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npepataecozz

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8
Solita premessa fondamentale: non ho letto il manga e questa recensione vuole solo esprimere le impressioni di chi, attraverso questo film, si è avvicinato per la prima volta al capolavoro di Tsumotu Nihei. Prima di cominciare questa recensione ho ritenuto opportuno informarmi un po’ sulle origini di questo “Blame!”, ma ritengo che questa non sia una buona ragione per lanciarsi in improvvisati parallelismi (cosa che odio fare anche quando il manga l’ho letto, anche se, talvolta, lo faccio lo stesso); quindi lascerò tutti i confronti del caso a chi conosce bene l’opera originaria.

In un futuro più o meno lontano la società umana sarà dominata dalla presenza di macchine dotate di intelligenza artificiale, capaci di sostituire l’uomo nelle attività più difficili o faticose. Ma, come vuole la tradizione, le macchine finiranno per rivoltarsi contro il loro creatore e porteranno il genere umano ad un passo dall’estinzione. Rispetto ad altre opere dello stesso tipo, però, la trama si fonderà su basi differenti e su un tipo di minaccia che appare dannatamente realistica: in questo caso, infatti, non abbiamo una ribellione nata dal tentativo di emancipazione di macchine ormai diventate più intelligenti dell’uomo, ma una sorta di “cattivo funzionamento” dovuto alla stupidità intrinseca alle macchine stesse, che proseguono nel loro lavoro senza avere la capacità di riconoscere gli errori dovuti ad un cambiamento della situazione di partenza. L’origine del problema, infatti, è un virus (non informatico) che colpirà l’uomo cancellando il suo “gene terminale della rete”, ossia quel gene che permetteva all’uomo di entrare nella rete e dirigere il lavoro delle macchine. Prima del diffondersi dell’epidemia l’assenza di questo gene veniva associata alla presenza di ospiti indesiderati che il sistema eliminava con l’ausilio delle “safeguards” (in sostanza dei robot killer); se ne deriva che con la cancellazione di questo gene tutti i componenti del genere umano venivano riconosciuti come elementi da eliminare.
“Blame!” comincia quando sono passati ormai molti anni da questa specie di apocalisse. Gli uomini sono organizzati in piccole comunità che hanno come unico obiettivo quello di procurarsi le risorse necessarie per sopravvivere senza restare vittime delle “safeguards”; apparentemente non ci sono contatti fra le varie comunità ma ognuna ignora l’esistenza delle altre. In particolare, l’anime racconta le vicende di una di queste comunità che, improvvisamente, entra in contatto con il misterioso Killy, un semiumano alla ricerca di qualcuno ancora in possesso del gene terminale della rete, al fine di usarlo per collegarsi in rete e fermare le macchine.

Devo dire che questo film, guardato in tarda serata con le luci spente (così come si dovrebbe sempre fare per i titoli cyberpunk), m’è piaciuto davvero tanto. Paradossalmente, però, il suo fascino non è legato molto alle vicende della comunità di cui si racconta la storia, ma a tutto ciò che ruota attorno ad essa e che, spesso, nemmeno si vede ma si intuisce soltanto. In particolare, la città che continua a crescere indiscriminatamente solo perché le macchine continuano a seguire un ordine avuto in un lontano passato, è un qualcosa che lascia a bocca aperta lo spettatore, diviso tra angoscia e ammirazione.
Se questa era la prima portata di un lungo pranzo allora posso dire che mi ha messo un grandissimo appetito. Speriamo che il cuoco decida di condividere con noi anche le altre portate e che non ci faccia aspettare troppo: il film ci ha sussurrato tante cose di cui vorremmo sapere molto di più. La storia del villaggio è interessante ma credo sia marginale rispetto alla “vera” storia di “Blade!”.
Quindi, dopo aver fatto gli elogi per la splendida grafica, per la colonna sonora e, udite udite, per l’ottimo doppiaggio italiano, non posso che dare un giudizio molto positivo su questo film che consiglio vivamente a tutti gli appassionati di cyberpunk, specie a coloro che sono stufi di sentire che le macchine diventeranno più intelligenti di noi.


