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Adrian1

Episodi visti: 5/? --- Voto 5
Questo remake Hokuto no Ken (2026), distribuito su Amazon Prime Video, ha generato pareri molto contrastanti nel Fandom, molte critiche sul piano tecnico ma anche apprezzamenti come adattamento in sé. Sebbene l'opera adatta in anime (per buona parte) fedelmente il manga di Kenshiro, dal mio punto di vista il risultato finale è un'operazione tecnicamente deficitaria. La mia analisi là sto facendo dopo la visione dei primi 5 episodi che corrispondono alla prima breve saga del manga, quindi tutta la mia analisi riguarda la prima saga.
La CGI utilizzata in questo anime in vari punti degli episodi è di bassa qualità, non gradevole alla visione. Anche le animazioni in alcuni punti degli episodi risultano rigide e "legnose", con alcuni momenti in cui la qualità delle animazioni crolla drasticamente a livelli davvero bassi e mediocri, rendendo i movimenti dei personaggi innaturali.
Altre note dolenti sono alcuni design, cioè alcuni personaggi hanno design buoni ma alcuni personaggi però hanno dettagli brutti visivamente, per esempio i capelli "troppo appuntiti" o l'eccessiva staticità dei volti, causata dalla CGI, che evidenziano una macchinosità che toglie fascino ad alcuni personaggi.
In alcune scene, la recitazione di alcuni personaggi risulta "piatta" e priva di convinzione, in breve non sono espressivi, non trasmettono le emozioni al livello visivo.
Quindi diffetti vari dal punto di vista grafico/tecnico.

Invece, il pregio maggiore di questo anime è l'aderenza al manga originale di Buronson e Tetsuo Hara. La storia procede in modo asciutto, senza i numerosi "filler" (episodi riempitivi) che caratterizzavano la serie degli anni '80. C'è da dire però, che quei filler del vecchio anime anni 80 arricchivano di più la storia, che diventava così più lunga.

Un altra cosa da rilevare è la brutalità delle tecniche di Hokuto, che in questo remake sono mostrate in modo crudo e senza censura, riflettendo meglio la ferocia del mondo post-apocalittico.

Sulle Musiche non ho niente da rilevare, la nuova sigla iniziale è abbastanza anonima, mentre quella finale che riprende una sigla del vecchio anime, è invece buona.

Alla fine questo anime è un discreto adattamento fedele al manga ma con vari problemi(vari difetti) che ne abbassano la qualità complessiva.
Poteva andare peggio ma poteva anche andare meglio, il risultato finale poteva essere migliore.


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mimmo77

Episodi visti: 6/? --- Voto 10
Il remake di Ken il guerriero si può considera pienamente riuscito, in parte superiore alla serie storica ed in parte inferiore ad essa. Di sicuro non si può considerare un lavoro insufficiente, il 6 lo guadagna pienamente se l'opera già la si conosce, mentre merita un voto più alto se la si guarda per la prima volta.

Il remake risulta avvincente al punto giusto, le ambientazioni funzionano, anche i personaggi, i combattimenti sono numerosi e danno soddisfazione, la violenza non è censurata, c'è grande fedeltà al manga, non ci sono filler, non ci sono riassunti e ripetizioni, tutto va come dovrebbe andare, l'opera risulta brutale e diretta, con un ottimo ritmo e lo spirito di Ken il guerriero c'è tutto.

Ha un solo reale difetto: la parte grafica non è all'altezza dell'opera, si poteva sicuramente fare di più e lo stile 3D forse non è il migliore per questo tipo di prodotto, anche se comunque va molto di moda negli anime recenti. Si tratta ovviamente di una scelta fatta per motivi economici, perché l'opera è lunghissima ed intendono riproporla integralmente, e farla in questo modo è molto più economico.

Ma non si può giudicare un'opera solo dalla grafica, il resto funziona molto bene.
Da ricordare che la serie originale aveva tanti difetti.

