Il Giappone è da decenni alle prese con una delle crisi demografiche più gravi tra le nazioni industrializzate: il calo delle nascite, combinato con una delle aspettative di vita più alte al mondo e una politica migratoria storicamente restrittiva, ha prodotto una miscela esplosiva fatta di una popolazione che invecchia rapidamente, una forza lavoro che si assottiglia e intere comunità rurali che rischiano di scomparire nel giro di una generazione.
Se nei manga e negli anime il Giappone ci appare spesso come una civiltà eternamente giovane, frenetica e piena di vita, la realtà demografica racconta tutt'altra storia, e le amministrazioni locali non stanno certo a guardare. L'ultima iniziativa a fare notizia arriva dalla prefettura di Kochi, affacciata sul litorale meridionale di Shikoku, la più piccola delle quattro isole principali dell'arcipelago, stretta tra la regione centrale di Honshu e il meridionale Kyushu, che con i suoi appena 650.000 abitanti è tra le prefetture meno popolose dell'intero paese. Il 10 aprile 2026, il governo prefettizio ha annunciato il lancio di un programma di sussidi destinato ai giovani residenti single tra i 20 e i 39 anni che desiderano usare app di dating online certificate come "servizi di introduzione al partner matrimoniale via Internet", con un contributo massimo di 20.000 yen l'anno (circa 107 euro al cambio attuale), valido per l'anno fiscale 2026, anche se le quote di iscrizione a queste piattaforme tendono a superare leggermente tale soglia, lasciando comunque una piccola quota a carico dell'utente.

Non è la prima volta che Kochi punta sul digitale per contrastare lo spopolamento: già lo scorso dicembre la prefettura aveva stretto una partnership con Tapple, la più popolare app di incontri in Giappone, per promuovere un approccio al dating online sicuro e consapevole tra i residenti locali, e sebbene Tapple non venga menzionata esplicitamente nell'annuncio del sussidio, è lecito supporre che rientri tra i servizi approvati dall'amministrazione. Kochi non è peraltro la prima a muoversi in questa direzione: nel 2025 la prefettura di Miyazaki, nel Kyushu, con poco più di un milione di abitanti, aveva già offerto sussidi fino a 10.000 yen (circa 53 euro) per coprire le spese di iscrizione ad app matrimoniali analoghe, e il modello di Kochi, raddoppiando l'investimento, potrebbe fare scuola in altre realtà regionali alle prese con gli stessi problemi. A rendere queste iniziative particolarmente significative contribuisce un dato eloquente: secondo un'indagine del 2024 condotta dall'Agenzia giapponese per i bambini e le famiglie, un adulto sposato under 39 su quattro ha dichiarato di aver conosciuto il proprio coniuge attraverso un'app di incontri, superando persino i contesti tradizionali come il luogo di lavoro e la scuola, da sempre i principali scenari di incontro per le coppie giapponesi. Quello che colpisce di queste iniziative non è solo il pragmatismo, visto che incentivare economicamente comportamenti ritenuti socialmente auspicabili non è una novità nella politica pubblica giapponese, ma il segnale culturale che trasmettono: il governo non si limita più a sensibilizzare con campagne di comunicazione tradizionale, ma scende direttamente nell'ecosistema digitale in cui i giovani già vivono, cercando di parlare la loro lingua. Per chi segue la cultura giapponese non è difficile cogliere l'ironia della situazione: un paese che ha dato al mondo interi generi narrativi costruiti intorno alle dinamiche sentimentali, dallo shōjo manga alle rom-com anime, dai dating simulation ai videogiochi visual novel, fatica oggi a far sì che i suoi cittadini si innamorino davvero, al punto da dover intervenire con fondi pubblici. Se questi programmi riusciranno effettivamente a invertire il trend demografico è ancora tutto da vedere, ma la direzione è chiara: il Giappone sta cercando di incontrare le nuove generazioni sul loro stesso terreno, consapevole che il futuro del paese passa anche da uno schermo e da uno swipe.
