Recensione
Eren the Southpaw
7.5/10
Recensione di Frau Blücher
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Siamo sempre stati abituati alle storie con il protagonista che, con il duro lavoro e la giusta predisposizione, riesce ad eccellere in ciò che fa, che sia il combattimento, la cucina, lo sport o l’arte.
"Eren the southpaw" sembra ricalcare questa narrativa in quanto Eren, il personaggio da cui prende nome l’anime, è un genio tormentato dell’arte, la perfetta protagonista. E invece no, perché, come lo spettatore scopre poco dopo i primi episodi, questo anime è un vero e proprio inno alla mediocrità. Già nella sigla di apertura si vede Eren, il genio, agitare una bomboletta in cui c’è scritto “Per tutti coloro che non sono riusciti a diventare geni”. Il vero protagonista di questo anime è infatti Koichi, un compagno di scuola di Eren che condivide con lei la passione per l’arte. Ma Koichi non ha il talento del genio Eren e deve ridimensionare le sue aspettative per il futuro. Durante l’anime vedremo l’involuzione di Koichi, uno spettacolo che fa abbastanza male e che è estremamente realistico. Vedremo cosa succede quando la realtà e i propri limiti uccidono i sogni e cambiano la prospettiva della vita. Ma interessante è anche il personaggio di Eren, il genio che conosce il fallimento nella sfera umana della sua vita.
Non saprei dire quale sia il messaggio di questo anime, sempre ammesso che ce ne sia uno. Forse che è giusto avere sogni ed ambizioni, ma è anche giusto conoscere i propri limiti. Che bisogna osare anche a costo di fallire, così da non avere rimpianti quando ci guarderemo indietro. Un elemento che non mi è piaciuto particolarmente è l’utilizzo continuo di flashback, utilizzato più volte in ogni episodio e per più personaggi, è un espediente utilizzato per spiegare i vari personaggi e le varie storie ma personalmente ritengo che se ne sia fatto un uso eccessivo. Tirando le somme posso dire che quest’opera mi ha colpita in positivo, la storia ed i personaggi sono veramente realistici e penso che descriva piuttosto bene l’ambiente lavorativo. Punto a sfavore sono, sempre a mio parere, le animazioni non proprio eccelse. Comunque un’opera interessante.
"Eren the southpaw" sembra ricalcare questa narrativa in quanto Eren, il personaggio da cui prende nome l’anime, è un genio tormentato dell’arte, la perfetta protagonista. E invece no, perché, come lo spettatore scopre poco dopo i primi episodi, questo anime è un vero e proprio inno alla mediocrità. Già nella sigla di apertura si vede Eren, il genio, agitare una bomboletta in cui c’è scritto “Per tutti coloro che non sono riusciti a diventare geni”. Il vero protagonista di questo anime è infatti Koichi, un compagno di scuola di Eren che condivide con lei la passione per l’arte. Ma Koichi non ha il talento del genio Eren e deve ridimensionare le sue aspettative per il futuro. Durante l’anime vedremo l’involuzione di Koichi, uno spettacolo che fa abbastanza male e che è estremamente realistico. Vedremo cosa succede quando la realtà e i propri limiti uccidono i sogni e cambiano la prospettiva della vita. Ma interessante è anche il personaggio di Eren, il genio che conosce il fallimento nella sfera umana della sua vita.
Non saprei dire quale sia il messaggio di questo anime, sempre ammesso che ce ne sia uno. Forse che è giusto avere sogni ed ambizioni, ma è anche giusto conoscere i propri limiti. Che bisogna osare anche a costo di fallire, così da non avere rimpianti quando ci guarderemo indietro. Un elemento che non mi è piaciuto particolarmente è l’utilizzo continuo di flashback, utilizzato più volte in ogni episodio e per più personaggi, è un espediente utilizzato per spiegare i vari personaggi e le varie storie ma personalmente ritengo che se ne sia fatto un uso eccessivo. Tirando le somme posso dire che quest’opera mi ha colpita in positivo, la storia ed i personaggi sono veramente realistici e penso che descriva piuttosto bene l’ambiente lavorativo. Punto a sfavore sono, sempre a mio parere, le animazioni non proprio eccelse. Comunque un’opera interessante.