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esseci

Episodi visti: 14/14 --- Voto 8
"Quando un trauma sembra diventare un muro invalicabile".

"The Ramparts of Ice" ("Koori no Jouheki") mi è sembrata una delle produzioni animate più delicate e psicologicamente stratificate degli ultimi tempi. Tratto dal manga di Kocha Agasawa, questa serie è arrivata subito dopo un'altra serie tratta da un altro manga della stessa autrice: "You and I are Polar Opposites". Ma se quest'ultimo gioca su dinamiche squisitamente estroverse e da rom-com frizzante, "The Ramparts of Ice" sceglie di esplorare il lato più intimo, ombroso e vulnerabile dell'adolescenza. Ed è incredibile come le due opere nascano dalla senbilità e talento della stessa mangaka.

Già dal titolo si intuisce il leit motiv della narrazione: la significativa metafora del "muro di ghiaccio". Una barriera psicologica ed emotiva che chi ne soffre erige per difendersi dalle delusioni passate. L'opera affronta con una rara sensibilità il tema dell'isolamento, mostrando come la continua fuga dal mondo esterno – anche a costo di sembrare asociali, freddi e scostanti – non sia un vezzo caratteriale, ma un disperato meccanismo di sopravvivenza innescato dai traumi patiti.

E la protagonista Koyuki Hikawa sembra averne subito uno particolarmente ostico dal quale non riesce a emergere. A costo di sembrare un po' ripetitiva e sovrabbondante, la serie investe molto del suo tempo ad illustrare la fatica di vivere di Koyuki: isolata, piena di trip mentali documentati con immagini "psichedeliche" che a prima vista sembrano il frutto di una persona "disturbata" a livello mentale. Coloro che le si avvicinano sono sostanzialmente rimbalzati e sembra che a nulla valgano i loro sforzi per provare a scardinare la fortezza in cui sembra rinchiusa. Del suo trama non si intuisce molto almeno inizialmente: uno schock patito alle scuole medie che sembra un mix di bullismo e di delusione d'amore cui la sua più cara amica Miki non è riuscita a aiutarla a superare.

In modo simpatico e talvolta leggero, la serie sembra un percorso in cui la protagonista inizia a intuire che non è l'unica a soffrire e a comprendere che non tutti la vogliono far soffrire. Un percorso di pazienza (anche dello spettatore) in cui il messaggio cardine che inizia a trasparire è quello secondo cui è quasi impossibile superare un trauma da soli. L'amicizia e i primi amori non sono presentati come semplici momenti romantici, ma come interazioni vitali per provare a trovare una via di guarigione. L'anime decostruisce il mito dell'autosufficienza emotiva e caratteriale, sottolineando che il bisogno di accettazione per quello che realmente si è da parte degli altri non è un sintomo di debolezza ma, al contrario, è il veicolo principale attraverso cui si inizia imparare a confrontarsi, a far valere la propria identità e, in definitiva, ad accettare sé stessi e gli altri senza sovrastrutture mentali, sociali o morali o lenti deformanti che alterano la realtà.

E sotto questo aspetto, "The Ramparts of Ice" non delude chi apprezza tale genere di narrazione: in un certo senso è piuttosto adulto perché non giudica chi si isola, ma dimostra con empatia che l'unico modo per sciogliere il ghiaccio è permettere a qualcuno di avvicinarsi, accettando il rischio inevitabile di farsi male o di subire un rifiuto.
Il cuore pulsante della serie risiede nel suo centrato quartetto di protagonisti. Le loro interazioni sono scritte in punta di penna, senza mai cadere in drammi esagerati, ma valorizzando i silenzi e le esitazioni della crescita. Qualcuno potrebbe non apprezzarle, giudicandole anche infantili. Ma tutti quelli che oggi rivolgono uno sguardo alla propria adolescenza si potranno ritrovare in tutto o in parte in questo delicato acquarello dell'adolescenza in cui quando lo sguardo di chi osserva si spinge oltre alle apparenze, inizia il percorso di comprensione dell'altro che sfonda il "muro" dell'ego e lo mette in gioco nel complesso processo di maturazione e crescita.
Si potrebbero spendere molte parole per tratteggiare Koyuki, Minato, Yota e Miki, ma rischierei lo spoiler. A coloro che fossero interessati alla visione dell'anime posso solo consigliare di non spazientirsi e bollare la serie come la solita rom-com scolastica che rappresenta il "dark side of the moon" dell'adolescenza in contrapposizione alla quasi contemporanea serie della stessa autrice "You and I are polar opposites" che sembra invece rappresentare la facciata illuminata e senza troppi problemi della gioventù.

Dal punto di vista tecnico, la serie offre un ambiente immersivo e coerente con la narrazione in cui lo Studio KAI riesce a garantire delle animazioni fluide e atmosfere cromaticamente avvolgenti per delineare il passaggio delle stagioni e degli stati d'animo. La regia offre spesso stratagemmi visivi che riescono a rendere bene l'idea della distanza fisica tra i personaggi in scena: alludo alla resa visiva della distanza emotiva tra i personaggi con inquadrature silenziose e dense di significato.
Non mi è sembrato male anche il comparto musicale con composizioni malinconiche che accompagnano con delicatezza i continui conflitti interiori. Discrete le l'opening "Toumei" ("Trasparente") dei Novelbright e l'ending "Sakasama" ("Sottosopra") dei Polkadot Stingray.