Fonte: automaton media
Se nei manga e negli anime il Giappone ci appare spesso come una civiltà eternamente giovane, frenetica e piena di vita, la realtà demografica racconta tutt'altra storia, e le amministrazioni locali non stanno certo a guardare. L'ultima iniziativa a fare notizia arriva dalla prefettura di Kochi, affacciata sul litorale meridionale di Shikoku, la più piccola delle quattro isole principali dell'arcipelago, stretta tra la regione centrale di Honshu e il meridionale Kyushu, che con i suoi appena 650.000 abitanti è tra le prefetture meno popolose dell'intero paese. Il 10 aprile 2026, il governo prefettizio ha annunciato il lancio di un programma di sussidi destinato ai giovani residenti single tra i 20 e i 39 anni che desiderano usare app di dating online certificate come "servizi di introduzione al partner matrimoniale via Internet", con un contributo massimo di 20.000 yen l'anno (circa 107 euro al cambio attuale), valido per l'anno fiscale 2026, anche se le quote di iscrizione a queste piattaforme tendono a superare leggermente tale soglia, lasciando comunque una piccola quota a carico dell'utente.

Non è la prima volta che Kochi punta sul digitale per contrastare lo spopolamento: già lo scorso dicembre la prefettura aveva stretto una partnership con Tapple, la più popolare app di incontri in Giappone, per promuovere un approccio al dating online sicuro e consapevole tra i residenti locali, e sebbene Tapple non venga menzionata esplicitamente nell'annuncio del sussidio, è lecito supporre che rientri tra i servizi approvati dall'amministrazione. Kochi non è peraltro la prima a muoversi in questa direzione: nel 2025 la prefettura di Miyazaki, nel Kyushu, con poco più di un milione di abitanti, aveva già offerto sussidi fino a 10.000 yen (circa 53 euro) per coprire le spese di iscrizione ad app matrimoniali analoghe, e il modello di Kochi, raddoppiando l'investimento, potrebbe fare scuola in altre realtà regionali alle prese con gli stessi problemi. A rendere queste iniziative particolarmente significative contribuisce un dato eloquente: secondo un'indagine del 2024 condotta dall'Agenzia giapponese per i bambini e le famiglie, un adulto sposato under 39 su quattro ha dichiarato di aver conosciuto il proprio coniuge attraverso un'app di incontri, superando persino i contesti tradizionali come il luogo di lavoro e la scuola, da sempre i principali scenari di incontro per le coppie giapponesi. Quello che colpisce di queste iniziative non è solo il pragmatismo, visto che incentivare economicamente comportamenti ritenuti socialmente auspicabili non è una novità nella politica pubblica giapponese, ma il segnale culturale che trasmettono: il governo non si limita più a sensibilizzare con campagne di comunicazione tradizionale, ma scende direttamente nell'ecosistema digitale in cui i giovani già vivono, cercando di parlare la loro lingua. Per chi segue la cultura giapponese non è difficile cogliere l'ironia della situazione: un paese che ha dato al mondo interi generi narrativi costruiti intorno alle dinamiche sentimentali, dallo shōjo manga alle rom-com anime, dai dating simulation ai videogiochi visual novel, fatica oggi a far sì che i suoi cittadini si innamorino davvero, al punto da dover intervenire con fondi pubblici. Se questi programmi riusciranno effettivamente a invertire il trend demografico è ancora tutto da vedere, ma la direzione è chiara: il Giappone sta cercando di incontrare le nuove generazioni sul loro stesso terreno, consapevole che il futuro del paese passa anche da uno schermo e da uno swipe.
Fonte: automaton media
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Per fare figli bisogna essere giovani e anche un po' incoscienti (nel senso di "non sapere troppo quello che ti aspetta", di buttarsi all'avventura); cose che la società giapponese scoraggia attivamente.
Ergo? Dove vogliamo andare?
Nel senso.. Ma sono stupidi?
Parlate con qualsiasi persona giapponese, che abbia 80 anni o 15, e vi dirà che quella roba è fiction!
理想と現実 i giapponesi l'hanno proprio impresso nell'anima, l'intrattenimento è finto e va benissimo così.
Se questa è l'aria che tira tra un po' il governo obbligherà in segreto i produttori di condom a farli difettosi di fabbrica. lol
Guarda anche in occidente (a perte le famiglie nel bosco...) all'avventura ci si buttano in veramente pochi.
Qua il problema è proprio che, se non sbaglio, c’era stato un sondaggio tra i giovani single dove alla domanda “perché non sei in una relazione” la risposta principale era stata “è troppo impegnativo/non ho tempo”.
Magari l'obiettivo viene pure raggiunto, ma non è assolutamente detto che da ciò ci nascano anche dei figli, sono proprio due cose potenzialmente lontanissime 😁
Essendo io stessa una mamma, le nostre preoccupazioni sono proprio quelle ed è proprio così che si fa da noi in Corea. Il governo di alcune città sta cercando di aumentare aiuti finanziari alle famiglie con bambini piccoli, provvedere guide e accesso alle informazioni sanitarie, proteggere il posto di lavoro per i genitori (soprattutto per le donne) e altri sforzi concreti.
