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WereWolfix

Episodi visti: 22/22 --- Voto 8,5
Da dove iniziare? Beh, partiamo dalla trama.
Non è chissà che trama, ci sono i soliti eroi che devono riuscire a sconfiggere un nemico che vuole distruggere la Terra. Niente di nuovo. Cosa c'è di nuovo? Beh, è una specie di crossover tra decine di anime e videogiochi inventati. Abbiamo generi mecha, fantasy, arti marziali e, perché no, hentai (l'anime non ha niente di hentai, capirete guardando l'anime). Il protagonista è il solito 'sfigato' asociale che con il tempo riesce diventare l'eroe dell'anime.
La grafica dell'anime personalmente mi piace tantissimo, e alcune animazioni sono coinvolgenti.
I personaggi "usciti da altri anime" sono caratterizzati bene. Per me è stato molto coinvolgente, tanto da finirlo in due giorni. Il finale potrebbe essere forse un poco prevedibile, ma sono comunque riusciti a trovare un modo stupendo per farlo terminare nei migliori dei modi.
In questa serie potrete vedere creatori di anime incontrare le proprie "creature", e fare amicizia oppure no... Anime, da parte mia, consigliatissimo.


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Squall_Leon

Episodi visti: 22/22 --- Voto 8
Letta sulla carta, la trama sembrava la versione priva di marchi di uno dei tanti giochi crossover alla Marvel vs Capcom... e un po' così lo è. Personaggi popolari (e questo è un dettaglio importante) di manga, anime, videogiochi e fanart iniziano a comparire nel mondo reale per opera di una misteriosa ragazza in uniforme militare retrò, alleandosi con lei o contrastandola una volta capite le sue intenzioni.

Piacevole il comparto audio, le animazioni, nonché un dettaglio che nella storia trovo finalmente "coerente", ovvero l'inserimento del governo, che, per quanto sia un anime, dà del realismo a quanto accade, e non si limita solo a: "C'è gente che vola e si pesta per aria, stiamo tutti a guardare, tanto son pazzi".
La trama a mio avviso è tirata troppo per le lunghe (ingiustamente, gli avvenimenti nel finale potevano essere meno compressi). I personaggi sono ben caratterizzati, almeno i principali... e, per quanto nelle scene d'azione sono i gli "eroi" dei media a fare da padroni, i veri protagonisti della serie sono i cosiddetti Creatori, ovvero i disegnatori/autori dei vari personaggi, e in più episodi verrà messo in mostra il rapporto stesso tra creatore e creato, non sempre piacevole.
Belli i colpi di scena nella trama, dal primo che, per quanto atteso, ha sempre il suo effetto, agli ultimi sparati in un crescendo per il finale.

Voto: 8. Ordinando meglio la trama e osando qualcosa di più (di fatto, salvo le ultime battute finali, lo svolgimento della serie è abbastanza lineare), avrebbe potuto ottenere un voto migliore.


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Mirokusama

Episodi visti: 22/22 --- Voto 8
Quando mi trovo a pensare a “Re:Creators” non posso fare a meno di considerarla una serie fantasy sicuramente valida, a tratti appassionante, ma anche un’enorme occasione persa, per rendere quella che è un’opera di valore un potenziale piccolo capolavoro.
Gli ingredienti per ottenere questo risultato infatti c’erano tutti: idea e character design originale di Rei “Black Lagoon” Hiroe, regia di Ei Aoki, colonna sonora affidata a un fuoriclasse come Hiroyuki Sawano, senza contare un concetto di fondo non proprio originale ma dalle grandi potenzialità spettacolari, visto che permetteva in parte la possibilità di assistere a battaglie condotte da personaggi appartenenti ad opere di genere completamente diverso. Non fa più notizia vedere due maghi o due robot giganti che combattono tra loro ad esempio, ma, se a combattere sono ora una maga, una guerriera, un cavaliere volante, un robot, un artista marziale, un pistolero o una majokko, ecco che la situazione assume aspetti innovativi e, teoricamente, con tantissime soluzioni da sfruttare, cosa che “Re:Creators” fa solo in parte, perché, se nelle idee, nei disegni e nelle musiche si può dire che funzioni, dove viene meno è in una sceneggiatura che riesca a sostenere adeguatamente tutti questi elementi, o meglio, in parte ci riesce, e per questo mi ha lasciato un’impressione positiva, ma il rammarico per quello che poteva essere, purtroppo, resta comunque.

