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5.0/10
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Storia: Tsugumi Ohba.
Disegni: Takeshi Obata.
Anno: 2003-2006.
Target: Shonen.
Volumi totali: 1 (Complete edition).
Editore: Planet Manga.

Trama:
Per noia, un dio della morte di nome Ryuk fa cadere nel mondo umano un quaderno capace di uccidere le persone, scrivendone sopra il nome. A raccogliere il quaderno è un ragazzo di nome Light Yagami, che inizierà a usarlo per giustiziare i criminali. A contrastarlo ci sarà Elle, un famoso investigatore la cui identità è misteriosa.

Recensione:
Dato che Death Note è un manga conosciutissimo, e che in molti conoscono la storia grazie all'anime, in questa recensione farò SPOILER.
Sarò franco, questo manga mi ha deluso. Ciò perché si ostina a raccontare una storia come questa, cercandola di rendere maniacalmente verosimile, fallendo miseramente. Innanzitutto la psicologia dei personaggi è minima, nessuno di loro ha un'evoluzione vera e propria nel corso della trama: né Light, né Elle, né Near, né Mello, o qualsiasi altro personaggio compaia in essa. Gli unici che sembrano cambiare sono Aizawa e Mogi, i quali iniziano a nutrire dei dubbi su Light. Ho detto "sembrano" perché fino a poco prima erano stati sempre dei completi imbecilli alla mercé di Light, qualsiasi cosa lui si inventasse per abbindolarli. Però quando all'autore serve cambiare le carte in tavola, sembrano diventare di punto in bianco dei poliziotti decenti. Tornando però ai personaggi principali, sono veramente vuoti e stereotipati. Basti pensare a Elle e Light che sono i classici personaggi agli antipodi, sui quali si vuole instaurare uno scontro mentale. Tuttavia se l'autore, pur con molte forzature, riesce a portare avanti lo scontro psicologico, c'è anche da dire che le reciproche azioni non portano mai uno dei due a cambiare caratterialmente di una virgola. Mi viene da dire che sembra un'"Heat la sfida", ma con dei personaggi piattissimi. Questo perché anche il tema portante dell'opera, la giustizia, è trattato in maniera decisamente blanda. La differenza tra bene e male è troppo netta e il lettore non è mai portato ad una vera riflessione, in quanto Light incarna decisamente il male. Sarebbe impossibile pensare che un protagonista presentato come psicopatico dagli stessi autori (soprattutto nel finale), possa incarnare un vero e proprio ideale di giustizia. Light appare solo come un moccioso che, dalla sua cameretta, vuole ergersi a paladino della giustizia mondiale. Inoltre sembra non avere dubbi sull'uso del quaderno, a parte in qualche vignetta iniziale. L'unico cambiamento ce l'ha quando deve rinunciare ai ricordi legati al quaderno, ma non si tratta di un'evoluzione. Risulta anche difficile una, seppur minima, immedesimazione nel personaggio. Per quanto riguarda invece la trama, ci sono un sacco di forzature. La prima riguarda proprio il Death Note, che è un quaderno appartenente al mondo degli dei della morte, ma che sembra scritto in funzione del mondo umano, data l'enorme mole di regole che riguardano gli uomini. E già qua il realismo che cercavano gli autori va a farsi benedire. Se all'inizio c'è un'atmosfera di mistero riguardo il quaderno, man mano che si va avanti vengono aggiunte sempre più regole che servono agli autori per mandare avanti la trama. La più lampante è quella della morte degli shinigami. Senza contare che all'inizio viene detto che un dio della morte starà sempre vicino all'umano col quaderno finché non muore, o finché non finisce il quaderno. Ma più avanti salta fuori la regola secondo la quale il quaderno non esaurisce mai le pagine. Poi c'è un'altra incoerenza sul fatto che Ryuk non dica a Light, che con gli occhi del dio della morte non si può vedere la durata della vita di un altro possessore del quaderno. Come è possibile che Ryuk non sappia certe informazioni? Sembra quasi che abbia il quaderno da meno tempo di Light. Questa è una forzatura fastidiosa per fare andare avanti la storia, senza