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Onigiri ai friarielli

Episodi visti: 13/13 --- Voto 7,5
Sin dai primi episodi ho avuto l’impressione di assistere ad un vero e proprio mashup tra due prodotti completamente differenti. Praticamente, Cruel Intentions che incontra Shoshimin. Scuola d’elite, gruppetto di ragazzi e ragazze che intrecciano rapporti provocatori, ironici quasi manipolatori: elementi che richiamano inevitabilmente la celebre serie cinematografica di Roger Kumble, capace di affascinare un’intera generazione di adolescenti a cavallo tra la fine degli anni ’90 e l’inizio dei 2000.

Al centro della storia c’è Saku Chitose, un protagonista che vive la propria adolescenza senza freni, seguendo il suo personale motto: “Se una vita non è degna di essere vissuta, tanto meglio morire.” Dietro quest’atteggiamento apparentemente superficiale, però, si nasconde un ragazzo estremamente acuto, che utilizza intelligenza e astuzia per aiutare i compagni ad affrontare problemi non solo adolescenziali, ma anche molto più maturi e assolutamente attuali. Aspetto ques’ultimo che lo lega a Jogoro Kobato di Shoshimin. La differenza sta che Kobato è più improntato ad una sorta di investigazione quotidiana, mentre Saku affronta soprattutto dinamiche emotive e relazionali.

Saku Chitose si presenta inizialmente come il classico protagonista pieno di sé: brillante in tutto ciò che fa, sempre pronto a risolvere qualsiasi situazione. E’ sempre circondato dalle ragazze più popolari della scuola che gli fanno la corte incessantemente e lui ironizza sempre tutto con una battuta. Beh, ad un primo impatto è questa la sensazione che suscita, ma episodio dopo episodio emerge una realtà ben diversa. Dietro quell’atteggiamento sicuro e provocatorio si nasconde probabilmente il personaggio più fragile dell’intera serie. Saku è profondamente insicuro, ma ha la capacità di trasformare l’energia positiva e il sostegno dei compagni nella forza necessaria per andare avanti. Possiamo definirlo la reincarnazione di uno studente fragile ma allo stesso tempo capace di rialzarsi e vedere il mondo da una prospettiva ogni giorno sempre diversa. Lo si evince molto dalle frasi dette fuori campo dalla sua stessa voce, quei pensieri un po' poetici e un po' malinconici sintomi di una fragilità interiore costante da dover in qualche modo sfogare. Momenti di sfogo silenzioso, quasi confessioni interiori, che gli permettono di liberarsi di quel peso emotivo per poi riprendere fiato e affrontare le nuove sfide che gli si presentano davanti.

Le tematiche affrotate, come accennato, sono estremamente attuali e profonde: il rinchiudersi in sè stessi, i traumi legati a episodi spregevoli del passato e la difficoltà di imporsi per il proprio futuro. Temi, questi, osservati dal punto di vista di un gruppo di liceali che provano di affrontarli e risolverli a modo loro, con una spigliatezza e un’astuzia che molti adulti difficilmente assocerebbero a dei ragazzi delle superiori, cadendo spesso nell’errore di sottovalutare la complessità dell’età adolescenziale. Il modo in cui vengono affrontate queste situazioni delicate rappresenta un mix di sconsideratezza giovanile e una sorte di maturità quasi adulta, lucida e calcolatrice, capace di non lasciare nulla al caso e di prevedere sempre una possibile via d’uscita. C’è però una tematica in particolare che viene trattata con estrema cautela, quasi con i guanti, dove un approccio sbagliato avrebbe potuto compromettere l’efficacia del messaggio che si voleva trasmettere.

