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Negli ultimi anni ha preso piede un curioso rituale che consiste nel divertirsi alle spalle di una vittima prescelta attraverso scherzi e offese più o meno velate alla sua persona: tale modus operandi si è diffuso poi sporadicamente fino a assumere una precisa identità, quella del troll, e ad espandere le sue mire oltre i confini internautici. Molti cattivi fittizi sono stati ascritti a troll (Kyubey, Koemushi, Kira) e molte persone reali vantano di esserlo. Il perché di questo preambolo? NisiOisiN, palindromo dietro cui si nasconde l'autore delle light novel della serie -gatari, ha fatto del "trolling" una ragione di vita e la causa del suo successo. Bakemonogatari è appunto la trasposizione animata di uno dei suoi romanzi.

Bakemonogatari, o Ghostory, o Mostracconti narra le gesta di Koyomi Araragi, studente liceale che ha avuto la sventura di imbattersi in un vampiro e venire da questo maledetto. In cambio della sua anima ha acquisito un corpo inviolabile e facoltà sovrumane, che gli saranno utili nelle sue "missioni di salvataggio". Sì, perché Koyomi, da bravo samaritano, nel corso dei 12 episodi si prodigherà per curare le maledizioni cui sono afflitte le sue graziose amiche e magari, nel frattempo, conquistarne il c…uore.
Se non lo avete ancora capito, ve lo dico io: Bakemonogatari è l'ennesimo harem strutturato in tante mini-saghe quante sono le ragazze "a disposizione". Questa però è una descrizione facilona e distorta che non tiene conto del vero quid che l'anime possiede.

Bakemonogatari è insieme l'operazione troll definitiva e il manifesto della situazione in cui versa la japanimation, nel bene e (soprattutto) nel male. Un'animazione in piena crisi di valori, malata, asservita al suo maggior fruitore, l'otaku. Un'animazione che, a 14 anni dalla rivoluzione "Evangelion", non fa che rielaborarne gli elementi di successo senza riuscire a trovare un'autonoma spinta motrice, sicura solo della sua "japponesità" e del suo appeal nel mercato estero. Niente in "Bake" è lasciato al caso o all'interpretazione dello spettatore, eppure è inutile trovarne il senso. Non c'è una morale, una ragione, un concetto dietro le vicende del vampiro in erba, qualsiasi suggestione (mi riferisco in particolare al primo e all'ultimo arco) viene rapidamente buttata nel macero e superata. Non ci sono sentimenti: Koyomi ama tutte e tutte amano Koyomi così, per contratto; perfino i gesti di affetto che le coppie si scambiano mancano di spontaneità e franchezza. Non ci sono punti di svolta negli intrecci dei singoli archi, si potrebbe dire che non vi è una trama portante. La regia, affidata a uno Shinbo a briglie sciolte, è puramente finalizzata al ludibrio estetico: dettagli in slow-motion, inquadrature audaci, cartelli in flash, colori acidi e accorgimenti grafici che non servono a niente, se non a parodiare "FLCL" e la Gainax in generale.

Nell'apparente vuoto insito in Bakemonogatari vorticano due elementi: il fanservice e i dialoghi. Entrambi presenti in dosi abbondanti, fino a colmare il minutaggio del singolo episodio, e entrambi finalizzati a descrivere i feticci dell'otaku tipo. Largo spazio quindi a tsundere, yandere, moekko, loli, meganekko con orecchie da gatto e gigantesche oppai, tanto per gradire; al gore, all'ecchi spinto, al soprannaturale spicciolo, a lunghe disquisizioni su "Doraemon", sull'odiosa PTA, sulle ambiguità della lingua giapponese, sulle pratiche masturbatorie del protagonista. Visto con la giusta prospettiva, quella di trovarsi di fronte a una farsa, l'anime si mostra brillante, quasi geniale. Ma secondo il mio punto di vista - quello di donna etero, occidentale, ultraventenne e diplomata- ciò non basta a raggiungere la sufficienza.

In primo luogo trovo che l'operazione intrapresa dall'anime manchi di coraggio: all'analisi, lucida e impietosa, non è seguita alcuna propulsione evolutiva. Troppo comodo fare piazza pulita e lasciare le ceneri ai posteri, affibbiare ad altri l'onere di ricostruire le fondamenta di una "sana" animazione. Non per niente i detrattori accusano "Bake" di ruffianeria.
Infine non condivido l'opinione negativa che ha NisiOisiN della produzione giapponese contemporanea: bisognerebbe ignorare tutto il buono che ancora viene inventato da Oshii, Ikuhara, Watanabe, Shinkai, Miyazaki padre e via discorrendo.
La japanimation è morta; lunga vita alla japanimation!