Ni… qui da noi si lavora 8 ore al giorno, se fai figli il posto di lavoro é blindato e a scuola passano tutti a meno che non accoltelli un professore… ma sempre figli non se ne fanno e parlo anche de gente con lavori nel settore pubblico…
E ultimamente anche quello è passabile. Ed è solo una mezza battuta purtroppo.
Comunque da noi sono altre le ragioni che spingono la gente a non fare figli.
Serve che ai genitori venga dato il tempo per fare i genitori, altrimenti è normale che la gente si voglia tenere quel poco tempo libero che ha per mantenere un briciolo di salute mentale.
Leggo alcuni commenti sulle ore interminabili a lavoro: vero, ma non più come nell'era Showa o Heisei, dove si sceglieva la compagnia per il quale lavorare e ci si rimaneva fino all'età pensionabile, senza mai godersi i figli. Oggi se un lavoro non soddisfa i requisiti del giovane dipendente, si licenziano e vanno a trovare altro. Oppure pianificano un tot di anni in cui rimanere per X compagnia e poi si licenziano, avendo già fatto altri colloqui in precedenza con altre aziende. È meno rigido di quel che si pensa.
Inoltre, per quanto riguarda le restrizioni di migrazione da paesi stranieri: ci sono convenzioni con stati come il Nepal, l'india, Sri Lanka, Indonesia, Vietnam, i quali migranti hanno tutto l'interesse a farsi una famiglia. C'è chi riesce, c'è chi abbandona, oppure preferisce farsi un periodo e provare e poi si vedrà. Insomma, le sfumature sono tante. Certo è che il problema rimane e non lo possono risolvere una manciata di stranieri che dal canto loro la propria parte la stanno facendo o l'hanno già fatta.
Sopratutto "l'aver bandito il mostrarsi affetto"... mi piacerebbe capire con quale titolo e conoscenza se ne escano con certi commenti.
Concordo in pieno e sfondi una porta aperta con me.
Non hanno tempo per le cose che possono essere semplici.
Il problema semmai (mai apertamente citato dai promotori di iniziative tipo questa) è il disequilibrio tra popolazione giovane e anziana e non è neanche detto che aumentare le nascite risolva la cosa a lungo termine.
Tutto giusto quel che scrivi. Ma hai scordato uno dei punti che avevo citato, ovvero che occorre perlomeno un'idea di futuro, di progettualità.
Purtroppo (e qui parlo a livello proprio di società nel suo complesso), se ci fai caso in occidente, e in Europa in particolare, è come se ci fosse un cupio dissolvi generalizzato: non sappiamo più chi siamo, né da dove veniamo (stiamo "ignorando" o "cercando di dimenticare" o "facendo finta che non esistano" o "non difendendo" le nostre origini e le nostre tradizioni), né qual è il nostro ruolo nel mondo. E, se non sai da dove vieni, nemmeno sai dove devi andare.
Forse potrà sembrarti un discorso astratto, ma ti garantisco che non è così: se ci fai caso, purtroppo è un sentimento che gira, una sensazione che non sai bene da dove viene, ma che c'è ed è presente.
Ci manca la spinta vitale.
E questo NON fa ben presagire.
In generale, anche se avessimo “difeso le nostre tradizioni”, un futuro roseo in una situazione così lo puoi vedere solo coi paraocchi.
Neanche lontanamente mi sono sognato di dire che "difendendo le nostre tradizioni" avremmo avuto un futuro roseo! Quello che dici tu non in contrapposizione a quello che ho detto io, semmai è un'aggiunta, altrettanto vera.
Tendo però a continuare a pensare che qui ci sia proprio un problema profondo di perdita di identità: una società che "sa chi è" è anche una società forte, che non è facile da prendere in giro. Il problema è che è un piano che viene da lontano: è dagli anni '60 che disarticolano gradatamente tutte le forme di intervento diretto del popolo nella cosa pubblica (dove sono le sezioni di partito? Le scuole politiche? La nostra sovranità di nazione? La nostra moneta? La possibilità di prendere decisioni senza dover render conto a una certa nazione a stelle e strisce?) e che ci stanno rimbambendo a suon di tv spazzatura, con una scuola che non insegna più nulla, con social strutturati per triturare il cervello, con una distruzione sistematica di valori sociali e religiosi, e potrei andare avanti per molto...
