Ci sono opere che arrivano con il peso specifico di un evento editoriale, e Kraken Mare è senza dubbio una di queste. Non tanto, o non solo, per la qualità intrinseca del prodotto, ma per quello che rappresenta: per la prima volta nella storia, due autori europei serializzano un'opera originale sulle pagine di Afternoon, la storica rivista Kodansha che ha ospitato titoli fondamentali come Vinland Saga e Kiseiju - L'ospite indesiderato.
 
La copertina del volume 1 di Kraken Mare


Parliamo dello sceneggiatore francese Guillaume Dorison, noto con lo pseudonimo IZU, e del disegnatore italiano Massimo Dall'Oglio, aka Hagane, sardo di adozione, fumettista di lungo corso con esperienze che vanno da Nathan Never a Dragonero, passando per collaborazioni con Sergio Bonelli Editore e l'editoria franco-belga. Un traguardo che, da solo, varrebbe già la segnalazione. Star Comics ha portato l'opera in Italia a marzo 2026, e la domanda è una sola: regge?
La risposta, almeno per questo primo volume, è sì.

Kraken Mare sa esattamente cosa vuole essere, e lo dichiara fin dalle prime pagine: fantascienza classica, quella con la F maiuscola. Immensi spazi interplanetari, pianeti polverosi, città che sono il fulcro di civiltà avanzatissime, tecnologie che ridefiniscono il possibile. Il tipo di scenario che sembrava un po' dimenticato nel manga contemporaneo, sempre più orientato verso ambientazioni terrestri o fantasy.
Eppure, come in ogni buona storia di fantascienza che si rispetti, lo spazio profondo è solo il teatro. Il vero soggetto è l'essere umano , e la sua immutabile inclinazione al peggio. Perché il marcio, come sempre, è in ogni epoca. Anche nel futuro più lontano, anche dopo le catastrofi più devastanti, l'umanità riesce a ricostruire le stesse dinamiche di potere, gli stessi meccanismi di sfruttamento, le stesse gerarchie opprimenti.

Il worldbuilding che Dorison e Dall'Oglio dispiegano in questo primo volume è denso, articolato, e, va detto, richiede attenzione. Ci sono pagine di spiegazioni sulle fazioni, sulle tecnologie, sulla geopolitica di questo futuro. Non è lettura passiva: bisogna stare al passo, metabolizzare termini e dinamiche. Ma è un investimento che ripaga, perché una volta dentro, l'universo di Kraken Mare ha una sua coerenza solida e affascinante.

Il punto di partenza è una colpa collettiva: nell'inseguire l'etere nero, fonte di energia preziosa nascosta nelle profondità dei buchi neri, l'umanità ha risvegliato creature di potenza incalcolabile: i Kraken. La civiltà ne è uscita quasi annientata. Mille anni dopo, le macerie di quel mondo hanno dato origine a un nuovo ordine: l'Ecclesia, regime teocratico rigidamente gerarchico che venera i Kraken come divinità e ha proibito ogni ulteriore estrazione mineraria. Un sistema conservatore per definizione, costruito per congelare lo status quo e, naturalmente, per tutelare gli interessi di chi sta in cima.
Come sempre accade, però, il potere crea la sua resistenza. Gli Scavenger sono contrabbandieri e avventurieri che sfidano il divieto della Chiesa, tuffandosi nei buchi neri per estrarre etere nero e rivenderlo al miglior offerente. È un lavoro illegale, pericolosissimo, e moralmente ambiguo , ma in un universo dove le risorse scarseggiano e i potenti fanno i loro interessi, la linea tra crimine e sopravvivenza è sempre sottile. A complicare ulteriormente il quadro geopolitico ci sono i Red Sand, una fazione ribelle operante su Marte in aperta contrapposizione all'Ecclesia.
 
Kraken Mare
Al centro della storia troviamo l'equipaggio della nave mineraria Pulsar Mark, guidato dal capitano Baze: nove persone, ognuna con la propria storia, impegnate in una missione ad alto rischio nei pressi di un buco nero su commissione dei Red Sand. Tra loro, apparentemente la meno adatta all'avventura, c'è Eden, la cuoca di bordo, giovane, inesperta, apparentemente fuori posto.
Apparentemente, appunto. Perché Eden è in realtà Oriale, agente infiltrata dell'Ecclesia e atomante, ovvero una di quegli esseri umani potenziati dall'etere nero capaci di abilità straordinarie, le vere pedine viventi con cui i potenti muovono le loro partite. Il suo passato tormentato, però, tende a tornare a presentare il conto, e quando i Kraken vengono risvegliati dall'attività della Pulsar, Oriale è costretta a rivelare la propria identità per salvare la nave — innescando una catena di eventi imprevedibile.


