ha qui concesso una rara intervista speciale.

Osservando le sale espositive, la mangaka non ha potuto non esprimere tutto il suo stupore: "In Giappone, per via delle barriere tra case editrici, è quasi impossibile realizzare una mostra con una varietà così ampia di autori riuniti nello stesso spazio. È un'occasione davvero interessante e preziosa".

Per lei, questa esposizione rappresenta un segnale importante: il manga giapponese non viene più percepito soltanto come intrattenimento, ma sta iniziando ad essere riconosciuto come vera e propria espressione culturale.
 

 

L'ultima volta che Takahashi aveva visitato gli Stati Uniti risale a circa 25 anni fa, quando partecipò al Comic-Con di San Diego durante il periodo di serializzazione di Inuyasha. "Già allora avevo la sensazione che le mie opere fossero accolte meglio di quanto mi aspettassi", ricorda.

Oggi il panorama è completamente diverso: i luoghi e le occasioni per far conoscere il manga giapponese sono aumentati in modo esponenziale, e le opere di successo raggiungono continuamente il pubblico internazionale. "Sono felice che i lavori nati in Giappone vengano presentati adeguatamente e letti con attenzione", dichiara l'autrice.

Il segreto universale: i sentimenti non hanno confini

Come mai opere così radicate nella quotidianità giapponese riescono a conquistare lettori di culture completamente diverse? Rumiko Takahashi ha una spiegazione chiara: "I sentimenti, come l'amore non corrisposto, sono universali, indipendentemente dal paese".

Secondo la mangaka, pur essendo diverse le abitudini di vita e le strutture sociali, gli scambi emotivi tra esseri umani e le oscillazioni dei sentimenti rimangono sostanzialmente gli stessi ovunque. Questa componente universale viene trasmessa naturalmente attraverso le sue storie.
 

Riguardo all'idea di creare opere pensando specificamente al mercato internazionale, la mangaka prende una posizione netta: "I mangaka giapponesi disegnano per i lettori giapponesi. Proprio perché non conosciamo il resto del mondo, ci dedichiamo a rappresentare con cura la vita quotidiana e le emozioni sottili del Giappone. Credo sia importante mantenere questo approccio".

Invece di adattarsi ai gusti stranieri, è proprio l'autenticità nel descrivere la propria realtà quotidiana che risulta fresca e interessante per i lettori di altre culture. Takahashi fa un esempio: "Quando guardo serie TV straniere, mi colpiscono dettagli come il fatto che si tolgano o meno le scarpe in casa. Ecco perché è importante rappresentare bene la vita giapponese".
 


Cosa sostiene la creatività di un'autrice che lavora in prima linea da oltre 40 anni? Un ritmo di produzione che non è mai cambiato: riunioni nel weekend, storyboard dal martedì al giovedì, disegno nel fine settimana. "Continuo a seguire sempre lo stesso ciclo", spiega.

Nei giorni di riposo, la priorità è rigenerare il corpo. Per quanto riguarda il cinema, "vado solo se c'è davvero qualcosa che voglio vedere, e in quel caso preferisco le proiezioni del mattino presto".

Cosa pensa dell'uso dei social Network?

Sul fronte della raccolta di informazioni, la Takahashi preferisce la televisione ai social network. La sua motivazione è chiara: i social media tendono a mostrare contenuti in linea con gli interessi dell'utente, creando inevitabilmente una visione parziale. Televisione e giornali, invece, permettono di imbattersi in argomenti inaspettati. "Leggo anche i quotidiani. Penso sia importante avere diverse fonti di informazione per mantenere un equilibrio".
 

 

L'IA e la creatività: direzioni opposte

Sul tema dell'intelligenza artificiale generativa, la Takahashi ha una visione precisa: "L'IA impara dal passato per creare dati, ma il manga è un lavoro in cui non si ripete ciò che si è già disegnato, ma si continua a pensare a cose nuove. Forse sono direzioni diverse".

Per quanto riguarda la tecnica, rimane principalmente analogica: continua a usare acquerelli e retini. "Sarebbe bello se riuscissi a passare al digitale, ma faccio fatica a stargli dietro", ammette sorridendo. Tuttavia, quella texture prodotta dalle linee disegnate a mano rimane un elemento fondamentale delle sue opere.

Perché le sue opere continuano ad essere lette attraverso le varie generazioni?

A questa domanda, Takahashi risponde con caratteristica modestia: "Non ci ho mai pensato in modo razionale", prima di aggiungere: "Forse è perché disegno quegli aspetti comuni che, anche dopo anni, ci fanno pensare 'gli esseri umani sono proprio stupidi'".

Continua a disegnare stupendosi e divertendosi lei stessa. È proprio questo atteggiamento che ha sostenuto opere amate in tutto il mondo per decenni.

Fonte: bayspo.com