Tra le sfide più gravi che il Giappone si trova ad affrontare nel ventunesimo secolo, nessuna appare così inesorabile e strutturale come il collasso demografico. Non si tratta di una crisi economica ciclica né di una catastrofe naturale dalla quale riprendersi: è un declino lento, silenzioso e apparentemente irreversibile che sta progressivamente privando il paese della sua risorsa più preziosa, ovvero le nuove generazioni. Senza bambini oggi non c'è forza lavoro domani, non ci sono contribuenti, non ci sono innovatori, non c'è futuro. E i numeri pubblicati in questi giorni dal governo giapponese in occasione della Festa dei Bambini non lasciano spazio a interpretazioni ottimistiche.
Secondo i dati diffusi dal Ministero degli Affari Interni e delle Comunicazioni, la popolazione di bambini sotto i quindici anni in Giappone è scesa a un totale stimato di 13,29 milioni al primo aprile, con una diminuzione di 350.000 unità rispetto all'anno precedente, raggiungendo un nuovo minimo storico. Si tratta di un dato che colpisce ancora di più se confrontato con il passato: la popolazione infantile è oggi meno della metà rispetto al picco di 29,8 milioni registrato nel 1955, attestandosi attorno al 45% di quel livello.

Il calo si protrae ormai da quarantacinque anni consecutivi, nonostante il governo giapponese abbia dichiarato la lotta al declino delle nascite una priorità assoluta e abbia designato il periodo fino al 2030 come l'ultima occasione concreta per invertire la tendenza, adottando misure tra cui l'ampliamento dei sussidi economici alle famiglie con figli.
La composizione per fasce d'età rivela qualcosa di ancora più preoccupante della cifra totale: tra i bambini censiti, 3,09 milioni hanno tra i 12 e i 14 anni, 2,96 milioni tra i 9 e gli 11, 2,68 milioni tra i 6 e gli 8, 2,43 milioni tra i 3 e i 5, e soltanto 2,13 milioni hanno tra zero e due anni. La piramide demografica si assottiglia drasticamente verso il basso, a dimostrazione che il problema non è in via di stabilizzazione ma si aggrava di anno in anno.
I bambini nati in Giappone nel 2025, inclusi i figli di residenti stranieri, hanno toccato il minimo storico di 705.809, segnando il decimo anno consecutivo di calo secondo i dati preliminari del Ministero della Salute, del Lavoro e del Welfare.

In prospettiva internazionale, il quadro giapponese risulta tra i più critici al mondo. La quota di bambini sulla popolazione totale, pari al 10,8%, è la seconda più bassa tra 38 paesi con almeno 40 milioni di abitanti, preceduta soltanto dalla Corea del Sud con il 10,2%. Il Giappone è seguito dall'Italia con l'11,7% e dalla Spagna con il 12,6%. Non è un caso che proprio le nazioni dell'Asia orientale e del Sud Europa, accomunate da modelli sociali nei quali il costo della vita, la pressione lavorativa e i ritmi frenetici scoraggiano la formazione di famiglie numerose, occupino le posizioni più allarmanti di questa classifica.
La traiettoria storica non lascia margini di ambiguità: la popolazione infantile giapponese è in calo ininterrotto dal 1982, dopo aver raggiunto il picco nel 1954 con 29,89 milioni di bambini, e la quota percentuale dei minori sul totale della popolazione è in diminuzione per il cinquantaduesimo anno consecutivo dal 1975. Quasi mezzo secolo di declino che nessuna politica pubblica è riuscita ad arrestare.