Gli atomanti, in questo universo, sono al tempo stesso la risorsa più preziosa e la categoria più sfruttata: esseri dal potere miracoloso, ma pur sempre pedine nelle mani di chi detiene il controllo dell'etere nero. Una dinamica che Kraken Mare esplora con intelligenza, senza affrettarsi a dare risposte semplici.

Il punto di forza più immediato dell'opera è visivo. Massimo Dall'Oglio porta sulla pagina un'estetica che lui stesso ha più volte dichiarato debitrice nei confronti di Tsutomu Nihei, e non è un caso che sia proprio quest'ultimo ad aver raccomandato pubblicamente Kraken Mare, firmando una delle prime endorsement dell'opera. I rimandi a Blame! e ad Akira sono evidenti e dichiarati: chiaroscuri profondi, figure spigolose quasi architettoniche, ampi spazi cosmici resi con una cura per il dettaglio non comune.
Quello che colpisce davvero, in un panorama manga spesso avaro di attenzione agli sfondi, è la cura con cui Dall'Oglio costruisce gli ambienti. Ogni pannello ha un peso specifico, una solidità visiva che radica la storia in un universo credibile e tridimensionale. Non è la pulizia sterilizzata di certo manga commerciale, è un tratto che ha spigoli, che respira, che occupa lo spazio come lo farebbe una vera nave mineraria che si muove nel vuoto.

Star Comics propone il manga in formato 12,8x18, 264 pagine b/n e colore, sovraccoperta, al prezzo di 8,50 €.
 
Kraken Mare
 
Con questo primo volume di Kraken Mare, IZU e Hagane gettano le fondamenta di un'epopea che ambisce in grande. La storia è appena cominciata, i fili tesi tra l'Ecclesia, gli Scavenger, i Red Sand e le singole vicende personali dei personaggi sono tutti in attesa di sviluppo. Ma la direzione è chiara e promettente: una fantascienza che non dimentica mai che al centro di ogni cosmo immaginato ci sono sempre le stesse debolezze umane, gli stessi appetiti, la stessa capacità di sopravvivere costruendo sistemi di oppressione anche sulle ceneri di una catastrofe.
Un esordio solido, visivamente potente, e con le carte in regola per crescere. Da seguire con attenzione,  e con un certo orgoglio, vista la firma italiana in copertina.


Kraken Mare  1

L’umanità è stata quasi annientata dal Kraken, un mostro primordiale risvegliatosi durante l’estrazione di materie rare da un buco nero. Dopo il tragico evento, le estrazioni minerarie sono state vietate al fine di scongiurare un secondo risveglio, tuttavia… Se c’è chi venera il Kraken come un dio, pregando per la propria salvezza, c’è anche chi continua a sfruttare i buchi neri per recuperare risorse… Dalle pagine della celebre rivista “Afternoon” di Kodansha arriva una sorprendente serie fantascientifica! Lo sceneggiatore francese Guillaume Dorison, conosciuto con il nome d’arte IZU, e il mangaka italiano Massimo Dall’Oglio, aka Hagane, ci fanno immergere in un’epopea senza tempo che riscrive il mito del Kraken!

Opera:  Kraken Mare
Editore: Star Comics
Nazionalità: Italia
Data pubblicazione: 10/03/2026
Prezzo: 8,50 €


Totale voti:   1  0  1


shinji01

A tratti molto confusionario, non si distinguono i personaggi o gli eventi. La storia è interessante ma infarcita di spiegoni. Adoro l'ambientazione ma questo volume non mi è proprio piaciuto.

 05/04/2026

Ironic74

Un esordio solido, visivamente potente, e con le carte in regola per crescere. Da seguire con attenzione, e con un certo orgoglio, vista la firma italiana in copertina.

