Recensione
Se scaviamo più a fondo nelle dinamiche che affossano The Demon Prince of Momochi House, ci accorgiamo di quanto l'intera impalcatura scenica manchi di quel respiro vitale necessario a catturare lo spettatore. Il folklore giapponese e il concetto di ayakashi – gli spiriti della tradizione – rappresentano da sempre una miniera d'oro immensa per l'animazione, un terreno fertile dove mistero, malinconia e antiche leggende possono fondersi in racconti di straordinaria suggestione. Eppure, in questo caso, l'immenso potenziale del materiale d'origine viene completamente svilito da una regia piatta e priva di coraggio, incapace di valorizzare le atmosfere o di dare un vero spessore ai conflitti soprannaturali che dovrebbero muovere gli ingranaggi della narrazione.
Le puntate si susseguono seguendo un canovaccio stanco, privo di guizzi inventivi, dove persino i momenti di tensione o i presunti pericoli legati al mondo degli spiriti si risolvono in bolle di sapone, smorzando sul nascere qualsiasi forma di coinvolgimento emotivo. A ciò si aggiunge una colonna sonora timida e insignificante, che non riesce mai a sollevare le scene madri né a costruire quell'indispensabile tappeto di pathos e mistero. Manca totalmente la magia, l'afflato poetico o il brivido dell'ignoto; tutto scorre via con una tale prevedibilità da rendere l'esperienza non solo dimenticabile, ma a tratti faticosa. Un vero peccato, perché con una scrittura più coraggiosa e una maggiore attenzione allo sviluppo psicologico dei protagonisti, la casa dei Momochi avrebbe potuto spalancare ben altre porte verso il cuore di chi guarda.
Le puntate si susseguono seguendo un canovaccio stanco, privo di guizzi inventivi, dove persino i momenti di tensione o i presunti pericoli legati al mondo degli spiriti si risolvono in bolle di sapone, smorzando sul nascere qualsiasi forma di coinvolgimento emotivo. A ciò si aggiunge una colonna sonora timida e insignificante, che non riesce mai a sollevare le scene madri né a costruire quell'indispensabile tappeto di pathos e mistero. Manca totalmente la magia, l'afflato poetico o il brivido dell'ignoto; tutto scorre via con una tale prevedibilità da rendere l'esperienza non solo dimenticabile, ma a tratti faticosa. Un vero peccato, perché con una scrittura più coraggiosa e una maggiore attenzione allo sviluppo psicologico dei protagonisti, la casa dei Momochi avrebbe potuto spalancare ben altre porte verso il cuore di chi guarda.
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