logo AnimeClick.it


Tutte 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10


 0
Ataru Moroboshii

Episodi visti: 12/12 --- Voto 8,5
Il mononoke nella mitologia giapponese è uno spirito che è venuto a contato con dei sentimenti umani negativi e li ha fatti suoi; questa premessa da enciclopedia è doverosa, per non scambiare il mononoke con un fantasma. Quest'opera infatti è intrisa di folklore giapponese che purtroppo gli autori danno per scontato anche per un pubblico occidentale. L'anime "Mononoke" del 2007 parla appunto di questi spiriti e di un farmacista la cui missione è esorcizzarli: anche esso non è umano, ma è probabilmente una volpe, visto che lo si può vedere sempre uguale in diverse epoche storiche e che alcuni tratti del viso ricordano lo spirito/animale.
Dopo la storia già vista in "Ayakashi - Japanese Classic Horror", il nostro farmacista sarà protagonista di altre cinque storie fra il triste e il crudele: in tutti e cinque gli episodi sarà stato un tormento umano a dare vita al mononoke, e non si può non notare come spesso alla base della "Verità" dello spirito ci sia la sofferenza di una donna tormentata dalla società in cui vive. La denuncia della posizione della donna nella società giapponese tradizionale si fa palese fin dal primo episodio e si rivela alla lunga essere il pilastro centrale dell'opera.

Benché abbia trovato belle o gradevoli tutte le storie, purtroppo nessuna delle cinque è stata in grado di eguagliare la potenza orrorifica del racconto "Bakeneko" nella sua serie madre, vuoi perché ormai i meccanismi di questi spiriti cominciano a diventare più familiari e quindi meno spaventosi, vuoi perché non è più lo scopo del regista Nakamura fare soltanto un horror: nemmeno l'omonimo racconto "Bakeneko" presente in questa serie, pur condividendo molti elementi con l'originale, si rivela altrettanto spaventoso. Nella serie è invece aumentata la componente surreale ("Noppera-bō", "Nue"), questa sempre ben gestita, che spesso costringe lo spettatore a una comprensione all'ultimo minuto riguardo alla storia; molte volte invece il finale è criptico o aperto ma non per questo meno interessante.

Se le storie presenti in "Mononoke" sono "tradizionali", non lo è di certo il comparto grafico: nell'anime viene usata una tecnica di colorazione molto particolare di cui l'unico altro esempio da me conosciuto è "Il Conte di Montecristo" nella versione animata della Gonzo. Oltre a questo c'è da segnalare uno speciale filtro che viene applicato a tutte le immagini della serie per dare un effetto anticato. Devo ammettere che questi due escamotage uniti a uno stile di animazione fin troppo statico mi hanno disturbato e reso stancante la visione di quest'anime, nonostante le storie trattate siano sempre state di buon o addirittura ottimo livello. Il difetto maggiore di "Mononoke" è a mio avviso proprio questa regia statica e quasi "barocca", che molte volte rende la serie meno gradevole e più confusa di quanto non dovesse essere sulla carta. Assolutamente promossa invece la squadra degli sceneggiatori.


 0
CsT

Episodi visti: 12/12 --- Voto 9,5
Prima di tutto, quest'anime è uno spin-off di "Ayakashi: Japanese Classic Horror". Quindi, prima è meglio guardare quello. Detto questo, l'anime è stupendo, sia visivamente che a livello di trama.
In realtà non ha una trama vera e propria, in quanto sono una serie di storie autoconclusive della durata di tre o quattro episodi l'una, che però sono molto profonde e con un grande significato.
I disegni sono bellissimi, con colori che spiccano, e l'opera è piena di riferimenti alla cultura nipponica.
Non è certo il solito anime, appartiene a un genere che deve piacere o perlomeno intrigare, altrimenti potrebbe non interessarvi. Basta guardare le immagini per capirne lo stile.


 2
hakodate93

Episodi visti: 12/12 --- Voto 9
"Mononoke" è lo spin-off di "Ayakashi: Japanese Classic Horror" nel cui terzo e ultimo arco narrativo appare il Kusuriuri, sulla cui figura e attività verterà tutta la serie. La serie consta di cinque archi narrativi in cui il Kusuriuri affronta ed esorcizza i mononoke, ovvero ayakashi che, nutrendosi dei sentimenti negativi umani come l'odio o la vendetta, si trasformano in mononoke (mostri) che portano sventura e morte.

Personaggio principale e fisso della serie è il Kusuriuri, il farmacista nonché venditore ambulante di medicine e intrugli nonché esorcista, la cui figura è totalmente avvolta nel mistero e attrae per il suo fascino freddo e deciso. Trattandosi di una serie ad archi autoconclusivi, tutti gli altri personaggi cambiano di volta in volta, tranne Kayo già vista in "Ayakashi J.C.H". Mi limiterò dunque ad esaminare il protagonista cercando di portare un po' di luce, svelando qualche retroscena, nel fitto mistero che lo avvolge.