Altro che figli! Che figli vuoi fare, svuotati come siamo?
In generale non siamo mai stati una “società forte”, semplicemente prima ci illudevamo di esserlo e ora che ci siamo accorti che non era così siamo spaesati. Anche perché è proprio quando la nostra società si credeva “forte” che abbiamo fatto tutte le scelte sbagliate possibili per metterci nella suddetta situazione dove dobbiamo “render conto” agli americani.
La “distruzione dei valori sociali e religiosi” è semplicemente conseguenza di una presa di coscienza maggiore della nostra posizione nel mondo, e alla lunga è indubbiamente un vantaggio l’essere svincolati da dogma morali che non facevano altro che favorire le elite. Poi certo, nell’immediato la perdita di una certezza porta sempre a disorientamento, ma dobbiamo solo imparare a vivere la vita senza che sia obbligatoriamente in funzione di dettami religiosi o tradizionali. Un po’ come il prigioniero della caverna di Platone che deve abituarsi alla luce del sole.
Infatti, si vuol fare figli o perché si ha bisogno di forza lavoro oppure perché piace l'idea di portare avanti la propria esistenza. Ora, il primo caso è abbastanza improbabile dato che viviamo in una società in cui, ancora per un po', lavorando si riesce a sopravvivere abbastanza dignitosamente, mentre nel secondo caso si sta iniziando a capire che se metti al mondo un figlio lo stai solo gettando in un mondo che diventerà sempre più difficile, e per nessun vero motivo valido se non che vuoi egoisticamente portare avanti la tua stirpe. Dato però che i cataclismi stanno diventando sempre più grandi (e non sono le guerre che essendo umane possono essere fermate, ma il cambiamento climatico che ormai è già diventato irreversibile) diventa più saggio comprarsi un animale domestico e utilizzarlo come surrogato al posto dei figli. Insomma, o tiriamo fuori un motivo, anche illusorio, del perché vale la pena vivere, oppure abbracciamo lo spirito orientale (Giappone e Cina insegnano) e costruiamo ospizi tecnologici in cui infermieri robot ci assisteranno quando saremo in troppi ad essere vecchi, facendo si che la popolazione finalmente si riduca senza troppo dolore e spargimento di sangue.
Quanto a fare figli sì, per farli devi essere o "incosciente" (com'era stato detto più sopra), o avere abbastanza fiducia nelle tue capacità di essere un buon genitore per poter garantire alla tua prole un futuro che sarà, se non proprio ideale, almeno degno di essere vissuto. E vista la difficoltà di quest'ultima opzione, non stupisce come il calo demografico sia arginato principalmente dai primi.
Giusto, giustissimo. Tenendo però presente una cosa: i "valori culturali e religiosi" non "generano" una società e non sono "buoni" di per sé; non sono però lì per fare bella mostra, ma da una società derivano e sono espressione della stessa. Nel momento in cui vengono a mancare o una società non riesce più a esprimerne, è un sintomo gravissimo, perché implica una mancanza di coesione e uno sfaldamento della stessa. In realtà infatti è ridicolo quando si parla di "rilanciarli" poiché, di solito, non c'è bisogno di farlo, in quanto espressione, appunto, condivisa di un popolo: nessuno ti "insegna" (se non parzialmente) i "valori", ma ne sei immerso, e quindi li acquisisci (anche) per osmosi.
E infatti cosa si fa, per distruggere una società? Beh, citando un post che ho letto in giro, quello "i potenti" (chiamiamoli così) stanno facendo ora, ovvero rendere l'occidente (e l'Europa in particolare) un miscuglio multiculturale senza radici, senza cultura (appunto), senza Dio, senza genere, alienato, sterile, pornografico, schiavo delle tasse e del reddito, mentalmente sedato. Collettivamente, i popoli dell'occidente non sono più nemmeno veramente "popoli", definiti da culture, tradizioni, lignaggi e valori eterni comuni: sono economie, definite unicamente dal PIL, e noi macchine senz'anima, usa e getta, che ingoiano pillole, definiti solo dalla nostra capacità di consumare.
Ovvio, che non si fanno più figli: magari non hai coscienza definita di tutto questo, ma lo senti, e questo ti toglie qualsiasi spinta vitale.
