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Ibara

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7
Arete Hime è un anime che vale la pena vedere, purché ci si trovi nel giusto stato d'animo. La narrazione è infatti abbastanza lenta, e per così dire contemplativa: gli autori lasciano allo spettatore il tempo di pensare (il ritmo della narrazione è lento, ma non abbastanza da risultare noioso), incoraggiandolo a seguire il percorso mentale dei personaggi.
La storia racconta di una giovane principessa, e rielabora in maniera abbastanza originale i cliché delle favole sulle principesse. Arete vive confinata nella propria torre, lontana da tutti, e si chiede quale sia il suo scopo nella vita, se non possa essere qualcosa di più di un premio che suo padre offre al più valoroso dei suoi cavalieri, mandati ai quattro angoli della terra a reperire manufatti magici.
E proprio questi manufatti magici attirano al castello uno stregone che rapisce Arete, confinandola in un'altra torre, persino più angusta di quella in cui stava prima.
Ovviamente non ho raccontato tutto, la storia è abbastanza articolata.

Dal punto di vista grafico, il tratto mi ha ricordato molto le opere di Miyazaki - soprattutto, ho visto molti punti in comune con "Nausicaa della valle del vento" -, con in più un'estrema accuratezza e gradevolezza nella rappresentazione degli interni e dei vestiti dei personaggi. I colori non sono carichi come nella stragrande maggioranza dei prodotti di animazione, e rendono al meglio gli effetti di luce, permettendo allo spettatore di godere persino della bellezza dei paesaggi, davvero molto molto belli e ben fatti.

Dunque, "Arete Hime" è una storia profonda, "adulta", pur essendo una favola su una principessa bambina; ha un aspetto grafico gradevole, curato e pulito, pur essendo molto semplice, con un'impennata di qualità verso la fine. Dove sta il problema? Perché solo un 7?
Arete Hime dà l'impressione di essere sbilanciato: a volerlo dividere in tre parti (Arete nel suo castello, Arete prigioniera del mago, Arete in missione), le prime due hanno molto più spazio dell'ultima; fatto strano, visto che la terza parte è potenzialmente la più coinvolgente, vista la linearità e la lentezza delle prime due.
Così, la terza parte dà l'impressione di concentrare gli eventi in poco spazio, e lascia lo spettatore a bocca asciutta con una conclusione che arriva inaspettata; nel senso che non ti aspetti che finisca così e così presto.
Comunque, pur con questo difetto, Arete Hime resta un buon prodotto, che si presta anche a un'ulteriore visione.


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Armisael

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8
<b> Tolti riferimenti ad altre recensioni.</b>

In effetti a parte consigliarne la visione a tutti non saprei di cos'altro parlare, a parte qualche piccola considerazione personale.
Soprattutto mi è piaciuta la spiegazione della magia in quanto reliquia di un'era tecnologica precedente, e qui la citazione di Nausicaa è abbastanza evidente... come pure nella pentolaccia volante.

Poi lo stile grafico un po "retrò" per una storia come questa lo trovo molto azzeccato, senza effetti mirabolanti od altro riesce a comunicare un senso di fluidità e tranquillità alla storia che ben dispone alla visione senza inutili distrazioni.

Insomma, un buonissimo film con un contenuto serio, da vedere per rilassarsi ma senza spegnere il cervello.

Buona visione.

Vale

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Vale

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7
Peccato...
La trama non decolla mai e i dialoghi non hanno quello spessore che mi sarei aspettata (ok era un fansub probabilmente un'eventuale edizione italiana con un buon adattamento farà giustizia).
Certo tecnicamente è superbo con una grande cura del dettaglio ma sinceramente non capisco perchè creare un mondo fantasymedievale così bello e raccontare una storia secondaria.
Che senso ha creare grandi eventi e narrare solo chi ha vissuto all'ombra di questi?
Un po' come Hown insomma.
Anche la fine non l'ho capita.

SPOILER che va a fare dall'aquila se non prende il cristallo...

Insomma tutti personaggi che soffrono per la maggior parte del tempo della sindrome di chi non passa mai dal pensiero all'azione.

Peccato...

