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 1
micheles

Episodi visti: 38/38 --- Voto 7
Dopo lo straordinario "Dougram", l'ottimo "Votoms" e il buon "Galient", la parabola discendente del regista Ryosuke Takahashi si conclude con "Blue Comet SPT Layzner". Va detto che la colpa non è tutta del regista: sulla riuscita complessiva della serie influisce pesantemente la cancellazione anticipata. Delle 52 puntate inizialmente previste, solo 38 ne sono state prodotte e il finale si può vedere soltanto in un OAV aggiuntivo. Il problema è che Layzner esce nel 1985, il primo anno della Grande Crisi del robotico. Tanto per dare dei numeri che rendono bene la rilevanza della crisi, se nel 1983 e nel 1984 sono state prodotte rispettivamente 10 e 9 serie mecha all'anno, nel 1985 sono state prodotte solo 4 serie: inoltre, ben 3 sono state concluse anticipatamente e prive di un finale (Layner, Ninja Senshi Tobikage e Dancougar). L'unica conclusasi nel numero canonico di episodi (52) fu Z Gundam, ma paradossalmente anche questa è inconclusa a livello di trama, tanto è vero che continua l'anno successivo con lo ZZ Gundam.

Tutte le serie uscite nel 1985 ebbero uno scarso riscontro di vendite, incluso Z Gundam, che fruttò alla Sunrise meno di quanto avesse investito. Il mercato era saturo, il robotico era stato troppo sfruttato come genere: dopo oltre un decennio di successi non funzionava più e venne costretto alla pensione. La presenza dei robot in TV calò drasticamente (dal 1986 in poi si registrano da una a zero serie per anno) e la crisi continuò per oltre un decennio, fino alla fine degli anni novanta. Ironicamente, tra la fine degli anni novanta e l'inizio degli anni duemila si situa invece una nuova età d'oro del genere, con molti anime di altissimo livello, molto più sofisticati e rivolti a un pubblico ben diverso da quello infantile dei primi robotici. Tra questi ricorderò quello che io considero il capolavoro di Takahashi, Gasaraki, uscito nel '98: questo sta a significare che le qualità del regista sono indubbie. Se Layzner è uscito così male, alcune difficoltà probabilmente sono da imputare alla produzione e al periodo storico, anche se comunque la serie ha delle sue pecche intrinseche.

Layzner parte come un mix di Baldios e Vifam: un pilota alieno arriva su Marte cercando di avvisare l'umanità della minaccia di un invasione extraterrestre. Nella prima metà Eiji (questo è il nome del pilota) combatte contro gli alieni affiancato da una squadra di ragazzi, che si trovano accidentalmente in mezzo alla guerra, cercando disperatamente di raggiungere la Terra. Uno spettatore a digiuno di Baldios e Vifam potrebbe considerare questa parte discreta: ma chi conosce i precursori non può che penalizzare Layzner, che risulta troppo inferiore. Quindi la serie parte con il piede sbagliato, almeno per me. Nella seconda parte la vicenda cambia registro, diventando una brutta copia di Ken il Guerriero (e che c'entra Ken con i robottoni?). Infine, Layzner viene troncato a metà, con un'ultima puntata che non conclude nulla. Ci sono tre OAV aggiuntivi da vedere: ma di questi due sono di riepilogo e assolutamente inutili (perché diavolo realizzarli, mi chiedo?) e il terzo riassume una dozzina abbondante di puntate mai realizzate in meno di un'ora. Un disastro insomma. Un vero peccato perché c'erano delle buone idee in Layzner, buone idee mal sfruttate e troncate sul nascere. Fa rabbia che dei 38 episodi realizzati una buona parte siano filler di pessimo livello (tutti quelli con Gosterro) mentre al loro posto si sarebbe potuta far progredire la storia. L'unica spiegazione che trovo è che la cancellazione della serie sia stata inaspettata e brutale. Gli OAV riassuntivi si spiegano assumendo che siano state riciclate scene già trasmesse, quindi a costo zero; l'OAV finale è un contentino ai fan, ma un contentino insufficiente.