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oberon

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8
Nel 1997 un giovane Tsutomu Nihei diede vita a BLAME!, un manga assai inusuale che si distinse subito per le sue atmosfere angoscianti ed opprimenti, gli scenari visionari ed evocativi ideati da un autore formatosi in realtà come architetto, e cresciuto a pane e cyberpunk.
Vent'anni dopo arriva questo film animato ad opera di Polygon Pictures, proiettato nelle sale giapponesi e contemporaneamente disponibile in tutto il mondo su Netflix (che ha in catalogo anche la serie anime di Knights of Sidonia).

Possiamo specificare subito che BLAME! è un prodotto indirizzato ad un pubblico ampio, e non solo alla storica nicchia di appassionati del brand. Infatti è tranquillamente fruibile anche da chi non ha mai letto il manga da cui è tratto (pubblicato in Italia da Planet Manga) o altre opere ad esso più o meno collegate, come le passate trasposizioni animate o il prequel Noise.

Il lungometraggio prende il via con un gruppo di esploratori, i pescatori degli elettrosilos, che si avventura in maniera concitata tra meandri congestionati da cavi e tubature, pareti interminabili e piattaforme fatiscenti che si affacciano su abissi insondabili.
Grazie a tale introduzione, ci faremo quindi da subito un’idea del contesto in cui si svolge la storia, questa struttura sterminata sviluppatasi su migliaia di livelli simili a decadenti dungeon futuristici, e dove faranno la loro comparsa entità come i costruttori (creature titaniche che continuano a edificare ed espandere in maniera incontrollata “la città”) e soprattutto le safeguard, esseri artificiali che perseguono il solo fine di terminare qualsiasi forma di vita.
E proprio quando le cose si mettono male per il gruppo di esploratori, compare il deus ex machina, Killy, protagonista armato di pistola a raggi gravitazionali (una tecnologia potentissima e ormai perduta).

Killy è una figura misteriosa che cela molto del proprio passato. Di lui sappiamo solo che è alla ricerca di esseri umani ancora in possesso del gene terminale della rete. Infatti si narra che millenni fa, prima del “contagio”, tutti nascessero con questo gene. Allora la città apparteneva ancora alle persone, e i costruttori e le safeguard obbedivano ad esse. Perdendo però il gene, gli esseri umani cominciarono ad essere sterminati dalle safeguard perché recepiti come degli intrusi.
Sarebbe perciò possibile assumere nuovamente il controllo della città, e dei suoi meccanismi di difesa, se si rientrasse in possesso del gene terminale della rete.

Il film rimaneggia la trama originale, pur senza stravolgerla o perderne la sostanza. Sadayuki Murai riadatta grosso modo i primi venti capitoli del manga (su 65) snellendo innanzitutto di molto la prima parentesi della storia originale, dove facevamo la conoscenza di un taciturno Killy che errava in solitaria in questo vasto mondo decadente, imbattendosi occasionalmente nelle mostruosità che lo infestano e negli ultimi insediamenti "umani" scampati agli eccidi delle safeguard.
Questo ritengo sia in parte un bene, perché riproporre pedissequamente i silenti e prolissi viaggi di Killy in un film, sarebbe risultato probabilmente ammorbante.

La sceneggiatura del film fonde poi assieme (in maniera molto efficace) due eventi che avvenivano in momenti narrativi distinti: anticipa l’incontro coi pescatori degli elettrosilos che originariamente aveva luogo molto più avanti, e lo rende complementare al ritrovamento del personaggio di Cibo (posticipato rispetto alla storia narrata nel manga).

