logo AnimeClick.it


Tutte 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10


 3
Kotaro

Episodi visti: 52/52 --- Voto 8
Una delle cose che più amo dei cartoni animati giapponesi è la loro incredibile varietà di temi. Le serie del filone World's Masterpiece Theater, nel corso dei decenni, ci hanno portato a viaggiare fra le storie più belle create dagli scrittori dell'Occidente, dalla Svizzera all'Italia, dalla Francia all'Inghilterra fino ad arrivare all'America, un paese la cui storia è più giovane rispetto a quella di altri stati, ma non meno interessante o degna di essere raccontata.
Ho sempre trovato molto curioso il fatto che i cartoni animati prodotti in America non avessero mai voluto raccontare in maniera seria o matura la storia del proprio paese, salvo qualche stereotipata baruffa fra indiani e cowboy di tanto in tanto, mentre invece il Giappone ha, spesso e volentieri, offerto adattamenti animati delle opere del Mark Twain o della Louisa May Alcott del caso, che mostravano a modo loro la storia e la cultura dell'America del tempo che fu. Una visione, certo, non sempre realistica al 100%, ma senza dubbio molto sentita e accurata, capace di trasportare lo spettatore e la sua fantasia in un paese lontano nel tempo e nello spazio, dove la vita era spesso dura, ma anche ricca di fascino.

"Fiocchi di cotone per Jeanie" è una delle tante serie giapponesi che hanno cercato di raccontare l'America dell'800.
La base da cui nasce, per una volta, non è un romanzo, ma la vita (molto romanzata, nel cartone animato) e le opere di Stephen Foster (1826-1864), compositore americano noto principalmente per "Oh, Susanna".
In particolar modo, è al brano "Jeanie with the light brown hair", citato alla lettera (in traduzione) già nel titolo originale, che la serie si ispira, raccontando la vita di Jeanie McDowell, amica d'infanzia e futura moglie del compositore, che le dedicò poi l'eponimo brano.
"Fiocchi di cotone per Jeanie" non si smentisce, presentando sin da subito tutte le caratteristiche tipiche di questo tipo di prodotti nipponici: una protagonista dolce, pura di cuore e molto determinata a cui capitano i peggiori travagli e disgrazie che lei affronta sempre col sorriso, la morte di un genitore, una matrigna problematica, un'istitutrice severissima ai limiti della denuncia, compagne di scuola dispettose e vipere, medici sempre disposti a salvare vite umane, ricconi che calpestano le vite umane e via dicendo, il tutto in un'ambientazione a stelle e strisce non sempre perfettamente accurata, ma certamente molto affascinante.
Pochissimi i punti fermi da rispettare, principalmente solo la storia d'amore fra Jeanie e Stephen e la vocazione da musicista di quest'ultimo. Del resto, anche la prima cosa che ci si doveva aspettare, i capelli castano chiaro di Jeanie (ritratta come bionda nel cartone animato, nonostante il titolo), non viene rispettata, quindi è ben chiaro che gli autori, partendo da pochi cenni biografici e dalle strofe di una canzone, hanno avuto la più totale libertà di inventare da zero la vita di Jeanie McDowell e di Stephen Foster.
"Fiocchi di cotone per Jeanie" manca, dunque, di una trama ben definita, di una sceneggiatura originale in forma di romanzo su cui basarsi, e imposta il suo racconto come se fosse la vita dei due ragazzi, che vengono mostrati inizialmente bambini, intenti a giocare nei prati insieme a Bill, il loro amico più caro, povero e di colore ma mai bistrattato per questo.
Bill suona il banjo, Stephen suona con l'armonica a bocca belle melodie da lui stesso composte per l'amica di sempre che gli fa battere il cuore, e Jeanie sorride, felice, e vorrebbe che quei giorni spensierati non finissero mai...
Ma la vita è imprevedibile e ricca di cambiamenti e così, analogamente, anche la struttura della serie, che porta quei bambini a crescere, a cambiare di continuo città, paesi, luoghi, a conoscere persone nuove, a imparare da loro, a trovare dei sogni per il futuro, a provare dubbi, a innamorarsi.
Questo è insieme il più grande pregio e il più grande difetto della serie: non v'è un punto d'arrivo, se non il coronamento della storia d'amore fra i due protagonisti, e non v'è nulla di definito o scontato, in quanto si cambia spesso location, atmosfera, personaggi che accompagnano Jeanie e Stephen mentre si incamminano in direzione del futuro, finché, nelle fasi finali della storia, scopriamo che i bambini spensierati dell'incipit sono adesso quasi adulti, alle prese col lavoro e con un amore che, sbocciato troppo tardi, finisce per essere assai travagliato.