In conclusione, male per quanto riguarda la sceneggiatura, siamo ai limiti dell'insufficienza. Tanto per illustrare alcuni dei difetti, ma ce ne sono a bizzeffe, segnalo alcune delle cose che mi hanno dato più fastidio. Quello che succede alla sorella di Eiji, che misteriosamente passa da soldato a sacerdotessa, non viene mai spiegato; il mio personaggio femminile preferito, Karla, viene fatto sparire indegnamente in una puntata; il fato del personaggio maschile più interessante, Rohan, viene deciso in pochissimi minuti nell'ultima puntata; il personaggio peggiore Gosterro, ha fin troppo spazio per tutta la serie, e poi sparisce di punto in bianco senza spiegazioni. Visto il contesto da action splatter di bassa lega, risultano fuori luogo la citazione da Fahrenheit 451 (il rogo dei libri) e le presunte critiche delle operazioni dell'esercito giapponese in Corea. Le scopiazzature da Okuto no Ken sono troppo palesi, inutili in un robotico e inconsistenti con le atmosfere molto più serie della prima metà dell'anime.

Layzner viene salvato dai meriti tecnici: ha un'ottima opening, una delle migliori dei suoi anni, un ottimo mecha design, ottime animazioni, specialmente nella prima parte, e soprattutto ha un eccezionale chara design, ad opera di Moriyasu Tanigushi, specialmente per i personaggi femminili. Per la confezione davvero sopraffina sarebbe offensivo liquidarlo con un misero 6, e alzo quindi il voto di un punto. Resta comunque la peggiore prova di Ryosuke Takahashi. Tra gli anime dello stesso anno gli ho preferito Dancougar e Tobikage Ninja Senshi, che pure sono incompleti e non eccelsi. Il che è tutto dire. Resta una visione importante dal punto di vista storico, per chi è interessato all'anno della crisi.


 7
God87

Episodi visti: 38/38 --- Voto 9
Nel 1996 la Guerra Fredda non si è ancora chiusa, anzi, la rivalità fra le due Superpotenze prosegue anche nello spazio, dove si contendono a vicenda il possesso della Luna e di Marte. Presto sul pianeta rosso viene costruita anche una base dell'ONU, che, interessata a gettare i semi per la futura pace fra USA e URSS, invita un gruppo di ragazzi a passare lì qualche mese nell'ottica del programma di scambio "Cosmic Culture Club". Peccato che i giovani si ritroveranno presi in mezzo a una feroce battaglia fra robot extraterrestri provenienti dal pianeta Grados, i temibili SPT: alla guida di uno di essi, il prototipo Layzner, il giovane Eiji Albatro Null Asuka, mezzosangue figlio dell'unione fra un umano e una gradosiana, vuole avvisare la Terra delle minacce dell'invasione di Grados, affrontando quindi la sua razza che glielo vuole impedire. I combattimenti tra gli SPT porteranno alla distruzione di tutte le basi marziane e all'isolamento dei sopravissuti della Cosmic Culture Group, presto obbligati ad allearsi con il ragazzo per tornare a casa sul proprio pianeta. Peccato che Eiji dovrà faticare a farsi accettare sia da loro che dai politici e militari terrestri...

Layzner segna di fatto l'ultima memorabile serie televisiva robotica Sunrise di tutti gli anni '80, un grande titolo a cura di quel Ryousuke Takahashi che con esso ultima la sua trilogia di opere stellari iniziata con Dougram e proseguita con Votoms. Peccato, però, che Layzner significhi anche l'ennesima bella storia rovinata dall'insuccesso commerciale: dopo Gundam, Ideon e Baldios, è il quarto titolo del genere a pochissimi anni di distanza a trovare una conclusione anticipata per mediocri risultati di share e vendite di modellini, con immancabile finale affrettatissimo e conclusione ufficiale riservata all'home video. Purtroppo per lui tale conclusione, pur soddisfacente, lascerà comunque aperti troppi interrogativi visto il poco tempo di approfondire adeguatamente il tutto, mancando clamorosamente di assestare il colpo finale capace di garantire l'immortalità all'opera. È un grosso peccato, perché senza una parte finale così sintetica, superficiale e affrettata Layzner non ci avrebbe messo nulla a ritagliarsi lo spazio di un autentico capolavoro.