Nonostante gli innegabili meriti tematici e la profondità dell'introspezione, "The Ramparts of Ice" non è esente da difetti che potrebbero scoraggiare parte del pubblico, infondendo la sensazione del "buio oltre il muro"...
Una delle criticità che ho percepito potrebbe risiedere nel "ritmo" e nella apparente "immobilità" dei primi episodi. Se la lentezza è funzionale alla costruzione psicologica dei personaggi nei primi episodi, nella parte centrale l'opera sembra soffrire di stagnazione. L'abbattimento del muro di Koyuki richiede tempo, ma la narrazione si appoggia troppo su continui monologhi interiori che reiterano concetti già chiari allo spettatore, rallentando pericolosamente il procedere degli eventi.
Un altro elemento che non apprezzo particolarmente è rappresentato dall'abuso dello stile "deformed" (chibi). Questa scelta stilistica, pur essendo probabilmente ereditata direttamente dal manga originale di Agasawa dove serviva ad alleggerire la lettura, nell'anime risulta talvolta dissonante. Quando un monologo tocca corde di grande sofferenza e isolamento, l'inserimento quasi immediato di una gag visiva in formato "chibi" rischia di rompere la tensione drammatica, smorzando l'impatto emotivo di scene altrimenti perfette.
Pur essendo un'opera "corale" con quattro protagonisti, l'attenzione quasi esclusiva alle dinamiche del quartetto principale fa sì che le figure di contorno appaiano spesso come semplici dispositivi di trama, privi della tridimensionalità che invece abbonda nei protagonisti.

Ad ogni modo, coloro che sono arrivati fino a questo punto del mio modesto contributo, avranno intuito che "The Ramparts of Ice" non è la classica commedia scolastica che rincorre gag, equivoci e malintesi. È un coerente sguardo introspettivo travestito da anime romantico.
Si rivela un'opera consigliatissima per chiunque cerchi una visione in grado di esplorare con grande onestà la durezza dei traumi giovanili e, al tempo stesso, valorizzare la funzione salvifica e indispensabile dei legami umani.


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menelito

Episodi visti: 4/14 --- Voto 6
La storia parte con qualche spunto interessante come le potenzialità di uno sviluppo di dinamiche divertenti fra i personaggi principali, tipo il classicissimo triangolo (o quadrato?) amoroso.
La protagonista è socialmente inetta e risulta abbastanza "umana" visto che le sue azioni paiono giustificate dalla sua storia pregressa (che finora ci viene fornita solo a brevissimi spezzoni). Discorso simile per Miki che pare ben strutturata a livello caratteriale e che con la sua personalità energica e divertente è senza dubbio il faro nel buio in questo anime. Minato sembra scritto per essere un personaggio complesso ma, almeno in questi primi episodi, pare quasi sociopatico per come viene rappresentato. E, a mio parere, se al quarto episodio gli sceneggiatori non sono ancora riusciti a convincermi del contrario, c'è un problema proprio nella scrittura del personaggio, perché dubito seriamente che fosse loro intenzione il creare una simile immagine mentale allo spettatore. L'altro ragazzo del gruppetto mi ha lasciato un'impressione così forte che manco me ne ricordo il nome...
Ma il problema principale è lo script dei dialoghi: troppe conversazioni sembrano lezioni di educazione civica o discussioni prese da Twitter o Bluesky, piene di frasi fatte e idealismi buttati in faccia allo spettatore senza il minimo riguardo verso il mantenere dialoghi che sembrino fatti nel mondo reale. E non avrei nemmeno molto in contrario con il messaggio di fondo della storia, ma il modo in cui è stato espresso mi è parso troppo didascalico e per niente sottile, come dovrebbe invece essere fatto in una storia scritta bene.
Lasciando perdere i drammi e parlando invece di comicità, alcune gag funzionano e le ho trovate sinceramente divertenti (come una certa scena in metropolitana, no spoiler), ma tante altre no; ad esempio, penso che abbiano puntato troppo sull'umorismo visivo: il costante uso delle animazioni "chibi" alla lunga diventa stucchevole e pare diventare quasi un mezzuccio per tagliare sui costi delle animazioni.
Le OP ed ED non mi hanno detto niente, ma la colonna sonora in generale non mi è sembrata malaccio.

Peccato, perché c’era del potenziale per qualcosa di divertente, ma per me al quarto episodio è arrivato il capolinea. La vita è troppo breve per vedere anime che non ti danno nulla se non noia. Riconosco però che potrebbe piacere molto a chi è più vicino a certe situazioni vissute dalla protagonista e dagli altri. Semplicemente, non fa per me.
Drop.


 2
GialluGamer97

Episodi visti: 14/14 --- Voto 8,5
Ho trovato la storia interessante, divertente e molto coinvolgente. Alterna perfettamente momenti più seri e malinconici ad altri rilassanti e allegri, con gag davvero simpatiche. Mi è piaciuto il modo in cui l'opera tratta con cura e sensibilità i sentimenti dei vari personaggi, accompagnandoli in un percorso di riflessione e crescita personale.

Il gruppetto di amici principale è davvero carino e affiatato: ognuno è ben caratterizzato e ha una propria backstory profonda e dettagliata. Anche i personaggi secondari mi sono piaciuti per la maggior parte e nessuno viene lasciato in disparte.

Graficamente è molto valido, anche perché mantiene il tratto originale dell'autrice e i volti sono estremamente espressivi. Le animazioni sono fluide, il doppiaggio giapponese è perfetto e le musiche mi sono piaciute molto. Anche opening ed ending le ho trovate belle; quest'ultima, in particolare, riesce a trasmettermi un piacevole senso di malinconia.

Riguardo al finale di stagione, diamine, che botta. Comprendo perfettamente la scelta di Miki; la sua amicizia con Yota è davvero splendida e anch'io penso che cambierebbe parecchio se i due diventassero una coppia. Dopotutto, Yota è proprio il tipo di persona che vorresti avere come amico. Comunque non vedo davvero l'ora di scoprire come continuerà e si concluderà la storia.