Insomma

KenzoTenmaFRNSGLRadicchio

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KenzoTenmaFRNSGLRadicchio

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
Tra le poche cose che riescono a smuovermi dal mio consueto torpore mentale ci sono sicuramente le favole. Solitamente sono abbastanza critico verso questo tipo di narrazione, nel senso che se non è fatta come si deve provo un senso di disagio, ben sapendo che per riuscire bene nella rappresentazione del frutto di una buona immaginazione (senza cose spettacolari e, diciamocelo, banali come draghi e magie impossibili) ci vuole molta più fatica che nel mettere in scena sequenze surreali o intimiste (che dopo un po' rompono -a meno che uno non si chiami Shinkai e sappia bilanciare le due cose).
Questo lungometraggio, molto bello, molto semplice ed allo stesso tempo particolare rappresenta decisamente quello che io mi aspetto dall'animazione moderna: meno voli inutili, meno comicità sboccata, meno riflessi delle aspettative dei maniaci del genere (che fanno più danno di un terremoto). Quello che un qualsiasi spettatore può trovare piacevole seguendo, per quasi due ore di visione, le avventure e disavventure di Arete è una capacità di raccontare inusuale, fatta di gesti e parole più che di animazioni luminose (anche se per quanto riguarda le animazioni non ha da invidiare a nessuno). Attraverso l'alternarsi di scene chiare e scure, assistiamo all'evolversi del piccolo mondo personale della principessa protagonista della storia, al contrasto tra una realtà desiderata ed una imposta sempre da altre persone o dagli eventi. Penso non ci sia momento nel complesso in cui lo spettatore non si senta in qualche modo coinvolto non solo dalla risoluzione degli eventi ma anche, e soprattutto, dalle preoccupazioni, dalle delusioni, dalla rassegnazione e dalle aspettative dei protagonisti. Una favola delicata, in cui la magia gioca un ruolo quasi irrilevante, marginale, sostituita (in realtà dovrei parlare di riacquisizione di un ruolo perso da tempo) dall'immaginazione e dalla voglia di realizzare con le proprie mani i sogni, nonostante il mondo attorno dia solo segnali negativi.
Proprio la capacità di reagire, la consapevolezza di poter cambiare le cose è il filo conduttore della storia (tratta da "The Clever Princess - La principessa capace" di Diana Coles): rompendo i tre specchi della vita rappresentati dall'immobilità (rendendosi conto di voler riuscire in qualcosa), della rassegnazione (dando un senso alla propria esistenza) e della paura della morte (sfuttando il tempo a disposizione in maniera costruttiva) penso che si voglia dare (e si riesca a fare molto bene) l'idea che richieda molto più impegno e forza di volontà scontrarsi con le proprie illusioni che accettare di vivere un'esistenza priva di preoccupazioni (quella di chi pensa "una cosa so di non saperla fare, non la faccio"). Questo senza bisogno di una vera e propria caratterizzazione negativa dei personaggi: sia la protagonista che il suo carceriere corrono per strade parallele, attraversano le medesime difficoltà, trovano risposte divergenti alle loro necessità che tuttavia alla fine sembrano coincidere.

Come mi trovo spesso a pensare, forse inutilmente forse no, si arriva meglio ad esprimere un concetto tramite poche semplici espressioni che infiocchettandolo con belle parole. In questo senso Arete rappresenta il fiore della semplicità ed il modello perfetto di favola classica (allo stesso modo in cui i lavori di Miyazaki rappresentano il modello "quasi" perfetto di favola moderna e quelli di Satoshi Kon di favola contemporanea). So che in questo modo, ovvero incastonandolo in questo ruolo di modello, rischio di ghettizzarlo più di quanto è stato fatto (in pochi lo conoscono), tuttavia non posso non dargli la rilevanza che meriterebbe.

La storia, come ho detto, segue i passi della piccola principessa Arete attraverso i tre stadi (desiderio, rassegnazione, volontà): rinchiusa nella sua piccola stanza nel castello, in attesa che qualcosa cambi, Arete, con il suo sguardo dolce e scrutatore, osserva la realtà attraverso un'unica finestra (ed un passaggio segreto che le permette di uscire e vagabondare fuori dal castello). Lei però non è una Raperonzolo, non aspetta che qualcuno la salvi. Spinta dalla necessità di apprendere (che è forte quanto quella di sopravvivere) invidia quel mondo che la sua condizione le preclude: un mondo che ci viene presentato nel lavoro quotidiano di vetrai, artigiani, tintori, ambulanti, sarti, coniatori, in breve tutto quanto è nelle possibilità umane.