Le uniche pecche che ho riscontrato sono, allo stesso tempo, trascurabili ma determinanti per questo tipo di serie. Saku, come già detto precedentemente, è circondato da tante amiche che lo corteggiano, mentre vengono trascurati del tutto gli altri ragazzi del gruppo e non solo. Praticamente è come se esistesse solo lui: parlano e interagiscono solo con lui. Questo fa incrinare l’atmosfera realistica che la serie sembra voler costruire, riportando il tutto coi piedi per terra attraverso i cliché più classici delle romcom. Inoltre, nonostante le tantissime attenzioni sentimentali rivolte a Saku, alcune anche piuttosto serie, la romance viene solo e sempre sfiorata senza mai arrivare ad un vero sviluppo. Non risultano mai chiare per chi prova qualcosa Saku e le sue vere intenzioni. E forse, se la storia avesse sviluppato almeno una relazione in modo più concreto, avrebbe potuto colpire maggiormente il lato sentimentale dello spettatore. Resta però il dubbio se questa scelta sia intenzionale e magari risponda a un obiettivo ben preciso ancora da sviluppare.

La regia si rivela particolarmente curata e riuscita. È calma e composta nei momenti più introspettivi ed empatici, mentre diventa più decisa e dinamica nelle scene di tensione, centrando pienamente l’obiettivo di coinvolgere ed emozionare il pubblico. I momenti di riflessione di Saku sono spesso accompagnati da inquadrature suggestive dell’ambiente circostante, scelte che non si limitano a fare da sfondo ma contribuiscono attivamente a trasmettere il suo stato d’animo e a rendere più chiaro il flusso dei suoi pensieri.

La produzione è stata affidata allo studio Feel, già esperto in opere romcom più introspettive, come nel caso di Summer Pockets. Si nota subito lo stampo da romcom sia nella palette cromatica tipica del genere, sia nella cura degli sfondi, che creano un’atmosfera subito riconoscibile. Particolarmente riuscito è invece il character design dei personaggi, realizzato con una maggiore attenzione nei confronti delle figure femminili, che risultano più curate e dettagliate rispetto al resto del cast.

In conclusione, si tratta di un prodotto che avrebbe potuto esprimere molto più di quanto messo in campo. Con alcuni accorgimenti nella gestione delle trame personali dei personaggi, l’inserimento di nuove tematiche più incisive e, infine, con un comparto tecnico più curato (vedi Blue Box), potrebbe diventare a mio avviso uno dei progetti più interessanti del genere. La seconda stagione annunciata rappresenta un’ottima occasione.

In bocca al lupo!!!


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Nae

Episodi visti: 13/13 --- Voto 5,5
Recensione difficile, perché arriva sull'onda della delusione. Avevo grandi aspettative per questo anime, alimentate dai feedback sulla Light Novel (che non ho letto). Sulla carta, doveva essere uno di quei titoli capaci di affrontare il dramma sociale scolastico senza la solita narrazione romanzata e ridicola, offrendo invece un approfondimento serio sulle meccaniche di gruppo e sul concetto di "maschera" necessaria alla vita sociale. Ci speravo proprio, ma no: non succede. Tutto va in vacca abbastanza in fretta, nonostante le premesse fossero dannatamente buone.

Analisi dell'opera: Chitose Saku è un leader emotivo ad alta competenza sociale, al punto da non sembrare più una persona, quanto un concetto: è un hub sociale. È il nodo che tiene insieme l'intera baracca di amicizie, flirt, consulenze e supporto. Un eroe sempre pronto ad aiutare amici e passanti con la stessa intensità e determinazione. Primo errore madornale: è così finto da dare la nausea.
Se la premessa era "guarda la maschera di Chitose per scoprire chi c'è sotto", l'idea resta validissima; il problema è che non riescono a gestire la narrativa e finiscono per renderlo un supereroe, ammazzando ogni speranza di realismo. Chitose poi non si limita a gestire il suo gruppo, ma si fa carico di ogni studente problematico che la scuola gli propone, risolvendo conflitti in modo scioccamente banale, ma con toni così altisonanti da far cadere le braccia. Insomma, un'occasione sprecata.