Chi è dunque il Kusuriuri o piuttosto cos'è innanzitutto? Quasi tutte le sue storie sono ambientate nel periodo Edo (1603-1868), mentre l'ultima è ambientata nel 1920 circa (periodo Taisho). La prima deduzione è che non è umano. Dal suo aspetto, le orecchie a punta, le unghie, il profilo volpino del viso, ma soprattutto dal trucco del viso (la linea rossa sul naso) si deduce che è una kitsune, uno spirito volpe. Secondo la tradizione, le kitsune assumono aspetto di donna, mentre il Kusuriuri è un maschio; forse perché solo i samurai, e solo i maschi potevano aspirare al ruolo di samurai, potevano portare la katana.
Il Kusuriuri percepisce la presenza dei mononoke grazie alla sua katana che lo guida nei luoghi infestati (egli stesso lo spiega a Kayo nell'arco dell'Umibozu). Arriva nei luoghi infestati spacciandosi per farmacista e venditore di medicine (la sua figura ricorda quella dei ciarlatani europei del XVII secolo che giravano le piazze a bordo di eleganti carrozze vendendo intrugli ed elisir di lunga vita e altra roba spacciata per curativa; nel primo arco del Bakeneko egli stesso offre delle tartarughe come afrodisiaco nonché come ottimo rimedio contro l'impotenza maschile). Compito suo è quello di condurre una sorta di indagine che sveli la Forma (il tipo di mononoke), la Verità (l'origine dell'odio che ha generato il mononoke) e la Ragione (l'evento che scatena la furia omicida del mononoke); grazie ad esse potrà sfoderare la katana ed esorcizzare il mononoke. Ogni volta che viene sfoderata la katana, il Kusuriuri assume un secondo aspetto dai capelli lunghi e bianchi e l'abito dorato (e qua si ritorna al concetto che il Kusuriuri è una kitsune che, secondo la tradizione, se bianca ha il potere di scacciare il male e di fungere da spirito guardiano; diventa dorata quando acquista tanto potere spirituale).
Sempre nell'arco dell'Umibozu, Kayo chiede al Kusuriuri quando avrà termine il suo compito di esorcista e per tutta risposta la kitsune le spiega che i Kami sono otto milioni, ossia sono infiniti, dunque qualsiasi spirito può trasformarsi in mononoke se contaminato dai sentimenti umani quali l'odio, l'invidia, il rancore e la vendetta. A un certo punto appare un umizatou che chiede a tutti i presenti qual è la cosa di cui hanno più paura; anche il Kusuriuri è tenuto a rispondere ed egli spiega che teme l'avvento di un mondo senza Forma, Verità e Ragione, senza le quali egli non ha più motivo d'essere e dunque di esistere. Considerando il fatto che credere agli youkai o ayakashi, agli oni (demoni) o alle kitsune, così come ad altre creature della mitologia nipponica, equivale a superstizione e a idolatria, questa paura può essere considerata come la paura fondata di giungere a un mondo ateo, materialista, dove si rifiuta non solo la religione ma il concetto stesso del soprannaturale e dell'esistenza di Dio stesso. Dunque è questa la paura che il Kusuriuri teme, ossia un mondo che rifiuta alcuni valori importanti come le tradizioni, il passato oltre all'accettazione del divino e di una vita post mortem.

In entrambi gli archi del Bakeneko si pone l'accento sulla condizione femminile nella società giapponese. Nel primo abbiamo un autentico caso di femminicidio e un caso di una ragazza costretta a un matrimonio di convenienza; nel secondo invece c'è il caso più emblematico di una donna discriminata nel mondo maschilista del lavoro nonché il caso di una ragazza che, pur di sfuggire alla povertà e all'anonimato del modesto lavoro di cameriera, è disposta a scendere a certi compromessi pur di raggiungere la notorietà e l'agiatezza economica.

Cinque archi narrativi per altrettante figure mitologiche: gli Zashiki-Warashi generati dai figli delle prostitute costrette ad abortire (ndr. ennesimo esempio della condizione femminile); l'Umibozu dove un sacrificio umano genera un mare di ayakashi (vedasi anche la cerimonia del mare in "Nagi no Asukara") e un mostro marino creduto la reincarnazione dello spirito di un monaco disperato; il Noppera-Bo ossia il senza-volto, ove il Kusuriuri rischierà di perdere la propria identità, recuperata grazie all'accettazione della realtà come "volto" della propria persona; il Nue, un animale che cambia forma a seconda da dove lo si guarda e dove lo spettatore assiste al Genjiko, ossia il gioco dell'incenso dove si deve indovinare il capitolo relativo al Genji Monogatari Sennenki; infine il Bakeneko, ove lo spirito del gatto dimostra attaccamento al proprio padrone defunto.