Di buono c'è una certa varietà nelle situazioni e nei temi, che porta ad avere episodi di tipo diverso: più tristi, più rilassati, più movimentati, più introspettivi, a volte anche comici (c'è persino un simpatico episodio in stile "Mamma, ho perso l'aereo").
D'altro canto, però, spesso si indugia un po' troppo in certe situazioni di cui allo spettatore importa poco, tralasciando elementi o personaggi che magari si voleva approfondire meglio o ci si aspettava di rivedere. Si citano ad esempio il gruppo di episodi centrali dedicato al ritorno a casa dei protagonisti per le vacanze estive, che fra un imprevisto e un altro sembra non avvenire mai e viene poi liquidato in poche sequenze; o quello finale, dove si dà troppo spazio ai lagnosi bambini dell'orfanotrofio dove Jeanie svolge il tirocinio, a scapito dei protagonisti, che vedono la loro love story e le loro problematiche narrate con una certa frettolosità.
Del resto, anche la vita è così. Non sempre si possono prevedere le sue direzioni, non sempre si può restare sempre nello stesso posto, insieme alle stesse persone, non sempre potremo ritrovare le persone che ci lasciamo alle spalle, non sempre i cambiamenti saranno positivi o graditi.
Fra alti e bassi, nel corso della sua "vita" a cartoni animati, la serie non manca di narrarci di numerosi personaggi e numerosi temi, guidati da un trio di protagonisti il cui quadro psicologico è dipinto con gran cura.
Jeanie è una protagonista adorabile, che affronta un chiaro percorso di maturazione da bimba capricciosa e agiata a ragazza ricca di ideali e determinazione, capace di comprendere le sofferenze degli altri e di aiutarli a superarle. Una ragazzina idealista, ribelle, poco incline alle costrizioni, che riesce sempre a vedere del buono nella gente che le è intorno e ne conquista, per quanto non sempre immediatamente, la fiducia. Tanto brava nel comprendere il cuore altrui quanto ottusa quando si parla di capire il suo, è una ragazza idealista, forte e dal sorriso splendido e contagioso, esattamente come il futuro marito canterà nel suo testo.
Più secondario, diverso, ma non meno affascinante il percorso di crescita di Bill e Stephen: ragazzini d'altri tempi, che devono abbandonare ben presto l'infanzia per diventare forzatamente uomini, imparare a cavarsela da soli, a lavorare, a programmare il futuro per sé e per le persone che amano. Entrambi crescono all'ombra dei propri padri, figure fondamentali nella formazione dei due ragazzini, e attraversano numerose problematiche, seppur accomunati dalla passione per la musica, lungo il loro cammino.
Bill, in quanto ragazzino di colore e di famiglia povera, sa di non avere le stesse possibilità dei suoi amici bianchi e ne soffre in silenzio, sognando di diventare un vero uomo come il padre Joe, un omone esperto nei lavori di fatica e sempre affidabile e sorridente nonostante la povertà.
A Stephen, nonostante non abbia problematiche legate al colore della pelle, le cose non vanno poi meglio, diviso com'è fra gli studi in legge che la famiglia gli impone e il desiderio di fare musica e diventare un uomo degno di sposare e poter mantenere, un giorno, l'amata Jeanie che al momento sembra non accorgersi dei suoi sentimenti.