La serie degli anni080 presenta spesso scene copiate tra loro che vengono ripetute all'infinito.
Nei primi 20 episodi spesso Ken viene rappresentato come una chiazza blu senza nemmeno un volto,
Il doppiaggio italiano degli anni'80 è inevitabilmente pessimo perché fatto da 5 persone che ricoprono tutti i personaggi.
La serie anni 80 è fin troppo piena di filler, flashback e riepiloghi, senza contare che non è molto fedele al manga proprio per queste cose, ed in effetti risulta molto più lungo e dilatato dell'opera originale.
Le mazzate vere sono davvero poche in quella serie, infatti per molti il migliore combattimento è quello con Ron che arriva addirittura nella seconda serie.
La serie degli anni'80 è molto censurata sulla violenza e sui corpi che scoppiano, c'è censura ovunque con sfondo rosso, sagome nere e palloncini che scoppiano.
Ad eccezione del primo episodio, almeno la prima metà della prima serie é disegnata malissimo.

La presenza costante di immagini riciclate, animazioni povere ed effetti poco utilizzati è una cosa abbastanza diffusa nelle opere degli anni'80, ma oggi sinceramente fa storcere il naso e risulta poco digeribile. Insomma, oggettivamente sul lato tecnico è invecchiato male.
Sulle animazioni in quella serie si è andati abbastanza a risparmio ed i produttori hanno usato tutta una serie di tecniche e inquadrature per far notare meno tali mancanze.
Le uniche cose animate bene sono le teste e i corpi che esplodono, tuttavia censurati in modo brutale.

Per quanto riguarda i disegni della serie anni'80, è evidente che le proporzioni siano molto spesso sballate, perfino i personaggi giganteschi sembrano palesemente cambiare stazza a seconda della scena.
Anche i colori cambiano senza un vero motivo, basta vedere come cambiano il colore dei capelli di alcuni personaggi.

Riguardo la trama della serie anni'80, al netto dei filler e dei flashback, risulta abbastanza interessante, per poi diventate un po' un riciclo di personaggi e situazioni, con momenti anche abbastanza senza senso.

La trama è molto semplice e segue una schema sostanzialmente ripetitivo, per questo allungare ancora di più il brodo nella serie anni'80 finisce per essere una cosa negativa, e quindi vediamo cose come ad esempio gli accadimenti chiave di un volume del manga durano ben 22 episodi dell'anime, mentre nel remake durano massimo 5 puntate (vedi la saga di Shin).

Questo per farvi capire che la serie degli anni'80 aveva delle criticità e quindi bisogna pensarci bene prima di attaccare duramente il remake perché si rimpiange la serie originale.

Anche se il remake avesse una grafica perfetta comunque l'opera resta sempre un prodotto godibile ma mai perfetto, l'opera è infatti abbastanza ripetitiva e con alcuni momenti senza senso.

Sulla questione senza senso ci sarebbe molto da dire, ma ci sono degli elementi anche molto importanti della trama che sono davvero ridicoli o costruiti malissimo, vedi il vero destino di Julia e come si salva, oppure dialoghi e situazioni durante il combattimento tra Ken e Raul. Si nota insomma che certe cose sono delle forzature o che semplicemente non funzionano.

I personaggi, come il protagonista, appaiono fin troppo statici e scarsamente caratterizzati. I nemici sono davvero troppo stereotipati.
La trama, estremamente lunga e prolissa, finisce per diventare ripetitiva.

Insomma è un'opera di certo non perfetta, ma nonostante tutto è comunque avvincente ed oggi anche originale per certi versi. Di sicuro va assolutamente vista perché l'opera da cui è tratto il remake ha segnato la storia dei manga e dell'anime, e questo nonostante i difetti prima citati.
Ribadisco però che non ha senso bocciare un'opera perché l'aspetto grafico non è di alto livello, non tutte le opere possono avere una grafica da 8 da 10, qui nel remake siamo a 6, ma il resto funziona davvero bene.