Il comparto grafico di "Mononoke" è un qualcosa di unico e di forte fascino. La si può tranquillamente definire un'opera sperimentale. Ogni arco narrativo, oltre a coprire due/tre puntate, sembra essere suddiviso in vari atti proprio come un'opera teatrale. Se lo si guarda attentamente, richiama il teatro Kabuki. Innanzitutto l'aprirsi e il chiudersi delle porte scorrevoli a mo' di sipario. In secondo luogo, ogni scena ha l'ampiezza di un grandangolo che permette di avere una visione di insieme di tutti gli elementi, animati e non; ogni scena è stupendamente incorniciata alle pareti, ma anche al pavimento e al soffitto, da pannelli dai colori sgargianti e da dipinti dai soggetti più disparati (si va da figure di madri con bambini e figure di donne con uomini nell'arco dello Zashiki-Warashi a figure di animali vari come i pesci rossi nell'Umibozu o i tanti polpi giganti nel primo arco del Bakeneko). Le scene splatter sono stilizzate alle pareti e sul pavimento con strisce irregolari rosse che richiamano il sangue (vedi l'arco del Nue o quello del Noppera-Bo); scopo dell'anime non è mostrare il fatto cruento in sé, sebbene sia un horror, ma trasfigurare il tutto in un clima surreale e teatrale.
Riguardo le animazioni, a volte si ha la netta sensazione di vederle al rotoscopio. Diverse scene sono lente, ma ciò serve a enfatizzare meglio ogni minimo dettaglio di cui si nota subito una cura maniacale e certosina (vedasi la pioggia all'inizio dell'arco dello Zashiki-Warashi o i fiocchi di neve nel Nue). Insomma, un lavoro magistrale soprattutto se comparato alla stragrande maggioranza delle altre produzioni animate.

Il mio voto è veramente alto poiché considero questa produzione veramente unica sia nel genere, con particolare attenzione ai miti e alle creature mitologiche, sia nel comparto tecnico che miscela sapientemente la cura maniacale per i dettagli con uno stile antico che riporta lo spettatore indietro nel tempo. Per chi ama la mitologia, la religione, la cultura, le tradizioni e la storia giapponese, questo è un autentico paradiso dove lo spettatore può approfondire la propria conoscenza e soddisfare ogni curiosità dopo la visione di ogni episodio. Se esiste ancora qualcuno che non lo ha visto, ritengo la visione di questo capolavoro assolutamente d'obbligo per potersi veramente definire fan dell'animazione giapponese nonché amante della cultura nipponica.


 7
AkiraSakura

Episodi visti: 12/12 --- Voto 8
È una serie molto particolare "Mononoke", sicuramente legata alla cultura giapponese in tutto e per tutto, come si può immediatamente notare dai colori sgargianti e dallo stile grafico simile a delle pitture di Hokusai in movimento. Acconciature tradizionali, geishe, samurai, demoni volpe, incensi, origami... Il tutto crea una commistione particolarissima, guardare per credere: l'apparato grafico di questo anime è assolutamente unico, e curatissimo nella ricerca dei dettagli. Questo ovviamente potrebbe piacere o non piacere: "Mononoke", come ogni opera d'arte che si rispetti, è un'esperienza puramente soggettiva.

Nel Giappone antico un misterioso farmacista/ psicoterapeuta/esorcista vaga alla ricerca dei Mononoke, spiriti maligni generati dalle emozioni negative delle persone (per la maggior parte donne: poi vi spiego il perché). Quando egli si imbatte in degli individui problematici, che hanno inconsciamente generato tali spiriti, avvia una sorta di anamnesi in cui cerca di individuare "Form", "Truth" e "Regret", ovvero la forma, la verità e il pentimento. Questi tre attributi sono indispensabili per effettuare l'esorcismo del Mononoke, che equivale allo stesso tempo ad una coloratissima e inquietante seduta psicoanalitica dei malcapitati. La guarigione, o "regret", corrisponde alla presa di coscienza dei personaggi dei loro errori, o delle circostanze esterne che li hanno spinti ad esternare, o diventare, il Mononoke.

Spesso il Mononoke ha a che fare con la femminilità e con la frustrazione delle donne giapponesi, sottomesse completamente dall'uomo, che le tratta semplicemente come oggetti di piacere. Il patriarcato giapponese è ancora oggi molto rigido, e l'indipendenza della donna è un cambiamento ancora in corso, che non è ben visto dalla società conservatrice. Un esempio lampante di questo fatto sono le ultime puntate della serie, in cui avremo a che fare con un caso di omicidio di una giornalista in carriera (la narrazione si sposterà avanti nel tempo proprio per poter affrontare il tema della donna giapponese moderna e del disagio dalla sua condizione).
Verrà anche affrontato il tema dell'invecchiamento della donna, con relativo svisceramento della psicologia femminile riguardante la percezione della degradazione del proprio corpo da oggetto di desiderio a oggetto di indifferenza. Oltre a questo, in un arco di "Mononoke", verranno fuori altri temi cari alla cultura giapponese, già trattati nel "Gosenzosama Banbanzai!" di Oshii: i legami di sangue e l'incesto.