Di episodio in episodio, "Fiocchi di cotone per Jeanie" diventa ben presto un piacevolissimo viaggio nell'America di qualche secolo fa, esplorata nei suoi più vari aspetti: i ridenti paesini di campagna, i campi e le piantagioni, le immense distese verdi, le foreste, i canyon, i fiumi, le chiese, le scuole, i piccoli negozi, la grandezza e la vivacità di New York, i rigidissimi collegi privati, orfanotrofi che cadono a pezzi, le lussuose ville della gente ricca dove si tengono feste e ricevimenti. Un viaggio che permetterà allo spettatore di incontrare povera gente di buon cuore, commercianti, studiosi, medici, dentisti itineranti, bambini, uomini di chiesa, ex militari, dame dell'alta società, banditi, ricconi, istitutori, musicisti, in un mondo dove chi è ricco vuole mantenere il suo status infischiandosene della povera gente che soffre e tira a campare a malapena, chi ha la pelle scura viene visto con sospetto e, nel peggiore dei casi, maltrattato, chi ha delle idee al di fuori del senso comune viene allontanato. E' un quadro non sempre positivo e ogni tanto stereotipato e traballante dal punto di vista del realismo storico, ma non manca di apparire verosimile, affascinante e, inaspettatamente, anche molto americano: un setting che ben si presta per narrare la storia di una ragazzina idealista che vuol fare del bene e lottare contro le ingiustizie e di due ragazzini che scoprono quanto è difficile crescere e diventare uomini.

L'aspetto grafico della serie è molto ben curato, inaspettatamente molto all'avanguardia per il suo anno d'uscita (ma questa è una costante di un po' tutte le serie che si ispirano a Miyazaki), con colori molto vivaci, animazioni sempre fluide (vedere i capelli dei personaggi scompigliati dal vento che fa muovere l'erba dei prati è una gioia) e un disegno pulito, semplice e vario. Certo, come tutte le serie di lunga durata, si avvicendano vari disegnatori e alcune puntate (specie quelle clou) sono più curate di altre, ma complessivamente "Fiocchi di cotone per Jeanie" è proprio un bel vedere.
Ottimo anche il comparto sonoro, che si avvale addirittura di cover dei brani originali composti da Stephen Foster: "Jeanie with light brown hair", chiaramente, ma anche "Old folks at home"/"Swanee River" e la celeberrima "Oh, Susanna", per quanto qui si tratti di un passo falso compiuto dagli autori, perché non possono farla cantare a estranei come fosse una canzone popolarissima quando Stephen è bambino, dato che questi la pubblicherà solo a più di vent'anni.
Sia le musiche originali che quelle composte appositamente per la serie hanno uno stile profondamente americano, un tripudio di armoniche, banjo e cori solenni con testo in inglese che riportano proprio alla mente i ritmi classici del blues e del gospel e splendidamente si confanno all'atmosfera della serie.
Dispiace che, nell'edizione italiana, si perda un po' il fascino dei brani di Foster, riportati in traduzione, perché l'interpretazione spesso e volentieri è stonata e irritante.
Molto bella e matura, ma ingannevole e poco pertinente con la trama della serie la sigla cantata da Cristina D'Avena, in quanto i "fiocchi di cotone" si vedono solo in un paio di scene nei primi episodi e la tematica razziale non è mai il fulcro della trama, anzi viene trattata in maniera piuttosto secondaria e leggera, mentre invece, sì, nella serie si parla spesso di libertà di pensiero e di parola, ma "Fiocchi di cotone per Jeanie" non è né una guerra di secessione né una "Capanna dello zio Tom" made in Japan, come invece potrebbe sembrare ascoltando la sigla italiana.
Sempre di ottimo livello è invece il doppiaggio italiano di scuola milanese, ricco di grandi nomi e di ottime interpretazioni, in testa una sempre magnifica Debora Magnaghi che riesce a far commuovere e sorridere insieme ogni volta che la sua dolcissima Jeanie apre bocca.

"Fiocchi di cotone per Jeanie" non è una serie perfetta, a volte si dilunga un po' troppo e a volte poteva essere realizzata un po' meglio in certi sviluppi della trama, ma di sicuro è una serie che non manca di emozionare i suoi spettatori e di portarli spesso e volentieri anche alle lacrime, grazie ad una narrazione che non si risparmia disgrazie, tragedie e lutti, ma che, come spesso accade con i cartoni giapponesi di questo genere, riesce sempre ad essere speranzosa, ricca di ideali, pedagogica e rassicura tutti con un bel lieto fine, fra occhietti luccicanti e un gran senso di leggerezza dopo tante sfortune.
Di certo, e questo è uno dei suoi più grandi pregi, è una delle (ahimé, poche) serie animate che più riescono a raccontare l'America nei suoi aspetti più vari e in una delle pagine più affascinanti della sua storia e cultura, fra problematiche sociali e musiche stupende. Dispiace davvero che gli Americani non riescano a fare qualcosa del genere, limitando le loro opere d'animazione a serie di stampo comico, critica sociale all'America moderna o serie di basso livello create per sponsorizzare giocattoli, mentre invece debbano pensare i Giapponesi a realizzare per loro una serie di cartoni animati che racconta l'America in modo sì un po' ingenuo e non sempre perfettamente realistico, ma senza dubbio sincero, emozionante e suggestivo.