Probabilmente debitore al Baldios di Ashi Productions per il suo tema principale, i problemi di comunicazione tra l'eroe alieno e i terrestri per effetto di razzismo e sospetti, Layzner lo sviluppa in modo più compiuto e approfondito sfruttando il classico rigore maniacale di Takahashi in dialoghi e reazioni psicologiche verosimili. Con una superba caratterizzazione dell'intero cast, capace di far provare emozioni nei riguardi di tutti i personaggi, buoni e cattivi (ciascuno estremamente umanizzato nel carattere e nei modi di fare/pensare), e il suo teso ritmo, Layzner fin dal primo episodio si configura come l'opera più coinvolgente mai girata dal regista nella sua carriera. Niente a che vedere con la densità di contenuti di Dougram o l'autoriale lentezza di Votoms: Layzner scorre via con un piacere, una freschezza e una velocità addirittura incomparabili, sembra quasi girato da un altro. TUTTO, specie nella prima parte della storia, la più riuscita, trasuda carisma: la cupa e drammatica storia, gli attori, le splendide ambientazioni marziane, il design adulto, realistico ed estremamente particolareggiato in mecha e umani, musiche accattivanti... La serie avvinghia subito nella visione: nonostante la trama si evolva in modo piuttosto lento (i lunghi tentativi di Eiji e dei ragazzi di trovare un modo per arrivare sulla Terra, affrontando in battaglia a ogni episodio gli SPT gradosiani) i tesi rapporti psicologici del cast, il mortificante clima di dubbi e cattiverie che atterriscono puntualmente le buone intenzioni dell'eroe, l'evoluzione del suo rapporto con gli "amici" del Cosmic Culture Club, le spettacolari battaglie robotiche e i vari misteri sull'evoluzione che avrà la trama sono ingredienti capaci di fare la differenza, di convincere lo spettatore a prestarsi volentieri a lunghe maratone di episodi. Oltre a questo, bisogna anche parlare del mecha che dà il nome alla serie, l'SPT Layzner, la Cometa Blu: non solo esteticamente bello e accattivante, figlio di un ottimo mecha design a cura del "solito" Kunio Okawara, ma anche mecha innovativo nel genere: primo robottone dotato di una A.I. parlante che dialoga col pilota aiutandolo nei combattimenti (lo si rivedrà raramente, i casi più noti sono DOLORES,i e Gargantia), ma anche il primo che negli scontri più impegnativi entra da solo "in modalità berserk", attaccando con la propria volontà attraverso incredibile ferocia e poteri speciali (il più famoso rappresentante di questa concezione è sicuramente l'Eva 01 di Evangelion). Il mistero dietro questa sua seconda caratteristica è un altro degli interrogativi della prima metà di serie che mantengono alto l'interesse.

Con la sua sceneggiatura pressoché perfetta, in grado di coniugare intrattenimento, dramma e momenti emozionali senza rinunciare a un ritmo trascinante e a tematiche mature che colpiscono a fondo (si può davvero parlare di un'amara e realistica disanima delle peggiori caratteristiche umane dell'uomo, incapace di giudicare il "diverso" perché incasellato nei dettami del pregiudizio, e questo trova naturale sfogo nella Guerra Fredda), nei suoi primi 25 episodi Layzner si attesta a un livello qualitativo altissimo, sicuramente tra i capolavori della sua epoca. Poi, tristemente, inizia la sua discesa, che neanche sarebbe tale se non fosse per i problemi di natura esterna che influenzeranno il suo sviluppo.

La seconda parte della storia, compresa nell'arco di episodi 26-38, spiazza con uno stupefacente cambio di setting e genere: tentando di non voler rovinare la sorpresa, si può anticipare che le ambientazioni non riguarderanno più lo spazio ma bensì un mondo post-apocalittico governato dai gradosiani, che soggiogano i terrestri riducendoli a un oppressivo regime di schiavitù. In questo violento scenario Eiji, i suoi amici e il Layzner rappresenteranno quindi la principale resistenza armata contro il nemico. In questa coraggiosa scelta di cambiare le carte in tavola, Takahashi e il suo staff trasformano Layzner in una curiosa serie d'azione palesemente debitrice a Ken il guerriero in ambientazioni, violenza, punker selvaggi e personaggi il cui ruolo ricalca perfettamente quello degli eroi di Buronson (ritroviamo Kenshiro, Shin, Lynn e Julia). I combattimenti robotici diminuiscono notevolmente in numero per far spazio a quelli "umani", la violenza si fa più selvaggia, e anche la trama, abbandonando le regole della prima parte, abbraccia il filone action riscoprendosi più ingenua e superficiale, trovando gusto in ostentazioni di sadismo e cattiverie, inverosimili colpi di scena, acrobazie spettacolari e amenità varie. Eiji addirittura si ritrova a combattere più spesso con due tamarri tonfa invece che col Layzner. Questi motivi rendono di fatto il secondo capitolo della storia un peggioramento della prima, anche contando il come la trama non procede più spedita ma inizia a diperdersi in sottotrame dimenticabili (le "avventure" del mid-boss Gosterro) e personaggi male utilizzati.