"Mononoke" è quindi un'opera culturale e psicologica, che si concentra sopratutto sulle passioni umane, nel contesto di una cultura molto diversa dalla nostra. I richiami al buddhismo sono evidenti: "Form", "Truth" and "Regret", ovvero corpo, mente, consapevolezza, e quindi illuminazione/risveglio, che può avvenire solamente con l'unione di mente e materia, degli opposti nella totalità, Yin e Yang, maschile e femminile. Non per nulla l'aspetto del farmacista/redentore è volutamente androgino.

Passando agli aspetti puramente tecnici devo ammettere che mi ha stupito l'utilizzo di tecniche registiche abbastanza sofisticate, come il grandangolo e la traslazione della telecamera e la ripresa di particolari apparentemente insignificanti, nel contesto di una grafica volutamente "piatta". Le animazioni vanno un po' a scatti, ma questa è una scelta del regista per creare lo stile tipico di "Mononoke", assolutamente originale e fuori dai canoni classici dell'animazione.
Pe certi versi alcune scelte stilistiche mi hanno ricordato vagamente Ikuhara ("La rivoluzione di Utena", "Mawaru Penguindrum"), grande pioniere della trasposizione della psicologia femminile in animazione.

In conclusione "Mononoke" è sicuramente un'opera di nicchia, la cui visione deve essere fatta a cervello acceso. Personalmente, mi ci è voluto un po' prima di entrare in sintonia con lo stile di quest'anime, sicuramente molto fine a sé stesso e poco coinvolgente. Tuttavia ne sono uscito soddisfatto. Provare per credere!


 1
Pan Daemonium

Episodi visti: 12/12 --- Voto 10
Avendo visto "Ayakashi - Japanese classic horror" non ho potuto non completare con questo assurdo spin-off che si riallaccia agli ultimi 3 episodi della sopra citata serie basati su una storia originale di Kenji Nakamura, regista di "Mononoke".
Così come A., anche M. verte su vicende autoconclusive di 2-3 puntate, ma in questo caso il protagonista è sempre lo stesso soggetto, vale a dire il "farmacista"/cacciatore di mononoke. Apparentemente questi esseri, normalmente non presenti in questo mondo, nascono dalla fusione di un ayakashi, vale a dire uno youkai, uno dei tanti demoni del folklore giapponese, e delle profonde e squarcianti emozioni umane, generalmente legate a dolore e morte. Un umano che quindi prima di morire scatena una serie di emozioni coinvolgenti produce come conseguenza un mononoke. D'altronde questo modo di pensare è tipico della cultura nipponica, già di per sé occupata da numerose storie di fantasmi di persone decedute di morte violenta che vagabondano ancora sulla Terra, il tutto molto simile alla vicenda natale dei mononoke.

Le storie sono tutte coinvolgenti e seducenti, non solo per come sono espresse, ma anche per i contenuti. Come già detto, alla base della maggioranza di esse vi è un qualche turpe avvenimento, di conseguenza molte di esse presenteranno una serie di personaggi che verranno pian piano inglobati e metabolizzati dal male che nascondono, ma che hanno fatto. L'ultima vicenda è, in particolare, estremamente ben caratterizzata ed emotivamente d'impatto.
Ciò che, però, più caratterizza "Mononoke" è indubbiamente la sua sperimentalità. Le inquadrature sono assolutamente ciò che di meno ordinario abbia visto, assolutamente instabili e asimmetriche e fuse con un uso assurdo dei colori (un episodio tetro con improvvisi, ma sapienti sprazzi di colori e molti episodi, invece, colorati in modo solare per tutto il tempo) creano una percezione quasi sognante e psichedelica dell'anime, in sintonia con l'irrealtà delle vicende: il mononoke è infatti capace di trasportare le sue vittime in un suo mondo alogico.
Anche i riferimenti storici, in generale i costumi dei personaggi, le scenografie, i discorsi, sono assolutamente convincenti, esasperanti, trascinano lo spettatore in un mix di non-sense, '800 giapponese, folklore e psicosi. Non credo ci sia qualcosa di meglio per qualcuno amante di questi temi di fondo, che qui sono racchiusi in un unico tesoro.


 8
onizuka90

Episodi visti: 12/12 --- Voto 8
Mononoke è una serie del 2007 prodotta dalla Toei Animation e magistralmente diretta da Kenji Nakamura, regista di "Ayakashi: japanese classic horror". Quest'opera è considerabile infatti come una sorta di spin-off degli ultimi tre episodi di Ayakashi (intitolati: “Bake Neko”), un insieme di vicende parallele strutturate sulla medesima ambientazione e concentrate attorno all'enigmatica figura del farmacista (Kusuriuri), impegnato in un misterioso viaggio.

