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Cosa si prova a rimanere dispersi nello spazio?

Beh, la stessa cosa che uno prova se resta bloccato su un’isola deserta...

In un mondo simile al nostro ma con tecnologie avanzate che permettono anche alla gente comune di poter fare viaggi interplanetari, “Kanata no Astra” racconta le vicende di nove studenti che partecipano ad una “escursione galattica”. Essi però, arrivati al pianeta chiamato McPa, vengono coinvolti in un misterioso incidente che li spedisce in un luogo distante migliaia di anni luce. Chiamarlo “luogo” è però un eufemismo, visto che il gruppo si ritrova nello spazio vuoto. Per fortuna tutti hanno attivato il casco e, dopo qualche difficoltà nel recuperare alcuni membri, riescono a trovare, con estrema sorpresa, un’astronave abbandonata e a salirci sopra. Da questo punto in poi, il gruppo cercherà un modo per trovare la strada migliore per ritornare sani e salvi sul loro pianeta. Inizialmente non tutti andranno d’accordo, ma con l’esplorazione e la crescente fiducia reciproca diventeranno tutti amici.

Effettivamente, da come ne ho parlato adesso, sembra di trovarci di fronte ad una serie d’avventura banale e scontata. Il primo episodio sembra confermarlo, ma, passato un po’ di tempo, gli intrighi e i misteri da risolvere diventeranno molteplici e interessanti da comprendere. Il tutto seguito da una componente d’avventura abbastanza valida, che ci accompagnerà nell’esplorazione di splendidi o pericolosi pianeti.

Ambientazione
Ovvio dire che non sarà il pianeta “Astra” ad essere protagonista, ma tutti quelli che invece verranno esplorati e studiati dai protagonisti. Reputo difficile che ci sarà qualcuno che non rimarrà un po’ impressionato dall’ambientazione, perché, nonostante il viaggio di corta durata, verranno esplorati diversi luoghi dalla profonda bellezza e varietà. Perlopiù saranno ambienti bucolici e dalla vegetazione rigogliosa, ma non mancheranno anche terre aride e rocciose, tutt'altro che paradisiache. I protagonisti, quindi, potranno ammirare una natura diversa dal solito, probabilmente quasi estinta nel loro pianeta d’origine, e questo non farà che renderci partecipi del viaggio e dell’emozione scaturita dalla scoperta. Quello che però più colpisce, oltre gli sfondi colorati e armoniosi, è il concetto di varietà relegato non solo al pianeta in generale ma sostanzialmente anche ai prodotti legati ad essa, tipo frutta, verdura e altro di difficile identificazione. L’equipaggio infatti si troverà di fronte una situazione estrema e, per sopravvivere, dovrà far di tutto per ricercare un modo con cui riconoscere la commestibilità di tali cibi. Per questo si è dato molto spazio all’immaginazione, anche nelle cose più piccole, le quali avranno forme e funzionalità diverse. Oltretutto si è cercato di dare spazio anche alla comparsa di fauna, che nella maggior parte dei casi sembra rispecchiare l’ottica ideologica del pianeta. In tal modo, l’ambientazione risulta altamente presentabile in tutte le sue sfaccettature.

Animazione e character design
Devo ammettere che anche il disegno contribuisce a valorizzare tutto ciò che ho detto prima. Le forme dei personaggi e degli oggetti sono realizzate con dettaglio e, inoltre, entusiasma anche la cura che si è data al colore. Essa non fa che risaltare la vivacità degli sfondi e dei processi atmosferici. Una qualità però non sempre costante e che certe volte può avere diversi cali, ma che comunque riesce sempre a invogliare lo spettatore a proseguire la visione dell’opera. I colori, accesi e vivaci, contribuiscono in qualche modo anche a caratterizzare con sicurezza il profilo psicologico dei personaggi. Essi infatti parlano e agiscono tendenzialmente proprio come, per esempio, fa presagire il colore stesso dei capelli, risultando essere particolarmente guardabili, anche se non proprio originali. In tutto il resto l’animazione scorre fluida e senza particolari intoppi.

