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VENERDÌ 14 AGOSTO 2026

Recensione


9.0/10
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"Jikou Dairinin" è l’adattamento giapponese del donghua "Link Click", opera originale tutt’ora in corso.
Avevo atteso con interesse l’uscita per poter conoscere la storia di questo donghua, consigliatomi più volte; il risultato è che ho finito per prendere in mano anche l’opera originale, a causa delle differenze riscontrate tra l’evoluzione del live action e quanto mi era stato raccontato dell’originale.

Quella che seguirà sarà un’analisi comparata, con una premessa necessaria: il live action è assolutamente consigliato, ma allo stesso tempo il suggerimento è di guardare anche la serie originale — se già non la conoscete — per entrare meglio nelle vicende dei protagonisti e comprendere il senso di alcune scelte.

Il "Time Photo Studio", gestito da Toki (nell’animazione Cheng Xiaoshi) e Hikaru (nell’animazione Lu Guang), è uno studio fotografico nel quale i due forniscono un servizio particolare: possono “entrare” nelle foto che i clienti portano loro, per scoprire eventi accaduti nel passato.
Questo costituisce a tutti gli effetti un viaggio temporale per Toki, che lo vive in prima persona, mentre Hikaru lo guida “visualizzando” gli eventi. È quindi fondamentale che Toki non alteri gli avvenimenti, per evitare ripercussioni sul presente.

Esistono però alcuni “nodi” nel passato che permettono alterazioni prima del loro verificarsi, nodi che comunque avrebbero un impatto definitivo sul futuro (come, ad esempio, la morte di una persona).
Allo stesso tempo, il passato racchiude il mistero della scomparsa dei genitori di Toki, su cui Hikaru sembra sapere qualcosa, pur non dicendo nulla. Questa premessa è comune sia al live action sia al donghua originale.

L’adattamento è essenzialmente un drama episodico: ogni puntata affronta la vicenda di un cliente del Photo Studio e sfrutta gli avvenimenti per approfondire il funzionamento del potere di Toki e Hikaru, oltre a lasciare brevi indizi sul passato di Toki.
Le storie degli avventori del donghua sono tutte riprese, con l’aggiunta di alcuni episodi originali.

La differenza principale è che, verso la metà del donghua, le vicende prendono una piega inaspettata, apparentemente a causa di alterazioni del passato compiute da Toki. La storia si sposta su un piano più personale e drammatico: le vicende dei clienti si intrecciano con quelle dei protagonisti e il finale è molto aperto alla seconda stagione.
Nel live action, invece, le sottotrame dei clienti — pur legate alla trama principale — vengono riviste in chiave positiva, con una conclusione lieta e un messaggio di ottimismo rivolto al futuro dei protagonisti.
Sembra che gli sceneggiatori abbiano voluto rendere l’opera una sorta di introduzione auto‑conclusiva all’universo narrativo, riservandosi di sviluppare la trama lineare solo nel caso venga rinnovata una seconda stagione.

La scelta è indicata per un’opera one‑shot; tuttavia sarebbe molto interessante che, in una seconda stagione, le trame venissero riaperte e la linea narrativa si spostasse maggiormente su quella originale. Gli sceneggiatori sembrano voler mantenere aperta questa possibilità.

Per quanto riguarda il carattere dei protagonisti, è abbastanza fedele all’originale, anche se la chimica tra Toki e Hikaru potrebbe essere maggiore.
Tuttavia questa scelta — così come quella di rendere il personaggio di Rin (Qiao Ling nell’animazione) meno volitivo — si adatta al contesto culturale giapponese e non l’ho trovata fastidiosa.