Mononoke è una di quelle serie che attirano immediatamente l'attenzione per la loro realizzazione tecnica e grafica. Questa infatti si discosta decisamente dai canoni tipici dell'animazione moderna per cercare invece un'identità e originalità proprie, traendo ampiamente ispirazione dalle stampe giapponesi tradizionali, sia per quanto riguarda gli ambienti sia per la ricchezza dei dettagli e delle decorazioni, elementi che impreziosiscono il tutto andando a comporre un incredibile e stupefacente mosaico di colori e figure, le quali sembrano come dipinte su pergamena. Si percepisce una palpabile atmosfera dal sapore “antico” che contribuisce al fascino esotico e misterioso che avvolge l'intera opera.
Senza timore alcuno la si può definire un'opera sperimentale, che interseca uno stile narrativo graffiante e travolgente, avvalorato e arricchito da una repertorio musicale d'eccezione, con una maniacale cura per i dettagli, rintracciabile persino nella realizzazione delle gocce di pioggia e dei fiocchi di neve.
Un'altra apprezzabile caratteristica si può rilevare circa la fattura del charachter design, spesso volutamente esagerato e caricaturale, in modo tale da evidenziare con efficacia le emozioni e le peculiarità caratteriali dei personaggi. Notevole anche il riferimento al teatro giapponese tradizionale, enfatizzato dall'aprirsi e chiudersi delle porte, tanto che sembra di assistere a una rappresentazione teatrale.

L'opera si struttura su cicli autoconclusivi di due o tre episodi l'uno, per un totale di cinque racconti.
Come già accennato in precedenza, la serie si concentra nel narrare le vicende di un enigmatico personaggio di cui poco si conosce, nemmeno il nome. Fin dal primo episodio viene svelato che si tratta di un “farmacista”, intento nel suo peregrinare per il mondo alla ricerca di sovrannaturali e pericolose creature denominate "mononoke". Esse nascono dal rancore, dai rimpianti, dall'odio e dalla disperazione delle persone, trascendono il mondo reale e portano distruzione ovunque si rechino, in cerca della loro vendetta; per questo si rende necessario purificarle. Arduo è perseguire tale fine, poiché occorrono tre indispensabili informazioni in merito a questi spiriti per poterli sopraffare: se ne deve conoscere “forma”, “verità” e “rimpianto”. In questo modo viene offerto uno spunto per sviscerare a fondo i personaggi dei vari racconti, in particolare si rivela importante ricostruire il passato e la vicenda psicologica che soggiace alla genesi del mononoke, elementi imprescindibili al fine del suo annientamento. Espediente piuttosto brillante, dunque, per infondere all'opera una notevole profondità e suggestività, merito anche del contributo offerto dalla sceneggiatura, incisiva ma illuminante, oltre che dal tono piuttosto tragico delle varie vicessitudini raccontate.

Fondamentale è la regia, capace di dosare perfettamente i silenzi, i momenti di stasi e di azione, forgiando in questo modo una perfetta atmosfera di tensione e d'insostenibile attesa per la manifestazione degli eventi. Ogni scena è un tassello che va a comporre e a chiarire la verità dell'oscuro orrore che si cela nei più reconditi anfratti dell'animo umano.
Il linguaggio visivo del regista non esita a impreziosire il tutto con elementi metaforici e simbolici di grande stile, conferendo in tal modo una maggiore suggestività ed espressività alla narrazione; è encomiabile anche la teatralità dei momenti dedicati al combattimento, coinvolgenti e sbalorditivi.

Per concludere, rintengo che Mononoke sia un'ottima serie dalle venature horror, che si distingue però anche per una forte componente psicologica e tragica. Un lavoro impreziosito da una regia azzimata e da un apparato estetico assai suggestivo. Non posso non invitare caldamente alla visione di questa serie così particolare e fuori dai normali schemi, non fatevi condizionare dalla sua estetica che, a prima vista, potrebbe fare storcere il naso a più di qualcuno. Mononoke rappresenta una ventata d'aria fresca nel mondo dell'animazione degli ultimi tempi, magari ci fossero più serie di questo tipo.


 0
Yama Dantès

Episodi visti: 12/12 --- Voto 10
Come non dare 10 a questa splendida opera? "Mononoke" è decisamente uno degli anime che mi ha colpito di più, fra tutti quelli che ho visto.
Di sicuro la trama non è usuale: un farmacista senza nome, che però dimostra di essere molto più di ciò che dice, viaggia alla ricerca di mononoke per... esorcizzarli? No, non solo, lui scava nel passato di questi demoni per capire come si sono formati, quali sono state le cause che hanno provocato la nascita di un Umi Bozu, di un Noppera Bou, di un Bakeneko o quel che sia. Una specie di Kogoro Akechi, o uno Sherlock Holmes nipponico dei tempi passati, dotato di una freddezza e di un coraggio che non ha per talento naturale, ma ha acquisito grazie alla sua profonda conoscenza della natura demoniaca.