Il paradosso giapponese è lampante: una nazione tecnologicamente avanzata, con un sistema di welfare relativamente sviluppato e una qualità della vita elevata, che tuttavia non riesce a convincere i propri cittadini a mettere al mondo figli in numero sufficiente a garantire il ricambio generazionale. Le ragioni sono molteplici e intrecciate: l'altissimo costo dell'abitazione nelle grandi città, la cultura lavorativa che lascia poco spazio alla vita familiare, la posizione ancora marginale delle donne nel mercato del lavoro e nelle carriere apicali, e un sistema educativo percepito come estremamente competitivo e costoso. Il governo di Tokyo si trova così intrappolato in una contraddizione difficile da risolvere: le politiche di sostegno alla natalità esistono, ma non bastano a modificare le scelte individuali in un contesto sociale che rende la genitorialità percepita come un peso piuttosto che una prospettiva desiderabile.
Senza un'inversione di tendenza radicale, il Giappone del futuro sarà un paese molto diverso da quello attuale: più anziano, più piccolo, con una forza lavoro ridotta a sostenere un sistema pensionistico sempre più gravoso e un'economia che fatica a crescere. La finestra temporale indicata dal governo come decisiva si chiuderà nel 2030. Mancano quattro anni, e i numeri continuano a scendere.
Fonte: Japan Today
Poche nascite e molti anziani, ecco come si sta sviluppando il Giappone.
è cosi in buona parte delle grandi nazioni, il tutto favorito da certi influencer che ti spiegano che i figli sono un problema e che ti devi godere la vita
ma figurati se c'entrano gli influencer, è così solo in nazioni dove il lavoro non è pagato in modo adeguato, non che si debba fare le nidiate a tutti i costi, siamo già troppi sul pianeta e le risorse sono già finite e maldistribuite.
1) Aumentare il numero di ore lavorative da 40 a 60, cosí si é troppo stanchi per mettere i preservativi
2) Vietare lo smart working, cosí i genitori potranno stare lontare dalle bestiacce che hanno creato.
2.1) Questo aumenta il lavoro visto che serviranno piú asili e baby sitter
3) aumentare i costi di tutto ma senza aumentare gli stipendi. I bambini cresciuti a gallette e acqua di rubinetto crescono piú forti
4) Aumentare le guerre: si é piú incentiva a fare figli se si sa che ti difenderanno dai soldati cattivi
Le cause VERE sono quelle scritte nella news e per risolvere questo problema il Giappone deve cambiare in maniera radicale certe abitudini e certe situazioni a partire dal mondo del lavoro...
tra l'altro anche in Cina sta succedendo la stessa medesima cosa, ma quella e' anche e sopratutto la conseguenza della politica del figlio unico che ha cambiato notevolmente il tessuto socio economico, del paese, e non solo , visto che i cinesi sono fortemente maschilisti e patriarcali, questa politica ha portato ad aborti e infanticidi femminili, che porta l'ex celeste impero ad essere forse l'unico paese al mondo dove c'e' una forte componente maschile
io lo dico chiaramente io e mia moglie abbiamo deciso di non avere figli perchè egoisticamente vogliamo viaggiare e coltivare le nostre passioni e riusciamo a farlo perchè siamo in due dovessimo mantenere un figlio non ce la faremmo a fare quello che facciamo oggi. in giappone poi il fatto che la massima espressione concessa in pubblico è l'inchino fa crescere molti giovani repressi. basta vedere che i giovani un po ribelli finiscono per scappare e finire a vivere in strada
Fosse solo la questione economica... Qua manca proprio il tempo.
Come posso io cittadino mettere su famiglia in una società costruita attorno a lavori che occupano intere giornate? E tutto questo per 30-40 anni della propria vita? Il classico 9-5 sta diventando un modello ormai obsoleto, ma finché le grandi aziende non si decidono ad applicare delle alternative, come lo smart-working, la situazione non farà che peggiorare.