Attenzione: questa parte contiene spoiler

Nei tredici episodi del primo cour assistiamo a tre situazioni principali. Un caso di bullismo classico: risolto con una settimana di dieta (risultati che l'Ozempic si sogna) e un discorso di incoraggiamento. Un evento di stalking: trattato così male, pur di rincorrere i trope shoujo, che non ho parole. Anzi, ne avrei un sacco, ma evito per ragioni di etichetta. Un conflitto genitoriale: dove il "meh" vola altissimo nel cielo.

Questi tre archi ci mostrano i fatti già calati nella realtà della "Chitose Hub", portandoci a chiedere: come è nato il Chitose attuale dall'originale Chitose Saku? Ma mentre la storia avanza, ci scontriamo con i soliti balletti da harem: cinque fanciulle che si vogliono un gran bene mentre corteggiano lo stesso ragazzo, il quale flirta con tutte allo stesso modo, in un continuo passo-non-passo la linea e fa il poeta decadentista la sera sul davanzale. Questo banalizza i singoli rapporti e butta nel water ogni potenziale analisi profonda delle dinamiche di gruppo.

Ammetto che il "Light" in Light Novel serva a tarare le aspettative, ma il divario tra come l’opera è stata pubblicizzata e la resa effettiva è deprimente. L'unica nota che ho apprezzato a livello narrativo è la Senpai (almeno fino all'inizio del suo arco): aveva una sua struttura, un ruolo chiaro, un rapporto preciso nel "Chitose-game" e un peso specifico rispetto al Saku originale sotto la maschera. Peccato che poi decidano di stravolgerle la personalità per farla rientrare nel cliché della ragazzina in panne che necessita dell'eroe.

L'aspetto tecnico dell'anime è molto bello, ci sono stati intoppi di mandata in onda e le ultime tre puntata del cour 1 sono stati rimandate di mesi, ma a parte quello, musiche e animazioni, tutto fluido e piacevole. Unica stonatura, al momento, se guardi "I Made Friends with the Second Prettiest Girl in My Class" le pg ragazze sono le stesse, come a dire ecco il set di bambole.

Concludo dicendo che mi sento di difendere una cosa di "Chitose in the ramune bottle": l'idea di fondo è piacevole, questo tizio ha deciso di creare Chitose Saku il leader eroe e per crearlo ha sacrificato qualcosa e si maciulla (o dovrebbe) per mantenerlo, il fatto che poi non riescano a rendere la cosa è una delusione, ma non tolgo merito all'idea. Speravo di trovarmi davanti a qualcosa come "Bottom-Tier Character Tomozaki" che segue un concept molto simile, con toni meno pretenziosi e ce la fa molto meglio del caro Chitose, ma non è questo il caso.

Il cour 2 penso arriverà nell'autunno 2026, ma dubito cambierà lo stile.


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Johnny Ryuko

Episodi visti: 13/13 --- Voto 7,5
Un bilancio interlocutorio quello che traccio al termine di questo primo cour di "Chitose Is in the Ramune Bottle". Nell'equazione ometto i problemi di produzione, che hanno obbligato ad attendere mesi per vedere gli ultimi tre episodi.

Recensione con SPOILER, avvertiti.

Inizio subito da l'elemento che in prima battuta mi ha intrigato di Chiramune. La narrazione fuori campo del protagonista è resa come il testo di un romanzo. Ipotizzo sia ripresa dalla light novel - che, preciso, non ho letto - e dà spessore alla storia, è il racconto dello stesso e della sua adolescenza. E d'altronde nel finale lo stesso Saku suggerisce che fare lo scrittore sia un suo possibile obiettivo. Qui e lì c'è anche qualche citazione letteraria di livello: Asuka, una delle - se non la ragazza principale - legge "La porta sull'estate" di Heinlein, Saku ha sul tavolo una copia de "L'uomo scatola" di Kōbō Abe. Si cita anche il film Casablanca. Insomma inserti graditi.