Personaggi
Il colore non fa che avvalorare la presentazione dei personaggi, i quali si rivelano e restano, fino alla fine della serie, altamente stereotipati. Un difetto che purtroppo rende l’opera impossibile da catalogarla tra quelle che raggiungono quasi l’eccellenza. Dal primo episodio si può benissimo intuire la facilità con cui è possibile relegare la maggior parte dei personaggi nei soliti atteggiamenti stereotipati; infatti troveremo la svampita, l’eccentrica, la timida, il ribelle, il belloccio e “quello tutto muscoli e senza cervello”, insomma personaggi che abbiamo visto e rivisto. Però, grazie al modo con cui si è stata pensata la storia, probabilmente riusciremo fin da subito a simpatizzare con tutti loro. Questo perché ognuno ha anche un valido passato, il quale viene visionato sotto forma di fugaci ma profondi flashback. Per quanto riguarda la figura femminile, si può scorgere la presenza di situazioni ecchi, ma sono davvero insignificanti rispetto a come procede l’intera opera.

Sceneggiatura e musiche
“Kanata no Astra” alterna scene di commedia e drammatiche con trame semplici ma particolari. Nonostante essa parli di un breve viaggio nello spazio, ci sono momenti di “spannung” e verità che vengono a galla man mano che si va avanti con gli episodi. Sostanzialmente quindi l’anime è un prodotto con una certa originalità, che si lascia facilmente apprezzare. Non potendo andare nei dettagli, posso dire però che la serie tocca sia temi quali l’amicizia, l’amore e la fiducia, che altri più rilevanti e ricercati. Sarà poi lo spettatore a fare una stima dell’importanza degli argomenti trattati che hanno arricchito ulteriormente la serie. In più, posso dire che il tutto, anche se un po’ rapidamente, è stato gestito bene e non presenta particolari disguidi.

Posso criticare però il fatto che la serie non ha proprio reso il massimo in tutte le vicende, alcune delle quali sono un po’ dettate dal caso che da una vera e propria padronanza di abilità (la quale però non manca). Inoltre, certe situazioni che avrebbero richiesto un maggiore aumento di pathos (ricordiamoci che la serie è ambientata in un luogo totalmente sconosciuto) sono state invece rese in maniera assai leggera, a causa dell’atteggiamento poco convincente di alcuni del gruppo. A parte questa parentesi, la serie regge bene, soprattutto per i continui colpi di scena e il finale compiuto.

Per quanto riguarda il sonoro, dico solamente che le musiche si dimostrano ben fatte, soprattutto nelle scene più importanti, e che sono state composte da Masaru Yokoyama (“Madame Outo Senki”, “Bugie d’aprile” ecc.) e da Nobuaki Nobusawa. L’opening e l’ending sono di buona fattura, ma stranamente non appaiono sempre costanti in tutti gli episodi. Inoltre saranno presenti anche altre canzoni, probabilmente cantate dalle seiyuu di alcuni personaggi.

Perché vederlo?
È un'opera abbastanza emozionante e dai temi significativi. Non sarà annoverata come la serie più convincente dal punto di vista narrativo, ma ci rende felici assistere al superamento delle asperità a cui sono sottoposti i nostri protagonisti. Questo perché la serie ci lascia anche un messaggio di fondo, cioè quello di superare ogni ostacolo possibile senza guardare al proprio passato. Arrivare quindi a realizzare tutto quello che ancora desideriamo di fare, ma non da soli, perché ci sarà sempre, prima o poi, qualcuno che ci darà una mano.

Un genere che particolarmente mi ispira, che rimembra tutti quei capolavori statunitensi incentrati sull'esplorazione spaziale, e per questo, sperando si facciano prodotti ancor più articolati ed entusiasmanti, penso che l'anime merita un giudizio abbastanza positivo.