 04/04/2026



Titolo Prezzo Casa editrice
Kraken Mare  1 € 8.50 Star Comics


 
Per l'occasione abbiamo avuto l'occasione, grazie a Star comics, di poter fare qualche domanda a Massimo Dall'Oglio!
Ciao Max! Puoi presentarti ai lettori di AnimeClick?
Sono un autore di fumetti e vivo in Sardegna. Disegno Dragonero per Sergio Bonelli Editore, sono direttore artistico per la divisione manga dell'Agenzia Tomato Farm e lavoro come mangaka per la casa editrice giapponese Kodansha. Con loro sto pubblicando, insieme all'amico sceneggiatore Guillaume Dorison, la serie Kraken Mare, serializzata mensilmente da poco più di un anno sulla rivista Monthly Afternoon. Nel tempo libero amo i videogiochi — di ogni tipo e genere — leggere e suonare la batteria.
KRAKEN MARE esce in Italia il 10 marzo con Star Comics. Cosa provi a vedere il manga che ha disegnato per il mercato giapponese arrivare nelle fumetterie del tuo paese?
Lo ammetto: è una sensazione allo stesso tempo strana ed estremamente emozionante. Probabilmente non mi rendo ancora conto fino in fondo di quello che sta succedendo, anche perché ho pochissimo tempo per fermarmi a pensarci. Se ripenso all'estate lontanissima del 1991, quando un ragazzo andava nell'edicola del suo paese e comprava il suo primo manga (Grey), rimanendone folgorato, trovo davvero incredibile trovarmi oggi nella posizione di mangaka e vedere in libreria proprio il mio manga, creato per il Giappone e pubblicato in Italia. È una sensazione unica e preziosa, che vorrei conservare e proteggere per sempre.
È vero che tu e IZU (Guillaume Dorison) avevate già sviluppato il progetto di KRAKEN MARE già nel 2017 per il mercato francese? Come è accaduto che finisse pubblicato da Kodansha? E come è cambiato il progetto, se è cambiato, per la pubblicazione in Giappone?
In realtà tutto parte un po' prima. Nel 2013 sono stato selezionato da CAPCOM/Glénat per disegnare la BD legata al lancio del terzo capitolo del videogioco Lost Planet. Ai testi c'era proprio Guillaume, che ritrovavo dopo la bella esperienza sulla rivista Shogun Mag, dove avevo pubblicato insieme ad Andrea Iovinelli la serie Underskin.
Dopo quell'esperienza, Guillaume mi propose di realizzare alcuni studi per un suo progetto di fantascienza — che all'epoca non si chiamava ancora Kraken Mare. Era un'idea a cui teneva moltissimo e che aveva in mente da tempo.
In quel periodo stavo studiando il segno e la sintesi grafica di Tsutomu Nihei, e insieme realizzammo del materiale interessante. Tuttavia il progetto non venne ritenuto adatto alla pubblicazione. Credo che le tendenze del mercato francese di allora non fossero le più favorevoli per una fantascienza così ambiziosa.
Durante la pandemia, quello che oggi è il nostro editor — Jules — rientrò in Francia. Non so esattamente per quali coincidenze abbia conosciuto Guillaume, ma si ritrovarono a parlare proprio di questo progetto.
Guillaume desiderava che fossi io a disegnarlo, e così abbiamo lavorato per quasi un anno allo sviluppo dei personaggi e alla realizzazione dei capitoli di presentazione da sottoporre al comitato editoriale.
Alla fine il progetto è stato approvato… e oggi siamo qui.
In realtà il cuore del progetto non è cambiato. Abbiamo lavorato moltissimo sul character della protagonista e abbiamo rielaborato completamente il primo capitolo, e mentre Jules e Guillaume cercavano di capire quale fosse il punto esatto da cui far partire la storia, io rivedevo continuamente i disegni.
L'universo di Kraken Mare è molto ampio e complesso — Guillaume ha costruito una "bibbia" molto corposa — e scegliere il punto di partenza giusto può fare davvero la differenza per il lancio di un manga in Giappone.
Questo processo ha portato a modificare diversi aspetti della narrazione, ma lo spirito originale della storia è rimasto lo stesso.
Hai raccontato che lavorare con gli editor giapponesi ti ha insegnato a mettere i personaggi al centro, prima ancora della trama. Ci puoi spiegare come questa linea guida ha modificato nel concreto il tuo approccio alle tavole?