Ma è d’uopo dare qualche accenno di trama prima di procedere nell’analisi, per schiarire le idee a chi “Re:Creators” non lo conosce: la serie si apre in maniera molto ermetica, le prime scene infatti sono dedicate a una giovane ragazza che, nel silenzio rotto solo dai rumori della routine quotidiana, decide di togliersi la vita gettandosi sotto un treno; immediatamente la scena si sposta sul nostro protagonista, Sota Mizushino, che in terza persona si accinge a raccontare agli spettatori gli eventi a cui ha assistito personalmente. Studente sedicenne, dall’aspetto normale se non quasi anonimo, Sota è il tipico protagonista ‘mediocre’ che si è imposto ormai nell’immaginario collettivo delle serie di animazione giapponese, remissivo e impacciato coltiva la passione per il disegno, gli anime e le light novel. Proprio mentre sta guardando l’episodio di un anime tratto da una light novel di cui è appassionato, finisce per trovarsi risucchiato nello stesso episodio, ritrovandosi coinvolto nella scontro tra la protagonista della serie, Selesia Upitiria, e una misteriosa ragazza in uniforme militare. Salvatosi grazie alle abilità di Selesia, infine riesce a tornare nella realtà in compagnia della giovane, per scoprire qui che è stata proprio la misteriosa ragazza in uniforme a permettere a Selesia, e a molti altri personaggi di novel, manga, anime e videogiochi, di manifestarsi nel mondo reale. Pur avendo intenzioni chiaramente bellicose, né Sota né Selesia riescono a capire il motivo che ha spinto la ragazza ad agire così, e decidono di mettersi alla ricerca degli altri personaggi da lei evocati, definiti nella serie “Creazioni”, cominciando senza saperlo una lotta per la sopravvivenza del mondo che li vedrà coinvolti in prima persona insieme alle altre Creazioni, ai loro Creatori e anche al governo giapponese.

E’ con queste premesse che “Re:Creators” comincia a dipanare la sua matassa ed è già qui che cominciano i problemi di costruzione della serie; la presenza di così tanti personaggi provenienti da mondi diversi infatti può rivelarsi un’arma a doppio taglio: da un lato può soddisfare quell’aspetto spettacolare a cui accennavo sopra, ma dall’altro costringe anche a dover far coesistere tanti personaggi diversi, con personalità diverse, in un mondo sconosciuto; non è un singolo gruppo che passa da un mondo all’altro, bensì una decina di persone differenti da una decina di mondi altrettanto differenti. Per questo motivo gli episodi iniziali della serie risultano spesso abbastanza prolissi, perché finiscono nel perdersi nella ricerca della Creazione di turno, nel capire se siano alleati o meno e nella retrospettiva delle vicende personali delle Creazioni, argomenti questi che alla lunga rischiano di annoiare seriamente lo spettatore, in quanto questi non conosce le opere da cui sono state evocate le Creazioni e difficilmente può provare empatia verso personaggi già caratterizzati ma completamente sconosciuti. In virtù di questi motivi penso che sarebbe stato molto più utile al ritmo narrativo della serie concentrarsi immediatamente sulla situazione principale, senza dilungarsi troppo in sterili combattimenti iniziali o nel fornire informazioni superflue che poco servono allo svolgimento della trama. Così come a poco servono i personaggi che vengono introdotti a metà serie, proprio quando la situazione comincia a chiarirsi e gli schieramenti a formarsi; Creazioni come Shou o Hikayu infatti risultano completamente inutili sia allo svolgimento della trama che alla sua risoluzione finale e finiscono per diventare più feticci da fanservice (il primo alimenta ship yaoi, la seconda situazioni ecchi) che personaggi validi, senza contare che anche la loro gestione, oltre che sola presenza, mi ha lasciato molto più di una perplessità.
Superati questi difetti, però, la serie prova a costruire una storia convincente e affascinante, molti sono i punti in cui lo spettatore è coinvolto pienamente dall’azione e splendido è secondo me il modo in cui la battaglia viene conclusa, un finale che non starò a rivelare, ovviamente, ma che ho trovato sorprendente, perché molto diverso da ciò che mi ero immaginato, e allo stesso tempo suggestivo e ispirato, una conclusione che ripaga insomma la pazienza iniziale e i dubbi che a essa si accompagnavano.

