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"Il Re Leone 2 - Il Regno di Simba" ("The Lion King II: Simba's Pride") narra una serie di eventi la cui causa prima, in ultima battuta, si può ricercare proprio in questo: l'orgoglio di Simba. Mi sono resa conto solo negli ultimi anni che non è un caso che questo sia il titolo di un film che ruota principalmente intorno alla crescita caratteriale di Simba, nonostante la protagonista "sulla carta" sia Kiara, la figlia. Il rapporto che si evolve, cambia e matura più di tutti, e nel quale ricercare il senso di tutto il lungometraggio, è proprio quello tra Simba e Kovu.
Lungometraggio che, per mio parere personale, per storia e messaggio di fondo eguaglia e possibilmente supera il primo capitolo.

Kiara non è altro che una Simba da giovane, in versione femminile. Somiglia al piccolo Simba che conoscevamo sotto praticamente ogni punto di vista ed è anche uno dei pochi personaggi ad avere un arco narrativo essenzialmente privo di evoluzione: è molto vivace, ribelle, e resta ribelle e vivace crescendo. Dall'inizio alla fine Kiara è l'unico personaggio principale senza quasi alcuna ombra, ed è proprio questo suo carattere a permettere la felice conclusione del film. Questo non è però un difetto, ma semplicemente il suo ruolo: più che una protagonista è quasi una guida, fondamentale per supportare la crescita psicologica di altri due personaggi che senza di lei non avrebbero avuto le spinte necessarie per la loro evoluzione: Simba e Kovu.

Simba è Re, ma diventa davvero Il Re Leone solo nel finale del film, e solo grazie al discorso di Kiara durante il combattimento finale. Fino a quel momento, è soltanto un ragazzo diventato adulto che tenta maldestramente di seguire le orme di suo padre, idealizzandolo (possiamo infatti immaginare che Mufasa fosse lungi dall'essere perfetto, altrimenti "Il Re Leone I" si sarebbe concluso in dieci minuti). È una figura in cui ogni padre può identificarsi, che si ritrova a preoccuparsi per atteggiamenti della figlia sostanzialmente identici a quelli a cui lui stesso da piccolo non dava alcun peso (anzi, Kiara appare decisamente più responsabile del padre da giovane. Basti pensare che la sua prima fuga non è che una diretta conseguenza del suo astio per l'essere stata messa sotto sorveglianza).
"Tu non sei come noi" è il punto massimo della discesa di Simba verso la confusione interiore, proprio nel momento in cui è convinto di star seguendo maggiormente le orme del padre: egli è convinto che basti eliminare Kovu, collegato a Scar e potenziale minaccia, per sentirsi finalmente un buon sovrano, attento al suo popolo e alla sua famiglia. Ci sono due, anzi, tre "Re Leone" in questo film: Mufasa, costantemente presente sia in forma spirituale sia come modello irraggiungibile negli ideali di Simba; Simba, nella sua evoluzione che lo porta alla comprensione finale di che cosa voglia dire essere un sovrano; e Scar, che come un'ombra è sempre presente sia per Simba sia per Kovu, e da entrambi associato all'immagine di quest'ultimo.

In quanto erede "naturale" di Scar, Kovu porta addosso un peso enorme per tutta la durata del film. Combattuto tra la lealtà verso la sua famiglia e quello che ritiene giusto fare, trascinato dall'amore di Kiara fuori da una situazione malata, da cui altrimenti il suo spirito sarebbe stato soffocato, si ritrova a dover compiere la scelta più difficile quando le sue posizioni finiscono per causare il male della sua famiglia che, seppur vendicativa e con intenti malvagi, è pur sempre composta dai suoi affetti più cari. Molto forte la scena dello sfregio inferto da Zira al suo stesso figlio, per il simbolismo che porta con sé nel sovrapporre anche fisicamente l'immagine di Kovu a quella di Scar.
Nella scena forse più bella di tutto il film, Kovu chiede a Kiara (ma più che altro a se stesso) se anche il padre si trovi ora insieme ai Grandi Re del Passato, nonostante sia stato un re malvagio e crudele: questa domanda rimane volutamente senza risposta, e proprio questo costituisce uno dei punti più alti di tutta la narrazione disneyana. Gli spiriti dei Grandi Re del Passato sono reali e presenti, come testimonia Mufasa, ma non viene preclusa a priori una qualche redenzione di Scar nell'aldilà, così come non viene suggerita. Quello che resta, molto forte, è il sentimento di vergogna e malinconia per l'affetto mai potuto esprimere che Kovu custodisce nei confronti del padre perduto.

Kovu si dimostra alla fine capace di emanciparsi da Scar e dalla sua figura opprimente che lo ha perseguitato per tutta la vita. E Simba si dimostra capace di emanciparsi dall'immagine idealizzata di Mufasa e dal senso di colpa che ha sempre confuso con senso del dovere. Kiara, in tutto questo, è un traino, una guida inconsapevole in grado di aiutare entrambi con la sua decisione ma anche con la sua ingenua sincerità.

Chi non riesce in alcun modo a emanciparsi e continua, fino all'ultimo respiro, a vivere all'ombra di Scar è Zira: Zira che non è mossa dal semplice desiderio di potere, ma dalla vendetta e dalla volontà di conquistare la redenzione per la sua famiglia. Tutto questo si è sviluppato in modo contorto e malato in lei, ma quello che colpisce di Zira e della sua famiglia è proprio il senso di unità che invece mancava in Scar, dittatore solitario. Zira è malvagia, ma ama i suoi figli e vuole il meglio per loro, e questo la rende una figura molto più complessa di quello che appare a prima vista. "Un'unica realtà" e "La mia ninna nanna", non a caso molto vicini nel corso della narrazione, sono gli inni alla famiglia di Simba e di Zira: radicalmente distinti, ma che comunque contribuiscono a chiarire come Zira sia sì vendicativa e malvagia, ma anche una madre. Il suo rapporto con Nuka, poi, ne è un'ulteriore conferma.

I temi affrontati in questo lungometraggio sono molteplici: l'unità familiare, la redenzione, la liberazione dalle catene del passato, la scoperta di sé. E in più si aggiunge a tutto questo l'accettazione del "diverso", una volta scoperto che... poi così diverso non è. Il discorso di Kiara durante il combattimento finale è estremamente toccante ed eternamente attuale.

Un film che a mio parere, nonostante il primo capitolo sia indubbiamente di elevata qualità, ha molte più sfaccettature e un messaggio davvero articolato.

Da vedere assolutamente.