Quello dei pescatori è un gruppo di sopravvissuti stanziati in un insediamento che stenta a sopravvivere per la carenza di cibo e risorse. E avventurarsi fuori dal perimetro sicuro è sempre pericoloso a causa delle letali e infide safeguard, che pare riescano persino ad assumere sembianze umane.
Cibo è invece una scienziata (quel che ne resta) che fu in grado di simulare e ricreare un surrogato del gene terminale della rete. Ma le cose finirono male prima che la sua squadra riuscisse a trovare un terminale di collegamento per entrare nella Netsfera, dove sarebbe stato possibile riportare la situazione alla normalità.

Riguardo "la confezione", c’è da ammettere che il film è davvero una goduria per gli occhi e la regia di Hiroyuki Seshita (che già conosciamo per l'anime di AJIN: Demi-Human) è ispirata e in linea con l’opera originale. Si gioca molto ovviamente con le scenografie, gli scorci mozzafiato, i piani prospettici e focali (ad esempio inquadrando un groviglio di cavi e tubi fuori fuoco in primissimo piano, e i personaggi che si muovono sullo sfondo).
Ottima la direzione artistica di Hiroshi Takiguchi: personalmente avrei dato per scontato il largo utilizzo di una tavolozza desaturata, e invece ben si ricorre a contrasti coloristici e percettivi, in quanto generalmente la palette è orientata più sui colori freddi (soprattutto nella prima parte del film), e si viene a creare così un forte e appariscente antagonismo timbrico con i rossi e gli arancioni magmatici delle esplosioni negli scontri. Mentre, ad esempio, le luci virano su un caldo ed accogliente ocra negli interni del villaggio dei pescatori.
La grafica è sontuosa; 2D e CG ben si integrano fra loro con un’impeccabile coerenza stilistica, gli effetti speciali non mancano ed anche i personaggi solitamente non sembrano troppo dei “pupazzetti semoventi", nonostante comunque non si attestino sullo stesso livello di eccellenza grafica dei fondali entro i quali si muovono.
In genere la natura inorganica, fredda e desolata del mondo di BLAME! è stata molto ben resa, quindi.

Venendo al sonoro, le musiche ben accompagnano i cambi di ritmo ed atmosfera. Anche il doppiaggio in italiano è meritevole e le voci molto calzanti coi personaggi. Questo non è un elemento da trascurare perché, contrariamente a quanto avveniva nel manga di Nihei che è in gran parte “muto”, qui si dialoga molto.

Ci sono però alcune note dolenti. Infatti è inevitabile constatare come il film di Blame! perda del tutto le componenti horror, splatter e, in parte, anche quella angosciante dell’opera originale, a favore di un'impostazione tendenzialmente action. Inoltre vi è una scarsissima varietà di nemici, in quanto il bestiario è stato estremamente semplificato: non vi è pressoché traccia delle mostruose aberrazioni in cui si imbatte Killy nel manga; compare praticamente un solo tipo di safeguard, più Sanakan come “boss finale”.
Sbiadisce anche quel senso di solitaria odissea attraverso i pericolosi e tetri livelli del mondo di BLAME!, in quanto il tutto viene essenzialmente circoscritto all'avamposto di sopravvissuti e al tema della lotta per la sopravvivenza.
Qui però si nota un’altra peculiarità del film, che non è necessariamente da considerare un difetto; e cioè il carattere corale che acquista quest’avventura, grazie alla presenza del gruppo di pescatori degli elettrosilos sui quali viene investito molto anche in termini di caratterizzazione. Essi infatti non sono qui solo delle anonime comparse, ma diventano veri e propri co-protagonisti.

