logo AnimeClick.it

8.0/10
-

“Che questo mondo esista davvero nessuno è ancora riuscito a dimostrarlo. Io esisto e tu esisti. È l’unica cosa che si può percepire. Ma persino questa percezione non si sa se sia vera”.

Gli abitanti di Land, un territorio delimitato da quattro statue venerate come divinità e poste ai quattro punti cardinali, seguono un culto che impone il sacrificio dei bambini agli dèi per assicurare raccolti prosperi. La società, che richiama il Giappone rurale preindustriale, è composta quasi esclusivamente da contadini che vivono tra risaie e utensili agricoli, in un mondo dove ogni forma di progresso tecnologico sembra essersi arrestata. A regolare la vita della comunità vi è inoltre un’altra legge immutabile: nessuno può vivere oltre i cinquant’anni. Oltre le montagne che delimitano l’orizzonte si estende l’Aldilà, il luogo in cui, secondo le credenze della comunità, riposano in eterno coloro che raggiungono i cinquant’anni dopo aver condotto una vita ligia ai suoi precetti.

Sutekichi è un “buttabambini”, l’uomo incaricato di offrire i neonati destinati al sacrificio alla divinità dell’Ovest. Quando la moglie muore dando alla luce due gemelle, considerate un presagio di sventura, è costretto a compiere la scelta più crudele: decidere quale delle due consegnare in sacrificio.

La mangaka Kazumi Yamashita ci proietta in un mondo ostile avvolto da segreti e misteri che vengono svelati con estrema gradualità, accompagnando il lettore in un viaggio fatto di continue rivelazioni. Con il progressivo scoperchiarsi del vaso di Pandora, Land si trasforma sempre più nell’inquietante specchio del nostro mondo. Le atmosfere evocano la natura selvaggia e il senso di meraviglia di Principessa Mononoke e Conan - Il ragazzo del futuro, fondendoli con il mistero di Clair Obscur: Expedition 33 e L’attacco dei Giganti, mentre sullo sfondo affiorano lontani echi di Proteggi la mia Terra e una sottile vena horror che richiama, a tratti, The Village. Eppure, nonostante questo ricco melting pot di suggestioni, Land riesce a emergere con un’identità forte e riconoscibile, trasformando le proprie influenze in qualcosa di autenticamente originale.

L’autrice affronta temi come la discriminazione, il bigottismo religioso, il classismo e la frattura tra le classi sociali, fino ad arrivare alla manipolazione ideologica, incarnata dai funzionari d’alto rango che, celando il proprio volto dietro maschere e capi d’animale, diventano simbolo di un potere occulto, invisibile e inaccessibile.
Vengono inoltre esplorate diverse teorie del complotto, tra cui quella che immagina la Terra racchiusa in un’ampolla e quella dei presunti reset dell’umanità.

Ottima la caratterizzazione tanto dei protagonisti quanto dei comprimari: da Anne, che sorvola Land aggrappata agli artigli di un’aquila, incarnando la libertà e l’inestinguibile desiderio di scoperta, a Renge, destinata a ereditare il ruolo di capovillaggio dopo la morte della madre, la quale, pur apparendo inizialmente algida e austera, rivela progressivamente un’umanità sorprendente. Si passa poi ai drammi del torbido passato di Sutekichi, ai segreti che avvolgono il misterioso Kazune, una delle figure di spicco del manga, fino agli orfani cresciuti da Kinji, sopravvissuti ai sacrifici rituali, che richiamano i Bimbi Sperduti di Peter Pan.

Se la moltitudine di personaggi sfaccettati offre diversi punti di vista attraverso cui osservare una stessa realtà, il vero punto di forza dell’opera risiede indubbiamente nell’ambientazione e nel world building, la cui mitologia risulta straordinariamente credibile. Land è un luogo che il lettore riesce a mappare con naturalezza, riconoscendone i punti nevralgici, dal fossato alla foresta, e orientandosi grazie alle imponenti statue che dominano il paesaggio.
Proprio le temute statue delle divinità, apparentemente onniveggenti, rappresentano la fede instillata attraverso il terrore. L’autrice non risparmia stilettate al cristianesimo, richiamando concetti come il peccato originale e il timore dell’inferno, strumenti che, secondo questa lettura, hanno indotto i fedeli a ricercare la salvezza in un Dio redentore.

Peccato che l’inquietudine che permea le prime fasi del racconto si dissolva gradualmente in favore di un velato buonismo, complice anche l’assenza di veri e propri villain, facendo perdere all’opera quella costante tensione che ne alimentava il coinvolgimento. In Land, infatti, gli antagonisti non sono individui in carne e ossa, bensì l’ignoranza, il preconcetto e la paura dell’ignoto.

Il tratto di Kazumi Yamashita, pur risultando solido e adeguato alla narrazione, non si distingue per una particolare originalità né per un character design capace di imprimersi immediatamente nella memoria. Le fisionomie dei personaggi risultano piuttosto convenzionali e raramente raggiungono una forte riconoscibilità visiva.

Ciò non significa, tuttavia, che il comparto artistico sia privo di qualità. Non mancano tavole particolarmente ispirate ed evocative, e la mangaka dimostra un’ottima padronanza nella costruzione delle atmosfere, soprattutto nella rappresentazione del contrasto tra la dimensione naturale di Land e quella artificiale dell’Aldilà. Il disegno riesce così ad accompagnare il lettore all’interno di un mondo complesso e ricco di simbolismi, dove ogni elemento visivo contribuisce a rafforzare i temi centrali dell’opera.

La tecnologia è davvero evoluzione?

È uno dei principali interrogativi che attraversano il sottotesto narrativo. Sotto le sembianze di una fiaba, Land si rivela una riflessione profondamente contemporanea, che mette in discussione l’idea stessa di progresso tecnologico, contrapponendo l’immediatezza dell’informazione digitale alla ricerca sui libri, più lenta e impegnativa, ma capace di trasformare il sapere in una conoscenza realmente interiorizzata, anziché in un insieme di nozioni facilmente reperibili.

L’autrice non demonizza il progresso, ma invita a chiedersi cosa significhi davvero “evolvere”. Si può progredire tecnologicamente e, allo stesso tempo, regredire sul piano umano, etico o culturale. È davvero auspicabile un’esistenza priva della sua naturale caducità? L’immortalità ci renderebbe davvero più felici o finirebbe per svuotare di significato la vita stessa? Il manga non offre risposte definitive, ma costringe il lettore a mettere in discussione le proprie certezze.

La contrapposizione tra Land e l’Aldilà non è soltanto geografica, ma profondamente filosofica. Se l’Aldilà incarna la fiducia assoluta nella tecnologia e nel tentativo di piegare la natura, arrivando persino a contrastare il naturale processo di invecchiamento, Land fonda invece la propria identità sulla memoria, sulla tradizione e sulla trasmissione del sapere. In quest’ottica, la scrittura assume un valore quasi sacrale: tramandare il sapere significa preservare la memoria collettiva, impedendo che venga riscritta, distorta o dimenticata. È significativo che, in un’opera tanto interessata al concetto di progresso, sia proprio la scrittura – una delle tecnologie più antiche dell’umanità – a essere presentata come il mezzo più autentico per sconfiggere l’oblio. Forse il vero progresso non risiede nella capacità di superare i limiti imposti dalla natura, ma nella consapevolezza di ciò che rischiamo di perdere nel tentativo di oltrepassarli. Perché, in fondo, l’unica forma di immortalità che Land sembra davvero riconoscere è quella della memoria.