Il Giappone fa i conti con un fenomeno sociale sempre più urgente: gli hikikomori, i cosiddetti "reclusi sociali", stanno invecchiando. Con loro, invecchiano anche i genitori costretti a mantenerli. L'organizzazione KHJ (Kazoku Hikikomori Japan), un'organizzazione senza scopo di lucro che offre supporto alle famiglie coinvolte, ha pubblicato i risultati della sua ultima indagine annuale, condotta tra dicembre e gennaio su 280 famiglie. I dati sono allarmanti. Nel 2014, quando la ricerca fu avviata per la prima volta, l'età media degli hikikomori era di 33,1 anni. Oggi è salita a 36,9 anni. Il 43,1% dei casi riguarda persone over 40, e il 12,7% ha più di 50 anni. Ma la cifra forse più simbolica è un'altra: esistono casi documentati di genitori novantennni che si prendono cura di figli reclusi in casa ormai sessantenni.

L'età media del familiare che si occupa du un hikikomori è di 66,3 anni, anch'essa in crescita rispetto agli anni precedenti. Il problema non è solo emotivo o sociale: è economico e strutturale. Genitori in pensione, con redditi fissi, si trovano a dover sostenere figli adulti senza lavoro. E quando quei genitori non ci saranno più, gli hikikomori perderanno l'unica rete di sicurezza che hanno. Il tempo stringe, letteralmente. A complicare le cose, c'è una percezione distorta del fenomeno: i programmi di recupero sono tradizionalmente pensati per i giovani, poiché il bullismo scolastico e la pressione accademica sono considerati i principali fattori scatenanti. Ma come sottolinea Chikako Hibana, direttrice di KHJ, c'è un'immagine comune delle iniziative di supporto come qualcosa rivolto esclusivamente ai giovani, quando invece la realtà racconta altro. In Giappone, questi casi vengono spesso gestiti all'interno delle mura domestiche, complici valori culturali che spingono i genitori ad assumersi responsabilità che altrove sarebbero difficilmente tollerate. Una pazienza che nasce dall'amore, ma che non può durare all'infinito. Servono politiche concrete, programmi mirati per adulti e una nuova consapevolezza collettiva. Il Giappone che invecchia non può permettersi di lasciare indietro chi ha smesso di uscire di casa.
Fonte: Soranews24
Se dovessi avere la sfortuna di arrivare a 60 anni è la fine che farò anch'io.
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Per me non è amore, se un figlio ha più di 50 anni e dipende da tutto dai genitori allora la colpa è anche dei genitori che non fanno assaggiare la sensazione di autonomia che provarono loro, non dico che questi hikikomori dovrebbero avere già una qualche autonomia totale ma cavolo se hai più di 50 anni e dipendi per tutto da dei genitori che sono anziani, allora sono certo che questi hanno gettato la volontà di vivere... ma l'amore dei genitori ha più rilievo, queste persone sono più vicine alla tomba dei loro genitori anziani.
Non capisco il nesso.
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