Trillion Game
Una favola metropolitana di riscatto dei più deboli, in cui il capitalismo viene sconfitto… con il capitalismo stesso.
Come in ogni favola che si rispetti, sarebbe sciocco affermare che questa vittoria del debole sul più forte non avvenga grazie a una considerevole dose di fortuna — e il fatto di appoggiarsi con cieca fiducia alla sorte è un vanto stesso di Haru Tennoji.
Tuttavia, anche così, e forse anche grazie a questo, il dispiegarsi degli eventi riesce a dare allo spettatore un forte senso di gioia e riscatto a ogni giro di ruota.
Chi avesse letto la sinossi dell’opera potrebbe domandarsi se stiamo parlando della stessa serie.
Ebbene, sì.
Haru e Gaku sono due amici che tramano per guadagnare abbastanza soldi da raggiungere la somma di un trilione di dollari, fondando la start‑up Trillion Game e finendo per entrare in competizione con la potente Dragon Bank.
Si trovano a fronteggiarla in svariati settori: dall’e‑commerce all’industria dei videogiochi, dal mondo dell’intrattenimento alla web TV, dall’industria anime alle transazioni cashless.
Il tutto riuscendo a combinare al meglio le loro caratteristiche, estremamente dissimili: singolarmente non avrebbero mai raggiunto gli obiettivi prefissati, ma insieme risultano una combinazione invincibile.
Haru è un affabulatore, abilissimo con le parole quanto non competente in termini operativi.
La forza del suo saper essere un potentissimo trascinatore è riconosciuta anche dalla Dragon Bank stessa, che all’inizio della vicenda gli offre un posto al proprio interno.
Eppure Haru è molto più di questo.
Sebbene si nasconda dietro la pretesa di essere egoista — “il più egoista di tutti”, come ama ripetere — possiede invece un’enorme capacità di riconoscere il talento altrui, sia nelle persone sia nei progetti accantonati.
Ha un grande cuore e una passione profonda per ciò che sostiene, che nasconde molto bene ma che si intravede sempre, grazie sia alla recitazione di Ren Meguro sia ai piccoli ma indiscutibili indizi che la sceneggiatura lascia ogni volta.
Una macchinazione dopo l’altra, Haru è sempre pronto a stupire lo spettatore con piani tanto complessi quanto geniali.
Tuttavia, nessuno di questi piani sarebbe realizzabile senza Gaku, la macchina da guerra informatica del gruppo.
Gaku è un talento non riconosciuto dai più, così come poi Rinrin, Shingo e altri personaggi di supporto che si incontrano nel corso della serie.
A fare la differenza è il talento specifico di Gaku: lo sviluppo software e l’hackeraggio, che — grazie al supporto inventivo di Haru e alla fede incrollabile di quest’ultimo nelle sue capacità — gli permette di raggiungere successi impensabili.
Mentre da una parte i trucchi psicologici di Haru entusiasmano lo spettatore appassionato di business e giochi mentali, dall’altra chi ama la tecnologia e le scalate intellettuali non potrà che esaltarsi di fronte alle fatiche vittoriose di Gaku, che fin dal primo episodio affronta e vince in solitaria sistemi informatici considerati inhackerabili.
Lo show riesce a offrire momenti di esaltazione in occasione del disvelamento di macchinazioni geniali, ma anche momenti di intensa commozione — e qui torniamo al tema della favola metropolitana.
Osservare Gaku e Haru che, grazie alle sole forze dei rispettivi ingegni, riescono a vincere contro un sistema molto più grande di loro, che costantemente minaccia di schiacciarli come le formiche che il sistema stesso non perde occasione di ricordare loro che sono, regala allo spettatore un senso di catarsi profonda.
Quante volte nel mondo i più piccoli sono stati distrutti da competitor più grandi, con più risorse, tempo e soldi a disposizione?
Eppure Haru e Gaku, grazie anche alla buona sorte e all’aiuto di un benefattore lungimirante come Kedoin — altro personaggio che non perde occasione di vantare un presunto egoismo, ma che spesso dimostra un cuore più grande di quanto voglia ammettere — ce la fanno.
Fin dalla sfida tra hacker del primo episodio, passando per la creazione del settore videogiochi della Trillion Game, la produzione de La ragazza sulla collina del vento e molto altro, non saranno pochi i momenti di commozione, per i quali talvolta scenderà anche più di una lacrima, per il trionfo dell’ingegno dei creativi piccoli e spesso dimenticati.
La recitazione di tutti gli attori coinvolti è di altissimo livello e riesce a rendere alla perfezione il punto forte dell’opera: i personaggi.
Haru, in particolar modo, risulta completamente imperscrutabile fino al momento esatto in cui è necessario far trasparire il suo trasporto emotivo — e Ren Meguro lo rende magistralmente.
Allo stesso modo, la recitazione di Mio Imada, se possibile ancora più ambigua di quella di Meguro, lascia aperto un enigma irrisolto sui reali sentimenti di Kirika, sia nei confronti di Haru sia della Trillion Game in generale.
Rinrin e Gaku si dimostrano limpidi e puliti esattamente come ci si aspetta dalla sceneggiatura, e Koji Kikkawa crea per Kedoin un personaggio di spessore quasi pari a quello di Haru.
Il personaggio di Kokoryu, infine, fa talmente paura che in diversi momenti sembra di seguire un thriller e non una commedia psicologica: un lavoro ben riuscito.
La colonna sonora sostiene egregiamente la narrazione, con varietà e ritmo adatti a tutte le scene in cui viene utilizzata.
Una serie da guardare assolutamente.