In conclusione, questo remake mi ha dato delle belle sensazioni e mi è piaciuto davvero tanto, inoltre risolve il vecchio problema della censura e dell'annacquamento della serie con filler/flashback e riassunti, creando un ritmo coerente con il manga e che ti tiene attaccato allo schermo.

Il mio è però il parere di chi negli anni'80 e '90 ha già visto la serie originale, cioè di chi conosce l'opera e già l'apprezza. Per chi non la conosce è da vedere se una storia con tanti pregi ma anche difetti come essere semplice e tendenzialmente ripetitiva possa piacere.


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BjornReigen

Episodi visti: 2/? --- Voto 3,5
Cosa ne penso di "Ken il Guerriero – Hokuto no Ken (2026)": "Il cadavere che cammina".

C’è un momento, nel primo episodio di questo remake tanto atteso quanto discusso, in cui Kenshiro libera Lin (una bambina muta dal trauma che le ha sigillato la voce, per chi non conoscesse la trama). Le prende il polso, le sussurra qualcosa, e lei finalmente riesce a emettere un suono. È un istante di rara dolcezza in un mondo di violenza assoluta, e per un attimo, solo per un attimo, si intravede il cuore pulsante dell’opera originale. Poi tornano le esplosioni di corpi, il sangue che schizza a fontane, e l’incantesimo si rompe. Perché il problema di "Ken il Guerriero – Hokuto no Ken" non è che sia brutto: è che è brutto nel modo più triste possibile. Non ha capito di cosa parla.

Riassunto per i neofiti. La storia si apre nel 199X, dopo che il mondo è stato divorato dal fuoco nucleare. Un uomo solitario con sette cicatrici a forma di stella sul petto vaga per il deserto. È Kenshiro, erede della micidiale arte marziale dell’Hokuto Shinken. Nel primo episodio, intitolato "A Cry from the Heart", Ken incontra Bat, un ragazzino sveglio e un po’ delinquente, e Lin, una bambina che non parla più dopo aver visto i suoi genitori uccisi dai banditi. La città dove vivono viene attaccata da Zeed e la sua banda. Ken libera i prigionieri, affronta decine di nemici, li fa esplodere uno dopo l’altro con colpi che colpiscono i punti segreti del corpo, e alla fine salva Lin. La bambina, riconoscente, riesce a dire “grazie”.

Nel secondo episodio, "A Better Tomorrow", Ken e Bat viaggiano insieme e incontrano un vecchio inseguito da una banda guidata da Spade. Il vecchio protegge dei semi di riso, tutto ciò che gli resta per ricostruire. Ken lo difende, affronta Spade e lo uccide. Poi, con un gesto di silenziosa compassione, pianta un seme nel terreno asciutto come promessa di un futuro possibile.

La trama c’è. I personaggi ci sono. La violenza iconica, quella che ha reso celebre il manga di Buronson e Tetsuo Hara, è tutta lì, anzi, forse anche di più. Eppure qualcosa non va.

Cominciamo dal problema delle "pigne sulla testa". Ciò che salta all’occhio fin dalla prima inquadratura è l’animazione. Una recensione è stata spietata, e giustamente: “I capelli di Ken e Bat sembrano pigne di plastica conficcate nei crani”. È una descrizione senza filtri ma perfetta. Le acconciature corte sono rigide, innaturali, come se i personaggi indossassero caschi di cera. Le animazioni in CGI hanno quella pesantezza tipica dei prodotti che cercano di risparmiare sulla fluidità, e i movimenti dei combattimenti, pur essendo coreografati con attenzione, perdono impatto perché i corpi sembrano fluttuare leggermente fuori sincrono con lo sfondo.