 4
demone dell'oscurità

Episodi visti: 52/52 --- Voto 10
"Fiocchi di cotone per Jeanie" è un anime dotato di una forte levatura sociale, e non certo per la presenza di gente di colore, ma proprio per il contesto in cui si svolge la trama. "Fiocchi di cotone per Jeanie" è come una continua colonna sonora di vita, uno scorcio della vita degli americani di inizio Ottocento dove ogni libertà e modo di pensare era finalmente permessa, laddove l'indipendenza e le continue guerre avevano minato i corpi, ma non gli spiriti liberi di chi voleva intraprendere un viaggio all'insegna del successo nell'arte e nello stare insieme con gli altri, superando le barriere di alcuni ceti sociali che ancora erano presenti in quel periodo.

L'anime è come un movimento sonoro, un movimento continuo dei chiari capelli della protagonista che danno un senso di luminosità, di libertà da tutto ciò che era considerato oppressione, dove la schiavitù era stata superata da un pezzo, ma dove alcune radici dell'odio sociale erano ancora ben penetrate in molte famiglie, e in cui il concetto di libertà si esprimeva proprio attraverso l'età dell'innocenza, cioè di coloro che non avevano vissuto l'epoca precedente fatta di divisioni ben peggiori di quelle vissute dai protagonisti nel periodo in cui viene narrata la storia. Un affresco di storia che prende spunto da una famosa canzone composta in quel periodo, e tutti i personaggi presenti si muovono in maniera assai armonica con la trama, nessuno va fuori tema, tutti hanno un ruolo importantissimo sia per la storia sia per gli insegnamenti che la serie vuole trasmettere .

La povertà è la figlia più presente di tutte le guerre, è questo il messaggio più importante che quest'opera vuole trasmetterci, e, per evitare che questa " figlia " diventi grande, la via da seguire per riuscire a superare le avversità enormi che questa comporta è quella della fratellanza e della caparbietà nell'inseguire i propri sogni, nonostante si ha a che fare con della gente che non vede l'ora di stroncare questi desideri. Ma il tempo aiuta a cancellare anche ferite così profonde, come un nuovo tempo di un nuovo pezzo musicale che risuona nell'aria, e difatti ritrovando emozioni perdute, si trova anche la forza di superare gli ultimi ostacoli che Jeanie e i suoi amici troveranno davanti. E il non avere mai mollato in situazioni così critiche testimonia che l'amore per se stessi e per gli altri è un motore inesauribile che permette di raggiungere vittorie impensabili nel lavoro e nella vita. Mai arrendersi, anche quando tutto sembra perduto, concetti che valevano due secoli e mezzo fa e che sono validi ancora oggi, come il motivetto dedicato a Jeanie allora, risuona nelle atmosfere americane di un tempo che fu anche nell'epoca attuale. Sono grandi insegnamenti che provengono da questo piccolo gioiello, se riuscite a reperirlo, dovete guardarlo assolutamente.

simona

 2
simona

Episodi visti: 52/52 --- Voto 10
Mamma mia che meraviglia!!! Questi erano davvero bei tempi! Questa serie mi è rimasta e ce l'ho ancora nel cuore perchè tutte le vicende, secondo me, ci davano dei messaggi di rispetto reciproco e di uguaglianza e pace verso persone di colore diverso. La protagonista è davvero grande perchè è altruista e lotta sempre contro le ingiustizie. Anche i disegni sono ben curati, insomma una serie che ti insegna davvero tanto. Bellissimo!