Come dire che il disegno non è fantastico? I paesaggi, o meglio, gli interni prima di tutto: sono ricchi di particolari, con una precisione maniacale per i dettagli, si potrebbe dire. L'anime si basa in parte anche su questo, e gli sfondi senza dubbio fanno risaltare il contesto di tutte le vicende che vi si svolgono.
I personaggi sono altrettanto particolari. Il farmacista, prima di tutti (Kusuriuri in giapponese). Un semplice essere umano non può di sicuro avere delle orecchie così, e una freddezza così "inumana", appunto. Ma d'altra parte un demone non può essere, dato che li combatte. O meglio, cerca di eliminare la negatività e la follia della loro mente. Chissà, potrebbe anche cercare di dare la pace ad anime tormentate dalla vendetta. Ma non lo sapremo mai ciò che quell'uomo è in realtà, ed è proprio questo uno degli aspetti che dà maggior fascino alla storia.

Anche il resto dei personaggi è molto particolare, sebbene sia ben lontano dall'aspetto del farmacista. Oltre a quest'ultimo, l'unico personaggio che appare più di una volta nel corso delle varie storie dell'anime è Kayo/Chiyo, la domestica, che appare anche negli ultimi tre episodi della serie precedente, Ayakashi (in particolare, nel Bakeneko arc). Lei è un po' l'elemento comico, che sdrammatizza il contesto serio delle vicende in cui è presente.
I demoni, eh, come dimenticarseli! Sono rappresentati in modo inusuale, con un modo di pensare completamente diverso da quello a cui siamo abituati. E il farmacista, grazie alla sua esperienza, mano a mano che le storie vanno avanti trova sempre più indizi per risalire alla Verità e al Rimpianto (Makoto e Kotowari in giapponese) che hanno portato alla loro nascita.
Un bel 10 pieno, meritatissimo!


 1
Franzelion

Episodi visti: 12/12 --- Voto 8
Anime originale e particolarissimo, infatti ho scelto di guardare Mononoke proprio per questa sua peculiarità.
Ciò che lo contraddistingue da tutti gli altri è innanzitutto la parte grafica: disegni di qualità e dettaglio eccellenti, colorati con un prodotto particolare di cui non conosco la natura; le animazioni poi sono ridotte al minimo, proprio per dare risalto ai fantastici sfondi e particolari di ogni scenario, infatti potremmo definire Mononoke un "quadro in movimento", più che un anime.

Il genere può essere considerato Thriller/Giallo/Horror, poiché, grazie a delle magistrali e attente regia e sceneggiatura, le sequenze riescono sempre a trasmettere tensione od orrore, a seconda dell'occasione.
Non sono tutti episodi auto-conclusivi, dato che alcuni si presentano in gruppi di due o anche di tre (gli ultimi), ma non c'è un minimo filo logico-temporale che unisce un episodio all'altro, rendendo magari pesante il proseguimento della visione, che però saprà risarcirvi con un'infinita serie di colpi di classe e di stile, che sapranno stupirvi più di una volta.

Il protagonista è "solo un semplice farmacista", che può essere identificato come detective del paranormale, cercando di risolvere i diversi casi che si vengono a presentare, che sono sempre causa di un Mononoke. Questo può essere combattuto e sconfitto solo se si è a conoscenza della sua Forma, Verità e Rimpianto, che riusciranno ad essere noti solo grazie alle testimonianze dei diretti interessati, spesso vittime o colpevoli. Così si viene sempre a creare un intricato (a volte anche troppo, come negli ultimi 3 episodi, molto complessi) intreccio fra il passato dei personaggi coinvolti e il presente, il cui compito di risolvere il "puzzle" spetta al nostro caro farmacista, dal look assolutamente unico e artistico.
Effetti sonori e musiche sono ben inseriti in ogni scena, svolgendo bene il proprio lavoro in termini di regia e risultato desiderato.
Peccato solo per il finale un po' freddo: tutto sommato dall'ultimo caso mi aspettavo di più, considerando soprattutto il fatto che per raccontarlo sono stati impiegati ben tre episodi.

Per finire consiglierei Mononoke a chiunque voglia godersi un prodotto innovativo e caratteristico, che racchiude in sé tutta la raffinatezza e le atmosfere dell'horror giapponese puro, quindi se siete appassionati del genere non lasciatevelo scappare.
Un gioiello, che sprizza arte da molti pori.


