Recensione
Fire Punch
7.5/10
Il maestro Tatsuki Fujimoto ci fa vivere un'altra fantastica esperienza in un mondo distopico, molto simile - per certi versi - a quelli ideati dal sensei Nihei.
Il tutto è costruito e costituito su di una flebile fiammella in un mondo di oscurità gelata, dove non c'è più spazio per la natura umana, l'empatia verso il prossimo o la spontaneità di un gesto altruistico: esiste solo la sopravvivenza, cementata sul concetto di 'mors tua vita mea'. I protagonisti, due ragazzini, vedono e vivono la brutalità di questo mondo in prima persona, dalla spietatezza delle persone che li circondano, alle difficilissime condizioni climatiche, culturali e, ovviamente, di mancanza continua di cibo. In una atmosfera così ostile, generata dalla 'strega di ghiaccio', l'unico modo di sopravvivere è lottare strenuamente con tutte le proprie forze: ma questo non vale tanto per gli esseri umani, quanto per i cosiddetti 'benedetti' (esseri umani dai poteri, sostanzialmente sovraumani), i quali, molto più dei comuni essere mortali, riescono a districarsi in un mondo del genere. I nostri due giovani protagonisti, facendo parte di questa 'razza', si prodigano per il bene della loro famiglia e tutti quanti potessero necessitare d'aiuto (servendo da mangiare parte dei loro corpi, in quanto, grazie alla loro essenza, questi corpi hanno la capacità di ricrescere costantemente), almeno fino a quando questo loro altruismo viene spazzato via (insieme a tutti i loro desideri) dalla furia distruttiva di un altro 'benedetto' con il potere di una fiamma eterna; l'esecuzione della piccola Luna devasta completamente Agni, il quale viene bruciato e arso vivo. La sua volontà di vivere, spinta anche da quella della sorellina (in punto di morte), porta lo stesso Agni a perpetuare dentro sè la fiamma, in un contrasto rigenerativo senza fine. Da qui, parte il cammino del protagonista in cerca del carnefice della sua famiglia e, soprattutto, in cerca del boia della sua sorellina, per compiere la sua atroce vendetta.
Le ambientazioni sono perfette per un mondo cupo, oscuro e quanto mai evocativo dell'essenza di questi esseri viventi: schivi, diffidenti ma, soprattutto, doppiogiochisti; e lo stesso vale anche per Agni, il quale, suo malgrado, si troverà a dover impersonare più ruoli all'interno del suo viaggio: da ipotetico messia a messia della fine. Lo scontro e l'antitesi nei suoi pensieri, nei suoi comportamenti lo portano, spesso e volentieri, a desiderare la morte; il peso e l'angoscia per la morte della sorella e di tutte le persone vittime delle sue fiamme lo logorano a poco a poco, conducendolo in un tunnel verso la follia. Peraltro, tutte le persone che incontra non è che siano da meno: la follia che pervade i luoghi e tutti i personaggi fa da contorno disturbante all'intero susseguirsi della trama, che comunque risulta, tutto sommato, scorrevole, anche se con qualche punto (volutamente) oscuro.
Nel complesso è un'opera assolutamente godibile, anche nei i suoi momenti 'splatter', di battle ma, soprattutto, per le gags dei personaggi, in pieno stile Fujimoto-sensei.
Il tutto è costruito e costituito su di una flebile fiammella in un mondo di oscurità gelata, dove non c'è più spazio per la natura umana, l'empatia verso il prossimo o la spontaneità di un gesto altruistico: esiste solo la sopravvivenza, cementata sul concetto di 'mors tua vita mea'. I protagonisti, due ragazzini, vedono e vivono la brutalità di questo mondo in prima persona, dalla spietatezza delle persone che li circondano, alle difficilissime condizioni climatiche, culturali e, ovviamente, di mancanza continua di cibo. In una atmosfera così ostile, generata dalla 'strega di ghiaccio', l'unico modo di sopravvivere è lottare strenuamente con tutte le proprie forze: ma questo non vale tanto per gli esseri umani, quanto per i cosiddetti 'benedetti' (esseri umani dai poteri, sostanzialmente sovraumani), i quali, molto più dei comuni essere mortali, riescono a districarsi in un mondo del genere. I nostri due giovani protagonisti, facendo parte di questa 'razza', si prodigano per il bene della loro famiglia e tutti quanti potessero necessitare d'aiuto (servendo da mangiare parte dei loro corpi, in quanto, grazie alla loro essenza, questi corpi hanno la capacità di ricrescere costantemente), almeno fino a quando questo loro altruismo viene spazzato via (insieme a tutti i loro desideri) dalla furia distruttiva di un altro 'benedetto' con il potere di una fiamma eterna; l'esecuzione della piccola Luna devasta completamente Agni, il quale viene bruciato e arso vivo. La sua volontà di vivere, spinta anche da quella della sorellina (in punto di morte), porta lo stesso Agni a perpetuare dentro sè la fiamma, in un contrasto rigenerativo senza fine. Da qui, parte il cammino del protagonista in cerca del carnefice della sua famiglia e, soprattutto, in cerca del boia della sua sorellina, per compiere la sua atroce vendetta.
Le ambientazioni sono perfette per un mondo cupo, oscuro e quanto mai evocativo dell'essenza di questi esseri viventi: schivi, diffidenti ma, soprattutto, doppiogiochisti; e lo stesso vale anche per Agni, il quale, suo malgrado, si troverà a dover impersonare più ruoli all'interno del suo viaggio: da ipotetico messia a messia della fine. Lo scontro e l'antitesi nei suoi pensieri, nei suoi comportamenti lo portano, spesso e volentieri, a desiderare la morte; il peso e l'angoscia per la morte della sorella e di tutte le persone vittime delle sue fiamme lo logorano a poco a poco, conducendolo in un tunnel verso la follia. Peraltro, tutte le persone che incontra non è che siano da meno: la follia che pervade i luoghi e tutti i personaggi fa da contorno disturbante all'intero susseguirsi della trama, che comunque risulta, tutto sommato, scorrevole, anche se con qualche punto (volutamente) oscuro.
Nel complesso è un'opera assolutamente godibile, anche nei i suoi momenti 'splatter', di battle ma, soprattutto, per le gags dei personaggi, in pieno stile Fujimoto-sensei.
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