 4
Aduskiev

Episodi visti: 52/52 --- Voto 6
Fedele alla mia (autoimposta) missione di recensire il filone Meisaku, titoli meno noti inclusi, mi appresto a scrivere la recensione di questo anime, nato nel 1992 dalla Nippon Animation, per la regia di Ryo Yasamura sul testo di Stephen Foster “Jeannie With the Light Brown Hair” (1854) liberamente reinterpretato da Shiro Ishinomori.
E’ prima di tutto importante ricordare chi era Stephen Foster, non un autori di romanzi, ma un compositore di canzoni (la più famosa è sicuramente “Oh! Susanna”). “Jeannie With the Light Brown Hair” è quindi una canzone e non un romanzo e ben poco descrive l’ambiente e l’epoca a cui si riferisce in quanto è una romanza dedicata alla moglie. Questa precisazione è assai importante per ciò che diremo in seguito.
La serie (52 puntate) è trasmessa in Italia da Mediaset nel palinsesto mattutino estivo del 1994. Non sono a conoscenza di tagli o censure operati su questo anime anche se, con molta probabilità, non sarà stato esonerato dalla forbice dell’Omnio Censore.
La trama è strampalata e anacronistica per svariati motivi.
<b>[ATTENZIONE : BREVE SPOILER]</b>
Jannie MacDowell (vero nome della moglie di Foster) vive una spensierata adolescenza in Pennsylvania, dove ama suonare il pianoforte con la madre e i suoi due amici del cuore : Stephen (richiamo all’autore) e Bill. La morte della madre di Jannie a causa di una grave malattia (imprecisata) la spinge a scegliere di dedicare la sua vita a coloro che soffrono e a diplomarsi come infermiera. Per farlo sceglie un austero collegio femminile ma la sua scelta è spinta anche dal fuggire dalla crudeltà della seconda moglie di suo padre. Bill, un ragazzo di colore, la segue in questa avventura e trova lavoro in questo collegio. Una volta diplomata comincerà ad esercitare la professione di infermiera, sospirando d’amore per Stephen e Bill invece si unirà a una Jazz Band. Seguiranno altre difficoltà che condurranno poi al lieto fine.
<b>[FINE SPOILER]</b>
Chiedo scusa per lo spoiler, non è mia abitudine fornirne di così dettagliati, ma è necessario per spiegare alcune palesi incongruenze storiche. Innanzi tutto ben poco si sa su quanto ci sia di veritiero sulla vita della moglie di Foster. Quanto riportato nell’anime è frutto di pura fantasia o tratto da documenti attendibili? Non ho trovato fonti certe che rispondano a questa domanda.
Jannie è un’eroina positiva, altruista, dipinta come una grande lottatrice contro pregiudizi e illazioni. Il tema del razzismo è di sicuro centralizzato e spesso ripreso, in modo però un po’ ingenuo, tanto da apparire grottesco. Non è affatto semplice infatti affrontare questa tematica, men che mai in un anime, che per designazione di pubblico (il meisaku è una specie di telenovelas per famiglie) non può permettersi speculazioni moraliste e filosofie approfondite.
Parlando delle stranezze, la prima che balza subito all’occhio dello spettatore sta appunto nella dislocazione geografica della storia. Tutto nell’anime fa pensare a una piantagione di cotone classica degli USA d’inizio XIX° secolo, con schiavi e gran caldo. Tutto ciò ovviamente non si addice alla Pennsylvania, stato dell’Unione e quindi privo di grandi piantagioni.
Il rapporto e il trattamento dedicato a Bill sono un’altra grande incongruenza. In un epoca di segregazione razziale diffusa, a un uomo di colore non sarebbe mai stato permesso di lavorare come inserviente in un collegio femminile. (Ancora oggi in certi stati del sud si ragiona così, figurarsi nel 1840, addirittura prima della guerra di secessione, quindi in pieno periodo schiavista).
Ma la cosa forse più strana sta nel fatto che Bill “suoni il Jazz” a metà dell’800. Il Jazz nascerà in Luoisiana solo 50 anni più tardi.
Le fonti da me consultate per scrivere questa recensione, non parlando dell’esistenza di un romanzo di “Jeannie With the Light Brown Hair”, ne devo quindi presumere che gli autori nipponici si siano ispirati al solo testo della canzone. Per questo in apertura parlo di “libera reinterpretazione” di Shiro Ishitomori.
Il disegno è ben confezionato, tipico del Meisaku e della Nippon Animation. Che spesso però, come ancora oggi accade, ama dipingere noi occidentali in modo barocco e un po’ decandente.
Insomma, sicuramente non uno dei titoli meisaku migliori, anzi, forse uno dei meno pregevoli, sia dal punto di vista della storia che dell’interpretazione. Sei.