 3
Limbes

Episodi visti: 12/12 --- Voto 8
Immagino che guardando gli screen ti aspetteresti che la particolarità, l’aspetto più eclatante di Mononoke sia la parte visiva. Sì, l’immagine è la grande componente stilistica dell’anime, ricercata, significante, sperimentale, per molti aspetti puramente suggestiva ed evocativa, nell’accezione originaria e propria di questi due termini. Premesso questo, in realtà la componente davvero pregnante, la funzione elevante l’immagine è il suono. Il suono che in Mononoke è ancora più significante dell’immagine, ancora più suggestivo, più evocativo. Il suono che scandisce le azioni, si riverbera negli spazi e nei colori, e s’insinua in ogni fessura, da ogni fessura, della trama del reale fisico e metafisico con la sua potenza, con la sua presenza.
Con il suono non intendo solo le musiche (Yasuharu Takanashi), che ci sono e sono notevolissime, si rifanno alle sonorità tradizionali estremo orientali in un unicum effecti di audio e video voluto per l’anime, e nell’opening sono ibridate con un tocco parigino di belle epoque ricreante un mix originalissimo. Con il suono intendo soprattutto gli effetti sonori, tutti, siano un tintinnio, il rumore della pioggia, lo sciabordare di una nave piuttosto che una porta che scorre o le molte profondità delle voci umane e non, passando per gli echi che si rispondono fra i diversi scenari e dimensioni. Tutti questi suoni, e molti altri, scrutano gli ambienti e fuggono, e ricreano la vera profondità spaziale (sonora) dell’opera.

Perché dal punto di vista della profondità visiva l’effetto non è proprio riuscito. Le campiture di colore piatte sono molto belle in virtù delle scelte cromatiche pastellate, del loro accostamento e soprattutto dei motivi variegati che decorano kimono, pareti, tappeti, vasi, ombrelli, pavimenti e praticamente ogni superficie si presti allo scopo. In aggiunta, ogni “tavola” è filtrata con una texture che dà a ognuna di esse un’apparenza da stampa giapponese antica, ritornando all’unicità di fine delle diverse componenti dell’anime. Ma va da sé che ottenere questo risultato comporta l’assenza di volumetria nelle figure e una grande attenuazione della prospettiva, la quale, non o poco rintracciabile nelle stampe, però nell’anime è cercata, e di conseguenza risulta incompleta e disturbata nella sua resa. Inoltre anche i disegni a volte soffrono di una certa approssimazione, con proporzioni scombussolate e tratti che mostrano una certa discontinuità. Come discontinue sono le animazioni, che capita siano imprecise e in generale danno un senso di rigidità non troppo piacevole.

Molto belli invece gli effetti visivi che, da una parte, impreziosiscono con piccoli elementi decò, ghirigori e infiorescenze stellate, i dettagli come le gocce di pioggia, i colpi fra le armi o alcuni luccichii, e dall’altra visualizzano con potenza tonale e figurativa porzioni sceniche più imponenti. Tra queste molto attenzionata, in maniera progressiva e suddivisa in più fasi, è la metamorfosi, o meglio il rilascio dell’unico protagonista della serie, il farmacista. Questo personaggio dalla caratterizzazione estremamente ambigua e accattivante, circondato da un alone d’impenetrabilità nonché molto laconico e sottile, distilla massime e sentenze di gusto quasi confuciano e si esprime con uno stile criptico oltremodo calzante al ruolo che riveste.
Il character design (Takashi Hashimoto) dei vari personaggi che si alternano nei diversi cicli di episodi è altrettanto originale, spesso strano, e gioca tanto sull’accentuazione di determinati caratteri somatici, che diventano quasi caricaturali, e sull’enfatizzazione di un certo tipo d’espressività facciale imparentata alla lontana con il teatro kabuki.

E proprio la scansione delle scene, resa mediante l’apertura e la chiusura delle pareti a scomparsa, dà un po’ la sensazione di assistere agli atti di una rappresentazione in cui la tensione e l’atmosfera di potente sospensione permeano ogni quadro animato. Il merito del conseguimento impeccabile di queste due componenti è della regia di Kenji Nakamura e dei co-registi Kouhei Hatano, Masayuki Matsumoto, Nama Uchiyama e Sumio Watanabe, i quali nella loro gestione della narrazione e dei ritmi sono magistrali. Infatti non c’è iato o inquadratura che non sia funzionale al mantenimento dell’attenzione e, soprattutto, alla ricreazione dell’attesa timorosa, elettrica, della manifestazione del sovrannaturale, ovvero del Mononoke, il quale è l’elemento scatenante di ogni circolo d’eventi. La presenza di queste essenze senza pace, dei Mononoke, è dosata con attenzione certosina: la loro comparsa è preparata a dovere ed è il punto d’arrivo di una ricerca sapiente in cui le parole, i gesti, i non detti, i rumori che aleggiano e il taglio delle sequenze sono giocati e combinati per ottenere il miglior equilibrio ricreante l’arsi massima. Lo svolgersi degli episodi è riflessivo ma incalzante, dà il tempo per pensare, per porsi le relative domande e gustarsi la ricchezza e la singolarità dell’immagine, e procede a passi contemplativi che però poco per volta si velocizzano trascinando gli sviluppi fino alla loro soluzione, fino all’unità di Forma Verità e Rimorso il cui significato si scopre ciclo dopo ciclo, allo stesso modo del segreto dei Mononoke, e del segreto del farmacista.

