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6.5/10
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Edizione: "Ranma ½ New Edition” (Star Comics, 20 volumi)

Un viaggio di addestramento, le sorgenti maledette e una teiera d’acqua calda: Ranma ½ è un inno al dualismo dell’essere umano, mai completamente uomo o donna.
La sensei Takahashi riprende quanto di buono fatto con “Lamù”, cercando di elevarne le qualità.
Sarà riuscita nell’intento?
Scopriamolo insieme, evitando scivoloni all’interno di qualche sorgente maledetta.

Come già accadeva in “Lamù”, anche qui la trama si sviluppa attraverso episodi autoconclusivi, quasi del tutto privi di continuità narrativa.
Tale scelta funziona bene in caso di letture occasionali, dove ci si concentra su poche storie senza avere necessariamente una visione d’insieme.
Al tempo stesso, però, questa struttura finisce per diluire la già esile trama orizzontale, relegandola a semplice contorno.
Il ritmo non è mai costante, nemmeno in termini di foliazione: si alternano infatti archi brevi a altri più lunghi che, generalmente, risultano anche essere i più complessi, approfonditi e godibili.
Le storie puntano quasi interamente sulla comicità generata dalle azioni dei protagonisti, alimentata da cliché come: incomprensioni, gelosie, avidità ed egoismo.
Elementi riproposti così spesso da risultare, col tempo, abusati.
Il cast è ampio e ben bilanciato tra personaggi maschili e femminili; tuttavia ciò che manca è un’adeguata profondità degli stessi: l’autrice dedica infatti poca attenzione nella caratterizzazione, preferendo fare affidamento su figure stereotipate e immediatamente riconoscibili, tra cui spiccano: l’audace, l’egocentrico ed il lussurioso.
Anche i rapporti interpersonali vengono lasciati in secondo piano, ed è un peccato considerando la natura a tratti corale dell’opera.

I dialoghi si presentano semplici e immediati, con espressioni elementari capaci di alleggerire anche le situazioni di scontro e confronto tra i peperini protagonisti.

Il comparto grafico fa affidamento sulla tecnica del disegno manuale tipico dalla scuola anni ‘80, capace di restituire illustrazioni meno precise ma dotate di grande personalità e riconoscibilità.
Il character design, pur non essendo particolarmente ricercato, riesce a garantire una buona varietà nei soggetti, sia dal punto di vista anatomico sia nell’abbigliamento.
A tal proposito, mi sento di spezzare una lancia a favore della rappresentazione di fauna e animali, particolarmente curata e caratterizzata da design audaci.
La lettura della tavola è buona ma non perfetta: i fondali aiutano a comprendere i luoghi in cui si svolgono le scene, mentre il dinamismo delle sequenze d’azione non risulta sempre chiarissimo, rendendo alcuni momenti concitati particolarmente confusionari.
Le vignette, invece, sono posizionate in maniera funzionale alla leggibilità, senza risultare invasive o fuori posto.
Nota di merito per riempimenti e sfondi, presenti nella stragrande maggioranza delle vignette.

Il supporto cartaceo restituisce una sufficiente sensazione di qualità, ove i volumi si presentano nel formato “Perfect” due in uno, quindi più alti e più spessi del classico tankōbon, con pagine esclusivamente in bianco e nero (salvo l’illustrazione di inizio volume) su carta bianca, ruvida e a media grammatura, priva di qualsivoglia sovracopertina, ma completa di alette.
La rilegatura a colla si dimostra resistente, capace di mantenere intatto il volume anche dopo la lettura.
Degni di menzione sono gli extra presenti in coda a ogni volume, che spaziano dalle schede dei personaggi alle strisce che ampliano l’immaginario della serie, fino ad arrivare alle risposte dell’autrice alle domande dei lettori.

PRO:
• Personaggi iconici e riconoscibili
• Tanti riferimenti alla cultura e al folklore giapponese
• Alcune gag ben riuscite
• Incipit dal grande potenziale…

CONTRO:
• … potenziale che finisce però per essere usato quasi esclusivamente come pretesto narrativo, rinunciando ad approfondire tematiche mature e ancora attualissime
• Umorismo raramente spontaneo o particolarmente ricercato, spesso legato a espedienti poco eleganti
• La prolissità dell’opera porta molte storie a somigliarsi tra loro
• Fanservice onnipresente
• Eccessiva somiglianza con “Lamù”
• Crescita dei personaggi e sviluppo delle relazioni pressoché inesistenti
• Difficile trovare un protagonista per cui tifare: chi più, chi meno, risultano tutti irrimediabilmente egoisti
• Finale aperto che non chiude nessuna delle trame avviate

In conclusione, “Ranma ½” prova a rinnovare la formula che decretò il successo di “Lamù”, finendo però per assomigliarle sotto troppi aspetti.
L’opera fatica nel far emergere la propria identità e preferisce rimescolare elementi già visti sperando che, per la legge dei grandi numeri, qualcosa di buono ne esca fuori.
Avrei preferito una serializzazione più asciutta, capace di concentrarsi maggiormente sulla particolare condizione del protagonista, mostrando come questo dualismo possa essere sì destabilizzante, ma non necessariamente un limite.
Sarebbe stato interessante vedere esplorata l’idea di una genuina parità tra i sessi, almeno all’interno del mondo della fantasia.