Le giornate di Arete, quando non impegnate a giocare a scacchi da sola e ad affacciarsi al mondo dalla ferita nella sua solitudine rappresentata da quell'unica finestra, vengono occupate nella ricerca di risposte ai suoi bisogni nei libri e nei tesori magici (ma sostanzialmente privi di valore per lei, se non per il fatto di essere creazioni umane) che i vari pretendenti alla sua mano riportano dalle spedizioni nelle terre lontane: vediamo una sfera carillon, uno scrigno animato, una sorta di macchina per il moto perpetuo, un'ampolla magica ed un libro. Proprio leggendo la storia raccontata nel libro, comprendendo quanto in realtà la sua vita sia considerata quasi accessoria dagli altri (nella bella scena delle visite notturne con i due cavalieri che vengono praticamente paragonati a ladri e bugiardi e lei che, in uno sfogo al cavaliere Daraboa, dice che il governare sui pensieri di tutta la gente sarebbe per lei insostenibile) e riflettendo sulle parole della terza visitatrice (una strega che cerca lo strumento in grado di prolungare la sua esistenza), trova la determinazione per scappare.

A questo punto della storia entra in scena l'altro protagonista: lo stregone Boax. Giunto al castello per mezzo di una macchina volante identica all'elicottero di Leonardo (una pentolaccia con una vite di tela rotante), propone agli anziani di sposare la principessa, che nel frattempo era stata ripresa mentre si allontanava con un gruppo di addestratori di orsi e ricondotta al castello, per liberarla da una presunta maledizione (troppo reazionaria=maledetta). Arete, bambina d'aspetto qualunque e di carattere abbastanza deciso (perciò neanche riconosciuta come principessa), viene resa, con lo strumento inutile che trasforma solo in cose inutili del mago Boax (questo lo dirà lui in seguito), una bianca principessa ubbidiente e priva di volontà (non è proprio la stessa cosa ma mi ricorda il cuore di Kai congelato dalla regina delle nevi -qui si tratta di una sorta di blocco psichico) e viene condotta al castello diroccato dello stregone.
Nel castello viene riprodotta la stessa situazione precedente: al posto di una piccola stanza con un letto ed una sola finestra, la principessa si ritrova in una piccola stanza di una segreta che, attraverso uno dei tre desideri concessi dal potere di un anello (datole dalla strega al momento della vestizione per il viaggio), renderà simile alla sua (con stelle alle pareti ed una finta finestra disegnata). Trovandosi in uno stato semicosciente (sa cosa fa ma non può controllarlo), la magia risulta inutile in quanto associata ad un desiderio minimo che serve solo a riprodurre un'attesa altrettanto inutile (essere liberata da un principe).
Proprio nell'attesa che qualcosa cambi (attesa passiva) si legano le esistenze ed i propositi di Arete e Boax. Il mago infatti, nella divertente scena del pasto notturno con il ranocchio antropizzato Grovel, racconta della profezia che lo ha spinto a rinchiudere Arete e del senso di voler prolungare la sua vita: la speranza che qualcuno come lui lo venga a salvare ("Posso aspettare per l'eternità" dice Boax, subito rimbeccato da Grovel "Vivere per aspettare la morte"). Speranza alla quale comprende di non potersi affidare, nella sua visita notturna ad Arete ("Passerò l'eternità a cucire. Tu cosa farai?" gli dice lei -un rigurgito di coscienza peggiore di una pistolettata alla fronte).

Per il resto della storia mi soffermerei sul dialogo (più monologo ascoltato) di Ample, la paesana che porta le vivande al mago in cambio dell'acqua che mantiene in vita il suo villaggio, ed Arete. Il racconto della ragazza smuove lentamente le catene che trattengono la coscienza della principessa (il "Sono qui" e il "Voglio parlare con lei, con la voce del cuore" rappresentano un tentativo di reazione allo stato di assuefazione alla noia che le permette di vivere non pensando a niente -"Ma io finalmente non ho necessità di farlo" in relazione al pensare). Arete inizia a raccontarsi una storia per allontanare la noia. Dal momento che raccontare significa ricordare e ricordare significa aver coscienza della propria esistenza, la storia che credeva inventata si manifesta come il racconto reale della sua vita precedente (che il suo stato di inedia mentale le aveva fatto dimenticare): il suo sguardo sulle case, sulle vita delle persone sotto i tetti di quelle case e nelle strade, l'invidia per quelle esistenze semplici e speciali ("Vorrei essere una di loro") e le parole della strega ("Ancora credi che la vita abbia un senso?").

Il resto mi sembra giusto lo scopriate per conto vostro.

