Ci siamo. Dopo mesi di attesa, la seconda stagione del live action di One Piece approda oggi su Netflix. Se la prima aveva diviso i fan tra scetticismo e sorpresa genuina, questa volta le aspettative sono decisamente più alte — e le premesse per non deluderle sembrano esserci tutte.

Verso la Rotta Maggiore adatterà una sequenza di archi narrativi che molti di noi conoscono a memoria: Loguetown, Reverse Mountain, Whiskey Peak, Little Garden e Drum Island. In altre parole, l'inizio di quello che nel manga è il momento in cui la storia di Cappello di Paglia smette di essere un'avventura e diventa qualcosa di più grande, più pericoloso, più vivo.

 


La notizia che sta girando in queste ore è quasi più interessante della stagione stessa. Mackenyu Maeda, interprete di Roronoa Zoro, ha rivelato in un'intervista che Eiichiro Oda ha già in mente un arco narrativo specifico con cui chiudere la serie live action — non per mancanza di materiale, ovviamente, ma come scelta creativa consapevole.

"Ha una visione di dove vuole arrivare", ha detto Mackenyu. "C'è un arco specifico che vuole che raggiungiamo. E quando ce lo ha detto, ci ha caricati moltissimo."

Nessun nome, nessuno spoiler. Ma il fatto che tutto il cast già lo sappia, e che la cosa li abbia entusiasmati, dice qualcosa. Oda non sta gestendo questa serie come un prodotto esterno da tollerare — la sta trattando come un'estensione della sua opera, con un finale degno.

 

Con una terza stagione già in produzione — confermata per chiudere la saga di Alabasta — e un quarto e persino quinto capitolo plausibili, le speculazioni si moltiplicano. L'ipotesi più accreditata tra i fan è che la serie possa concludersi prima del time skip, in uno di quei momenti dell'opera originale che funzionano già da soli come finale emotivo e narrativo.

Chi conosce bene One Piece capisce immediatamente a cosa ci si riferisce. Ci sono archi che lasciano il segno in modo definitivo, che chiudono un'era e aprono un'altra — e alcuni di questi, calati nel formato live action, potrebbero essere straordinari da vedere.

 


Per anni il problema di qualsiasi adattamento live action di un manga ongoing è stato sempre lo stesso: nessuna fine in vista, nessuna chiusura narrativa soddisfacente, serie cancellate a metà o trascinate indefinitamente. Il fatto che Oda stia progettando attivamente un punto d'arrivo — e che lo abbia comunicato al cast come parte della visione — è un segnale di maturità produttiva raro.

Non si tratta solo di sapere "quante stagioni mancano". Si tratta di capire che questa versione di One Piece è pensata come un'opera con un suo arco completo. E questo, per chi ama il manga, fa tutta la differenza del mondo.

Fonte: Comicbook