Peccato però per l’ultimo, di ciclo, che ricompone tutti i pezzi dei misteri ma si discosta troppo dall’ambientazione del Giappone feudale tenuta fino ad allora, con un salto temporale che c’entra poco e niente con lo stile dell’opera e spezza quell’unità d’effetto mantenuta alla perfezione per i primi tre tronconi, proponendo tra l’altro la storia meno riuscita della serie.
Una serie che malgrado ciò rimane pregevolissima, rara, fine, di cui di sicuro m’è sfuggito, non essendone un conoscitore, gran parte del simbolismo e dei richiami alla tradizione e ai miti del Giappone antico, dei quali in ogni caso si avverte anche in modo subliminale la presenza.
Tuttavia Mononoke è a prescindere un’opera che va vista, soprattutto da chi dovrebbe capire qual è il vero horror, la vera tensione sovrannaturale con un significato latente e profondo vero.


 0
Vrt

Episodi visti: 2/12 --- Voto 9
La serie è uno spin-off dell'arco chiamato Bakeneko della serie del 2006 Ayakashi: Japanese classic horror (non l'ho vista quindi non so altro). Per gli episodi che ho visto la serie sembra raccontare le vicende di uno pseudo-farmacista dall'aspetto abbastanza volpino e i suoi incontri più o meno casuali con i mononoke, esseri soprannaturali che provano rancore verso gli esseri umani. In qualunque modo si svolgesse il mestiere di farmacista nel giappone antico, lo strano personaggio da l'impressione di saperla molto più lunga di un comune venditore di medicine.
Lo stile atipico del disegno non è un semplice contenitore per gli eventi ma trasuda profondità e giapponesità (?) da ogni frame. I contenuti, profondi come può essere profondo il ranconre, sono avvolti in una regia surrealistica che definirla inquietante è dire poco. Insomma la bellezza delle immagini non va a discapito della narrazione, o viceversa (ma perché dovrebbero?), si sposano invece in un prodotto disseminato di simbolismi tremendamente efficaci e per questo si creano più piani di lettura. La semplice caccia al fottuto mononoke (ma quanto fanno paura quei bambini?) arriva direttamente nelle profondità dell'animo umano disseminato di ombre, pieghe e quant'altro nessuno vorrebbe mai avere al proprio interno, tanto che anche il sicuro farmacista volpe perde la sua bussola. Insomma forma, verità e ragione.
Considerando che tutto ciò è uscito dai primi due episodi, beh, non vedo l'ora di vedere cosa mi riservano gli altri.

Gricardo Corbi

 0
Gricardo Corbi

Episodi visti: 12/12 --- Voto 10
Ottimo per me. Animazione di eccezione. Trama ottima: il tema è l'esorcismo. Le figure si delineano con modi ottimi e si percepiscono come costruzioni vere e mai come pupazzi, come simboli, come personificazioni di una solo idea. Una serie davvero giapponese: si confa solo ad una minoranza minuscola; d'altronde oggi l'animazione è "Naruto Shippuden", "OnePiece" e "DragonBall". Sono stili avversi.

Kami

 0
Kami

Episodi visti: 12/12 --- Voto 9
Mononoke è una serie molto, ma molto particolare. In effetti basta dare un'occhiata alle screenshot per rendersi conto che non ci troviamo di fronte il solito anime ad ambientazione scolastica o quant'altro. La serie è episodica ed il filo conduttore è rappresentato dallo strano protagonista, sedicente venditore ambulate di medicine, dal volto che ricorda le kistune, le volpi. Egli viaggia in questo mondo baroccamente disegnato, in una overdose di colori brillanti, inseguendo una tipologia di spiriti della mitologia giapponese, i mononoke appunto. Personalmente sono rimasta molto colpita da quest'anime, ma c'è voluto un po' di tempo per appassionarmene. E' un gioiellino bizzarro, affascinante. La cosa migliore è lasciarsi andare del tutto, farsi confondere dai colori sgargianti, seguire le misteriose trame sciolte dal protagonista in un percorso che poteva essere prevedibile ed invece risulta solamente accattivante. Credo che saranno pochissimi i critici favorevoli a questa serie, ma questo numero esiguo l'avrà apprezzata fino in fondo, come merita :)