L'anime illude, sembra essere un harem, tant'è che ci viene presentata la schiera di compagne che ruotano attorno a Saku. Chiramune quindi inizia prendendoci per i fondelli, al principio si traveste da un lato da classica commedia scolastica, dall'altro, appunto, da harem sui generis, nel quale il protagonista è per una volta scafato e brillante, conscio del suo fascino. Saku pungola le ragazze con una malizia a volte anche decisamente diretta. Con qualche piccolo dettaglio che fa drizzare le orecchie. Il protagonista sa bene di non essere ben visto da alcune frange, in rete c'è chi lo definisce "tr**a". E tutto questo va sul piatto dei pregi della bilancia.

In tutta onestà però nessuna delle compagne del protagonista risulta particolarmente interessante come personaggio. Sono tutte poco approfondite, restano più un contorno che altro e solo Yuzuki Nanase, ne parleremo a breve, si ritaglia un adeguato screen time. Illude, abbiamo detto, perché Chiramune non si concentra sul rapporto tra Saku e le ragazze, bensì il nostro viene incaricato dal professor Kura di far tornare a scuola Kenta, uno studente che, per un motivo sul momento non noto, si rifiuta di tornare a scuola. È il primo, breve arco narrativo della serie, utile a introdurre Saku, a farci capire chi sia davvero: un ragazzo che conosce molto bene i propri pregi e vantaggi, nondimeno è prodigo nell'aiutare gli altri e non scade in superficiali distinzioni categorizzanti.


Attenzione: questa parte contiene spoiler

La storia di Kenta comunque è piuttosto melodrammatica, il ragazzo da brutto anatroccolo viene trasformato in un individuo socialmente accettabile da Saku e dalle ragazze. Risulta poco credibile che comunque riesca a buttar giù a occhio 10 o 15 chili in una settimana, ma tant'è. Si confronta con gli ex amici e la ragazza che lo ha deluso e preso in giro e buona lì, per essere diretti. Poi diventa una comparsa saltuaria. Fanno seguito il lungo arco dedicato a Nanase e al finale, in cui il focus è su Asuka, che risulta poi la ragazza alla quale, neanche troppo velatamente, Saku orienta le sue reali attenzioni.
Di un anno più grande, Asuka si distingue dalle altre. È malinconica, anche misteriosa, e scopriremo ha aiutato con il suo appoggio Saku in un momento difficile, quando lui ha dovuto lasciare la squadra di baseball, per un motivo che fin qui non è stato chiarito. Quando sarà lei a trovarsi in difficoltà, perché vorrebbe andare a studiare editoria a Tokyo dopo il diploma, ma il padre è fermamente contrario, Saku sposterà come detto su di lei tutto il suo sforzo, progettando una apparente fuga.

C'è qualcosa che però non convince del tutto. Chiramune resta sempre un passo dietro la credibilità senza remore, è un anime vittima, in una discreta seppur rilevante misura, di una narrazione iperbolica che tanto piace al grande pubblico e che, di contro, io trovo artefatta. Sia ben chiaro, è uno strato abbastanza sottile e in molti frangenti ci si passa sopra. Eppure, in alcune parti, quel brutto retrogusto vien fuori. Saku e gli altri personaggi principali peccano di costrutti mentali degni di un adulto. Inoltre a volte l'anime omette dei dettagli importanti. Per esempio nelle prime battute della vicenda di Nanase, la ragazza afferma di essere vittima di uno stalker, senza però mai specificare cosa sia avvenuto per farle nascere questo sospetto.

Chiramune prova a fare un passo in avanti rispetto ad altre opere simili, parlando di reclusione volontaria, di stalking, di violenza, anche sessuale, di rapporti complicati con genitori che si rifiutano di ascoltare le esigenze dei figli. Soprattutto nella seconda metà i dialoghi si fanno realistici, crudi, le intenzioni sono senza dubbio di livello. L'anime sembra restare però sempre a un centimetro dalla stoccata decisiva, non affonda del tutto il colpo. E alcuni elementi narrativi centrali risultano particolarmente deboli rispetto ad altri. Un esempio su tutti è lo stalker di Nanase, un individuo che spunta fuori dal nulla, al quale Saku dà subito - apparentemente - fiducia, solo per trarlo in trappola. Smascherato, se ne va con la coda tra le gambe. Abbastanza inverosimile per me una resa così rapida.

