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Focasaggia

Episodi visti: 13/13 --- Voto 6,5
«Yami Shibai 4» è la quarta parte dei racconti brevi, inquietanti e autoconclusivi a cura dello studio di animazione Ilca, che ha curato anche le serie precedenti.

Riesumando un'antica arte narrativa diffusasi in Giappone nella prima metà del XX secolo e ormai scomparsa, dove si raccontavano semplici ma appassionanti storie ai bambini, utilizzando un palcoscenico in miniatura e delle piccole scenografie in legno, si è voluta trasformarla in qualcosa di oscuro e adattarla con una particolare grafica allo schermo.

La serie riprende la vecchia strada, abbandonata nella terza serie, della presenza del narratore mascherato ad inizio episodio, solo che, a differenza delle prime serie, sembra che ogni episodio sia presentato da un personaggio diverso: alle sembianze seppur identiche corrisponde un doppiaggio sempre diverso, con toni marcatamente e volutamente non confondibili; nel corso degli episodi non verrà spiegata tale stranezza.

Le differenze con le precedenti serie sono notevoli sia a livello visivo che narrativo: mentre nelle precedenti si introduceva la storia con una singola frase e nell'ultima non si pronunciava alcuna parola, in questa il narratore sarà sempre presente, quasi a sovrapporsi con i dialoghi presenti negli episodi. Probabilmente l'idea di base era quella di avvicinarsi il più possibile all'origine del kamishibai, dove era unicamente il narratore a illustrare la storia, idea non troppo riuscita, in quanto talvolta la sua massiccia presenza non permetterà di immedesimarsi negli "attori" dell'episodio di turno e di gustarsi appieno la visione. Il tutto ricorda la sgradevole sensazione di vedersi un film al cinema mentre il vicino di posto che aveva visto precedentemente il film ci racconta gli eventi.

Espediente grafico utilizzato per la prima volta è quello di utilizzare piccole scene reali e di mischiarle a quelle animate. Il minutaggio rimane estremamente breve come quello delle serie precedenti; considerando le varie novità, il tutto risulterà molto concentrato.

Come narrato, risulta essere la serie più debole, forse penalizzata da scelte discutibili, in quanto le trame di fondo dei vari episodi sono interessanti; gli episodi più riusciti sono il quarto, il dodicesimo e il tredicesimo. L'ending, "Yume Oi Bito", cantata da Takuto, è, a differenza di tutte le precedenti scelte, dolce e tranquilla.

Consigliato a chi ama le storie horror e a coloro a cui non dispiace una grafica sperimentale.