Ritmo e autorialità, al di là di questo, non mancano, concretizzandosi nel consueto, fortissimo impulso carismatico dato da regia, disegni, musiche, animazioni e sigle di apertura/chiusura (tutto semplicemente fantastico), dalla forte evoluzione dei protagonisti principali, dal connubio tra battaglie urbane e misteri delle linee di Nazca, e da come Takahashi sfrutti lo scenario per farne il manifesto di una delle sue immancabili metafore/riletture di Storia contemporanea. In questo caso le disturbanti, spaventose scene in cui i gradosiani eliminano fisicamente ogni traccia di cultura terrestre (letteratura, sculture, quadri, palazzi, biblioteche... tutto destinato a bruciare in falò), fucilano sul posto ogni civile scoperto in possesso di un libro e mantengono segregati in un regime schiavitù i terrestri, ricalcano le atrocità commesse dall'armata imperiale giapponese ai danni dei coreani nella Seconda Guerra Mondiale. Questo atto di coraggio del regista segnerà il destino di Layzner: oltre all'insuccesso di share e di vendita di modellini, si sommeranno in madrepatria anche forti polemiche politiche (non bisogna dimenticae come a tutt'oggi il governo giapponese si rifiuta di riconoscere buona parte delle sue responsabilità nelle terribili pulizie etniche in Cina e Corea). Si arriva quindi alla decisione di concludere molto anticipatamente la serie, tagliando anche l'immancabile cambio di mecha a metà storia (e infatti il Layzner Mark-II, già pronto alla sua apparizione, verrà conosciuto la prima volta solo nella saga di Super Robot Wars). Takahashi si ritrova costretto a chiudere tutto in fretta e furia e questo si nota perfettamente nelle ultime quattro puntate, un accavallarsi frenetico di avvenimenti importantissimi e male approfonditi, personaggi che appaiono/spariscono quotidianamente dalle scene perché non c'è adeguato spazio per gestirli, e interrogativi precedentemente sollevati che rimarranno tali fino alla fine. L'ironia finale consiste nel fatto che anche con queste credenziali, anche con tutti questi oggettivi problemi e il finale "tirato via", la storia rimane epica, straordinariamente carismatica e pienamente apprezzabile nella sua interezza.

"Carismatico" è in effetti l'aggettivo che meglio sintetizza nel complesso Layzner, una serie che, martoriata quanto si vuole dalle vicissitudini, è davvero troppo prestigiosa in confezione e contenuti per poterne parlare male, tanto che volendo le si potrebbe perdonare qualsiasi cosa. Trentotto episodi televisivi (più l'OVA finale che amplia e migliora l'ultima puntata) che si imprimono indelebilmente alla memoria per la bellezza della storia, il gran comparto tecnico (alcune delle battaglie più epiche e meglio animate di tutti gli anni '80 trovano luogo proprio qui) e le potenti sigle di apertura e chiusura, attestandone la leggenda come uno dei più felici parti di Ryousuke Takahashi, idealmente il primo da consigliare a chi vuole approcciarsi ai suoi (difficili) lavori.


 5
AkiraSakura

Episodi visti: 38/38 --- Voto 8
In un universo alternativo, in cui la guerra fredda tra USA e CCCP si è protratta fino all'era spaziale, una totalitaria razza aliena, proveniente da una stella di nome Grados, vuole distruggere la razza umana, rivendicando la Terra come propria patria. Il protagonista della storia, Eiji, il figlio di un terrestre e di una gradosiana, sentendo il richiamo del sangue fugge dalla sua patria rubando il Layzner, l'ultimo prototipo di mecha sviluppato dal regime, con l'intento di avvisare i terrestri dell'imminente catastrofe...

Ryosuke Tahakashi è uno dei grandi maestri del realismo robotico anni '80. Sono sue opere del calibro di "Dougram", una vera e propria rivisitazione sci-fi della guerra fredda e della rivoluzione cubana, e "Votoms", un poliedrico hard sci-fi che si snoda con molta disinvoltura dalla guerra del Vietnam alle mastodontiche space opera in puro stile "2001: Odissea nello spazio". "Layzner" si differenzia parecchio da questi due titoli: siamo di fronte ad un classico sci-fi di azione/guerra, in cui la guerra fredda, già affrontata in Dougram senza freni inibitori e, sopratutto, senza trascurare i suoi risvolti politici e sociologici, viene messa in secondo piano, a favore di un soggetto palesemente ispirato a "Baldios" e a dei combattimenti tra mecha decisamente spettacolari e ben animati.