Anche io l'ho sempre pensata così, ma non spiega il fatto che comunque anche in passato si lavorava ( e non per vivere, ma per sopravvivere) eppure i figli se ne facevano. Credo adesso sia più una questione di egoismo: se voglio godermi la vita è necessario avere meno figli possibili e in questo calderone mi ci butto dentro pure io.
oddio in passato va detto che si mantenevano i fligli e molte volte lavorava solo il padre quindi c'era anche più tempo e soldi per occuparsi dei figli.
e non è che parlo degli anni 20.
io sono del 1985 e i miei hanno comprato casa a milano e al mare cresciuto me e mia sorella e lavorava solo mio padre. si certo non era un operaio e aveva un ottimo stipendio ma oggi sarebbe impossibile
In passato c'erano i nonni vicini e la madre spesso a casa. Oggi se si facessero figli a 25 anni con un po' di fortuna la bisnonna é in pensione. Se invece fossero a 20 per la prima persona in pensione dovresti chiedere all trisnonna!
Non é egoismo voler voler vivere bene, é una cosa normale.
Mi chiedo se c'è la faranno, sono agli sgoccioli, è un futuro Giappone prettamente di anziani è alle porte.
E poi alla base c'è un problema sociale gigantesco, le persone sono si cortesi e gentili (pur se spesso solo di facciata) ma poi dentro sono esageratamente timide e schive, non c'è calore tra le persone pur essendoci eccezioni.
Molti si rifugiano negli host club o si fissano con le idol e in altre mille attività che poi però non portano a nulla se non a morire soli e senza aver realizzato nulla per sé stessi.
Cambiare una tale direzione non è impossibile ma è sicuramente molto difficile.
“Ragazzi, il Giappone ha un calo demografico allarmante e dobbiamo fare qualcosa per invertire la tendenza!”
“Più sussidi alle famiglie!”
“Finanziamo le App di incontri!”
“Limitare le ore di lavoro per lasciare alla gente un po’ di vita sociale?”
Terzo tizio fuori dalla finestra
Io temo per loro che davvero non vogliono cedere l'elefante nella stanza, finche la societa' va verso l'alienazione ,le persone preferiranno rimanere isole , fra l'altro se si arrivera' davvero sul punto di non ritorno, dovranno per forza di cosa rivedere la loro politica di immigrazione, ed anche cosi la vedo problematica.
Ma vediamo ora in Italia: fine università a 27-28 anni; lavoro, mal pagato, non prima dei 30-32; casa? neanche se sei miracolato e quindi a casa dei tuoi fino a 40 anni; poi te ne vai (o erediti) e ti va di essere egoista e viverti la tua vita; arrivi a 50, vuoi i figli, ma la natura dice no. Semplice.
Ho omesso tutta la parte in cui effettivamente uno vuole figli, ma dati i servizi scadenti e nessun aiuto è costretto a pensarci e ripensarci (vedi nidi, centri estivi, pediatri, ecc.).
EDIT: per il Giappone è ovviamente in parte diverso e, ovviamente, c'entrano molto di più la pressione lavorativa e la repressione sociale.
- costo della vita che continua ad aumentare
- stipendi stagnanti o che non permettono di garantire ai tuoi figli un futuro roseo
- diminuzione del tasso di mortalità infantile (in passato non tutti i tuoi figli raggiungevano l'età adulta)
- aumento del tasso di urbanizzazione (nelle città si tendono ad avere meno figli che nelle campagne e zone rurali)
- aumento della popolazione istruita
- aumento di single (per scelta o perchè non riescono a trovare la persona giusta)
- ecc
In paesi come il Giappone, cina, corea del sud, ecc c'è anche il fatto che la gente lavora ad orari assurdi (poi trovi gente come Takaichi che dice che lei dorme solo 2-4 ore a notte e incoraggia i cittadini a lavorare di più lol)
in realtà il tfr della cina stava già calando prima della politica del figlio unico (era passato da quasi 7 all'inizio degli anni 60 a meno di 3 verso la fine degli anni 70), la quale ha accelerato il declino demografico e creato una politica di un unico figlio. Comunque la cina, la cui popolazione sta già diminuendo un pò (sta diminuendo da 4 anni e finora hanno perso circa 8 milioni di persone, numero che aumenterà di molto non appena le fasce di età più numerose e anziane passeranno a miglior vita) avrà un bruttissimo risveglio. Anche guardando la mappa del tfr nel 2026 sotto si capisce come la situazione sia peggiore di quella giapponese
* piccole correzioni. Il tfr di jiangsu dovrebbe essere vicino a 0,8.