L’unica difficoltà, alla fine, sarà capire quale dei protagonisti vi avrà fatto innamorare di più.
Come in ogni favola che si rispetti, sarebbe sciocco affermare che questa vittoria del debole sul più forte non avvenga grazie a una considerevole dose di fortuna — e il fatto di appoggiarsi con cieca fiducia alla sorte è un vanto stesso di Haru Tennoji.
Tuttavia, anche così, e forse anche grazie a questo, il dispiegarsi degli eventi riesce a dare allo spettatore un forte senso di gioia e riscatto a ogni giro di ruota.
Chi avesse letto la sinossi dell’opera potrebbe domandarsi se stiamo parlando della stessa serie.
Ebbene, sì.
Haru e Gaku sono due amici che tramano per guadagnare abbastanza soldi da raggiungere la somma di un trilione di dollari, fondando la start‑up Trillion Game e finendo per entrare in competizione con la potente Dragon Bank.
Si trovano a fronteggiarla in svariati settori: dall’e‑commerce all’industria dei videogiochi, dal mondo dell’intrattenimento alla web TV, dall’industria anime alle transazioni cashless.
Il tutto riuscendo a combinare al meglio le loro caratteristiche, estremamente dissimili: singolarmente non avrebbero mai raggiunto gli obiettivi prefissati, ma insieme risultano una combinazione invincibile.
Haru è un affabulatore, abilissimo con le parole quanto non competente in termini operativi.
La forza del suo saper essere un potentissimo trascinatore è riconosciuta anche dalla Dragon Bank stessa, che all’inizio della vicenda gli offre un posto al proprio interno.
Eppure Haru è molto più di questo.
Sebbene si nasconda dietro la pretesa di essere egoista — “il più egoista di tutti”, come ama ripetere — possiede invece un’enorme capacità di riconoscere il talento altrui, sia nelle persone sia nei progetti accantonati.
Ha un grande cuore e una passione profonda per ciò che sostiene, che nasconde molto bene ma che si intravede sempre, grazie sia alla recitazione di Ren Meguro sia ai piccoli ma indiscutibili indizi che la sceneggiatura lascia ogni volta.
Una macchinazione dopo l’altra, Haru è sempre pronto a stupire lo spettatore con piani tanto complessi quanto geniali.
Tuttavia, nessuno di questi piani sarebbe realizzabile senza Gaku, la macchina da guerra informatica del gruppo.
Gaku è un talento non riconosciuto dai più, così come poi Rinrin, Shingo e altri personaggi di supporto che si incontrano nel corso della serie.
A fare la differenza è il talento specifico di Gaku: lo sviluppo software e l’hackeraggio, che — grazie al supporto inventivo di Haru e alla fede incrollabile di quest’ultimo nelle sue capacità — gli permette di raggiungere successi impensabili.
Mentre da una parte i trucchi psicologici di Haru entusiasmano lo spettatore appassionato di business e giochi mentali, dall’altra chi ama la tecnologia e le scalate intellettuali non potrà che esaltarsi di fronte alle fatiche vittoriose di Gaku, che fin dal primo episodio affronta e vince in solitaria sistemi informatici considerati inhackerabili.
Lo show riesce a offrire momenti di esaltazione in occasione del disvelamento di macchinazioni geniali, ma anche momenti di intensa commozione — e qui torniamo al tema della favola metropolitana.
Osservare Gaku e Haru che, grazie alle sole forze dei rispettivi ingegni, riescono a vincere contro un sistema molto più grande di loro, che costantemente minaccia di schiacciarli come le formiche che il sistema stesso non perde occasione di ricordare loro che sono, regala allo spettatore un senso di catarsi profonda.
Quante volte nel mondo i più piccoli sono stati distrutti da competitor più grandi, con più risorse, tempo e soldi a disposizione?
Eppure Haru e Gaku, grazie anche alla buona sorte e all’aiuto di un benefattore lungimirante come Kedoin — altro personaggio che non perde occasione di vantare un presunto egoismo, ma che spesso dimostra un cuore più grande di quanto voglia ammettere — ce la fanno.
Fin dalla sfida tra hacker del primo episodio, passando per la creazione del settore videogiochi della Trillion Game, la produzione de La ragazza sulla collina del vento e molto altro, non saranno pochi i momenti di commozione, per i quali talvolta scenderà anche più di una lacrima, per il trionfo dell’ingegno dei creativi piccoli e spesso dimenticati.
La recitazione di tutti gli attori coinvolti è di altissimo livello e riesce a rendere alla perfezione il punto forte dell’opera: i personaggi.
Haru, in particolar modo, risulta completamente imperscrutabile fino al momento esatto in cui è necessario far trasparire il suo trasporto emotivo — e Ren Meguro lo rende magistralmente.
Allo stesso modo, la recitazione di Mio Imada, se possibile ancora più ambigua di quella di Meguro, lascia aperto un enigma irrisolto sui reali sentimenti di Kirika, sia nei confronti di Haru sia della Trillion Game in generale.
Rinrin e Gaku si dimostrano limpidi e puliti esattamente come ci si aspetta dalla sceneggiatura, e Koji Kikkawa crea per Kedoin un personaggio di spessore quasi pari a quello di Haru.
Il personaggio di Kokoryu, infine, fa talmente paura che in diversi momenti sembra di seguire un thriller e non una commedia psicologica: un lavoro ben riuscito.
La colonna sonora sostiene egregiamente la narrazione, con varietà e ritmo adatti a tutte le scene in cui viene utilizzata.
Una serie da guardare assolutamente.
L’unica difficoltà, alla fine, sarà capire quale dei protagonisti vi avrà fatto innamorare di più.