Non tutto è perduto, però: da questa impasse si può uscire, ma occorrono cultura, responsabilità, COMUNITA'! Bisogna tornare a essere POPOLO, non tanti piccoli atomi sperduti. E si comincia da ognuno di noi, anche solo conoscendo davvero o parlando col nostro vicino di piano nel condominio, capendo chi è, magari aiutandosi a vicenda, tornando indietro, come si faceva una volta, facendo RETE! Ma rete vera, non internet.
PS: e basta preoccuparsi del cambiamento climatico: è l'ennesima paura che ci sventolano addosso, ed è stata smentita da ben più di un climatologo serio.
Condivido il fatto che bisogna recuperare l'identità e il fatto che ormai siamo ridotti ad una società in cui è importante solo il meccanismo di produzione-consumo.
Il cambiamento climatico però non è stato smentito da nessuno. Il grosso della comunità scientifica lo sostiene, chi non lo fa è una minoranza.
Mmm... Qui non mi trovi molto d'accordo.
Se ti metti a cercare (ma nemmeno troppo), trovi UNA MAREA di scienziati (quindi: non panettieri, non giardinieri, non tipi a caso) che dice esattamente il contrario. E, se ci pensi, è parecchio assurdo pensare che noi umani siamo in grado di influenzare qualcosa di enorme e multifattoriale come il clima solo col pandino di zia Pina (ovviamente sto ironizzando molto).
Detto questo: non sono uno scienziato ma, se non c'è unanimità nella comunità scientifica, una ragione di solito c'è.
Ti riporto una delle prime cose che ho trovato, così, velocemente:
"PROF. PLIMER : LE MENZOGNE SUL CAMBIO CLIMATICO❗️
▶️ "Nessuno ha ancora dimostrato che le emissioni umane di anidride carbonica guidano il riscaldamento globale, e se lo facessero, dovrebbero anche dimostrare che le emissioni naturali - e questo è il 97% del totale - non provocano il riscaldamento globale.
▶️ Poi guardo indietro nel tempo attraverso i miei occhi da geologo, e guardo i tempi in cui il contenuto di anidride carbonica nell'atmosfera era molto elevato, fino a decine di volte superiore a quello attuale, e vedo che non c'era riscaldamento globale...
▶️ Quello che abbiamo avuto sono sei grandi ere glaciali, e non esiste alcuna correlazione nel tempo geologico tra l'anidride carbonica nell'atmosfera e la temperatura."
👉 Geologo, Prof. Ian Plimer"
Che poi comunque da quello che ho capito neanche Plimer nega che il cambiamento climatico sia in atto, semplicemente è in disaccordo sul fatto che sia causato dall’uomo.
E sì, ce lo si è andati a cercare, perché l'apice l'avevamo già raggiunto negli anni '80 primi '90 con un lieve calo delle nascite per stabilità e crescita; dopodichè si è imposto una trickle down economy che nella Storia non ha mai funzionato, sempre arrivata dagli Stati Uniti con l'ausilio della GB, che era anche un modello di sfascio sociale e identitario: il liberismo, l'estremismo della concorrenza ogni volta finito in una guerra totale razzista.
Non prima di aver fatto gongolare in una bolla per qualche anno all'inizio e depresso le società che lo hanno applicato senza senno poi.
Nella frammentazione della competizione individualista la gente si sopporta l'un l'altro sempre meno, precarietà e tendenze effimere rendono spesso inutili i consigli, le truffe sono praticamente sdoganate e lo smarrimento di chi non è affermato è tale che non ha proprio voglia di far figli per farli vivere peggio, per farsi detestare. Se ci si trova inadeguati anche a prendersi cura di un partner, figuriamoci il resto.
Tradite le promesse post Guerra Fredda, c'è una sensazione di fallimento, sommessa ma generale, un "non doveva andare così", senza alternative.
Quello che per noi è declino, per i migranti (schiavi indotti) è un boom che gli fa fare lo stesso molti figli in una condizione di maggior sicurezza, tale son distanti le condizioni di partenza, non perchè ci vogliano sostituire, però ora fa paura anche questo.
