Al giorno d'oggi gli sparatutto sembrano essere tarati sempre di più verso l'azione e la spettacolarità, lasciando davvero poco spazio per esperienze più realistiche, magari che raccontino pezzi di storia. Perfino quando si va a esplorare questa categoria molto specifica, si tende a trovare prevalentemente giochi multiplayer (basti pensare a titoli come Isonzo) e al di fuori di franchise come Civilization e (a modo suo) Assassin's Creed non si riesce praticamente mai a proporre il vissuto dell'uomo in maniera interessante e interattiva.
Fortunatamente esistono anche studi indipendenti che non la pensano così. Quello canadese di Unreliable Narrators con il suo nuovo The Caribou Trail ha voluto narrare un pezzo di storia forse non molto trattato, ma comunque di grande impatto umano. Proprio come i soldati della loro opera, anche noi ci siamo piazzati al fronte e oggi vogliamo raccontarvi l'esperienza nella nostra recensione.
Fortunatamente esistono anche studi indipendenti che non la pensano così. Quello canadese di Unreliable Narrators con il suo nuovo The Caribou Trail ha voluto narrare un pezzo di storia forse non molto trattato, ma comunque di grande impatto umano. Proprio come i soldati della loro opera, anche noi ci siamo piazzati al fronte e oggi vogliamo raccontarvi l'esperienza nella nostra recensione.

La storia di The Caribou Trail si svolge durante la battaglia di Gallipoli del 1915, dove il Royal Newfound Regiment e l'Impero Ottomano stavano combattendo per la supremazia sullo stretto dei Dardanelli. In questo scenario noi seguiremo le vicende di tre soldati inglesi: Lonnie (il più giovane del gruppo, arruolato non appena compiuti i 18 anni), Gordon (donnaiolo sfrontato e leader del gruppo) e Fisher, il nostro protagonista.
Il gioco riesce a rappresentare in maniera molto fedele la vita (tutt'altro che facile) dei soldati al fronte, tra addestramenti, invio di lettere ai propri cari e strategie di sopravvivenza improvvisate, una vita quotidiana al limite dell'umano. Nelle appena 4 ore di durata dell'esperienza abbiamo apprezzato lo sviluppo del rapporto tra i tre protagonisti, anche se dobbiamo ammettere che, verso il finale, si è optato per una soluzione narrativa piuttosto libera, forse in linea con quanto raccontato fino a quel momento ma che a tratti cozza con la natura realistica dell'opera.

Parlare di "gameplay" in un'opera del genere sarebbe un parolone: il fulcro dell'esperienza si svolge nei compiti quotidiani dei soldati, che generalmente si traducono in andare dal punto A al punto B e interagire con un oggetto, utilizzando per orientarsi un mappa improvvisata (a tal proposito, ogni tanto capita di non riuscire bene a capire dove andare poiché la progressione richiede l'interazione con degli oggetti non sempre ben visibili), finendo poi la giornata a parlare accanto al fuoco mentre si cucina una probabilmente non troppo gustosa razione. Per quanto per una durata così risicata non dovrebbe essere un problema, la ripetitività si sente già dopo le prime due giornate e non si vede l'ora che la trama avanzi per fare qualcosa di leggermente diverso.
Le sezioni più azzeccate infatti sono quelle di "guerra" tra le due fazioni, dove i dubbi dei plotoni vengono a galla e i soldati iniziano a mettere in dubbio la loro utilità e le loro azioni, oltre a veder rappresentato in maniera eccellente i momenti di paura in quelle poche sparatorie presenti.

A livello tecnico dobbiamo fare i complimenti allo studio per lo stile utilizzato, con una palette un po' "cartoonesca" e non estremamente realistica contrapposta alla crudeltà dei temi trattati. Molto apprezzabile inoltre (vista la provenienza dei nostri alleati) le marcatissime parlate britanniche, che non si limitano a utilizzare accenti stereotipati ma utilizzano quasi sempre modi di dire locali (fattore che potrebbe mettere in crisi un po' più del dovuto i non anglofoni), ottimo anche il sound design, dagli spari dei moschetti al rumore della carta quando si apre una lettera, lo studio ha fatto davvero i compiti.
The Caribou Trail è un progetto molto piccolo ma fatto con il cuore: un'avventura narrativa che, per quanto non perfetta, riesce a immergere pienamente e far affezionare ai personaggi. Certo, è molto probabile che qualsiasi giocatore con un minimo di esperienza capisca dove voglia andare a parare il racconto dopo poco, ma ciò non ne diminuisce la potenza, che pur non adottando una stile realistico riesce a immergerci in una realtà cruda che non viene rappresentata abbastanza nei videogiochi. Non un must-have, ma decisamente una piccola perla da recuperare a tempo perso.
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Pro
- Rappresentazione storica accurata e ben studiata...
- Cast di protagonisti azzeccato
- Ottimo sound design
- Lo slang britannico è una piccola chicca...
Contro
- ...ma che si prende un po' troppe libertà sul finale
- Svolte narrative a tratti scontate
- ...e al contempo il boss finale per i non anglofoni









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