Se la storia di Kenta lascia il tempo che trova ma è propedeutica a una narrazione più ampia e quella di Asuka ci introduce a quello che potrebbe essere il punto di svolta in ottica seconda stagione, l'arco narrativo di mezzo è, a mio modesto avviso, quello con maggiori pretese e allo stesso tempo il più debole. Se il rapporto tra Saku e Nanase sembra approfondirsi, anche spingersi oltre un limite "lecito" - di un certo impatto il passaggio in cui la provoca con una terapia d'urto per farla scuotere dal trauma, fingendo di volerla costringere a un rapporto sessuale - il binario parallelo del teppista che vuole per sé la ragazza e dello stesso stalker si trascina per troppi episodi. E, come detto, tutto si risolve senza lasciare tracce, almeno all'apparenza fin dove arriva la serie.

Un gran peccato perché, a fronte di un ottimo potenziale, manca nella sceneggiatura - ripeto, non posso far confronti con la light novel, non avendola letta - la volontà di salire di un ulteriore livello o anche più d'uno. Cosa che invece fa per esempio, con tanta più leggerezza e allo stesso tempo intelligenza, You and I are Polar Opposites, per citare un altro anime della stagione.

Per quanto Chiramune come anime e Saku in quanto personaggio provino a ribaltare il paradigma, rendendo lo studente popolare, bello e di successo, anche un individuo con un suo spessore, valori, anche drammi interiori, l'operazione riesce a metà. Perché alla fin fine Saku e il suo gruppo son quello che sembrano: belli, popolari, di successo. E creare empatia nei loro confronti è davvero impresa ardua. Non è ancora sufficiente il dramma appena accennato di Saku riguardo il baseball e solo in parte la storia di Asuka crea coinvolgimento. E purtroppo Chiramune paga il dazio dei soliti cliché. Per quanto non sia propriamente un harem, la "bonaria" gelosia che le varie Haru, Yuko, Yua, oltre Yuzuki e Asuka, provano l'una per l'altra e come vadano così palesemente dietro Saku, è stucchevole. Kaito e Kazuki, gli altri due ragazzi del gruppo oltre Kenta, sono poco più che comparse e nel finale si dicono innamorati di ragazze che non possono raggiungere, implicito appartengano alla lista di cui sopra. Altro elemento che purtroppo si ripropone e che stona: Saku sembra che viva da solo, spiega poi brevemente che i suoi genitori sono divorziati e non sono mai in casa. Fin troppo classico scenario per permettere alle ragazze, a turno, di andarlo a trovare senza intralci.

Fine parte contenente spoiler

L'anime non riesce a scrollarsi di dosso quel velo di pretenziosità. C'è qualità tecnica, nelle animazioni, nelle sigle, nella musica. Grande attenzione ai testi, anche di una certa profondità. Eppure non mi ha acceso quella scintilla. Ho un grande timore sul proseguo della storia: chiusa la parentesi di Asuka, se ne aprirà una nuova con un'altra ragazza e così via fino a chiudere il roster e magari ricominciare d'accapo? Mi farebbe storcere il naso, perché Chiramune si rivelerebbe quell'harem che dichiara di non essere, fino poi alla classica scelta finale. Forse sono stato troppo duro nelle parole rispetto a quello che è il mio giudizio, il voto sarebbe un 7+ che, sulla fiducia, arrotondo a 7,5. La seconda stagione è attesa entro il 2026, ipotizzo in autunno come la prima. Vedremo se "Chitose Is in the Ramune Bottle" mi smentirà.