Non è tutto da buttare, sia chiaro. Le palette di colori, volutamente spente tra grigi e beige, riescono a evocare la desolazione del mondo post-apocalittico. E quando l’azione si concentra su pochi elementi, l’immagine respira meglio. Ma sono briciole. In un’epoca in cui molti anime hanno dimostrato che la CGI può essere spettacolare e fluida, e in cui alcune serie alzano l’asticella dell’animazione tradizionale a vette mai toccate, questo Hokuto no Ken sembra uscito da un decennio sbagliato. Il 2016, per la precisione, l’anno del disastroso Berserk.

L’anima c’è, ma è difficile da vedere. E qui arriviamo al punto dolente. Perché il vero problema non è tecnico. È filosofico. Il manga di "Ken il Guerriero" non è mai stato solo un tappeto di corpi squartati. Era una storia su cosa significa cadere e rialzarsi. Kenshiro non è un supereroe invincibile: è un uomo che perde, che soffre, che invecchia. Se questo adattamento voleva essere fedele al manga, allora ha toppato alla grande: qui lo vediamo praticamente già adulto, e se in futuro gli appiccicheranno la barba per invecchiarlo sarà comunque molto lontano da quello a cui promettevano di essere fedeli (fonte: i miei preziosi manga della Granata Press, ovviamente).

Nei primi due episodi del remake, di tutto questo non c’è traccia. Non perché la sceneggiatura sia infedele – anzi, l’adattamento è sorprendentemente fedele al manga, come nota un recensore – ma perché la fedeltà alla lettera non è la stessa cosa della fedeltà allo spirito. Il manga aveva un’anima che traspariva persino dai disegni più rozzi. Questo remake ha un’anima che cerca di affiorare ma resta intrappolata sotto strati di CGI legnosa e scelte estetiche discutibili.

Il primo episodio è quello più riuscito. La scena in cui Ken libera la voce di Lin è toccante, quasi commovente. La violenza è talmente esagerata da diventare quasi astratta, e in qualche modo funziona. Il secondo episodio, quello del vecchio e dei semi di riso, è più debole, più didascalico. Ma entrambi soffrono dello stesso male: la sensazione di assistere a una rappresentazione, non a una storia vissuta.

Per essere onesti, la colonna sonora di Yuki Hayashi è all’altezza e il doppiaggio italiano di Maurizio Merluzzo è una carezza per i vecchi fan. Ma due note positive non bastano a rianimare un cadavere.

Vale la pena guardarlo? Se siete nostalgici incalliti, forse sì, per curiosità. Se siete nuovi all’universo di Ken il Guerriero, però, vi farò un favore: lasciate perdere questo remake e recuperate il manga originale. Lì c’è tutto ciò che qui manca: la sporcizia vera, la fatica, le lacrime. Lì Ken non è un’icona immobile: è un uomo che sanguina, che cade, che si rialza. Lì i cattivi non sono solo nemici da abbattere: sono specchi di ciò che si può diventare quando si dimentica l’amore.

In quasi 30 anni di passione per anime, manga e film d’animazione ho visto di tutto: dall’alto livello alle cadute più clamorose, e questo remake si piazza proprio tra queste ultime. L’episodio pilota non decolla (a parte un breve momento che conosco già a memoria ma che colpisce ancora oggi) anzi precipita velocemente in un guazzabuglio di animazioni al risparmio e CGI degna delle produzioni più economiche. Siamo di fronte a un disastro aereo in cui, per fortuna, non ci sono vittime oltre ai miei ricordi del manga.

In conclusione: hanno voluto risparmiare sul budget? Per me sì. Bene, mi terrò stretto il tempo non sprecato a guardare questo remake.

Questo remake, purtroppo, è un cadavere che cammina. Ha la forma di Ken, ma non il suo respiro. Ha la violenza di un mondo ispirato a Mad Max (ma più spinta), però non ha la poesia del manga.

E non è un ponte generazionale.
In un panorama animato che ci regala ogni stagione capolavori capaci di farci ridere, piangere e pensare, non c’è più spazio per i fossili. Anche quando indossano le sette cicatrici.