Ho sempre realizzato manga ibridi per il mercato europeo, con esperienze in Francia e negli Stati Uniti. In Giappone avevo già collaborato con Coamix partecipando diverse volte al Silent Manga Audition, e in quelle occasioni ho avuto modo di approfondire molti concetti sul manga con editor e sensei giapponesi.
Ma è stata la serializzazione su rivista a farmi capire davvero quanto sia complesso, per una mente occidentale, approcciarsi correttamente al manga.
I primi tre capitoli di Kraken Mare sono stati una vera scuola per me. Ho cercato di fare tesoro di tutti i consigli del mio editor e del direttore Kanai, caporedattore della rivista mensile Afternoon (Kodansha), e grazie a questo percorso sono riuscito ad arrivare a capitoli più adatti al mercato giapponese.
Non si tratta semplicemente di "mettere i personaggi al centro": significa creare una sorta di simbiosi autentica tra autore e personaggio, in cui emozioni, gioie e sofferenze passano continuamente — e senza filtri — dal mondo reale a quello fantastico. Solo così il lettore può percepire davvero ogni messaggio come nasce.
Il ritmo produttivo di una rivista seinen come Afternoon – un capitolo al mese – è spesso descritto come particolarmente pesante. A distanza di un anno dall'esordio, come sta reggendo fisicamente e mentalmente?
Per disegnare le pagine finali di un capitolo ho mediamente venti giorni, indipendentemente dal numero di pagine, che può variare da 20 fino a 48 — come è successo con il capitolo 5.
Altri dieci giorni se ne vanno nella realizzazione del nemu (il layout) e nel processo di approvazione di testi e disegni.
Tra un capitolo e l'altro ci si può concedere giusto un giorno per recuperare. Quando poi è prevista l'uscita del volume, bisogna produrre anche copertina ed extra.
Mi è capitato di lavorare anche venti ore al giorno, con tre o quattro ore di sonno. Fare manga è fisicamente molto impegnativo, quindi ho deciso di prendermi cura del mio fisico: vado in palestra tre volte a settimana e ho rivisto completamente la mia alimentazione.
Per la mente invece cerco di ritagliarmi momenti di svago: leggere, giocare ai videogiochi e suonare. Anche la famiglia ha un ruolo fondamentale: mi aiuta a non isolarmi dalla vita reale; i miei cari hanno un ruolo fondamentale per l'entusiasmo e il mio equilibrio mentale, per non parlare dell'importanza di alcuni cari amici che hanno la grande pazienza di sopportare i miei sfoghi depressivi!
Ci sono opere che ti hanno ispirato graficamente e come estetica per la creazione di KRAKEN MARE? Come si bilancia il voler omaggiare le proprie ispirazioni con la necessità di costruire un'estetica visiva propria e riconoscibile?
L'estetica di Kraken Mare è il risultato di un incontro tra i miei gusti, quelli di Guillaume, le esigenze del nostro editor Jules e della rivista, oltre ovviamente quelli degli autori che amo e che per me sono una grande fonte di ispirazione.
Guardo molto alla golden age del manga fantascientifico e fantastico: Katsuhiro Otomo (Akira), Satoshi Kon (la stirpe della sirena, Seraphim, Opus, L'eredità dei sogni), Makoto Yukimura (Planetes, Vinland Saga), Mamoru Oshii (la saga dei Kerberos, Seraphim), Tsutomu Nihei (Blame!, Knights of sidonia), Hiroki Endo (Eden), Yukito Kishiro (Gunnm), Yoshihisa Tagami (Greym, Horobi, la memoria della pietra), Kenji Tsuruta (spirit of Wonder, L'isola errante), Leiji Matsumoto (Harlock, Queen Emeraldas) e tanti altri…
Non sono tanto riferimenti grafici quanto emotivi: sono maestri che, secondo me, hanno la capacità di trasmettere forti emozioni attraverso il disegno e la narrazione in contesti e ambientazioni straordinarie.
La differenza la fa sempre il desiderio autentico di raccontare le proprie emozioni per "se stessi" — per conoscersi meglio — e per "i lettori".
Si può essere influenzati da molti sensei, ma alla fine c'è sempre un autore che cerca di trasmettere qualcosa di personale ai lettori — senza gridare, senza coprire la voce del pubblico.
Questo scambio continuo tra autore e lettori è, secondo me, una delle chiavi per creare un buon manga e per permettere al proprio stile grafico e narrativo di crescere e rafforzarsi.