rivelare subito tutte le informazioni sul quaderno. Ma di forzature ce ne sono molte altre. Per esempio il fatto che Soichiro all'inizio della storia si faccia rubare informazioni top secret dal figlio come se nulla fosse. O il fatto che Light non resti minimamente scosso dalla morte del padre. Per non parlare di quando Light e Raye si trovano in stazione, e Light gli mostra il suo potere uccidendo l'inserviente di un bar, che guarda caso era un criminale. Sempre nei primi volumi, "casualmente", Naomi Misora e Light si incontrano nello stesso momento in questura. Inoltre come Naomi abbia potuto credere alla storia di Light diciassettenne che collabora in un indagine top secret, resta tutt'ora un mistero. Arriviamo a un'altro personaggio che ho odiato, Misa Amane. Quest'ultima rappresenta lo stereotipo della classica ragazzina innamorata pazza del protagonista, e che farebbe qualsiasi cosa per lui. Un personaggio con l'IQ di un topo, se non meno. Risulta evidente il modo in cui l'autore l'abbia voluta sfruttare per far scoprire informazioni sul quaderno agli investigatori (come l'esistenza degli dei della morte). Troppo forzato anche il momento in cui Misa incontra per caso Light ed Elle all'università. Con Elle che, non si sa come, capisce immediatamente dove si trova il cellulare di Misa, in modo da rubarglielo. Inoltre è esagerato il fatto che Elle costruisca un intero palazzo per il caso Kira, che tra l'altro dà nell'occhio per la sua grandezza, nonostante dovrà contenere una manciata di persone. È evidente che quell'edificio è stato pensato solo per fare scena. Per non parlare di quando Matsuda si introduce fin troppo facilmente nel palazzo della Yotsuba, arrivando addirittura ad origliare le conversazioni top secret di questa potente società. Una società che forse si era dimenticata di inserire più guardie e di montare delle telecamere all'interno dell'edificio. In quello stesso palazzo passano tra i corridoi due capi della Yotsuba, che discutono apertamente di informazioni top secret. Vedere una cosa del genere mi ha fatto tornare in mente una scena di Johnny English, ma questa è un'altra storia. Tuttavia è ancora peggio il fatto che i membri della Yotsuba interrompano la loro importantissima riunione per andarsi a divertire a casa di Misa, dopo essere stati esortati da Matsuda. Un'altra forzatura molto evidente è il fatto che Soichiro Yagami e gli altri agenti non abbiano sparato a Mello, quando hanno fatto irruzione. Ma il peggio arriva alla fine. Ovvero quando Mikami, pur avendo saputo da Light di essere pedinato dall'SPK, va a prendere il vero quaderno per uccidere Takada. Per quanto riguarda la narrazione, è davvero troppo lenta. Appena inizia la seconda parte si capisce già che sarà Light a perdere, altrimenti perché continuare dopo la morte di Elle? Tuttavia la seconda parte la trovo in linea con la prima, e non è così inferiore come molti dicono. Infatti i problemi che il manga aveva all'inizio, se li porta fino alla fine. Il problema principale infatti sono i dialoghi, quasi sempre troppo lunghi e ripetitivi. Spesso l'autore spende intere vignette per spiegare particolari superflui. In tutto ciò ne risente molto il ritmo, che diventa sempre più pesante, e ne consegue anche un minor coinvolgimento nella lettura. Per quanto riguarda invece il disegno, è abbastanza dettagliato. Tuttavia la disposizione della tavole è piatta, così come le espressioni dei personaggi. Infatti il difetto principale del manga è che non si lasciano parlare per niente le immagini. In questo modo la componente grafica diventa meno importante, cosa che in un fumetto non dovrebbe mai accadere. Infine il capitolo speciale che si trova alla fine della Complete edition, non aggiunge nulla ed è solo un maldestro tentativo di fare pubblicità al film live action "L change the world".

Conclusioni:
Death Note è un manga con una storia e un disegno piatti dall'inizio alla fine. Una storia vuota, che non mi capacito del perché abbia riscosso un successo del genere.

Voto: 5