Concludendo, sconsiglio di avvicinarsi a questo film aspettandosi una trasposizione fedele dell’opera di Nihei. Non lo è, e tutto sommato non era neanche necessario che lo fosse.
Il film di BLAME! ha molti dei pregi del manga originale, e addirittura li esalta e migliora sotto alcuni aspetti, non solo spettacolarizzandoli. Certo, nel contempo ne sacrifica qualcosa allo scopo di confezionare un prodotto che non risulti criptico, complesso o troppo articolato. Ne scaturisce quindi qualcosa di più semplice, immediato e potenzialmente fruibile da un pubblico mainstream.
Se questo sia un difetto, lo lascio giudicare allo spettatore. Anche perché il manga di BLAME! è già di suo un'opera che la si ama o la si odia, vista la sua estrema particolarità e assenza di compromessi. Questo film invece adotta un approccio del tutto differente.
Personalmente ritengo però che il risultato di questa operazione sia lodabile e, anzi, rilancio sperando che spiani la strada ad un paio di sequel. Infatti di materiale ce ne sarebbe per una trilogia almeno.


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Toshi92

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7
"Blame!" è il manga più famoso del maestro Nihei, uscito alla fine degli anni '90. Diciamo che si colloca storicamente come epilogo di quel filone fantascientifico cyberpunk iniziato alla fine degli anni '80 con "Akira", "Alita", "Ghost in the Shell". Perché dico epilogo? Avete presente le tematiche principali del cyberpunk? L'espansione tecnologica che diventa sempre più opprimente per la società, la comparsa di intelligenze artificiali così perfette e simili all'uomo da mettere in dubbio il significato stesso della vita e dell'essere umano? Bene, nel manga di "Blame!" tutte queste tematiche vengono portate alle estreme conseguenze. Perché l'ambientazione di "Blame!" è un mondo ormai completamente coperto da quella che viene chiamata una mega-struttura, un'enorme città che ha inglobato la terra, composta da migliaia di livelli che si estendono in tutte le direzioni e in continua espansione grazie ai costruttori, macchine che continuano a costruire ormai senza obbedire ai comandi dell'uomo. E questo sconfinato mondo metallico è popolato da intelligenze artificiali di tutti i tipi, creature di silicio, costruttori, safeguard. Gli esseri umani diventano sempre più una razza in via di estinzione, i pochi villaggi rimasti sono costretti continuamente a scappare dalla minaccia delle safeguard, intelligenze artificiali un tempo costruite per proteggere l'uomo, a cui ora danno la caccia per epurare la società dagli scarti. Il protagonista della storia è Killy, un essere per metà umano che vaga da migliaia di anni in questo mondo desolato in cerca di umani in possesso del gene terminale di rete, un gene che permetterebbe agli uomini di riprendere il controllo sulle macchine.

Nonostante il grande successo che ebbe il manga, non si riuscì a creare una trasposizione animata valida per via anche della difficoltà della resa su schermo delle bellissime tavole di Nihei. Ma, finalmente, dopo quasi vent'anni, dopo il successo dell'anime tratto da un altro manga di Nihei ("Knights of Sidonia") la Polygon Pictures ha deciso di mettere mano all'universo di "Blame!" e dedicargli un film.

Iniziamo subito da un presupposto: nel manga di "Blame!" il protagonista assoluto è Killy, l'essere per metà umano di cui vi ho parlato nell'introduzione, un tipo cupo e solitario che non parla quasi mai, infatti nel fumetto ci sono pochissimi dialoghi. Lo stesso Nihei disse che "Blame!" essenzialmente era la storia di un uomo e il suo viaggio solitario quindi non c'era bisogno di molti dialoghi. Nel film si è deciso di fare un cambio di prospettiva: la storia è incentrata su un villaggio di umani che cerca di sopravvivere all'interno della mega-struttura all'attacco delle safeguard. Protagonista della storia è Zuru, una piccola ragazza del villaggio. E Killy, sebbene rimane il personaggio chiave, ci viene un po' presentato come l'eroe solitario e misterioso chiamato a salvare il villaggio. Infatti, nella scena iniziale del film vediamo la ragazza che ci racconta un po' la storia e poi la vediamo in una battuta di caccia per cercare del cibo, e qui farà il suo incontro con Killy. Questa scelta secondo me è dovuta a due fattori: da un lato, hanno dato alla storia un personaggio con cui lo spettatore può immedesimarsi, la giovane ragazza Zuru, che come noi si affaccia timidamente per la prima volta nel mondo di "Blame!" e nei suoi pericoli. Nel manga, Nihei aveva fatto una scelta diversa, quella di non dare nessun punto fermo al lettore, di farlo immergere in un mondo completamente spaesato. E capite che questa scelta in un film lo avrebbe reso meno digeribile ad un ampio pubblico. Due fattori dicevo, il secondo è che in questo modo possono raccontare una storia piuttosto lineare: villaggio in pericolo, l'arrivo di uno sconosciuto chiamato a risolvere la situazione. Detta così non vi ricorda molto la trama di un film western? O anche le storie di samurai, per rimanere in Giappone. Questa scelta indubbiamente premia, da un lato, perché la storia ha un buon ritmo e uno scontro con il nemico finale davvero ben fatto. Da un altro lato rende la storia un po' prevedibile e a tratti noiosa, soprattutto perché non ha personaggi davvero carismatici e poi perché ci sono troppi momenti di spiegoni.