Lungi dal voler ammettere di aver esagerato la stragrande maggioranza della classe dirigente si è ripiegata in una difesa dei "valori" che ha sempre meno attinenza col reale: si appoggia un genocidio perchè fatto da alleati, si intestardiscono nell'ennesima guerra autolesionista alla Russia, non si vogliono tassare i superprofitti per lo stato sociale, la democrazia diventa dogma di atlantismo liberista che ostracizza ogni modello diverso, ti danno accesso a una marea di informazioni senza poterti fidare di niente e si perde tempo anche così. Pure questo deprime, confonde e fa sbroccare la gente, ma tanto le èlite trovano qualche demagogo sciroccato che spaccia i conflitti razzisti come difesa dell'identità e della sovranità su cui scaricare le colpe.
Che questa brodaglia indistinta in cui conta il successo personale e il rapporto debito/PIL e basta sia un vicolo cieco, lo dimostra anche il continuo uso di remake/revival degli anni dell'apice, come se si volesse il congelamento nella "golden age", nella nostalgia.
La cultura prodotta in maniera massiva e frenetica diventa trastullo, l'identità diventa una copia sbiadita di uno stereotipo; se il senso dello Stato diventa solo quello di rientrare col debito e garantire un free market di precari o vieni sanzionato da gente che non controlli nè hai scelto ma può ricattarci, anche la prospettiva del popolo si rinchiude nella mera sopravvivenza, perchè svilito nella dignità e rotto nella fiducia al futuro.
Il Giappone non differisce, col suo incentivare il mercato piuttosto che il welfare, ma con la Cina (invece fiduciosa e ben lancata nel futuro) e tutto l'estremo oriente condivide una etica, sociale e di governo, che gli permette di crescere o superare le crisi, da molti decenni senza scadere nella guerra, come accennava già @shonan-oni, cioè senza uccidere altri per rapinarli e schiavizzarli.
Vivere per vivere lo fanno solo gli animali, gli umani se non fanno figli per tramandarsi, credo debbano lasciare qualche opera, come proprie tessere del mosaico della vita.
Collettivamente dovremmo proprio introdurre quegli aspetti altrui che ci allontanano dalle guerre volute da avidi e fanatici, nelle nostre culture.
E riscopriremmo anche le belle potenzialità del nostro paese.
Per quanto riguarda il cambiamento climatico, la questione è oggettivamente complessa, ma posso garantire che gli scienziati (anche "di grido") che dissentono sono parecchi: seguo la questione da un po', e ho raccolto parecchio materiale che, se approfondito, fa venire ben più di qualche dubbio su quello che ci propinano in tv.
E l'assunto del "99% della comunità scientifica dice che..." purtroppo ha poco valore: il cosiddetto "99% della comunità scientifica" ha sbagliato pesantemente più e più volte nel corso della storia (anche recente e recentissima), e purtroppo è stato più volte anche scoperchiato l'agghiacciante intreccio di corruttele, ricatti, conflitti d'interessi, dati INVENTATI per supportare tesi varie, ecc ecc che, sinceramente, deve quantomeno far sì che si eserciti una pesante cautela prima di prendere per buona qualsiasi cosa (non necessariamente parlo di questa: parlo proprio di "qualsiasi cosa", in generale).
Troppo, troppo spesso (e parlo da un punto di vista storico, eh) "allarmi" vari sono prodromici a interventi di "emergenza" perfetti per limitare le nostre libertà e farci pagare anche l'aria che respiriamo (a proposito: dov'è finito il buco nell'ozono? Dicevano che entro il 2000 saremmo morti tutti... Siamo forse in una seduta spiritica e non me ne sono accorto?)
@Legoshi: intervento davvero ottimo, complimenti, è stato un piacere leggerlo, sono d'accordo pressoché su tutto.
In ragione di ciò, ancora più valore secondo me assume quel che ho detto sul ritrovare l'idea di una COMUNITA' e di una RETE, e sono iniziative che devono partire per forza da noi come individui: se aspettiamo lo "Stato", campa cavallo (anzi: crepa cavallo). E, vi dirò, secondo me non c'è un'altra vera alternativa praticabile: lo sfascio è oramai talmente esteso che l'unica possibilità che si ha è, proprio individualmente, rimboccarsi le maniche e cominciare a togliere le macerie intanto intorno a noi, poi magari aiutare anche il vicino, e poi un altro, e così via, fino a che non si riuscirà a ricreare qualcosa di vivibile e umano.
Riappropriamoci una volta per tutte di bellezza e cultura! Ne abbiamo prodotta tantissima, è lì che ci aspetta per essere riscoperta e, soprattutto, usata: basta, basta, basta farsi guidare dall'esperto, dal politico, dal guru di turno! E' il momento della responsabilità individuale, nessuno farà questo lavoro al posto nostro.
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