"Layzner" parte alla grande, offrendo una fuga nello spazio sceneggiata molto bene e dalla sapiente regia, caratterizzata da una certa velocità espositiva e da un'indubbia padronanza della tecnica di tensione/risoluzione. Nelle opere precedenti lo stile registico di Tahakashi era molto più lento e mastodontico, mentre qui diventa assai dinamico, da buon film d'azione anni '80. "Layzner" si suddivide in due tronconi: il primo è la fuga verso la terra di Eiji, che verrà accompagnato da dei cadetti militari, originariamente inviati su Marte per un'addestramento, mentre il secondo è in puro stile "Ken il Guerriero" e "Mad Max", con un contorno robotico alla "Gundam". Questa parte è la più problematica: evidentemente le modalità di invasione della terra dei gradosiani hanno ricordato alla produzione i crimini di guerra commessi dall'esercito giapponese a danno della Corea nella seconda guerra mondiale, cosa che ha indotto un taglio di budget immediato per la serie (Tahakashi stesso ha comunque ammesso di essersi ispirato alla guerra di Corea, anche se questa analogia non è molto esplicita, a causa dell'indubbia somiglianza di alcuni eventi con il fahrenheit 451 di Bradbury). Ironicamente, a furia di scimmiottare "Baldios", "Layzner" ha avuto il suo stesso destino: nella seconda parte della serie abbiamo un notevole calo della qualità delle animazioni, dei problemi di sceneggiatura indotti dalla decimazione delle puntate, un finale inesistente. Infatti il trentottesimo episodio lascia tutto in sospeso, e per conoscere la conclusione effettiva della vicenda è necessario considerare anche il terzo OAV del 1986 (i primi due sono dei riassunti del primo e del secondo arco della serie).

Oltre agli aspetti tecnici notevoli, il vero punto di forza di Layzner sono i personaggi, tutti ben caratterizzati e dalle reazioni molto realistiche. C'è la bambina sensibile che riesce a comprendere con facilità il prossimo, c'è il tamarro del gruppo che mena le mani prima di azionare il cervello, c'è quello freddo e razionale con gli occhiali che riesce a pilotare bene il robot, c'è l'eroina dall'improbabile acconciatura glam (la rivoluzione estetica di "Macross" si fa sentire). Inutile dire che il protagonista verrà inizialmente trattato male e umiliato per le sue origini: in "Layzner" c'è il razzismo, e ci sono dei forti problemi di comunicazione tra i personaggi. Tutta questa serietà purtroppo spesso va a farsi benedire con l'entrata in scena di Gosterro, un personaggio abbastanza inutile, ottuso e patetico a cui il regista concede troppo spazio (addirittura nella seconda parte Gosterro avrà un episodio tutto per sé, che si rivelerà uno dei picchi più bassi dell'intera serie). Sicuramente Gosterro è più un tamarro da picchiare alla "Ken il Guerriero", che un antagonista tipico da seriosa space opera alla "Baldios" e "Gundam".

"Layzner" è un ibrido real/super. Il potere speciale del robot è la cosiddetta "V-MAX mode", che nei momenti di pericolo manda il robot in berserk, trasformandolo in un efferata macchina di distruzione superpotenziata e senza controllo. E' curioso notare che questa modalità verrà poi ripresa in "Evangelion" (la "Berserk mode") e in "Xenogears" (la "Id mode").
Le sigle di apertura e di chiusura di "Layzner" meritano delle lodi a parte: sono splendide, folgoranti e in pieno mood anni '80. Decisamente le migliori sigle robotiche che abbia mai visto, assieme alla seconda OP di "Z Gundam", alla seconda OP di "Dunbine", alla OP di "Brain Powerd" e alla mitica "Silent Voice" di "ZZ Gundam". Di certo "Layzner" trasuda anni '80 da tutti i pori, e possiede quella magia tipica dello sci-fi a lui contemporaneo.

In conclusione, "Layzner" è un robotico anni '80 nella media. Non è di certo l'opera di un Tahakashi ispirato: oltre ai vari debiti nei confronti di serie precedenti, si nota anche una certa somiglianza del finale dell'OAV a quello della seconda serie di "Corazzata Spaziale Yamato". Inoltre il cliffhanger che collega le due parti della serie non mi ha convinto molto: avrei preferito che "Layzner" fosse rimasto un robotico tout court fino alla fine, anche se l'improvviso cambio di registro è comunque una scelta narrativa coraggiosa.
A chi si approccia a Tahakashi consiglio di vedere prima di "Layzner" i già citati "Votoms" e "Dougram", se poi si è aprezzato quest'ultimo vale la pena di dare un'occhiata anche a "Flag", un vero e proprio documentario di guerra civile trasposto in animazione, tuttavia privo del melodramma e dell'empatia di "Dougram".