Ma adesso passiamo alla questione più importante. Uno dei punti forti del manga erano sicuramente le ambientazioni, enormi strutture metalliche complesse, senza una logica, che giganteggiavano sui personaggi e davano al lettore un forte senso di oppressione e solitudine. Come è stato reso questo nel film? Qui vorrei fare un grandissimo applauso agli animatori, perché la resa grafica della mega-struttura è eccezionale: lunghi corridoi che portano ad edifici immensi realizzati benissimo e molto fedeli al manga. Sicuramente i fan di vecchia data apprezzeranno, ma anche tutti gli amanti della fantascienza. Unica pecca è il loro utilizzo, perché, nel fumetto, Killy si muoveva continuamente tra spazi angusti, corridoi strettissimi, enormi palazzi per poi cadere in ampi spazi vuoti, tutto questo mentre combatteva le varie creature metalliche che infestavano quei posti. I combattimenti nel film invece sono piuttosto statici, o meglio, non sfruttano al massimo l'ambiente circostante. Sebbene gli ambienti nel film sono ben curati, sono solo un paio, il villaggio degli uomini, il laboratorio e qualche corridoio in mezzo. La storia del film si concentra su una piccola parte del manga e rinuncia a mostrarci parecchi luoghi evocativi presenti in esso. Insomma, potrei definire questo film un assaggio di quello che ha da offrire il vasto universo narrativo e visivo di "Blame!".

Ultima nota: i personaggi. Anche qui sono rimasto abbastanza soddisfatto. Hanno lasciato a Killy la sua aurea misteriosa, il suo fascino da personaggio cupo e silenzioso. Dirà quattro battute in tutto il film, il suo carattere e la sua volontà li dimostrerà solo con i fatti. Anche Cibo rimane parecchio fedele al personaggio del fumetto, una brillante scienziata in grado di adattarsi a tutte le situazioni che sembra l'unica in grado di capire Killy. Ottima anche la riuscita grafica del nemico principale Sanakan, anche se qui il suo ruolo è un po' marginale. Note di demerito forse per i membri del villaggio, tutti un po' piatti e anonimi, a partire anche dalla protagonista Zuru. E, altra piccola nota di demerito, nel manga ci sono una gran varietà di esseri che incontra Killy, mentre nel film ci fanno vedere solo safeguard tutte uguali e umani, e ci fanno a malapena intravedere un costruttore e un'autorità.

Per concludere,quindi, il mio giudizio è abbastanza positivo. Come ho detto sopra, questo film è un po' un assaggio di quello che potrebbe offrire il manga di "Blame!". Spero vivamente che facciano dei sequel, che questo film fosse solo una prova per farci capire che sono in grado di ricreare l'universo visivo di Nihei e che nei prossimi film ce ne mostreranno tutto il potenziale. Ma queste per adesso sono solo speranze personali.