Shanghai vicino a 0,5
Hong Kong intorno a 0,7
Macao sotto il 0,5
Sono d'accordo, la prossima edizione del Comiket la teniamo qui
il 2030 è dietro l'angolo, a questo punto devi già avere un piano B da far scattare.
Si finirà forse in modo distopico, con nuove generazioni "create" dallo Stato secondo necessità demografiche, allevate fino alla maggiore età e inserite subito dopo nel mondo del lavoro (se ci sarà).
Una sorta di fabbriche-pseudo-orfanotrofi che produrranno il cittadino di domani che maggiorenne verrà "rilasciato" (e lasciato a se stesso).
bisognerebbe vedere i dati numerici ma a sensazione il potere d'acquisto era decisamente migliore.
Mia madre da sola, negli anni 70-80 con stipendio di insegnante elementare ha cresciuto me, ha potuto pagare un affitto in uno spazioso appartamento (3 camere da letto, cucina, 2 bagni, ingresso e doppio salone) a Milano zona abbastanza centrale, comprare casa a sua madre (ok in un piccolo comune) facendo un mutuo e concedendosi anche 2-3 settimane di ferie al mare ogni anno.
Certo con una vita di sacrifici e riducendo al minimo i costi non necessari (niente automobile ad esempio ma anche un tv a colori presa quando avevo più di 10 anni).
Ma l'appartamento ad esempio se lo permetteva perchè c'era l'equocanone, oggi costerebbe al mese più del suo solo stipendio.
Tipo Guerra Eterna, ok però a combattere i Taurani ci va qualcun'altro.
I costi e i tempi della vita non rendono più possibile anche solo gestire contemporaneamente lavoro e famiglia, solo pochi possono permettersi di non scegliere. Tutti gli altri scelgono e scelgono la cosa più logica, che è campare con quello che si ha e accontentarsene.
Le cicliche crisi geopolitiche e soprattutto economiche non aiutano di certo; gli ascensori sociali ricalcano oggi più i sistemi feudali che quelli industriali; delocalizzazioni e automatizzazioni aumentano la dispersione lavorativa; le nuove tecnologie sfibrano il tessuto sociale con connessioni sempre più a distanza; con problemi come inquinamento globale montante e asfissia esistenziale risulta praticamente impossibile provare a declinare le prospettive future generali in termini utopici per fornire almeno cuscini ideologici e narrazioni futuribili (come avveniva nei due secoli scorsi).
Costruire una famiglia con queste premesse sarebbe solo un sacrificio (a beneficio ormai non si sa nemmeno di chi), l'ultima cosa che si vuole fare in tempi di vacche magre.
Possono varare tutte le misure straordinarie e i provvedimenti che vogliono, ma equivale a mettere le mani avanti per fermare uno tsunami.
Dovrebbero cambiare modelli economici, politici, sociali e in definitiva reiventare il concetto stesso di futuro. Alla radice.
Tanti auguri.
Brutalmente, ma anche qui bisognerebbe vedere i dati numerici, rispetto ad decenni fa oggi il tempo del "distacco" sia fisico che economico dei figli dai genitori credo si sia allungato sensibilmente, questo significa un costo a lungo termine maggiore, costo già incrementato all'aumento dei prezzi di tutto (cibi, affitti, istruzione, extravari).
Costo di denaro e di tempo che inevitabilmente viene "pesato" dai possibili genitori essendo anche un "investimento" e non solo un atto d'amore familiare.
