Semi di ansia
Ho appena finito di leggere “Semi di Ansia” di Masaaki Nakayama, pubblicato in Italia da Planet Manga. Dopo aver apprezzato moltissimo PTSD Radio, mi aspettavo un'opera capace di trasmettere la stessa inquietudine, pur essendo consapevole che si trattasse di una raccolta di racconti brevi. Nel complesso la lettura è piacevole e riesce comunque a regalare diversi momenti disturbanti, anche se non raggiunge mai la forza e la continuità dell'opera precedente dell'autore.
La struttura è composta da numerosi racconti horror autoconclusivi, alcuni lunghi poche pagine e altri addirittura di appena due. Proprio questa varietà rende la lettura molto scorrevole, ma allo stesso tempo penalizza il coinvolgimento: alcune storie riescono a lasciare il segno grazie a un'idea interessante o a un finale inquietante, mentre altre terminano troppo rapidamente per sviluppare davvero la tensione.
Lo stile di Nakayama rimane comunque riconoscibile. L'autore dimostra ancora una volta di saper creare un'atmosfera opprimente facendo leva più sul disagio psicologico e sull'ignoto che sugli effetti splatter. Le sue idee sono spesso originali e riescono a insinuare nel lettore una sensazione di inquietudine che continua anche dopo aver voltato pagina.
Anche dal punto di vista artistico il manga mantiene un livello molto buono. I disegni sono dettagliati, le espressioni trasmettono efficacemente il senso di ansia e le ombre contribuiscono a creare un'atmosfera cupa e disturbante. Pur trattandosi di racconti molto brevi, Nakayama riesce spesso a costruire immagini di forte impatto visivo.
La nota che mi ha convinto meno riguarda però l'edizione italiana. Considerando la brevità dei racconti, la scelta di pubblicare quattro volumi separati da 9,90 € ciascuno mi è sembrata poco convincente. Avrei preferito un'edizione omnibus oppure due volumi più corposi, che avrebbero reso la raccolta più pratica da recuperare e decisamente più conveniente sotto il profilo economico.
Nel complesso “Semi di Ansia” è una lettura gradevole per gli appassionati dell'horror giapponese e per chi già conosce Masaaki Nakayama, ma difficilmente riesce a lasciare lo stesso impatto di PTSD Radio. Rimane una raccolta interessante, con alcuni racconti davvero riusciti e altri più dimenticabili. Il mio voto finale è 6.5/10: un'opera che si lascia leggere con piacere, ma che avrebbe potuto offrire molto di più sia nei contenuti sia nella proposta editoriale.
La struttura è composta da numerosi racconti horror autoconclusivi, alcuni lunghi poche pagine e altri addirittura di appena due. Proprio questa varietà rende la lettura molto scorrevole, ma allo stesso tempo penalizza il coinvolgimento: alcune storie riescono a lasciare il segno grazie a un'idea interessante o a un finale inquietante, mentre altre terminano troppo rapidamente per sviluppare davvero la tensione.
Lo stile di Nakayama rimane comunque riconoscibile. L'autore dimostra ancora una volta di saper creare un'atmosfera opprimente facendo leva più sul disagio psicologico e sull'ignoto che sugli effetti splatter. Le sue idee sono spesso originali e riescono a insinuare nel lettore una sensazione di inquietudine che continua anche dopo aver voltato pagina.
Anche dal punto di vista artistico il manga mantiene un livello molto buono. I disegni sono dettagliati, le espressioni trasmettono efficacemente il senso di ansia e le ombre contribuiscono a creare un'atmosfera cupa e disturbante. Pur trattandosi di racconti molto brevi, Nakayama riesce spesso a costruire immagini di forte impatto visivo.
La nota che mi ha convinto meno riguarda però l'edizione italiana. Considerando la brevità dei racconti, la scelta di pubblicare quattro volumi separati da 9,90 € ciascuno mi è sembrata poco convincente. Avrei preferito un'edizione omnibus oppure due volumi più corposi, che avrebbero reso la raccolta più pratica da recuperare e decisamente più conveniente sotto il profilo economico.