Bella trama per un altrettanto bel lavoro di regia (Katabuchi Sunao): assolutamente imperdibili la scena delle visite notturne, del viaggio sul mezzo di Boax, della vita nel castello, del modo in cui Arete sperimenta il funzionamento della pietra verde del serpente d'acqua (cosa sia ve lo vedete per conto vostro) e dei ricordi di Boax (con la madre vicino all'oceano). Animazioni più che buonissime (prodotte dallo STUDIO 4°C), soprattutto nelle scene buie (la lunga scena nella stanza con la sola candela accesa). Riconosciuta subito anche la voce di Origa nel tema musicale "Krasno Solntse" (in russo). Buona anche la canzone finale che, se ho letto bene i credits alla fine del film, è "Golden Wings" cantata da Onuki Taeko su musiche di Senju Akira.

Mi ci voleva proprio una bella cosa come questa per rilassarmi un po'. Prodotto superconsigliatissimo. Se scopro che qualcuno non l'ha visto lo trasformo in un batrace!

Testu

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Testu

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8
Ciò che ho apprezzato principalmente di Arete Hime è stata soprattutto la ben resa ambientazione medievale, sia in alcune parti del mobilio che nel vestiario dei personaggi, soprattutto quelli minori quali ancelle ed artisti di strada. In quanto alla storia si può dire che ultimamente va di moda per le fiabe andare controcorrente, e in quest'ottica anche Arete Hime rende a modo suo interessante il vecchio e stanco canovaccio della principessa rinchiusa nella torre e del mago cattivo che la perseguita, però lo fa senza aver nulla a che spartire con la demenzialità Shrekkiana dei divertenti cartoon americani. Questa principessa non tira calci cantando o parlando come uno scaricatore di porto, è una che durante il suo recluso stile di vita per trascorrere il tempo ha messo in funzione il cervello, ricercando ove possibile (spiando e leggendo) le fonti di informazione che le venivano negate, diventando così una persona più colta della media che vede ciò che per gli altri è banale da una prospettiva diversa e più affascinante. Sin dall'inizio ci troviamo quindi una ragazza disincantata, pratica, purtroppo un pò distaccata, con uno spirito più forte di quanto traspare dal fisico e dall'atteggiamento, una che non vuole contare su nessuno all'infuori di se stessa, perchè percepisce che nella sua posizione regale la poca gente che le parla lo fa falsamente o a sproposito. Insomma Arete è un tipo di principessa romantica per altre vie, ovvero non nell'attendere il principe azzurro sul cavallo bianco che la salverà portandola via e sposandola, ma bensì: nel voler fortemente trovare uno scopo ed un talento proprio, nel desiderio di vedere il mondo che la circonda e nella forza di non piegarsi mai del tutto alle volontà altrui che la vogliono sottomettere...
Che dire i ragazzi che ci hanno confezionato in passato quel bellissimo cortometraggio di Kigeki si sono impegnati per bene, creando un'atmosfera curata ma diversa dalla precedente, dove ancora una volta i libri sono tenuti in buona considerazione e la magia, per quanto inverosimile, non è sempre ciò che sembra, ma anzi può avere anche diverse chiavi di lettura, come la capacità creativa dell'artigianato. Lo definirei un anime bello, va visto almeno una volta, ma devo dire che rinnovando una formula classica senza l'espediente della comicità, possiede una notevole lentezza che potrebbe rendervi noiosa una seconda visione.

Miriel

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Miriel

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
Mi spiace davvero che una storia così bella, una splendida fiaba come questa, sia davvero poco conosciuta. Io ne ho scoperto l'esistenza per caso, e ho deciso di scrivere qui una recensione per spingere qualcun altro alla visione di questo film. Lo studio di produzione, 4°C, è lo stesso di kigeki.
Trama: Ci troviamo in un'epoca fantasy medievale, in questo mondo gli stregoni non esistono quasi più e la magia rappresenta un retaggio del passato. Arete (che vuol dire virtù in greco) è una principessa segregata in una torre del castello del padre. Ma lei non è in attesa di un principe che la liberi, vorrebbe solo poter andare in giro per il mondo e fare esperienza, visto che, tutto ciò che sa, lo ha appreso dai libri. Un giorno a palazzo arriva uno stregone, che pare intenzionato a prendere in moglie la principessa.

La cosa interessante di questo film è che, partendo dai tipici presupposti di una fiaba, li ribalta, giungendo a delle riflessioni sul senso della vita e sul ruolo che ognuno ha nel decidere il proprio destino. Ne consiglio caldamente la visione a quanti amano le trame intelligenti e le storie non banali.