Hai detto in alcune interviste che i manga "non sono fumetti", nel senso che richiedono un approccio culturale completamente diverso. Puoi spiegarci esattamente questo concetto?
Quando un occidentale pensa alla parola "fumetto", inevitabilmente la carica di un insieme di codici culturali e narrativi propri della tradizione occidentale.
Quando un giapponese pensa al manga, attiva lo stesso meccanismo, ma all'interno di una cultura completamente diversa.
Per questo la mia idea di fumetto non potrà mai coincidere completamente con quella di un giapponese. Noi tendiamo a pensare che manga significhi semplicemente "fumetto", ma in realtà il termine designa qualcosa che porta con sé un peso culturale differente.
Ho visto personalmente quanto possa essere difficile, per un lettore giapponese, leggere una BD francese o un fumetto italiano: le vignette e i balloon ci sono, ma molti dei nostri codici narrativi non sono immediatamente decifrabili.
Per questo credo che un occidentale che vuole fare manga per il mercato giapponese debba confrontarsi con questo salto culturale. Non si tratta solo di imparare una tecnica diversa — magari bastasse.
Oggi lavori interamente in digitale. Quanto la tecnologia ha cambiato il tuo metodo di lavoro rispetto alle esperienze precedenti su carta?
Lavoro senza assistenti, quindi senza il digitale sarebbe impossibile per me rispettare le scadenze di Kraken Mare.
Rispetto al solo lavoro su carta posso utilizzare rapidamente software 3D, elaborare fotografie, usare applicazioni per costruire pose e correggere velocemente qualsiasi errore, oltre a un alto controllo del segno.
Per esempio, la nave Pulsar l'ho prima modellata nei suoi volumi con un software di sculpting 3D e poi l'ho rielaborata vignetta per vignetta aggiungendo dettagli e finiture. È un aiuto enorme: senza questi strumenti sarei davvero in difficoltà.
Disegno interamente su iPad Pro, perché mi permette di lavorare ovunque. Non avrebbe molto senso per me restare chiuso in studio davanti a uno schermo interattivo da 24 pollici, devo lavorare ogni momento della giornata.
KRAKEN MARE esplora temi come la sete di risorse, la lotta per la sopravvivenza e il fondamentalismo religioso nato dalla paura. Sono temi che vi stanno particolarmente a cuore?
Non posso parlare per Guillaume o Jules, ma sicuramente Kraken Mare è figlio del suo tempo. Parte da problematiche contemporanee che i lettori possono riconoscere e vivere con maggiore intensità proprio perché fanno parte della realtà quotidiana.
Personalmente ho sentito subito molto vicini questi temi e mi sta a cuore poter dare il mio contributo nel raccontarli.
Cosa diresti a un giovane fumettista italiano oggi che vuole fare manga, partendo dalla tua esperienza?
Se me lo avessi chiesto qualche anno fa ti avrei dato una lunga lista di consigli. Oggi, invece, ti direi sinceramente che non lo so. Ogni percorso autoriale è diverso, e ciò che ha funzionato per me potrebbe non servire a qualcun altro.
L'unica cosa che posso dire è che il cammino è lungo e difficile, pieno di ostacoli. Per affrontarlo bisogna proteggere a tutti i costi quella sensazione che, per la prima volta, ci ha fatto dire: "Voglio fare manga." Proteggerla da tutto e da tutti, anche quando qualcuno dirà che non si può andare da nessuna parte. Se quella spinta nasce sinceramente dal cuore e non danneggia nessuno intorno a noi, allora va difesa. Come? Lavorando tantissimo. Studiando, leggendo, disegnando.
Disegna, disegna, disegna… e sii felice.
Vorrei approfittare però di questa occasione per ringraziare pubblicamente Guillaume, Jules, e "signor Hara" (traduttore dell'edizione giapponese) — eccezionali compagni di viaggio —, e "signor Kanai" e tutta la redazione di Afternoon per la fiducia e gli sforzi che ogni giorno riversano in Kraken Mare.
Un ringraziamento davvero speciale a Star Comics e Pika per aver portato coraggiosamente in Europa i nostri piccoli Kraken dal loro esordio giapponese e AnimeClick per avermi dato l'opportunità di raccontare questa bella esperienza. Grazie.