Ricordiamoci che il problema non è solo fare figli, a livello teorico ogni coppia mediamente dovrebbe avere 2 figli (sani) per fornire un "ricambio" a livello demografico, già 1 solo, non basta.
E già avere 1 solo figlio non è uno scherzo.
Mah, si ok, però quelle che noi chiamiamo vacche magre non sono neanche paragonabili a quelle del passato.
Una volta nella famiglia "comune" l'idea era di avere figli e di vederli vivere meglio dei genitori (istruzione e lavoro) era visto come un investimento "attivo" per così dire.
Oggi spesso si hanno dubbi che i figli vivranno non solo non meglio ma forse neanche come i propri genitori, diventando quindi una sorta di investimento "passivo".
Il calo demografico ne è la conseguenza
Se non c'è futuro, per nessuno, non ha proprio senso avere figli. Figli che potrebbero vivere come un tempo vivevano i servi della gleba o che potrebbero vedere un mare pulito o un ghiacciaio solo in vecchi video e foto. È questo che uno vuole per i propri figli?
In teoria c'è sempre l'istinto di conservazione della specie, ovvero si figlia per sostenere la propria specie sulle altre, e si figlia per la conservazione del proprio dna.
A livello "animale" dovrebbero essere i due istinti nettamente superiori a tutto, con altri, come l'istinto di sopravvivenza che agiscono sottostando a questi, "sopravvivo per riprodurmi non semplicemente per non morire".
Persino l'idea di "voglio una vita tranquilla (senza malattie, fame e altro)" ha lo scopo di aiutare i due istinti, se sono sano e sazio (e ricco per la società umana) ho più probabilità di riprodurmi.
Questi istinti oggi sono molto meno forti, a volte, tipo la coppia che decide di non avere figli, persino soffocati.
Perchè il "noi", l'oggi, è via via diventato più importante della specie, dei geni, del domani.
Inoltre in spregio alla perpetuazione dell'intera specie siamo stati l'unica sul pianeta ad elaborare autonomamente i metodi per metterla in discussione.
Vedo che commenti molto per fare passare il tuo punto di vista..che rimane comunque il tuo.
Mio figlio mi è costato? Si
Ma lo amo e lo considero una delle più grandi fortune della mia vita...
Ah no sono ricco, sono un semplice impiegato e tra l' altro pure separato (quindi con pure spese in più)
Punti di vista
E chi lo dice ? Anche basta spam...
I figli si facevano quando si moriva di fame per davvero, e se ne facevano pure tanti ...anche perchè era pure forza lavoro.
Detto questo, ripeto, qui si parla del Giappone che ha problemi specifici e localizzati.
Basta spammare per favore
Poi secondo me il Generational Trauma (o problematiche simili) è un fattore da non trascurare: la psicologia è una branca che si è evoluta molto negli ultimi anni, ed è solo adesso che molta gente si sta rendendo conto che tanti dei problemi che hanno tuttora hanno radici in come sono stati cresciuti dai genitori. E quasi sicuramente in buona fede.
Quindi, soprattutto se hai tu stesso avuto una situazione simile, sorge anche spontanea la domanda: se i miei genitori, con tutta la buona volontà, hanno fatto varie cose sbagliate che poi mi hanno provocato traumi/rigidità/ansie, sarei io davvero in grado di crescere un figlio facendo in modo che non succeda lo stesso?
Questa era una domanda che di sicuro non si facevano le generazioni precedenti, al massimo pensavano più sul piano fisico a se avessero avuto “abbastanza soldi” da fargli vivere una bella vita, ignorando che ci sono millemila altri fattori oltre al piano economico.
La realtà (secondo me) è che crescere un figlio come si deve è una cosa ESTREMAMENTE difficile, e sempre più persone stanno iniziando a realizzarlo.
Comunque, nelle varie fasi delle civiltà, gli umani fanno più figli nella fase Miseria diffusa e Boom economico; ne fanno meno nelle fasi Consolidamento apice e Declino.
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