Se si guarda l’aspetto tecnico, invece, “Re:Creators” è un anime che soddisfa dal primo momento le aspettative di chi guarda. Prodotto dallo studio TROYCA, fondato dallo stesso regista della serie Ei Aoki, “Re:Creators” può godere di una grafica di ottimo livello con disegni puliti, chiari e molto precisi, un uso sapiente dei colori e animazioni molto scorrevoli che ben si adattano alle scene d’azione della serie, comprese quelle in CGI utilizzate spesso negli scontri coi mecha, che non stonano eccessivamente con la visione d’insieme; il character design di Rei Hiroe poi ci regala personaggi molto belli da vedere: soprattutto con le Creazioni il mangaka si sbizzarrisce, arricchendole di dettagli che impreziosiscono l’aspetto esteriore finale.
Ma il punto forte di “Re:Creators” è decisamente il comparto sonoro: la colonna sonora affidata ad Hiroyuki Sawano (già autore delle musiche di serie famosissime come “L’attacco dei Giganti”, “Kill la Kill” o “The Seven Deadly Sins”) è un elemento fondamentale nella buona riuscita finale dell’intero anime, perché valorizza enormemente ogni scena importante in cui essa viene utilizzata, donando quel quid in più che cattura l’attenzione dello spettatore, soprattutto quando per enfatizzare il pathos del momento vengono usati brani cantati, in inglese, da vocalist diversi che personalmente ho trovato tutti di buonissima qualità; tra questi non posso non segnalare “BRAVE THE OCEAN” ad opera della cantante Eliana, “Layers” di Aimee Blackschleger e “God of Ink” cantata da mpi. Anche le opening portano la firma per la musica di Hiroyuki Sawano, ed entrambe sono cantate dalla stessa coppia di artiste, Tielle & Gemie; sia la prima (“gravityWall”) che la seconda (“sh0ut”) in ogni caso svolgono benissimo il loro compito di apertura e presentazione della serie col loro ritmo dinamico, coadiuvate da due video ben realizzati, abbastanza tranquillo il primo che presenta i tanti personaggi della serie, più movimentato il secondo che ci catapulta immediatamente nell’azione che accompagna la seconda parte dell’anime. Non male neanche le due ending, la prima (“NewLook” di Mashiro Ayano) ha un sound soft rock e un video divertente che immagina le Creazioni alle prese con situazioni di svago classiche quali una gita al mare o a un parco divertimenti, la seconda (“Rubikon” dei Sangatsu no Phantasia) ha invece un ritmo rilassato, tipico delle sigle che accompagnano la chiusura di una serie, e un video altrettanto divertente che trasporta questa volta le Creazioni in versione chibi tra gli attrezzi del mestiere con cui vengono create quali fogli, matite e computer; tra queste due infine si inserisce l’ending utilizzata solo nel tredicesimo episodio (“world Étude” di Aki Toyosaki), interamente dedicata all’enigmatica antagonista della serie che chiude, tra parentesi, uno dei migliori episodi riassuntivi che mi è capitato di vedere in serie simili, non la solita raccolta di clip da episodi precedenti ma una spiritosa ricostruzione degli eventi già occorsi con immagini nuove e non riciclate.
Inappuntabile poi è anche il doppiaggio della serie: tutti i doppiatori giapponesi hanno proposto un’interpretazione così convincente nei loro ruoli, cosa non scontata vista la natura così diversa dei personaggi impegnati, che faccio fatica a trovare difetti; posso solo segnalare le prove particolarmente positive di Ayaka Ohashi, che ha dato vita all’animo tormentato di Setsuna Shimazaki, e Inori Minase che doppia il personaggio di Meteora Osterreich con un tono talmente pacato e distaccato da risultarmi spesso fastidioso, ma che non posso fare a meno di elogiare per la costanza con cui è stato proposto e perché alla fine ben si adattava alla natura della Creazione.

Come giudicare quindi definitivamente “Re:Creators”? Personalmente la ritengo una serie valida che, se costruita in modo leggermente diverso, sarebbe potuta essere validissima; troppi probabilmente ventidue episodi per raccontare l’intera storia che, alla luce dei fatti, sarebbe potuta essere contenuta tranquillamente nel formato classico da dodici/tredici episodi con uno special finale di un’ora magari in chiusura - avremmo perso un recap molto ben fatto, ma avremmo guadagnato un ritmo narrativo più scorrevole ed evitato la presenza di personaggi superflui. Ma nonostante tutto “Re:Creators” resta una serie adatta a tutti, piacevole da seguire, bella da vedere e bellissima da sentire; se si ha la giusta pazienza per superare gli episodi iniziali, ci si può far assorbire in un’avventura che alla lunga è sicuramente in grado di ripagare le attese.