logo AnimeClick.it
logo AnimeClick.it
VENERDÌ 14 AGOSTO 2026

Recensione


9.0/10
-

“Cosa ti ha detto il tipo che è dentro di me?”
Dorohedoro

Ci sono opere che nascono per distruggere la classica formula narrativa dei manga, e questa, è una di queste storie.
Il manga "Dorohedoro", appartiene a una categoria a sé stante: un delirio dark fantasy, un noir industriale, una commedia nerissima e splatter che non chiede il permesso di esistere, si impone.
Pubblicato nell'arco di diciotto anni e racchiuso in 23 volumi, questo manga fa qualcosa di straordinario: crea un microverso caotico e furente che non cerca di compiacere i canoni del medium, ma ne riscrive le regole, bastando a se stesso fin dalla prima pagina.

La trama si apre come un mistero grottesco, avvolto nei fumi di una città in rovina, Hole. Cayman è un uomo che ha perso la memoria ed è stato trasformato, la sua testa è quella di un rettile e dentro la sua gola abita un altro uomo. Insieme alla sua inseparabile amica Nikaido, gestrice di un locale di gyoza, Cayman dà la caccia agli Stregoni, esseri che provengono da un’altra dimensione e usano gli abitanti di Hole come cavie umane per i loro esperimenti magici. L’obiettivo è semplice e brutale: infilare la testa degli stregoni tra le sue fauci per far recitare dall'uomo misterioso nella sua gola la fatidica domanda. Vorrei raccontare di più sulla natura delle maschere magiche, sui diavoli o sui segreti del passato del protagonista, ma ogni frammento di verità svelato in anticipo toglierebbe il gusto di perdersi in questo labirinto di sangue e fango.

Le tematiche di "Dorohedoro" sono un paradosso vivente, e rappresentano il punto più alto e stratificato dell'opera. Sotto una coltre di violenza estrema, corpi fatti a pezzi e teste mozzate, batte un cuore sorprendentemente caldo che esplora il concetto di identità e di dualismo. Cosa definisce un uomo se perde i suoi ricordi e la sua faccia? La risposta non sta nella retorica, ma nella sopravvivenza.
Accanto a questo, c'è una spietata ma ironica critica alla divisione di classe: Hole è una discarica umana oppressa, mentre il Mondo degli Stregoni è una dimensione opulenta e decadente. Ma la vera genialità tematica sta nel modo in cui l'autore affronta la moralità. Il confine tra bene e male viene completamente polverizzato. Chi è il mostro? Cayman che squarta gli stregoni o gli stregoni che deformano gli umani? Non c'è risposta. C'è solo una giungla urbana dove la violenza viene normalizzata e trattata con una leggerezza quasi comica, spiazzando continuamente il lettore.

Il vero fulcro dell’opera, però, sono i personaggi, caratterizzati con una precisione emotiva e una follia uniche. Mi sembra quasi superfluo dire che Cayman, con la sua fame insaziabile di gyoza e il suo odio viscerale per la magia, è un protagonista magnetico. Ma la grandezza di questo manga risiede nel fatto che gli antagonisti (la famiglia di En, con i sicari Shin e Noi) non sono "i cattivi" da odiare. Sono una famiglia disfunzionale, leale, ironica. Ti ritroverai ad amare i carnefici tanto quanto le vittime. Shin, con la sua maschera a forma di cuore al contrario e i suoi traumi irrisolti; Noi, una gigantessa guerriera che cura le ferite ridendo; e persino la stramba Ebisu. Ognuno di loro ha una crepa, una stranezza, un'umanità viscerale che pulsa sotto maschere di pelle e fumo nero.

Artisticamente, le tavole di Q Hayashida sono un'esperienza visiva disturbante e meravigliosa al tempo stesso. Il suo tratto è sporco, graffiante, saturo di inchiostro nero, fango e retini applicati in modo quasi brutale. Le architetture di Hole sembrano respirare, pesanti di dettagli industriali e tubature incrociate. I character design, massicci e coperti da tute da lavoro o maschere grottesche, rompono i canoni della bellezza canonica dei manga per abbracciare un'estetica underground.
Eppure, in mezzo a quella che sembra un'anarchia visiva ricolma di viscere e splatter, Hayashida dimostra una leggibilità dell'azione e una cura per i dettagli culinari o anatomici che lascia sbalorditi. Ogni tavola gronda sudore e inchiostro.

"Dorohedoro" è un capolavoro di anarchia narrativa, su questo non si discute. Riesce nell'impresa impossibile di far convivere il gore più estremo con un calore umano inaspettato, la brutalità dei corpi deformati con la comicità quotidiana delle ricette di cucina. La trama non è mai prevedibile e la storia si muove in un mondo che, pur nella sua totale assurdità magica, sembra pulsare di vita vera. Qui non ci sono eroi senza macchia, non ci sono redenzioni favolistiche; c'è solo un gruppo di sopravvissuti che cerca il proprio posto in mezzo al caos.

Quando volterete l'ultima pagina del ventitreesimo volume, vi sembrerà di essere usciti da un concerto punk underground: storditi, coperti di sudore e lividi, ma con una strana, assurda nostalgia per quel mondo disastrato.
E questo credo sia il massimo che si possa desiderare da una storia che ha il coraggio di essere così magnificamente e splendidamente fuori di testa.

VOTO: 9,2