Recensione
Angeloid
9.0/10
Recensione di GialluGamer97
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Un’opera che parte come una scemenza colossale (e in parte lo rimane costantemente), ma che col tempo si rivela sorprendentemente molto più profonda ed emotiva di quanto sembri all’inizio.
La trama segue un’evoluzione estremamente interessante, riuscendo a disseminare nei capitoli apparentemente più leggeri piccoli dettagli capaci di alimentare la curiosità, fino ad arrivare a farci scoprire tutti i segreti di questo mondo. L’opera bilancia in modo eccellente una comicità geniale e fuori di testa, spesso esagerata e capace persino di rompere la quarta parete, con momenti misteriosi davvero intriganti, scene di combattimento più che soddisfacenti, piacevoli situazioni romantiche e, ovviamente, una quantità decisamente abbondante e allettante di ecchi.
I personaggi principali sono tutti simpatici e ben caratterizzati. Tomoki, per quanto appaia stupido, è forse il più umano di tutti: dotato di una gentilezza immensa, è bello vederlo entrare subito in sintonia con gli Angeloid. Allo stesso modo, è interessante osservare come questi ultimi, vivendo a contatto con gli esseri umani, inizino gradualmente ad acquisire emozioni sempre più complesse. Tra tutti spicca Ikaros, che parte come una figura quasi completamente vuota e priva di sentimenti, ma che nel corso della storia cresce lentamente, diventando sempre più umana.
Ho apprezzato molto anche lo stile di disegno, soprattutto per la sua capacità di adattarsi alle gag più demenziali, senza però perdere d’impatto quando la situazione lo richiede: nelle scene più intense l’autore riesce infatti a realizzare tavole davvero magnifiche.
L’opera, tuttavia, non è priva di difetti: in alcuni momenti diverse scelte di trama risultano insensate, come quasi a dimenticarsi delle regole di quel mondo, e talvolta l’eccessivo spazio dedicato a capitoli comici e autoconclusivi, a discapito di quelli che portano avanti la storia, può risultare dispersivo.
Il finale l’ho trovato molto bello e coerente con il tono generale dell’opera, facendoci anche capire chi ha scelto Tomoki alla fine, anche se personalmente avrei desiderato quel qualcosa in più.
Nel complesso, però, rimane un’opera a dir poco geniale.
La trama segue un’evoluzione estremamente interessante, riuscendo a disseminare nei capitoli apparentemente più leggeri piccoli dettagli capaci di alimentare la curiosità, fino ad arrivare a farci scoprire tutti i segreti di questo mondo. L’opera bilancia in modo eccellente una comicità geniale e fuori di testa, spesso esagerata e capace persino di rompere la quarta parete, con momenti misteriosi davvero intriganti, scene di combattimento più che soddisfacenti, piacevoli situazioni romantiche e, ovviamente, una quantità decisamente abbondante e allettante di ecchi.
I personaggi principali sono tutti simpatici e ben caratterizzati. Tomoki, per quanto appaia stupido, è forse il più umano di tutti: dotato di una gentilezza immensa, è bello vederlo entrare subito in sintonia con gli Angeloid. Allo stesso modo, è interessante osservare come questi ultimi, vivendo a contatto con gli esseri umani, inizino gradualmente ad acquisire emozioni sempre più complesse. Tra tutti spicca Ikaros, che parte come una figura quasi completamente vuota e priva di sentimenti, ma che nel corso della storia cresce lentamente, diventando sempre più umana.
Ho apprezzato molto anche lo stile di disegno, soprattutto per la sua capacità di adattarsi alle gag più demenziali, senza però perdere d’impatto quando la situazione lo richiede: nelle scene più intense l’autore riesce infatti a realizzare tavole davvero magnifiche.
L’opera, tuttavia, non è priva di difetti: in alcuni momenti diverse scelte di trama risultano insensate, come quasi a dimenticarsi delle regole di quel mondo, e talvolta l’eccessivo spazio dedicato a capitoli comici e autoconclusivi, a discapito di quelli che portano avanti la storia, può risultare dispersivo.
Il finale l’ho trovato molto bello e coerente con il tono generale dell’opera, facendoci anche capire chi ha scelto Tomoki alla fine, anche se personalmente avrei desiderato quel qualcosa in più.
Nel complesso, però, rimane un’opera a dir poco geniale.
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