Nel complesso “Semi di Ansia” è una lettura gradevole per gli appassionati dell'horror giapponese e per chi già conosce Masaaki Nakayama, ma difficilmente riesce a lasciare lo stesso impatto di PTSD Radio. Rimane una raccolta interessante, con alcuni racconti davvero riusciti e altri più dimenticabili. Il mio voto finale è 6.5/10: un'opera che si lascia leggere con piacere, ma che avrebbe potuto offrire molto di più sia nei contenuti sia nella proposta editoriale.
'Fuan no Tane' è un manga curioso, preso tra due correnti contrastanti: da un lato, propone una formula narrativa decisamente inusuale, ossia capitoletti di un pugno di pagine, a volte anche solo due o tre, una specie di 'flash fiction' in forma manga; dall'altro, è un'opera che pesca a piene mani dal ricchissimo filone J-Horror che andava tanto di moda qualche anno fa.
Il presupposto della serie è semplice: in brevi capitoli autoconclusivi, l'autore racconta diverse leggende metropolitane di natura sovrannaturale, in teoria 'vere' e presentate come sono state raccontate all'autore da testimoni (molte storie includono anche luogo e data).
'Vere' o no, l'immaginario da cui le storie pescano è tradizionalissimo: youkai, kuchisake-onna ed altri spauracchi in stile 'Ringu' appaiono in foto, video, alla finestra, e così via al protagonista di turno. Insomma, una carrellata di cliché del J-horror che, se sicuramente appare fresca ed originale a prima vista, comincia a perdere smalto nel secondo volume - la ripetitività è sempre dietro l'angolo, e dopo un po' l'ennesima faccia bianca ad occhi sbarrati urlante fatica a catturare l'attenzione del lettore. Piacevolissime sorprese, invece, gli occasionali episodi toccati da una sottile vena poetica e malinconica (in particolare quello di un bambino, e gli incontri che fa in un giorno di pioggia a casa della nonna), così come l'occasionale parodia o finale demenziale-comico che l'autore troppo raramente propone (vedere l'ultima immagine nella colonna qui a fianco). Poco da dire sul disegno, in generale fedele alla linea J-horror e pulito quanto basta per rendere l'azione intelligibile.
Nonostante la ripetitività (e c'è addirittura un sequel, 'Fuan no Tane +...) questa è un'ottima serie, accattivante e, data l'autoconclusività di ogni episodio, buona anche come letture occasionale.
Il presupposto della serie è semplice: in brevi capitoli autoconclusivi, l'autore racconta diverse leggende metropolitane di natura sovrannaturale, in teoria 'vere' e presentate come sono state raccontate all'autore da testimoni (molte storie includono anche luogo e data).
'Vere' o no, l'immaginario da cui le storie pescano è tradizionalissimo: youkai, kuchisake-onna ed altri spauracchi in stile 'Ringu' appaiono in foto, video, alla finestra, e così via al protagonista di turno. Insomma, una carrellata di cliché del J-horror che, se sicuramente appare fresca ed originale a prima vista, comincia a perdere smalto nel secondo volume - la ripetitività è sempre dietro l'angolo, e dopo un po' l'ennesima faccia bianca ad occhi sbarrati urlante fatica a catturare l'attenzione del lettore. Piacevolissime sorprese, invece, gli occasionali episodi toccati da una sottile vena poetica e malinconica (in particolare quello di un bambino, e gli incontri che fa in un giorno di pioggia a casa della nonna), così come l'occasionale parodia o finale demenziale-comico che l'autore troppo raramente propone (vedere l'ultima immagine nella colonna qui a fianco). Poco da dire sul disegno, in generale fedele alla linea J-horror e pulito quanto basta per rendere l'azione intelligibile.
Nonostante la ripetitività (e c'è addirittura un sequel, 'Fuan no Tane +...) questa è un'ottima serie, accattivante e, data l'autoconclusività di ogni episodio, buona anche come letture occasionale.