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VENERDÌ 14 AGOSTO 2026

Recensione


8.5/10
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"In un mondo fatto di cenere, l'unica colpa di un fiore è quella di ricordare alle persone cosa sia la primavera."

"Colorless"

Ci sono opere che nascono per intrattenere, e altre che si fondano su un’idea così potente da ridefinire il mezzo stesso con cui vengono raccontate.
"Colorless" cerca di fare proprio questo.

Un noir fantascientifico che trasforma un limite strutturale del fumetto, il bianco e nero, nel cuore pulsante del suo dramma. Scritto e disegnato dal talento visionario di KENT, questo manga fa qualcosa di straordinariamente audace, non si limita a usare il bicolore come scelta estetica, ma lo rende una prigione biologica.

La trama è un viaggio crepuscolare in un mondo che ha perso la sua anima.
Una catastrofe cosmica, la Grande Eruzione Cromatica, ha spogliato la Terra di ogni colore e deformato l'umanità in creature umanoidi e grottesche.
In questa terra desolata e monocromatica si muove Avidia, un investigatore cinico e scettico che si imbatte in un miracolo impossibile: una bambina che emana ancora una pigmentazione pura.
Il colore non è più una percezione visiva, ma una risorsa divina, un'energia sacra e letale che la setta della Chiesa della Salvezza vuole estrarre a ogni costo. Il viaggio per proteggerla diventa così una discesa negli abissi dell'avidità umana.

Narrativamente, "Colorless" ha l'andamento serrato e fumoso di un grande film noir cyberpunk. Costruisce con un ritmo metodico un mondo dove l’oscurità non è solo l’assenza di luce, ma l'assenza di identità.
La trama è un meccanismo che si incastra perfettamente tra sparatorie brutali ed esplorazioni filosofiche sul valore dell’arte e della bellezza.

Non rallenta quasi mai, preferendo l’impatto visivo alla spiegazione didascalica. E nella transizione tra la scoperta del mistero e la guerra aperta per il controllo dei pigmenti, ti ritrovi immerso in un'atmosfera densa, pesante, dove l'unica speranza è letteralmente racchiusa in una sfumatura di rosso o di blu.

Le tematiche sono stratificate sotto strati di inchiostro nero. Al centro c'è la perdita, cosa resta dell'umanità quando le viene tolta la capacità di percepire la bellezza? C'è una profonda riflessione sulla manipolazione religiosa, sul potere che si appropria di ciò che è sacro per trasformarlo in un'arma, e sulla mostruosità fisica che diventa lo specchio della corruzione interiore. Ma soprattutto c'è una domanda: se il mondo torna a splendere, saremo ancora in grado di sopportare il peso della luce? L'autore non risponde con sermoni. Lascia che sia il contrasto a parlare.

I personaggi si muovono come ombre in cerca di un contorno. Avidia, il protagonista, è un antieroe classico, avvolto nel suo cappotto, indurito dal mondo, eppure guidato da un'ostinata e silenziosa etica personale. La bambina, portatrice del colore, è il fulcro emotivo, una luce pura in un oceano di grigio. Attorno a loro si muovono fanatici religiosi e scienziati folli, figure che pagano forse il prezzo di una caratterizzazione a tratti stereotipata, ma che funzionano perfettamente come personificazioni della cecità morale di quella società.

Visivamente, "Colorless" è semplicemente un capolavoro di design. La genialità risiede nel contrasto: tavole dettagliatissime in bianco e nero, sporche, sature di retini e architetture opprimenti, squarciate all'improvviso da tocchi di colore digitale saturo e vivido.
Quando un colore appare sulla pagina, non è solo un disegno: è un evento.
Taglia l’inquadratura, cattura l'occhio, urla la sua presenza in mezzo al nulla.
Ogni combattimento diventa una coreografia cromatica dove il sangue, l'energia e i poteri violano la dittatura del grigio. E quando l’ultimo volume si chiude, lasciando che il contrasto visivo trovi la sua risoluzione, resta una domanda a rimbombare dentro: "Siamo davvero capaci di proteggere la bellezza che cerchiamo, o siamo destinati a distruggerla pur di possederla?".

L'idea di base e i primi volumi sono da 9 pieno per l'impatto visivo e l'originalità del concetto.La seconda metà spinge troppo sul pedale dell'action a scapito dell'approfondimento del mondo, normalizzando un po' una storia che era partita come unica nel suo genere.

Nonostante questo, "Colorless" è un'opera che non ha bisogno di sfumature per farsi capire. È d'impatto, stilisticamente impeccabile, cupa e affascinante.
E anche se il mondo che racconta è privo di vita, la sua idea è radiantemente viva.
Un viaggio che lascia il segno.
"Colorless" si basta da solo, trasformando un’intuizione visiva geniale in un thriller distopico di rara potenza.

VOTO: 8,4